Furia Cardinale, tutti in bilico. Rischio ridimensionamento.

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Guarda secondo me loro sono anche consapevoli di questo, non sono sprovveduti fino a questo punto.
Redbird poi è un colosso del mondo dello sport, un fondo che ha proprietà diffuse in tante società sportive non solo calcistiche (pure se nel calcio hanno una quota anche del Liverpool, per dire), ha la Zelus, che è una tra le leader mondiali di dati analisi e algoritmi sportivi.
Non sono certo gli ultimi arrivati se parliamo di "modello" di gestione.

Il punto è un altro: non sanno condurre la gestione pratica, spicciola, di un club di calcio europeo (italiano di sicuro). E per me hanno fatto il doppio grande errore di acquistarne uno storico come il Milan, dunque con una identità, una grande storia, radicati in una grande tifoseria (di numero almeno). Per fare quello che vogliono fare avrebbero dovuto prendere un club diverso. Il successo degli Hartono a Como e degli arabi a Palermo sono buoni esempi, per me Redbird al di la del fatto di essere americani cialtroni e farabutti, a prescindere, hanno proprio sbagliato club.
Del Palermo non so, ma a Como la proprietà ha messo soldi(tanti) e ha impostato la società in modo normale: CEO, DS, allenatore con un programma pluriennale.
Quello che ha fatto Redbird da noi è una roba mia vista nel calcio. I Singer, appena subentrati, sapevano di non sapere assolutamente nulla di calcio e si sono affidati a Gazidis, che poteva piacere o meno ma era un manager di calcio, Leonardo e Maldini, scelte che potevano essere discutibili per curriculum dirigenziale ma anche qui uomini di calcio. Anche il fondo che ha preso l’Inter ha mantenuto la struttura organizzativa.
Cardinale già di per sé aveva una filosofia di gestione di un club di calcio destinata al fallimento, in più all’inizio ha messo gente non di calcio a gestire. Onestamente è tutto incomprensibile, soprattutto considerando che in teoria non dovrebbero essere sprovveduti lato gestione di un business.
 
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"Rischio ridimensionamento"? Vorreste dire che per una volta Cardinale e i suoi anziché rinforzare la rosa, cederanno i (pochi) pezzi pregiati per comprare delle ciofeche? Ma quando mai?
 

7AlePato7

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La GDS conferma le news che abbiamo riportato ieri e aggiunge: Il momento attuale in casa Milan è segnato da una profonda tensione e dalla delusione del proprietario di RedBird, Gerry Cardinale, il quale, nonostante la distanza fisica, segue con estremo coinvolgimento il crollo verticale della squadra dopo la sconfitta contro l'Atalanta. Il focus immediato è rivolto alla necessità di restare uniti per blindare la qualificazione alla prossima Champions League, obiettivo vitale per il brand e per le casse del club, da raggiungere possibilmente già nelle prossime sfide contro Genoa e Cagliari. Cardinale è particolarmente irritato per come una stagione positiva fino a marzo sia stata compromessa, mettendo in discussione non solo i risultati sul campo, ma anche le scelte di mercato della dirigenza e l'operato di figure chiave come Furlani, Tare, Moncada e Ibrahimovic, le cui posizioni non sono più considerate intoccabili. Nonostante il malumore, il numero uno rossonero mantiene un filo diretto e una forte stima nei confronti di Massimiliano Allegri, blindato da un contratto fino al 2027, individuando in lui la guida esperta per uscire dalla crisi, a patto che vi sia una totale condivisione dei piani futuri. La preoccupazione maggiore riguarda il rischio di un ridimensionamento economico e sportivo: fallire l'accesso alla Champions costringerebbe la società a un bilancio in passivo o alla cessione di pezzi pregiati, scenario che Cardinale vuole evitare per non dover azzerare l'intero progetto tecnico e dirigenziale. La sua eventuale presenza a San Siro dipenderà dal clima ambientale e dalla volontà di non disturbare la squadra in un momento così delicato, rimandando ogni bilancio definitivo e ogni drastica decisione sulla continuità del management a dopo il 24 maggio, quando il verdetto del campo sarà definitivo.

CorSport: il Milan si trova attualmente sull'orlo della terza rivoluzione societaria e tecnica in soli tre anni, una crisi scaturita dai risultati estremamente negativi ottenuti a partire dallo scorso febbraio che ha messo in discussione ogni figura chiave del club, dall'allenatore Massimiliano Allegri al direttore sportivo Igli Tare, fino all'amministratore delegato Giorgio Furlani, quest'ultimo bersaglio di pesanti contestazioni durante la sfida contro l'Atalanta. Sebbene non siano previsti cambiamenti immediati prima della fine del campionato, la tensione è altissima poiché la gestione del fondo americano Redbird non ha raggiunto gli obiettivi sportivi prefissati, portando la squadra a un distacco di quasi venti punti dalla vetta per il terzo anno consecutivo e obbligandola a giocarsi l'accesso alla Champions League negli ultimi 180 minuti della stagione per evitare il totale fallimento economico e sportivo. Il bilancio dell'era Cardinale appare impietoso, con oltre novanta giocatori alternati tra entrate e uscite, quattro allenatori sostituiti e l'assenza di titoli rilevanti fatta eccezione per la Supercoppa Italiana, mentre Inter e Napoli dominavano il campionato dopo l'ultimo scudetto milanista del 2022. La strategia di Redbird, focalizzata sul profitto economico tramite la cessione sistematica dei pezzi pregiati come Tonali, Reijnders, Thiaw e Theo Hernandez per finanziare il mercato, è entrata in rotta di collisione con la storia del club e con i tifosi, i quali manifestano apertamente il proprio dissenso evocando il nome di Paolo Maldini e attirando l'attenzione della stampa internazionale. In un recente e teso incontro a Casa Milan, Furlani ha richiamato i dirigenti alle proprie responsabilità senza rassegnare le dimissioni ma sottolineando l'assoluta necessità di centrare la qualificazione europea, fondamentale per evitare un drastico ridimensionamento finanziario che comporterebbe una perdita tra i settanta e gli ottanta milioni di euro e costringerebbe la società a ulteriori sacrifici sul mercato e a una riduzione del budget per i nuovi acquisti.

