Edicola: il Milan non si ferma più. Juve vicina e corto muso.

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GDS: Milan ad un passo dalla Juve. Ora Pioli non si ferma più. Basta un lampo di Theo. Sprofondo Napoli. I rossoneri hanno imparato a vincere di corto muso, soffrendo e difendendosi quando serve. Leao impreciso sotto porta. L'Inter vola, l’Atalanta non si ferma più, ma neanche il Milan scherza. Di corto muso come contro Udinese e Frosinone, soffrendo fino all’ultimo, difendendosi a cinque nel finale. Però i rossoneri superano il Napoli e ora sono a un punto dalla Juve che gioca stasera con l’Udinese. Un gol, una meraviglia Leao-Theo, e addio al Napoli che mai riesce a fare risultato contro una pari grado, se si esclude l’Atalanta, oggi però diversa dall’1-2 di novembre. Il Napoli non è invece cambiato: generoso, confuso, in cerca d’identità, poco pericoloso e ora sprofondato al 9° posto. Con un Kvara che fa quel che può, ma ha perso la magia, e quattro sistemi alternati in 90 minuti, segno di disperazione più che varietà tattica. Per il Milan 52 punti sono un risultato superato soltanto due volte nell’epoca dei tre punti: visti anche i “record” di Inter e Juve, significa più che altro che le distanze dalla base si stanno ampliando di nuovo. Dalla lotta scudetto Inter-Juve il discorso si sposta al duello per il secondo posto Juve-Milan. Sarà meno emozionante, ma è il miglior traguardo possibile per gli “altri”, se le coppe non complicano improvvisamente la vita a Inzaghi. Oltre alla gran rete di Theo si ricordano le imprecisioni sotto porta di Leao che continua a fare a pugni con il gol. Leao è gioia immensa per il calcio, ma a volte i dolori sono insopportabili. Resta il vero fuoriclasse di Pioli, ma ora deve mettere la porta nel mirino, cominciando forse dagli allenamenti. Altrimenti la sua grande bellezza resterà confinata nel limbo delle giocate. Un 7 tendente al 10, e non solo per la maglia, non può aver dimenticato come si segna

Tuttosport: Theocrazia. Il Milan vede la Juve. E nove. Il Milan allunga una serie positiva in campionato, ora fatta di due pareggi e sette vittorie. L'ultima ieri contro quella che era diventata la bestia nera in campionato al Meazza, visto che non batteva il Napoli (2-0) dal 12 dicembre 2014, quando in panchina sedeva il neo-esonerato Filippo Inzaghi e il presidente era Silvio Berlusconi. Il successo stavolta è di misura, deciso dalla quarta rete di Theo Hernandez, al termine di una partita sporca, in cui gli ospiti hanno cercato il pareggio fino al 90', dopo aver regalato il primo tempo con un 3-5-2 senza soluzioni concrete e con un atteggiamento remissivo. Tre punti che consentono al Milan di salire a uno di distanza dalla Juventus (che stasera chiude la 24ª giornata ospitando l'Udinese), consolidando il terzo posto in ottica futura Champions League e fornendo una prova di sostanza prima dell'avvio dell'avventura in Europa League: giovedì sera arriva a Milano un Rennes il cui settimo posto in Ligue 1 non inganni. Ieri, in casa del Le Havre, ha conquistato la quinta vittoria in campionato, a sottolineare l'eccellente momento di forma. Nota stonata della serata, il nuovo infortunio: stavolta è toccato a Calabria, uscito al 37' pt. Pioli, però, festeggia al meglio la panchina numero 220, con cui ha raggiunto Arrigo Sacchi: «Non so se è il massimo che potevamo fare, di certo nell’ultimo mese e mezzo stiamo facendo bene e stiamo viaggiando ai ritmi incredibili dell’Inter. È inutile pensare a dove finiremo, dobbiamo vincere le partite e poi vedremo. E vogliamo fare bene anche in Europa League. Scelte sbagliate in ripartenza? Le rivedremo, abbiamo avuto più volte la possibilità di raddoppiare, ma bene anche aver vinto una partita così lavorando con attenzione e volontà in difesa. Abbiamo lottato da squadra, abbiamo voluto vincere». Una Europa che, invece, rischia di trasformarsi in miraggio per il Napoli. Gli azzurri sono ancora in Champions, ma agli ottavi li aspetta il Barcellona, mentre in Italia si fa pesante il distacco dal quarto posto, a -7 dall'Atalanta.

