Calcio italiano a picco: serve una scossa forte.

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Paolo Condò dal CorSera in edicola: il fallimento della Nazionale italiana ai Mondiali del 1974 e l'ascesa del calcio totale olandese spinsero l'allora presidente federale Artemio Franchi a una riforma radicale, affidando a Italo Allodi la creazione del Supercorso di Coverciano nel 1976. Quella rivoluzione culturale, che aumentò drasticamente le ore di formazione per i tecnici e aprì il sistema a influenze internazionali, fu la locomotiva che portò l'Italia a vincere due titoli mondiali nei successivi trent'anni. Oggi, di fronte al tracollo dei club italiani in Champions League e a una crisi che appare sistemica e soffocante, si avverte la necessità di un'iniziativa altrettanto forte. Il problema non è isolato ma riguarda l'intera struttura: dal ritmo di gioco insufficiente rispetto alle avversarie internazionali, che corrono con un'intensità per noi insolita, alla tendenza culturale a risparmiare energie e a lamentarsi del calendario troppo fitto. La Nazionale di Gattuso si trova ora a dover affrontare playoff mondiali rischiosi contro squadre fisiche come Irlanda del Nord o Galles, e il timore è che un'eventuale qualificazione serva solo a nascondere la polvere sotto il tappeto, rimandando riforme ormai imprescindibili. Mentre il dibattito interno resta sterile, focalizzato sugli errori arbitrali o sul sollievo di potersi concentrare solo sullo scudetto dopo le eliminazioni europee, le istituzioni calcistiche appaiono immobili e incapaci di visione a lungo termine. Il calcio di oggi è il risultato di quanto seminato dieci anni fa, e senza statisti capaci di guardare al futuro oltre il proprio mandato, è difficile essere ottimisti su ciò che vedremo tra un decennio, considerando che persino la concessione di uno stage alla Nazionale incontra resistenze insormontabili all'interno della Lega.

GDS: Il calcio italiano sta vivendo una crisi d'identità senza precedenti in Champions League, segnata da un crollo strutturale che vede le nostre formazioni trasformate in "materassi" per le big europee. Il punto di rottura sembra essere stata la finale del 2025 persa dall'Inter contro il PSG per 5-0, un evento che ha scalfito il mito dell'impenetrabilità difensiva italiana. In questa edizione, il bilancio è drammatico: quattro pesanti disfatte hanno colpito i nostri club, a partire dal 4-0 subito dall'Atalanta di Juric contro il PSG, seguito dall'incredibile 6-2 incassato dal Napoli di Conte contro il PSV e dal 5-2 del Galatasaray sulla Juventus di Spalletti nei playoff. A completare il quadro è arrivato il recente 6-1 inflitto dal Bayern Monaco all'Atalanta a Bergamo, un risultato umiliante per la squadra che più di tutte incarnava il calcio moderno in Italia. I numeri complessivi sono impietosi: 63 gol subiti in 39 partite, con una media di 1,61 reti a gara, figlia di una "mutazione genetica" che ha portato le squadre a perdere la storica capacità di resistere alle avversità. Le cause di questo declino vanno ricercate in un divario tecnico netto rispetto ai top club, ma anche in un ritmo di gioco troppo lento e orizzontale tipico della Serie A, che non riesce a competere con la verticalità e la ferocia delle avversarie europee. Oltre a una crisi della scuola difensiva nazionale, pesa anche una gestione discutibile del turnover nella prima fase del torneo, che ha contribuito a un indebolimento generale della competitività internazionale delle nostre rappresentanti.

