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I quotidiani in edicola sul KO subito dal Milan contro l'Atalanta
In aggiornamento
GDS: il Milan di Massimiliano Allegri sta vivendo un vero e proprio incubo sportivo: la sconfitta casalinga contro l'Atalanta ha sancito l'aggancio da parte della Roma al quarto posto, mettendo seriamente a rischio una qualificazione in Champions League che sembrava ormai acquisita. Nonostante il destino sia ancora nelle mani dei rossoneri, obbligati a battere Genoa e Cagliari per far valere il vantaggio negli scontri diretti, i numeri recenti descrivono una squadra in caduta libera che ha collezionato quattro sconfitte nelle ultime sei partite e un ritmo da retrocessione nelle ultime otto giornate. La sfida contro la "Dea" ha messo a nudo tutti i limiti di un gruppo apparso privo di identità tattica, atleticamente esausto e incapace di costruire gioco senza la leadership di Modric. Il match è stato dominato tecnicamente dai bergamaschi di Palladino, passati in vantaggio con Ederson e Zappacosta grazie anche alla complicità di una difesa milanista allo sbando e alle giocate dell'ex De Ketelaere. Il momentaneo 0-3 firmato da Raspadori a inizio ripresa ha scatenato la furia di San Siro, con la Curva Sud che ha abbandonato gli spalti per contestare duramente sia la proprietà che l'amministratore delegato Furlani. In questo clima di estrema tensione, Rafael Leao è stato il bersaglio principale dei fischi, autore di una prestazione disastrosa culminata con una sostituzione e un'ammonizione che lo costringerà a saltare la prossima gara per squalifica, insieme a Saelemaekers ed Estupinan. Solo un sussulto d'orgoglio nel finale, guidato dall'ingresso di Nkunku e dal gol di Pavlovic, ha portato il Milan a sfiorare un incredibile pareggio al 50' con Gabbia, ma la rimonta è rimasta incompiuta, lasciando sul banco degli imputati proprio Allegri, accusato di aver fatto peggio dei suoi predecessori pur senza l'impegno delle coppe europee. Ora il Milan è chiamato a una rifondazione necessaria, basata su giovani talenti e su un'idea di calcio che non dipenda più dai singoli veterani, mentre la squadra dovrà cercare di trasformare la contestazione popolare nell'energia necessaria per evitare un fallimento stagionale che avrebbe conseguenze pesantissime sul futuro del club.
Tuttosport: inferno Milan. E' un incubo. la sconfitta del Milan contro l'Atalanta per 2-3 rappresenta il culmine di una crisi profonda per la squadra di Massimiliano Allegri, reduce da quattro sconfitte nelle ultime sei giornate e un rendimento deficitario di soli 4 punti su 18 disponibili. Nonostante un finale di gara paradossale, in cui i rossoneri hanno sfiorato un'epica rimonta segnando due reti negli ultimi dieci minuti e mancando il pareggio solo perché Gabbia ha fortuitamente sottratto a Füllkrug il pallone del possibile 3-3, la prestazione complessiva è stata segnata da un netto dominio orobico. Privo dell'infortunato Pulisic, Allegri ha tentato una rivoluzione cambiando cinque titolari — inserendo De Winter, Loftus-Cheek, Ricci, Bartesaghi e Gimenez — ma l'approccio è stato fallimentare: la squadra è apparsa lenta, priva di idee e incapace di costruire gioco per oltre un'ora. L'Atalanta ha sbloccato il match con Ederson, su suggerimento di Raspadori e De Ketelaere, raddoppiando poi con Zappacosta dopo un'azione corale avviata ancora dal belga e rifinita da Krstovic. Nel primo tempo, il Milan ha sprecato l'unica vera occasione con Leao, che ha calciato su Carnesecchi. Nella ripresa, il passaggio al 3-4-3 e l'ingresso di Nkunku non sembravano sortire effetti, specialmente dopo il terzo gol bergamasco firmato da Raspadori. Tuttavia, un improvviso calo di tensione dell'Atalanta ha permesso ai rossoneri di riaprire i giochi prima con Pavlovic e poi con un rigore di Nkunku, rendendo il finale drammatico ma non sufficiente a evitare il ko. La situazione in classifica vede il Milan superato dalla Juventus e braccato da Roma e Como, ma paradossalmente ancora padrone del proprio destino Champions: grazie agli scontri diretti favorevoli con i giallorossi, due vittorie nelle ultime due sfide contro Genoa e Cagliari garantirebbero matematicamente il quarto posto. La risalita appare però impervia, non solo per l'involuzione tecnica mostrata, ma anche per le pesanti assenze disciplinari in vista della trasferta di Marassi, dove mancheranno per squalifica Leao, Saelemaekers ed Estupinan.