CorSport: Napoli in ginocchio da Theo. Campioni sfortunati e Milan sempre più lanciato: la Juventus (oggi in campo) a un solo punto mentre Mazzarri vede scappare il Bologna ed è superato dalla Fiorentina. È una moda: il corto muso. Si interpreta quando serve, anche a San Siro, e il Milan che esce da una nottata di pura soff erenza, spolverandosi le spalle, guarda oltre le tenebre di una partita ruvida, anche perfi da. È un tempo, e bisogna saperlo accettare: e il Napoli, che ora vede la Champions come se fosse l’Everest, deve calarsi in questa sua nuova dimensione, tentare di ribaltarla per quel che può, se gli dei gli off rono una mano. Quando è fi nita, e non c’è da starsene aggrappato alla panchina, Stefano Pioli alza lo sguardo al cielo, cerca Theo Hernandez e se lo abbraccia con la consapevolezza di dovergli sussurrare paroline dolci: Milan 1, Napoli 0, su un episodio costruito da quella forza della natura capace di spostare l’inerzia di una gara subdola, che Mazzarri perde senza riuscire a farsene una ragione.

CorSera: Milan, ci pensa Theo. Un lampo di Leao nel buio di un primo tempo che non passerà alla storia è sufficiente al Milan per battere il Napoli dentro San Siro nove anni dopo l’ultima volta. La giocata del portoghese è come un the nel deserto, il passaggio fulminante che manda gli azzurri gambe all’aria e libera turbo Theo per l’incursione vincente. Leao faccia d’angelo è croce e delizia del Diavolo, che deve aspettare il novantaseiesimo per festeggiare la sesta vittoria nelle ultime sette partite e una notte a meno uno dalla Juve seconda. L’1-0 di corto muso è condito da tanta sofferenza finale perché lo stesso portoghese spreca il contropiede del 2-0 nel cuore del secondo tempo. Un errore che rischia di pesare. Pioli fa duecento come Sacchi nel giorno in cui la sua squadra ipoteca la Champions per la prossima stagione, spedendo il Bologna quinto a meno 13. Il Napoli, invece, scivola malinconicamente al nono posto, fuori da tutto, anche dalla Conference, lontano 7 punti dalla Coppa con le orecchie. Gioca il primo tempo per non prenderle e prova a rimediare nel secondo, ma per la quinta volta consecutiva in trasferta non riesce a segnare. Simeone prima e Raspadori poi non sono all’altezza. Mazzarri confida nel ritorno di Osimhen per cambiare ritmo.

Repubblica: il trillo del Milan. Se il 2-2 nell’andata al Maradona aveva inaugurato la fase delle rimonte subite dal Milan, questo 1-0 nel ritorno a San Siro non ha ancora chiuso, tre mesi e mezzo dopo, il lungo periodo delle fragilità improvvise della squadra: nel finale soltanto l’auto-palo in mischia del giovane Simic e Maignan (su Di Lorenzo) hanno permesso di cancellare il tabù delle vittorie casalinghe in campionato contro il Napoli, che durava dal 2014. L’esito è comunque prezioso per Pioli: forse tardi per lo scudetto, dato il ritmo dell’Inter, però la premiata ditta Leao & Hernandez può trascinare i compagni sia in Europa League (debutto giovedì 15 col Rennes), sia nella caccia al sorpasso alla Juventus, adesso seconda con un punto di margine e in campo stasera contro l’Udinese. L’intero Milan ha lasciato per la metà decisiva della serata una sensazione di superiorità sui campioni d’Italia, ora lontani 17 punti e al 9° posto in attesa del duello di Champions col Barcellona, ma non c’è dubbio che il solco tecnico l’abbia scavato la coppia di cui sopra. Didascalico il gol firmato a metà tempo da Hernandez, con uno scatto violento e con l’affilato sinistro annesso, sulla geniale imbeccata di Leao nel corridoio aperto dal movimento a ritroso di Giroud.

Il Giornale: senza mai rubare l’occhio, il Milan infila la nona perla nella sua collana di risultati utili consecutivi (7 successi e 2 pari) e condanna il Napoli a un malinconico tramonto tricolore. Adesso pedina da vicino la Juve. Decide una gemma di Theo Hernandez messo davanti alla porta da un colpo di biliardo di Leao, specialista negli assist ormai (numero 8 della stagione). C’è questo e poco altro. Anche perché il Napoli, in materia di attacchi decisi e di pericoli procurati, è poca cosa: appena il palo centrato da Simic. La vera sorpresa è la difesa del Milan che non subisce gol. Nella circostanza non c’è bisogno delle prodezze di Maignan ma solo di un accorto dispositivo con un finale scandito dal 3-5-2 che vede impegnati due primavera, Simic e Jimenez. Theo è la stella della serata, Politano l’unico napoletano in grado di procurare qualche grattacapo ai rossoneri. Del Napoli di Spalletti, a parte l’assente Osimhen, non c’è quasi più niente


Altre news di giornata:


—) Pagelle quotidiani Milan - Napoli 1-0. 11 febbraio.