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Paolo Condò dal CorSera in edicola: il fallimento della Nazionale italiana ai Mondiali del 1974 e l'ascesa del calcio totale olandese spinsero l'allora presidente federale Artemio Franchi a una riforma radicale, affidando a Italo Allodi la creazione del Supercorso di Coverciano nel 1976. Quella rivoluzione culturale, che aumentò drasticamente le ore di formazione per i tecnici e aprì il sistema a influenze internazionali, fu la locomotiva che portò l'Italia a vincere due titoli mondiali nei successivi trent'anni. Oggi, di fronte al tracollo dei club italiani in Champions League e a una crisi che appare sistemica e soffocante, si avverte la necessità di un'iniziativa altrettanto forte. Il problema non è isolato ma riguarda l'intera struttura: dal ritmo di gioco insufficiente rispetto alle avversarie internazionali, che corrono con un'intensità per noi insolita, alla tendenza culturale a risparmiare energie e a lamentarsi del calendario troppo fitto. La Nazionale di Gattuso si trova ora a dover affrontare playoff mondiali rischiosi contro squadre fisiche come Irlanda del Nord o Galles, e il timore è che un'eventuale qualificazione serva solo a nascondere la polvere sotto il tappeto, rimandando riforme ormai imprescindibili. Mentre il dibattito interno resta sterile, focalizzato sugli errori arbitrali o sul sollievo di potersi concentrare solo sullo scudetto dopo le eliminazioni europee, le istituzioni calcistiche appaiono immobili e incapaci di visione a lungo termine. Il calcio di oggi è il risultato di quanto seminato dieci anni fa, e senza statisti capaci di guardare al futuro oltre il proprio mandato, è difficile essere ottimisti su ciò che vedremo tra un decennio, considerando che persino la concessione di uno stage alla Nazionale incontra resistenze insormontabili all'interno della Lega.

GDS: Il calcio italiano sta vivendo una crisi d'identità senza precedenti in Champions League, segnata da un crollo strutturale che vede le nostre formazioni trasformate in "materassi" per le big europee. Il punto di rottura sembra essere stata la finale del 2025 persa dall'Inter contro il PSG per 5-0, un evento che ha scalfito il mito dell'impenetrabilità difensiva italiana. In questa edizione, il bilancio è drammatico: quattro pesanti disfatte hanno colpito i nostri club, a partire dal 4-0 subito dall'Atalanta di Juric contro il PSG, seguito dall'incredibile 6-2 incassato dal Napoli di Conte contro il PSV e dal 5-2 del Galatasaray sulla Juventus di Spalletti nei playoff. A completare il quadro è arrivato il recente 6-1 inflitto dal Bayern Monaco all'Atalanta a Bergamo, un risultato umiliante per la squadra che più di tutte incarnava il calcio moderno in Italia. I numeri complessivi sono impietosi: 63 gol subiti in 39 partite, con una media di 1,61 reti a gara, figlia di una "mutazione genetica" che ha portato le squadre a perdere la storica capacità di resistere alle avversità. Le cause di questo declino vanno ricercate in un divario tecnico netto rispetto ai top club, ma anche in un ritmo di gioco troppo lento e orizzontale tipico della Serie A, che non riesce a competere con la verticalità e la ferocia delle avversarie europee. Oltre a una crisi della scuola difensiva nazionale, pesa anche una gestione discutibile del turnover nella prima fase del torneo, che ha contribuito a un indebolimento generale della competitività internazionale delle nostre rappresentanti.

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Bene, anzi poco. L'eredità del periodo gravin-marmottiano deve restare indelebile.
 

Ragnet_7

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classifica marcatori con un solo giocatore dopo 28 giornate che ha superato la doppia cifra.

In un calcio in cui non ci sono più attaccanti, e gli attaccanti giocano a 30 metri dalla porta, non so cosa ci aspettiamo di ottenere.
 

gabri65

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Paolo Condò dal CorSera in edicola: il fallimento della Nazionale italiana ai Mondiali del 1974 e l'ascesa del calcio totale olandese spinsero l'allora presidente federale Artemio Franchi a una riforma radicale, affidando a Italo Allodi la creazione del Supercorso di Coverciano nel 1976. Quella rivoluzione culturale, che aumentò drasticamente le ore di formazione per i tecnici e aprì il sistema a influenze internazionali, fu la locomotiva che portò l'Italia a vincere due titoli mondiali nei successivi trent'anni. Oggi, di fronte al tracollo dei club italiani in Champions League e a una crisi che appare sistemica e soffocante, si avverte la necessità di un'iniziativa altrettanto forte. Il problema non è isolato ma riguarda l'intera struttura: dal ritmo di gioco insufficiente rispetto alle avversarie internazionali, che corrono con un'intensità per noi insolita, alla tendenza culturale a risparmiare energie e a lamentarsi del calendario troppo fitto. La Nazionale di Gattuso si trova ora a dover affrontare playoff mondiali rischiosi contro squadre fisiche come Irlanda del Nord o Galles, e il timore è che un'eventuale qualificazione serva solo a nascondere la polvere sotto il tappeto, rimandando riforme ormai imprescindibili. Mentre il dibattito interno resta sterile, focalizzato sugli errori arbitrali o sul sollievo di potersi concentrare solo sullo scudetto dopo le eliminazioni europee, le istituzioni calcistiche appaiono immobili e incapaci di visione a lungo termine. Il calcio di oggi è il risultato di quanto seminato dieci anni fa, e senza statisti capaci di guardare al futuro oltre il proprio mandato, è difficile essere ottimisti su ciò che vedremo tra un decennio, considerando che persino la concessione di uno stage alla Nazionale incontra resistenze insormontabili all'interno della Lega.