CorSport: il Milan non va più al Max. Il Milan sprofonda in una crisi nerissima dopo la sconfitta interna contro l’Atalanta, la quarta nelle ultime sette partite, un risultato che mette seriamente a rischio la qualificazione in Champions League. Nonostante un buon avvio segnato da un palo di Rabiot, la squadra di Allegri si è sciolta alla prima difficoltà, palesando una fase difensiva disordinata e una mediana priva di filtro che ha permesso ai bergamaschi di Palladino di portarsi sul triplo vantaggio grazie alle reti di Ederson, Zappacosta e Raspadori. La compagine rossonera è apparsa per oltre un'ora involuta, stanca e priva della guida di Modric, con singoli come Leao pesantemente sottotono e un Maignan non esente da colpe sul terzo gol. Il clima a San Siro è stato ostile, con contestazioni rivolte alla dirigenza e ai giocatori che hanno spinto molti tifosi ad abbandonare lo stadio in anticipo. Solo nel finale, grazie all'orgoglio di Nkunku e alla rete di testa di Pavlovic, il Milan ha sfiorato una clamorosa rimonta, con Gabbia che ha mancato di poco il pareggio. Tuttavia, questo risveglio tardivo non cancella la gravità della situazione: la Juventus ha sorpassato i rossoneri al terzo posto e la Roma ha agganciato il quarto, lasciando il Diavolo in una posizione di estrema fragilità. Con sole due gare rimaste contro Genoa e Cagliari, il destino è ancora nelle mani dei rossoneri, ma l'attuale stato di deriva tecnica ed emotiva rende la conquista dei sei punti necessari una sfida estremamente ardua.
CorSera: Milan, frana continua e contestazione totale. Il tracollo del Milan sembra non avere fine e la sconfitta interna contro l'Atalanta a San Siro certifica una crisi profonda che mette ora seriamente a rischio la qualificazione alla prossima Champions League, un obiettivo vitale sia sotto il profilo sportivo che finanziario per non compromettere il futuro mercato e i progetti societari. Nell'ultimo mese e mezzo i rossoneri hanno dilapidato tutto il vantaggio accumulato, raccogliendo una sola vittoria in sei partite; attualmente occupano il quarto posto solo grazie agli scontri diretti favorevoli con la Roma, ma il destino resta nelle loro mani con le ultime due sfide contro Genoa e Cagliari. Nonostante gli avversari non abbiano più pretese di classifica, la squadra appare svuotata, confusa e atleticamente provata, con singoli come Leao che sembrano l'ombra di sé stessi e un attacco totalmente in tilt. Il clima è pesantissimo: il pubblico contesta duramente, esacerbato anche dal recente scudetto vinto dall'Inter, e la posizione di Allegri è sempre più in bilico, legata indissolubilmente al raggiungimento dell'Europa che conta. La giornata contro i bergamaschi era iniziata già sotto cattivi auspici con l'infortunio muscolare di Pulisic durante la rifinitura e le feroci proteste dei tifosi contro la dirigenza e l'AD Furlani. In campo, l'assenza del leader Modric si è fatta sentire pesantemente, mentre il rientro di Leao dal primo minuto, dopo l'esclusione punitiva inizialmente prevista, non ha sortito gli effetti sperati. L'Atalanta ha dominato tatticamente grazie alle mosse di Palladino, andando a segno con Ederson, Zappacosta e Raspadori, mentre il Milan ha abbozzato una reazione tardiva solo nel finale con le reti di Pavlovic e Nkunku, quando ormai gran parte dei sostenitori aveva già abbandonato lo stadio in segno di protesta. La situazione di classifica si fa ora drammatica poiché le inseguitrici, tra cui Juventus, Como e Roma, hanno vinto tutte, lasciando il "Diavolo" in un vortice di incertezza e rimpianti a soli 180 minuti dalla fine del campionato.