—) Condò:"Milan ok. Leao bifronte".


—) Leao: 120 mln da PSG. Theo e Maignan...


—) Inter: telefonate e dito medio. Inzaghi Acerbi nel mirino.


—) Milan: tabù Napoli sfatato. Pioli ha raggiunto Sacchi.


—) Milan: cori discriminatori. Arriverà sanzione.


—) Theo e Leao decisivi. Il portoghese aspetta solo il gol


—) Milan: 52 punti in 24 match. Solo due volte meglio.


—) Edicola: il Milan non si ferma più. Juve vicina e corto muso.
 

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Tuttosport: Theocrazia. Il Milan vede la Juve. E nove. Il Milan allunga una serie positiva in campionato, ora fatta di due pareggi e sette vittorie. L'ultima ieri contro quella che era diventata la bestia nera in campionato al Meazza, visto che non batteva il Napoli (2-0) dal 12 dicembre 2014, quando in panchina sedeva il neo-esonerato Filippo Inzaghi e il presidente era Silvio Berlusconi. Il successo stavolta è di misura, deciso dalla quarta rete di Theo Hernandez, al termine di una partita sporca, in cui gli ospiti hanno cercato il pareggio fino al 90', dopo aver regalato il primo tempo con un 3-5-2 senza soluzioni concrete e con un atteggiamento remissivo. Tre punti che consentono al Milan di salire a uno di distanza dalla Juventus (che stasera chiude la 24ª giornata ospitando l'Udinese), consolidando il terzo posto in ottica futura Champions League e fornendo una prova di sostanza prima dell'avvio dell'avventura in Europa League: giovedì sera arriva a Milano un Rennes il cui settimo posto in Ligue 1 non inganni. Ieri, in casa del Le Havre, ha conquistato la quinta vittoria in campionato, a sottolineare l'eccellente momento di forma. Nota stonata della serata, il nuovo infortunio: stavolta è toccato a Calabria, uscito al 37' pt. Pioli, però, festeggia al meglio la panchina numero 220, con cui ha raggiunto Arrigo Sacchi: «Non so se è il massimo che potevamo fare, di certo nell’ultimo mese e mezzo stiamo facendo bene e stiamo viaggiando ai ritmi incredibili dell’Inter. È inutile pensare a dove finiremo, dobbiamo vincere le partite e poi vedremo. E vogliamo fare bene anche in Europa League. Scelte sbagliate in ripartenza? Le rivedremo, abbiamo avuto più volte la possibilità di raddoppiare, ma bene anche aver vinto una partita così lavorando con attenzione e volontà in difesa. Abbiamo lottato da squadra, abbiamo voluto vincere». Una Europa che, invece, rischia di trasformarsi in miraggio per il Napoli. Gli azzurri sono ancora in Champions, ma agli ottavi li aspetta il Barcellona, mentre in Italia si fa pesante il distacco dal quarto posto, a -7 dall'Atalanta.

CorSport: Napoli in ginocchio da Theo. Campioni sfortunati e Milan sempre più lanciato: la Juventus (oggi in campo) a un solo punto mentre Mazzarri vede scappare il Bologna ed è superato dalla Fiorentina. È una moda: il corto muso. Si interpreta quando serve, anche a San Siro, e il Milan che esce da una nottata di pura soff erenza, spolverandosi le spalle, guarda oltre le tenebre di una partita ruvida, anche perfi da. È un tempo, e bisogna saperlo accettare: e il Napoli, che ora vede la Champions come se fosse l’Everest, deve calarsi in questa sua nuova dimensione, tentare di ribaltarla per quel che può, se gli dei gli off rono una mano. Quando è fi nita, e non c’è da starsene aggrappato alla panchina, Stefano Pioli alza lo sguardo al cielo, cerca Theo Hernandez e se lo abbraccia con la consapevolezza di dovergli sussurrare paroline dolci: Milan 1, Napoli 0, su un episodio costruito da quella forza della natura capace di spostare l’inerzia di una gara subdola, che Mazzarri perde senza riuscire a farsene una ragione.