GDS: Il calcio italiano sta vivendo una crisi d'identità senza precedenti in Champions League, segnata da un crollo strutturale che vede le nostre formazioni trasformate in "materassi" per le big europee. Il punto di rottura sembra essere stata la finale del 2025 persa dall'Inter contro il PSG per 5-0, un evento che ha scalfito il mito dell'impenetrabilità difensiva italiana. In questa edizione, il bilancio è drammatico: quattro pesanti disfatte hanno colpito i nostri club, a partire dal 4-0 subito dall'Atalanta di Juric contro il PSG, seguito dall'incredibile 6-2 incassato dal Napoli di Conte contro il PSV e dal 5-2 del Galatasaray sulla Juventus di Spalletti nei playoff. A completare il quadro è arrivato il recente 6-1 inflitto dal Bayern Monaco all'Atalanta a Bergamo, un risultato umiliante per la squadra che più di tutte incarnava il calcio moderno in Italia. I numeri complessivi sono impietosi: 63 gol subiti in 39 partite, con una media di 1,61 reti a gara, figlia di una "mutazione genetica" che ha portato le squadre a perdere la storica capacità di resistere alle avversità. Le cause di questo declino vanno ricercate in un divario tecnico netto rispetto ai top club, ma anche in un ritmo di gioco troppo lento e orizzontale tipico della Serie A, che non riesce a competere con la verticalità e la ferocia delle avversarie europee. Oltre a una crisi della scuola difensiva nazionale, pesa anche una gestione discutibile del turnover nella prima fase del torneo, che ha contribuito a un indebolimento generale della competitività internazionale delle nostre rappresentanti.

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Troppe poche risorse (quelle che pagano le pensioni, n.d.r.) nel tessuto sportivo nazionale, e troppa poca libertà decisionale a Gravina, che ha il grande merito di aver tenuto il calcio italiota a galla in questo periodo buio.

E prendiamo esempio dal modello inda, che giustamente brilla nel panorama grigio, mentre gli altri affondano.
 
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ahahahahah, si la scossa forte.

Se quando vai al Supermercato dei calciatori, puoi andare solo all' Eurospin il giorno delle offerte dei prodotti in scadenza, non farai una cena gourmet.

Puoi provare a scuotere la povera cassiera sottopagata e arrabbiata, ma non credo trasformi una pesca molliccia in una di prima scelta.
 
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Paolo Condò dal CorSera in edicola: il fallimento della Nazionale italiana ai Mondiali del 1974 e l'ascesa del calcio totale olandese spinsero l'allora presidente federale Artemio Franchi a una riforma radicale, affidando a Italo Allodi la creazione del Supercorso di Coverciano nel 1976. Quella rivoluzione culturale, che aumentò drasticamente le ore di formazione per i tecnici e aprì il sistema a influenze internazionali, fu la locomotiva che portò l'Italia a vincere due titoli mondiali nei successivi trent'anni. Oggi, di fronte al tracollo dei club italiani in Champions League e a una crisi che appare sistemica e soffocante, si avverte la necessità di un'iniziativa altrettanto forte. Il problema non è isolato ma riguarda l'intera struttura: dal ritmo di gioco insufficiente rispetto alle avversarie internazionali, che corrono con un'intensità per noi insolita, alla tendenza culturale a risparmiare energie e a lamentarsi del calendario troppo fitto. La Nazionale di Gattuso si trova ora a dover affrontare playoff mondiali rischiosi contro squadre fisiche come Irlanda del Nord o Galles, e il timore è che un'eventuale qualificazione serva solo a nascondere la polvere sotto il tappeto, rimandando riforme ormai imprescindibili. Mentre il dibattito interno resta sterile, focalizzato sugli errori arbitrali o sul sollievo di potersi concentrare solo sullo scudetto dopo le eliminazioni europee, le istituzioni calcistiche appaiono immobili e incapaci di visione a lungo termine. Il calcio di oggi è il risultato di quanto seminato dieci anni fa, e senza statisti capaci di guardare al futuro oltre il proprio mandato, è difficile essere ottimisti su ciò che vedremo tra un decennio, considerando che persino la concessione di uno stage alla Nazionale incontra resistenze insormontabili all'interno della Lega.