Repubblica: il Milan sta attraversando un momento drammatico, descritto come un vero e proprio "buco nero" in cui la squadra sembra aver perso ogni certezza, scivolando in una crisi profonda che dura ormai da un mese e mezzo. La sconfitta subita contro l'Atalanta per 3-2, punteggio che peraltro maschera un dominio della Dea molto più netto, ha certificato la fragilità di un gruppo apparso svuotato e piatto nell'atteggiamento. La tensione è esplosa anche sugli spalti: la Curva Sud, dopo aver contestato l'amministratore delegato Furlani prima del match, ha abbandonato lo stadio all'inizio del secondo tempo sul risultato di 3-0 per i bergamaschi, lasciando il posto agli steward in un silenzio surreale. Nonostante i gol tardivi di Pavlovic e il rigore procurato da Nkunku nel finale abbiano accorciato le distanze, la prestazione complessiva resta deficitaria, caratterizzata da un approccio molle e da una media punti preoccupante (0.8 a partita dal derby in poi). La classifica ora è allarmante: i rossoneri sono stati scavalcati dalla Juventus al terzo posto e agganciati dalla Roma al quarto, con il Como distante solo due lunghezze. Massimiliano Allegri, pur aggrappandosi al segnale di vita mostrato nel finale, riconosce che la crisi è ormai conclamata e che la qualificazione in Champions League — vitale per i 60 milioni di introiti e per il futuro del progetto societario — non è affatto scontata. Il destino resta nelle mani del Milan grazie agli scontri diretti favorevoli, ma serviranno obbligatoriamente sei punti contro Genoa e Cagliari per evitare un tracollo che avrebbe conseguenze pesantissime sulle ambizioni del club.
In aggiornamento
GDS: il Milan di Massimiliano Allegri sta vivendo un vero e proprio incubo sportivo: la sconfitta casalinga contro l'Atalanta ha sancito l'aggancio da parte della Roma al quarto posto, mettendo seriamente a rischio una qualificazione in Champions League che sembrava ormai acquisita. Nonostante il destino sia ancora nelle mani dei rossoneri, obbligati a battere Genoa e Cagliari per far valere il vantaggio negli scontri diretti, i numeri recenti descrivono una squadra in caduta libera che ha collezionato quattro sconfitte nelle ultime sei partite e un ritmo da retrocessione nelle ultime otto giornate. La sfida contro la "Dea" ha messo a nudo tutti i limiti di un gruppo apparso privo di identità tattica, atleticamente esausto e incapace di costruire gioco senza la leadership di Modric. Il match è stato dominato tecnicamente dai bergamaschi di Palladino, passati in vantaggio con Ederson e Zappacosta grazie anche alla complicità di una difesa milanista allo sbando e alle giocate dell'ex De Ketelaere. Il momentaneo 0-3 firmato da Raspadori a inizio ripresa ha scatenato la furia di San Siro, con la Curva Sud che ha abbandonato gli spalti per contestare duramente sia la proprietà che l'amministratore delegato Furlani. In questo clima di estrema tensione, Rafael Leao è stato il bersaglio principale dei fischi, autore di una prestazione disastrosa culminata con una sostituzione e un'ammonizione che lo costringerà a saltare la prossima gara per squalifica, insieme a Saelemaekers ed Estupinan. Solo un sussulto d'orgoglio nel finale, guidato dall'ingresso di Nkunku e dal gol di Pavlovic, ha portato il Milan a sfiorare un incredibile pareggio al 50' con Gabbia, ma la rimonta è rimasta incompiuta, lasciando sul banco degli imputati proprio Allegri, accusato di aver fatto peggio dei suoi predecessori pur senza l'impegno delle coppe europee. Ora il Milan è chiamato a una rifondazione necessaria, basata su giovani talenti e su un'idea di calcio che non dipenda più dai singoli veterani, mentre la squadra dovrà cercare di trasformare la contestazione popolare nell'energia necessaria per evitare un fallimento stagionale che avrebbe conseguenze pesantissime sul futuro del club.