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Tuttosport: Theocrazia. Il Milan vede la Juve. E nove. Il Milan allunga una serie positiva in campionato, ora fatta di due pareggi e sette vittorie. L'ultima ieri contro quella che era diventata la bestia nera in campionato al Meazza, visto che non batteva il Napoli (2-0) dal 12 dicembre 2014, quando in panchina sedeva il neo-esonerato Filippo Inzaghi e il presidente era Silvio Berlusconi. Il successo stavolta è di misura, deciso dalla quarta rete di Theo Hernandez, al termine di una partita sporca, in cui gli ospiti hanno cercato il pareggio fino al 90', dopo aver regalato il primo tempo con un 3-5-2 senza soluzioni concrete e con un atteggiamento remissivo. Tre punti che consentono al Milan di salire a uno di distanza dalla Juventus (che stasera chiude la 24ª giornata ospitando l'Udinese), consolidando il terzo posto in ottica futura Champions League e fornendo una prova di sostanza prima dell'avvio dell'avventura in Europa League: giovedì sera arriva a Milano un Rennes il cui settimo posto in Ligue 1 non inganni. Ieri, in casa del Le Havre, ha conquistato la quinta vittoria in campionato, a sottolineare l'eccellente momento di forma. Nota stonata della serata, il nuovo infortunio: stavolta è toccato a Calabria, uscito al 37' pt. Pioli, però, festeggia al meglio la panchina numero 220, con cui ha raggiunto Arrigo Sacchi: «Non so se è il massimo che potevamo fare, di certo nell’ultimo mese e mezzo stiamo facendo bene e stiamo viaggiando ai ritmi incredibili dell’Inter. È inutile pensare a dove finiremo, dobbiamo vincere le partite e poi vedremo. E vogliamo fare bene anche in Europa League. Scelte sbagliate in ripartenza? Le rivedremo, abbiamo avuto più volte la possibilità di raddoppiare, ma bene anche aver vinto una partita così lavorando con attenzione e volontà in difesa. Abbiamo lottato da squadra, abbiamo voluto vincere». Una Europa che, invece, rischia di trasformarsi in miraggio per il Napoli. Gli azzurri sono ancora in Champions, ma agli ottavi li aspetta il Barcellona, mentre in Italia si fa pesante il distacco dal quarto posto, a -7 dall'Atalanta.

CorSport: Napoli in ginocchio da Theo. Campioni sfortunati e Milan sempre più lanciato: la Juventus (oggi in campo) a un solo punto mentre Mazzarri vede scappare il Bologna ed è superato dalla Fiorentina. È una moda: il corto muso. Si interpreta quando serve, anche a San Siro, e il Milan che esce da una nottata di pura soff erenza, spolverandosi le spalle, guarda oltre le tenebre di una partita ruvida, anche perfi da. È un tempo, e bisogna saperlo accettare: e il Napoli, che ora vede la Champions come se fosse l’Everest, deve calarsi in questa sua nuova dimensione, tentare di ribaltarla per quel che può, se gli dei gli off rono una mano. Quando è fi nita, e non c’è da starsene aggrappato alla panchina, Stefano Pioli alza lo sguardo al cielo, cerca Theo Hernandez e se lo abbraccia con la consapevolezza di dovergli sussurrare paroline dolci: Milan 1, Napoli 0, su un episodio costruito da quella forza della natura capace di spostare l’inerzia di una gara subdola, che Mazzarri perde senza riuscire a farsene una ragione.

CorSera: Milan, ci pensa Theo. Un lampo di Leao nel buio di un primo tempo che non passerà alla storia è sufficiente al Milan per battere il Napoli dentro San Siro nove anni dopo l’ultima volta. La giocata del portoghese è come un the nel deserto, il passaggio fulminante che manda gli azzurri gambe all’aria e libera turbo Theo per l’incursione vincente. Leao faccia d’angelo è croce e delizia del Diavolo, che deve aspettare il novantaseiesimo per festeggiare la sesta vittoria nelle ultime sette partite e una notte a meno uno dalla Juve seconda. L’1-0 di corto muso è condito da tanta sofferenza finale perché lo stesso portoghese spreca il contropiede del 2-0 nel cuore del secondo tempo. Un errore che rischia di pesare. Pioli fa duecento come Sacchi nel giorno in cui la sua squadra ipoteca la Champions per la prossima stagione, spedendo il Bologna quinto a meno 13. Il Napoli, invece, scivola malinconicamente al nono posto, fuori da tutto, anche dalla Conference, lontano 7 punti dalla Coppa con le orecchie. Gioca il primo tempo per non prenderle e prova a rimediare nel secondo, ma per la quinta volta consecutiva in trasferta non riesce a segnare. Simeone prima e Raspadori poi non sono all’altezza. Mazzarri confida nel ritorno di Osimhen per cambiare ritmo.