GDS: Il calcio italiano sta vivendo una crisi d'identità senza precedenti in Champions League, segnata da un crollo strutturale che vede le nostre formazioni trasformate in "materassi" per le big europee. Il punto di rottura sembra essere stata la finale del 2025 persa dall'Inter contro il PSG per 5-0, un evento che ha scalfito il mito dell'impenetrabilità difensiva italiana. In questa edizione, il bilancio è drammatico: quattro pesanti disfatte hanno colpito i nostri club, a partire dal 4-0 subito dall'Atalanta di Juric contro il PSG, seguito dall'incredibile 6-2 incassato dal Napoli di Conte contro il PSV e dal 5-2 del Galatasaray sulla Juventus di Spalletti nei playoff. A completare il quadro è arrivato il recente 6-1 inflitto dal Bayern Monaco all'Atalanta a Bergamo, un risultato umiliante per la squadra che più di tutte incarnava il calcio moderno in Italia. I numeri complessivi sono impietosi: 63 gol subiti in 39 partite, con una media di 1,61 reti a gara, figlia di una "mutazione genetica" che ha portato le squadre a perdere la storica capacità di resistere alle avversità. Le cause di questo declino vanno ricercate in un divario tecnico netto rispetto ai top club, ma anche in un ritmo di gioco troppo lento e orizzontale tipico della Serie A, che non riesce a competere con la verticalità e la ferocia delle avversarie europee. Oltre a una crisi della scuola difensiva nazionale, pesa anche una gestione discutibile del turnover nella prima fase del torneo, che ha contribuito a un indebolimento generale della competitività internazionale delle nostre rappresentanti.

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Buongiornoooooo.

Come sta il brand potentissimo??
 

Franco

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È un campionato che manca di identità. Troppi stranieri, con le squadre che non rappresentano più niente e nessuno. Va ridotto il numero di extracomunitari per squadra (2 nuovi ogni anno sono troppi) e alzate le quote di giocatori obbligatori formati nel vivaio. Questo se si vuole fare qualcosa di concreto e realizzabile.
 

Commodore06

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La scossa può essere anche del 30° grado della scala Richter, tanto il deretano di Gravina dalla sedia non si scolla.
 

Lineker10

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Paolo Condò dal CorSera in edicola: il fallimento della Nazionale italiana ai Mondiali del 1974 e l'ascesa del calcio totale olandese spinsero l'allora presidente federale Artemio Franchi a una riforma radicale, affidando a Italo Allodi la creazione del Supercorso di Coverciano nel 1976. Quella rivoluzione culturale, che aumentò drasticamente le ore di formazione per i tecnici e aprì il sistema a influenze internazionali, fu la locomotiva che portò l'Italia a vincere due titoli mondiali nei successivi trent'anni. Oggi, di fronte al tracollo dei club italiani in Champions League e a una crisi che appare sistemica e soffocante, si avverte la necessità di un'iniziativa altrettanto forte. Il problema non è isolato ma riguarda l'intera struttura: dal ritmo di gioco insufficiente rispetto alle avversarie internazionali, che corrono con un'intensità per noi insolita, alla tendenza culturale a risparmiare energie e a lamentarsi del calendario troppo fitto. La Nazionale di Gattuso si trova ora a dover affrontare playoff mondiali rischiosi contro squadre fisiche come Irlanda del Nord o Galles, e il timore è che un'eventuale qualificazione serva solo a nascondere la polvere sotto il tappeto, rimandando riforme ormai imprescindibili. Mentre il dibattito interno resta sterile, focalizzato sugli errori arbitrali o sul sollievo di potersi concentrare solo sullo scudetto dopo le eliminazioni europee, le istituzioni calcistiche appaiono immobili e incapaci di visione a lungo termine. Il calcio di oggi è il risultato di quanto seminato dieci anni fa, e senza statisti capaci di guardare al futuro oltre il proprio mandato, è difficile essere ottimisti su ciò che vedremo tra un decennio, considerando che persino la concessione di uno stage alla Nazionale incontra resistenze insormontabili all'interno della Lega.