CorSera: l'intero ambiente del Milan si trova attualmente in uno stato di profonda crisi e sotto accusa, coinvolgendo ogni livello societario dalla proprietà alla dirigenza, fino all'allenatore e ai calciatori, a seguito della pesante sconfitta contro l'Atalanta. Un vertice d'urgenza convocato dai vertici societari, tra cui l'amministratore delegato Furlani e il direttore sportivo Tare, ha sancito la necessità assoluta di accantonare i personalismi per ritrovare un'unità d'intenti vitale per il finale di stagione, dato che una seconda mancata qualificazione alla Champions League rappresenterebbe un fallimento totale sia sportivo che economico, causando un danno da cento milioni di euro con ripercussioni devastanti sui futuri investimenti di mercato. Nonostante il destino sia ancora nelle mani della squadra, a cui basterebbero sei punti nelle sfide contro Genoa e Cagliari per la certezza aritmetica, i segnali attuali appaiono estremamente negativi a causa di un crollo mentale e atletico di un gruppo che sembra aver già rivolto il pensiero ai Mondiali o alla prossima stagione, come dimostrato dal misero bottino di una sola vittoria nelle ultime sei partite. In questo scenario critico, che vede la squadra in difficoltà sia in attacco che in una difesa ormai fragilissima, il tecnico Allegri ha deciso di ricorrere a un ritiro punitivo a Milanello, pratica che non veniva adottata dai tempi di Gattuso nel 2019, nel tentativo di scuotere l'ambiente e ritrovare la vittoria a partire dalla trasferta contro il Genoa di De Rossi. La situazione per la prossima gara è ulteriormente complicata dalle assenze per squalifica di Leao, Saelemaekers ed Estupinan, oltre all'infortunio di Modric, rendendo necessario l'impiego di Pulisic, fortunatamente recuperato, e di Nkunku, uno dei pochi a salvarsi nelle ultime prestazioni. Il clima di incertezza avvolge anche il futuro a lungo termine, con Leao ufficialmente sul mercato e la posizione di molti dirigenti e dello stesso allenatore in bilico, mentre la tifoseria contesta duramente Furlani chiedendone le dimissioni e auspica un ritorno centrale di Ibrahimovic nei quadri operativi. La proprietà americana guidata da Cardinale esige un cambiamento di rotta immediato, consapevole che l'insoddisfazione dei sostenitori è cresciuta esponenzialmente dalla separazione con Maldini nel 2023, lasciando al "Diavolo" solo 180 minuti per decidere le sorti del proprio futuro sportivo e societario.

CARDINALE_MILAN_HD.jpg
Ma poi quali sarebbero i pezzi pregiati che vorrebbe vendere?! Non abbiamo neanche un giocatore appetibile al momento, sono tutti in crollo verticale. Al limite Pavlovic in Inghilterra, ma poi in questo momento le quotazioni di tutti gli altri sono in caduta libera.
 

sampapot

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danno la colpa agli altri, ma i veri colpevoli sono i proprietari della società (tra cui Jerry), che hanno scelto persone non adatte al ruolo che ricoprono
 

Tifo'o

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Del Palermo non so, ma a Como la proprietà ha messo soldi(tanti) e ha impostato la società in modo normale: CEO, DS, allenatore con un programma pluriennale.
Quello che ha fatto Redbird da noi è una roba mia vista nel calcio. I Singer, appena subentrati, sapevano di non sapere assolutamente nulla di calcio e si sono affidati a Gazidis, che poteva piacere o meno ma era un manager di calcio, Leonardo e Maldini, scelte che potevano essere discutibili per curriculum dirigenziale ma anche qui uomini di calcio. Anche il fondo che ha preso l’Inter ha mantenuto la struttura organizzativa.
Cardinale già di per sé aveva una filosofia di gestione di un club di calcio destinata al fallimento, in più all’inizio ha messo gente non di calcio a gestire. Onestamente è tutto incomprensibile, soprattutto considerando che in teoria non dovrebbero essere sprovveduti lato gestione di un business.
Cardinale si è presentato facendo le prime interviste a parlava di Moneyball alghoritmi e Billy Beane
Già qua dentro avevamo capito come le cose sarebbero andate..
Poi c'erano quelli che esultavano del suo arrivo ai danni del baffone del Bahrein.. "hehehe ma Investcorp carica il debito sul M11lan, Redb111d noooooo"
 

vicky3464

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diciamo che quest’anno qualche giocatore vendibile lo hai, li vendi, ma qualcuno devi anche comperarlo. Diciamo che ci guadagni qualcosa, e ti resta in squadra gente che ha dimostrato i suoi limiti. Se oggi non riesce ad arrivare quarto con Maignan Modric e Rabiot, l’anno prossimo si arriva tra l’ottavo e il quindicesimo posto. Quindi non sei in Champions, non hai pezzi pregiati, hai guadagnato meno dai diritti tv, e il brand perde valore. E cosa fai a quel punto? Costruisci uno stadio da un miliardo per farci giocare una squadra da centro classifica? Speri davvero di rivenderla ripagando gli investimenti fatti e guadagnandoci?
 
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