Repubblica: il trillo del Milan. Se il 2-2 nell’andata al Maradona aveva inaugurato la fase delle rimonte subite dal Milan, questo 1-0 nel ritorno a San Siro non ha ancora chiuso, tre mesi e mezzo dopo, il lungo periodo delle fragilità improvvise della squadra: nel finale soltanto l’auto-palo in mischia del giovane Simic e Maignan (su Di Lorenzo) hanno permesso di cancellare il tabù delle vittorie casalinghe in campionato contro il Napoli, che durava dal 2014. L’esito è comunque prezioso per Pioli: forse tardi per lo scudetto, dato il ritmo dell’Inter, però la premiata ditta Leao & Hernandez può trascinare i compagni sia in Europa League (debutto giovedì 15 col Rennes), sia nella caccia al sorpasso alla Juventus, adesso seconda con un punto di margine e in campo stasera contro l’Udinese. L’intero Milan ha lasciato per la metà decisiva della serata una sensazione di superiorità sui campioni d’Italia, ora lontani 17 punti e al 9° posto in attesa del duello di Champions col Barcellona, ma non c’è dubbio che il solco tecnico l’abbia scavato la coppia di cui sopra. Didascalico il gol firmato a metà tempo da Hernandez, con uno scatto violento e con l’affilato sinistro annesso, sulla geniale imbeccata di Leao nel corridoio aperto dal movimento a ritroso di Giroud.

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Tuttosport: Theocrazia. Il Milan vede la Juve. E nove. Il Milan allunga una serie positiva in campionato, ora fatta di due pareggi e sette vittorie. L'ultima ieri contro quella che era diventata la bestia nera in campionato al Meazza, visto che non batteva il Napoli (2-0) dal 12 dicembre 2014, quando in panchina sedeva il neo-esonerato Filippo Inzaghi e il presidente era Silvio Berlusconi. Il successo stavolta è di misura, deciso dalla quarta rete di Theo Hernandez, al termine di una partita sporca, in cui gli ospiti hanno cercato il pareggio fino al 90', dopo aver regalato il primo tempo con un 3-5-2 senza soluzioni concrete e con un atteggiamento remissivo. Tre punti che consentono al Milan di salire a uno di distanza dalla Juventus (che stasera chiude la 24ª giornata ospitando l'Udinese), consolidando il terzo posto in ottica futura Champions League e fornendo una prova di sostanza prima dell'avvio dell'avventura in Europa League: giovedì sera arriva a Milano un Rennes il cui settimo posto in Ligue 1 non inganni. Ieri, in casa del Le Havre, ha conquistato la quinta vittoria in campionato, a sottolineare l'eccellente momento di forma. Nota stonata della serata, il nuovo infortunio: stavolta è toccato a Calabria, uscito al 37' pt. Pioli, però, festeggia al meglio la panchina numero 220, con cui ha raggiunto Arrigo Sacchi: «Non so se è il massimo che potevamo fare, di certo nell’ultimo mese e mezzo stiamo facendo bene e stiamo viaggiando ai ritmi incredibili dell’Inter. È inutile pensare a dove finiremo, dobbiamo vincere le partite e poi vedremo. E vogliamo fare bene anche in Europa League. Scelte sbagliate in ripartenza? Le rivedremo, abbiamo avuto più volte la possibilità di raddoppiare, ma bene anche aver vinto una partita così lavorando con attenzione e volontà in difesa. Abbiamo lottato da squadra, abbiamo voluto vincere». Una Europa che, invece, rischia di trasformarsi in miraggio per il Napoli. Gli azzurri sono ancora in Champions, ma agli ottavi li aspetta il Barcellona, mentre in Italia si fa pesante il distacco dal quarto posto, a -7 dall'Atalanta.

CorSport: Napoli in ginocchio da Theo. Campioni sfortunati e Milan sempre più lanciato: la Juventus (oggi in campo) a un solo punto mentre Mazzarri vede scappare il Bologna ed è superato dalla Fiorentina. È una moda: il corto muso. Si interpreta quando serve, anche a San Siro, e il Milan che esce da una nottata di pura soff erenza, spolverandosi le spalle, guarda oltre le tenebre di una partita ruvida, anche perfi da. È un tempo, e bisogna saperlo accettare: e il Napoli, che ora vede la Champions come se fosse l’Everest, deve calarsi in questa sua nuova dimensione, tentare di ribaltarla per quel che può, se gli dei gli off rono una mano. Quando è fi nita, e non c’è da starsene aggrappato alla panchina, Stefano Pioli alza lo sguardo al cielo, cerca Theo Hernandez e se lo abbraccia con la consapevolezza di dovergli sussurrare paroline dolci: Milan 1, Napoli 0, su un episodio costruito da quella forza della natura capace di spostare l’inerzia di una gara subdola, che Mazzarri perde senza riuscire a farsene una ragione.