GDS: Il calcio italiano sta vivendo una crisi d'identità senza precedenti in Champions League, segnata da un crollo strutturale che vede le nostre formazioni trasformate in "materassi" per le big europee. Il punto di rottura sembra essere stata la finale del 2025 persa dall'Inter contro il PSG per 5-0, un evento che ha scalfito il mito dell'impenetrabilità difensiva italiana. In questa edizione, il bilancio è drammatico: quattro pesanti disfatte hanno colpito i nostri club, a partire dal 4-0 subito dall'Atalanta di Juric contro il PSG, seguito dall'incredibile 6-2 incassato dal Napoli di Conte contro il PSV e dal 5-2 del Galatasaray sulla Juventus di Spalletti nei playoff. A completare il quadro è arrivato il recente 6-1 inflitto dal Bayern Monaco all'Atalanta a Bergamo, un risultato umiliante per la squadra che più di tutte incarnava il calcio moderno in Italia. I numeri complessivi sono impietosi: 63 gol subiti in 39 partite, con una media di 1,61 reti a gara, figlia di una "mutazione genetica" che ha portato le squadre a perdere la storica capacità di resistere alle avversità. Le cause di questo declino vanno ricercate in un divario tecnico netto rispetto ai top club, ma anche in un ritmo di gioco troppo lento e orizzontale tipico della Serie A, che non riesce a competere con la verticalità e la ferocia delle avversarie europee. Oltre a una crisi della scuola difensiva nazionale, pesa anche una gestione discutibile del turnover nella prima fase del torneo, che ha contribuito a un indebolimento generale della competitività internazionale delle nostre rappresentanti.

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Non siamo neanche al punto di declino, i prossimi anni le cose saranno anche peggiori.

Ancora siamo in piedi grazie a qualche vecchio allenatore (ma la parentesi felice del gioco a uomo, che un po' ha sorpreso il resto d'Europa per qualche anno, è bella che chiusa, ormai hanno studiato e trovato tutte le contromosse) e aggrappati ai pochi giocatori decenti rimasti, finito quello c'è il vuoto.

Il pochino che sta emergendo è un allenatore spagnolo che sta provando a scardinare un sistema morto decrepito, ma lo scetticismo se non proprio antipatia che vedo sistematicamente nei suoi confronti mi fa capire che primo o poi verrà espulso, anzi vomitato fuori, e allora si che ci sarà il buio totale.

Resteremo con le nostre difese a 5 e le nostre rose piene di cessi, inabili allo sport, favori di procuratori, scarti e giocatori a fine carriera.
 
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Serve affondare nuovamente e non riuscire a partecipare all'ennesimo mondiale
Forse in quel caso, dopo l'ennesimo fallimento, i dinosauri inizierebbero ad estinguersi..

In serie A la media degli italiani presenti in una rosa di 25-30 elementi sono 4-5.
4-5 che ovviamente, nella maggior parte dei casi, servono giusto per le liste e nulla più.
Così troviamo il secondo portiere italiano, qualche giovane terzino/centrocampista riserva della riserva del titolare e qualche naturalizzto qua e la.

Se vogliono fare qualcosa per risollevare il calcio e allo stesso tempo fare anche qualcosa per la nazionale, introducessero la regola del 50% dei giocatori italiani presenti in OGNI rosa della serie A.
Non basta neanche alzare le quote dei giocatori cresciuti nel vivaio perchè anche nella primavera la % di stranieri è smisurata.
 
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