Tuttosport: inferno Milan. E' un incubo. la sconfitta del Milan contro l'Atalanta per 2-3 rappresenta il culmine di una crisi profonda per la squadra di Massimiliano Allegri, reduce da quattro sconfitte nelle ultime sei giornate e un rendimento deficitario di soli 4 punti su 18 disponibili. Nonostante un finale di gara paradossale, in cui i rossoneri hanno sfiorato un'epica rimonta segnando due reti negli ultimi dieci minuti e mancando il pareggio solo perché Gabbia ha fortuitamente sottratto a Füllkrug il pallone del possibile 3-3, la prestazione complessiva è stata segnata da un netto dominio orobico. Privo dell'infortunato Pulisic, Allegri ha tentato una rivoluzione cambiando cinque titolari — inserendo De Winter, Loftus-Cheek, Ricci, Bartesaghi e Gimenez — ma l'approccio è stato fallimentare: la squadra è apparsa lenta, priva di idee e incapace di costruire gioco per oltre un'ora. L'Atalanta ha sbloccato il match con Ederson, su suggerimento di Raspadori e De Ketelaere, raddoppiando poi con Zappacosta dopo un'azione corale avviata ancora dal belga e rifinita da Krstovic. Nel primo tempo, il Milan ha sprecato l'unica vera occasione con Leao, che ha calciato su Carnesecchi. Nella ripresa, il passaggio al 3-4-3 e l'ingresso di Nkunku non sembravano sortire effetti, specialmente dopo il terzo gol bergamasco firmato da Raspadori. Tuttavia, un improvviso calo di tensione dell'Atalanta ha permesso ai rossoneri di riaprire i giochi prima con Pavlovic e poi con un rigore di Nkunku, rendendo il finale drammatico ma non sufficiente a evitare il ko. La situazione in classifica vede il Milan superato dalla Juventus e braccato da Roma e Como, ma paradossalmente ancora padrone del proprio destino Champions: grazie agli scontri diretti favorevoli con i giallorossi, due vittorie nelle ultime due sfide contro Genoa e Cagliari garantirebbero matematicamente il quarto posto. La risalita appare però impervia, non solo per l'involuzione tecnica mostrata, ma anche per le pesanti assenze disciplinari in vista della trasferta di Marassi, dove mancheranno per squalifica Leao, Saelemaekers ed Estupinan.
CorSport: il Milan non va più al Max. Il Milan sprofonda in una crisi nerissima dopo la sconfitta interna contro l’Atalanta, la quarta nelle ultime sette partite, un risultato che mette seriamente a rischio la qualificazione in Champions League. Nonostante un buon avvio segnato da un palo di Rabiot, la squadra di Allegri si è sciolta alla prima difficoltà, palesando una fase difensiva disordinata e una mediana priva di filtro che ha permesso ai bergamaschi di Palladino di portarsi sul triplo vantaggio grazie alle reti di Ederson, Zappacosta e Raspadori. La compagine rossonera è apparsa per oltre un'ora involuta, stanca e priva della guida di Modric, con singoli come Leao pesantemente sottotono e un Maignan non esente da colpe sul terzo gol. Il clima a San Siro è stato ostile, con contestazioni rivolte alla dirigenza e ai giocatori che hanno spinto molti tifosi ad abbandonare lo stadio in anticipo. Solo nel finale, grazie all'orgoglio di Nkunku e alla rete di testa di Pavlovic, il Milan ha sfiorato una clamorosa rimonta, con Gabbia che ha mancato di poco il pareggio. Tuttavia, questo risveglio tardivo non cancella la gravità della situazione: la Juventus ha sorpassato i rossoneri al terzo posto e la Roma ha agganciato il quarto, lasciando il Diavolo in una posizione di estrema fragilità. Con sole due gare rimaste contro Genoa e Cagliari, il destino è ancora nelle mani dei rossoneri, ma l'attuale stato di deriva tecnica ed emotiva rende la conquista dei sei punti necessari una sfida estremamente ardua.