CorSera: Milan, ci pensa Theo. Un lampo di Leao nel buio di un primo tempo che non passerà alla storia è sufficiente al Milan per battere il Napoli dentro San Siro nove anni dopo l’ultima volta. La giocata del portoghese è come un the nel deserto, il passaggio fulminante che manda gli azzurri gambe all’aria e libera turbo Theo per l’incursione vincente. Leao faccia d’angelo è croce e delizia del Diavolo, che deve aspettare il novantaseiesimo per festeggiare la sesta vittoria nelle ultime sette partite e una notte a meno uno dalla Juve seconda. L’1-0 di corto muso è condito da tanta sofferenza finale perché lo stesso portoghese spreca il contropiede del 2-0 nel cuore del secondo tempo. Un errore che rischia di pesare. Pioli fa duecento come Sacchi nel giorno in cui la sua squadra ipoteca la Champions per la prossima stagione, spedendo il Bologna quinto a meno 13. Il Napoli, invece, scivola malinconicamente al nono posto, fuori da tutto, anche dalla Conference, lontano 7 punti dalla Coppa con le orecchie. Gioca il primo tempo per non prenderle e prova a rimediare nel secondo, ma per la quinta volta consecutiva in trasferta non riesce a segnare. Simeone prima e Raspadori poi non sono all’altezza. Mazzarri confida nel ritorno di Osimhen per cambiare ritmo.

Repubblica: il trillo del Milan. Se il 2-2 nell’andata al Maradona aveva inaugurato la fase delle rimonte subite dal Milan, questo 1-0 nel ritorno a San Siro non ha ancora chiuso, tre mesi e mezzo dopo, il lungo periodo delle fragilità improvvise della squadra: nel finale soltanto l’auto-palo in mischia del giovane Simic e Maignan (su Di Lorenzo) hanno permesso di cancellare il tabù delle vittorie casalinghe in campionato contro il Napoli, che durava dal 2014. L’esito è comunque prezioso per Pioli: forse tardi per lo scudetto, dato il ritmo dell’Inter, però la premiata ditta Leao & Hernandez può trascinare i compagni sia in Europa League (debutto giovedì 15 col Rennes), sia nella caccia al sorpasso alla Juventus, adesso seconda con un punto di margine e in campo stasera contro l’Udinese. L’intero Milan ha lasciato per la metà decisiva della serata una sensazione di superiorità sui campioni d’Italia, ora lontani 17 punti e al 9° posto in attesa del duello di Champions col Barcellona, ma non c’è dubbio che il solco tecnico l’abbia scavato la coppia di cui sopra. Didascalico il gol firmato a metà tempo da Hernandez, con uno scatto violento e con l’affilato sinistro annesso, sulla geniale imbeccata di Leao nel corridoio aperto dal movimento a ritroso di Giroud.


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—) Pagelle quotidiani Milan - Napoli 1-0. 11 febbraio.


—) Condò:"Milan ok. Leao bifronte".


—) Leao: 120 mln da PSG. Theo e Maignan...


—) Inter: telefonate e dito medio. Inzaghi Acerbi nel mirino.


—) Milan: tabù Napoli sfatato. Pioli ha raggiunto Sacchi.


—) Milan: cori discriminatori. Arriverà sanzione.


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—) Milan: 52 punti in 24 match. Solo due volte meglio.


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GDS: Milan ad un passo dalla Juve. Ora Pioli non si ferma più. Basta un lampo di Theo. Sprofondo Napoli. I rossoneri hanno imparato a vincere di corto muso, soffrendo e difendendosi quando serve. Leao impreciso sotto porta. L'Inter vola, l’Atalanta non si ferma più, ma neanche il Milan scherza. Di corto muso come contro Udinese e Frosinone, soffrendo fino all’ultimo, difendendosi a cinque nel finale. Però i rossoneri superano il Napoli e ora sono a un punto dalla Juve che gioca stasera con l’Udinese. Un gol, una meraviglia Leao-Theo, e addio al Napoli che mai riesce a fare risultato contro una pari grado, se si esclude l’Atalanta, oggi però diversa dall’1-2 di novembre. Il Napoli non è invece cambiato: generoso, confuso, in cerca d’identità, poco pericoloso e ora sprofondato al 9° posto. Con un Kvara che fa quel che può, ma ha perso la magia, e quattro sistemi alternati in 90 minuti, segno di disperazione più che varietà tattica. Per il Milan 52 punti sono un risultato superato soltanto due volte nell’epoca dei tre punti: visti anche i “record” di Inter e Juve, significa più che altro che le distanze dalla base si stanno ampliando di nuovo. Dalla lotta scudetto Inter-Juve il discorso si sposta al duello per il secondo posto Juve-Milan. Sarà meno emozionante, ma è il miglior traguardo possibile per gli “altri”, se le coppe non complicano improvvisamente la vita a Inzaghi. Oltre alla gran rete di Theo si ricordano le imprecisioni sotto porta di Leao che continua a fare a pugni con il gol. Leao è gioia immensa per il calcio, ma a volte i dolori sono insopportabili. Resta il vero fuoriclasse di Pioli, ma ora deve mettere la porta nel mirino, cominciando forse dagli allenamenti. Altrimenti la sua grande bellezza resterà confinata nel limbo delle giocate. Un 7 tendente al 10, e non solo per la maglia, non può aver dimenticato come si segna

Tuttosport: Theocrazia. Il Milan vede la Juve. E nove. Il Milan allunga una serie positiva in campionato, ora fatta di due pareggi e sette vittorie. L'ultima ieri contro quella che era diventata la bestia nera in campionato al Meazza, visto che non batteva il Napoli (2-0) dal 12 dicembre 2014, quando in panchina sedeva il neo-esonerato Filippo Inzaghi e il presidente era Silvio Berlusconi. Il successo stavolta è di misura, deciso dalla quarta rete di Theo Hernandez, al termine di una partita sporca, in cui gli ospiti hanno cercato il pareggio fino al 90', dopo aver regalato il primo tempo con un 3-5-2 senza soluzioni concrete e con un atteggiamento remissivo. Tre punti che consentono al Milan di salire a uno di distanza dalla Juventus (che stasera chiude la 24ª giornata ospitando l'Udinese), consolidando il terzo posto in ottica futura Champions League e fornendo una prova di sostanza prima dell'avvio dell'avventura in Europa League: giovedì sera arriva a Milano un Rennes il cui settimo posto in Ligue 1 non inganni. Ieri, in casa del Le Havre, ha conquistato la quinta vittoria in campionato, a sottolineare l'eccellente momento di forma. Nota stonata della serata, il nuovo infortunio: stavolta è toccato a Calabria, uscito al 37' pt. Pioli, però, festeggia al meglio la panchina numero 220, con cui ha raggiunto Arrigo Sacchi: «Non so se è il massimo che potevamo fare, di certo nell’ultimo mese e mezzo stiamo facendo bene e stiamo viaggiando ai ritmi incredibili dell’Inter. È inutile pensare a dove finiremo, dobbiamo vincere le partite e poi vedremo. E vogliamo fare bene anche in Europa League. Scelte sbagliate in ripartenza? Le rivedremo, abbiamo avuto più volte la possibilità di raddoppiare, ma bene anche aver vinto una partita così lavorando con attenzione e volontà in difesa. Abbiamo lottato da squadra, abbiamo voluto vincere». Una Europa che, invece, rischia di trasformarsi in miraggio per il Napoli. Gli azzurri sono ancora in Champions, ma agli ottavi li aspetta il Barcellona, mentre in Italia si fa pesante il distacco dal quarto posto, a -7 dall'Atalanta.

CorSport: Napoli in ginocchio da Theo. Campioni sfortunati e Milan sempre più lanciato: la Juventus (oggi in campo) a un solo punto mentre Mazzarri vede scappare il Bologna ed è superato dalla Fiorentina. È una moda: il corto muso. Si interpreta quando serve, anche a San Siro, e il Milan che esce da una nottata di pura soff erenza, spolverandosi le spalle, guarda oltre le tenebre di una partita ruvida, anche perfi da. È un tempo, e bisogna saperlo accettare: e il Napoli, che ora vede la Champions come se fosse l’Everest, deve calarsi in questa sua nuova dimensione, tentare di ribaltarla per quel che può, se gli dei gli off rono una mano. Quando è fi nita, e non c’è da starsene aggrappato alla panchina, Stefano Pioli alza lo sguardo al cielo, cerca Theo Hernandez e se lo abbraccia con la consapevolezza di dovergli sussurrare paroline dolci: Milan 1, Napoli 0, su un episodio costruito da quella forza della natura capace di spostare l’inerzia di una gara subdola, che Mazzarri perde senza riuscire a farsene una ragione.