CorSera: Milan, frana continua e contestazione totale. Il tracollo del Milan sembra non avere fine e la sconfitta interna contro l'Atalanta a San Siro certifica una crisi profonda che mette ora seriamente a rischio la qualificazione alla prossima Champions League, un obiettivo vitale sia sotto il profilo sportivo che finanziario per non compromettere il futuro mercato e i progetti societari. Nell'ultimo mese e mezzo i rossoneri hanno dilapidato tutto il vantaggio accumulato, raccogliendo una sola vittoria in sei partite; attualmente occupano il quarto posto solo grazie agli scontri diretti favorevoli con la Roma, ma il destino resta nelle loro mani con le ultime due sfide contro Genoa e Cagliari. Nonostante gli avversari non abbiano più pretese di classifica, la squadra appare svuotata, confusa e atleticamente provata, con singoli come Leao che sembrano l'ombra di sé stessi e un attacco totalmente in tilt. Il clima è pesantissimo: il pubblico contesta duramente, esacerbato anche dal recente scudetto vinto dall'Inter, e la posizione di Allegri è sempre più in bilico, legata indissolubilmente al raggiungimento dell'Europa che conta. La giornata contro i bergamaschi era iniziata già sotto cattivi auspici con l'infortunio muscolare di Pulisic durante la rifinitura e le feroci proteste dei tifosi contro la dirigenza e l'AD Furlani. In campo, l'assenza del leader Modric si è fatta sentire pesantemente, mentre il rientro di Leao dal primo minuto, dopo l'esclusione punitiva inizialmente prevista, non ha sortito gli effetti sperati. L'Atalanta ha dominato tatticamente grazie alle mosse di Palladino, andando a segno con Ederson, Zappacosta e Raspadori, mentre il Milan ha abbozzato una reazione tardiva solo nel finale con le reti di Pavlovic e Nkunku, quando ormai gran parte dei sostenitori aveva già abbandonato lo stadio in segno di protesta. La situazione di classifica si fa ora drammatica poiché le inseguitrici, tra cui Juventus, Como e Roma, hanno vinto tutte, lasciando il "Diavolo" in un vortice di incertezza e rimpianti a soli 180 minuti dalla fine del campionato.
Repubblica: il Milan sta attraversando un momento drammatico, descritto come un vero e proprio "buco nero" in cui la squadra sembra aver perso ogni certezza, scivolando in una crisi profonda che dura ormai da un mese e mezzo. La sconfitta subita contro l'Atalanta per 3-2, punteggio che peraltro maschera un dominio della Dea molto più netto, ha certificato la fragilità di un gruppo apparso svuotato e piatto nell'atteggiamento. La tensione è esplosa anche sugli spalti: la Curva Sud, dopo aver contestato l'amministratore delegato Furlani prima del match, ha abbandonato lo stadio all'inizio del secondo tempo sul risultato di 3-0 per i bergamaschi, lasciando il posto agli steward in un silenzio surreale. Nonostante i gol tardivi di Pavlovic e il rigore procurato da Nkunku nel finale abbiano accorciato le distanze, la prestazione complessiva resta deficitaria, caratterizzata da un approccio molle e da una media punti preoccupante (0.8 a partita dal derby in poi). La classifica ora è allarmante: i rossoneri sono stati scavalcati dalla Juventus al terzo posto e agganciati dalla Roma al quarto, con il Como distante solo due lunghezze. Massimiliano Allegri, pur aggrappandosi al segnale di vita mostrato nel finale, riconosce che la crisi è ormai conclamata e che la qualificazione in Champions League — vitale per i 60 milioni di introiti e per il futuro del progetto societario — non è affatto scontata. Il destino resta nelle mani del Milan grazie agli scontri diretti favorevoli, ma serviranno obbligatoriamente sei punti contro Genoa e Cagliari per evitare un tracollo che avrebbe conseguenze pesantissime sulle ambizioni del club.