CorSera: Milan, ci pensa Theo. Un lampo di Leao nel buio di un primo tempo che non passerà alla storia è sufficiente al Milan per battere il Napoli dentro San Siro nove anni dopo l’ultima volta. La giocata del portoghese è come un the nel deserto, il passaggio fulminante che manda gli azzurri gambe all’aria e libera turbo Theo per l’incursione vincente. Leao faccia d’angelo è croce e delizia del Diavolo, che deve aspettare il novantaseiesimo per festeggiare la sesta vittoria nelle ultime sette partite e una notte a meno uno dalla Juve seconda. L’1-0 di corto muso è condito da tanta sofferenza finale perché lo stesso portoghese spreca il contropiede del 2-0 nel cuore del secondo tempo. Un errore che rischia di pesare. Pioli fa duecento come Sacchi nel giorno in cui la sua squadra ipoteca la Champions per la prossima stagione, spedendo il Bologna quinto a meno 13. Il Napoli, invece, scivola malinconicamente al nono posto, fuori da tutto, anche dalla Conference, lontano 7 punti dalla Coppa con le orecchie. Gioca il primo tempo per non prenderle e prova a rimediare nel secondo, ma per la quinta volta consecutiva in trasferta non riesce a segnare. Simeone prima e Raspadori poi non sono all’altezza. Mazzarri confida nel ritorno di Osimhen per cambiare ritmo.

Repubblica: il trillo del Milan. Se il 2-2 nell’andata al Maradona aveva inaugurato la fase delle rimonte subite dal Milan, questo 1-0 nel ritorno a San Siro non ha ancora chiuso, tre mesi e mezzo dopo, il lungo periodo delle fragilità improvvise della squadra: nel finale soltanto l’auto-palo in mischia del giovane Simic e Maignan (su Di Lorenzo) hanno permesso di cancellare il tabù delle vittorie casalinghe in campionato contro il Napoli, che durava dal 2014. L’esito è comunque prezioso per Pioli: forse tardi per lo scudetto, dato il ritmo dell’Inter, però la premiata ditta Leao & Hernandez può trascinare i compagni sia in Europa League (debutto giovedì 15 col Rennes), sia nella caccia al sorpasso alla Juventus, adesso seconda con un punto di margine e in campo stasera contro l’Udinese. L’intero Milan ha lasciato per la metà decisiva della serata una sensazione di superiorità sui campioni d’Italia, ora lontani 17 punti e al 9° posto in attesa del duello di Champions col Barcellona, ma non c’è dubbio che il solco tecnico l’abbia scavato la coppia di cui sopra. Didascalico il gol firmato a metà tempo da Hernandez, con uno scatto violento e con l’affilato sinistro annesso, sulla geniale imbeccata di Leao nel corridoio aperto dal movimento a ritroso di Giroud.

Il Giornale: senza mai rubare l’occhio, il Milan infila la nona perla nella sua collana di risultati utili consecutivi (7 successi e 2 pari) e condanna il Napoli a un malinconico tramonto tricolore. Adesso pedina da vicino la Juve. Decide una gemma di Theo Hernandez messo davanti alla porta da un colpo di biliardo di Leao, specialista negli assist ormai (numero 8 della stagione). C’è questo e poco altro. Anche perché il Napoli, in materia di attacchi decisi e di pericoli procurati, è poca cosa: appena il palo centrato da Simic. La vera sorpresa è la difesa del Milan che non subisce gol. Nella circostanza non c’è bisogno delle prodezze di Maignan ma solo di un accorto dispositivo con un finale scandito dal 3-5-2 che vede impegnati due primavera, Simic e Jimenez. Theo è la stella della serata, Politano l’unico napoletano in grado di procurare qualche grattacapo ai rossoneri. Del Napoli di Spalletti, a parte l’assente Osimhen, non c’è quasi più niente


Altre news di giornata:


—) Pagelle quotidiani Milan - Napoli 1-0. 11 febbraio.


—) Condò:"Milan ok. Leao bifronte".


—) Leao: 120 mln da PSG. Theo e Maignan...


—) Inter: telefonate e dito medio. Inzaghi Acerbi nel mirino.


—) Milan: tabù Napoli sfatato. Pioli ha raggiunto Sacchi.


—) Milan: cori discriminatori. Arriverà sanzione.


—) Theo e Leao decisivi. Il portoghese aspetta solo il gol


—) Milan: 52 punti in 24 match. Solo due volte meglio.


—) Edicola: il Milan non si ferma più. Juve vicina e corto muso.
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