Riforma arbitri: tensioni tra FIGC e Lega A.

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Il clima di crescente ostilità verso gli arbitri, culminato nell'aggressione verbale subita dal designatore Gianluca Rocchi a Carrara dopo il match con il Catanzaro, ha reso improcrastinabile una riforma radicale del sistema arbitrale italiano, spinta anche da un severo report dell'Uefa che ha bocciato l'attuale gestione di osservatori e valutazioni. La Figc è intenzionata a procedere verso il professionismo, prevedendo che gli arbitri di Serie A e B vengano inseriti in una società partecipata al 100% dalla Federazione stessa, con contratti di lavoro autonomo che evolveranno in contratti a tempo determinato comprensivi di contributi e Tfr, superando così le attuali selezioni piramidali a favore di una scelta meritocratica su base nazionale. La nuova struttura sarà governata da un consiglio di amministrazione di tre membri non tesserati, nominati dal Consiglio federale, che a loro volta sceglieranno un direttore generale e un nuovo designatore, sottraendo quest'ultima figura al controllo diretto dell'Aia. L'operazione ha un costo stimato di 18 milioni di euro annui, che la Federcalcio intende coprire riallocando i fondi attualmente destinati all'Aia e richiedendo un contributo di circa 10 milioni alle Leghe di Serie A e B. Tuttavia, il coinvolgimento economico dei club sta generando forti tensioni: le società vorrebbero avere potere decisionale sulle nomine del Cda e del designatore, ma tale prospettiva solleva timori circa possibili ingerenze, pressioni e la perdita di credibilità del sistema, con molti club divisi sull'opportunità di entrare nelle dinamiche di governance. La riforma incontra la feroce opposizione dell'Associazione Italiana Arbitri, che teme di perdere il controllo sull'eccellenza e sulle risorse finanziarie, ma l'Aia appare oggi indebolita dalla squalifica del suo presidente Zappi e dalla mancanza di mezzi propri, risultando di fatto incapace di opporre resistenza concreta, tanto più che la prospettiva di un contratto professionale con staff dedicati risulta molto gradita agli stessi direttori di gara, rendendo lo sciopero ventilato in questi giorni poco credibile. Il via libera definitivo alla riforma è atteso per aprile. Lo riporta Repubblica.

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Il clima di crescente ostilità verso gli arbitri, culminato nell'aggressione verbale subita dal designatore Gianluca Rocchi a Carrara dopo il match con il Catanzaro, ha reso improcrastinabile una riforma radicale del sistema arbitrale italiano, spinta anche da un severo report dell'Uefa che ha bocciato l'attuale gestione di osservatori e valutazioni. La Figc è intenzionata a procedere verso il professionismo, prevedendo che gli arbitri di Serie A e B vengano inseriti in una società partecipata al 100% dalla Federazione stessa, con contratti di lavoro autonomo che evolveranno in contratti a tempo determinato comprensivi di contributi e Tfr, superando così le attuali selezioni piramidali a favore di una scelta meritocratica su base nazionale. La nuova struttura sarà governata da un consiglio di amministrazione di tre membri non tesserati, nominati dal Consiglio federale, che a loro volta sceglieranno un direttore generale e un nuovo designatore, sottraendo quest'ultima figura al controllo diretto dell'Aia. L'operazione ha un costo stimato di 18 milioni di euro annui, che la Federcalcio intende coprire riallocando i fondi attualmente destinati all'Aia e richiedendo un contributo di circa 10 milioni alle Leghe di Serie A e B. Tuttavia, il coinvolgimento economico dei club sta generando forti tensioni: le società vorrebbero avere potere decisionale sulle nomine del Cda e del designatore, ma tale prospettiva solleva timori circa possibili ingerenze, pressioni e la perdita di credibilità del sistema, con molti club divisi sull'opportunità di entrare nelle dinamiche di governance. La riforma incontra la feroce opposizione dell'Associazione Italiana Arbitri, che teme di perdere il controllo sull'eccellenza e sulle risorse finanziarie, ma l'Aia appare oggi indebolita dalla squalifica del suo presidente Zappi e dalla mancanza di mezzi propri, risultando di fatto incapace di opporre resistenza concreta, tanto più che la prospettiva di un contratto professionale con staff dedicati risulta molto gradita agli stessi direttori di gara, rendendo lo sciopero ventilato in questi giorni poco credibile. Il via libera definitivo alla riforma è atteso per aprile. Lo riporta Repubblica.

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Il var è servito solo a togliere ogni credibiità agli arbitri.

Contrariamente, se li aggrada, possiamo dire che sono totalmente incapaci.
 

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Il clima di crescente ostilità verso gli arbitri, culminato nell'aggressione verbale subita dal designatore Gianluca Rocchi a Carrara dopo il match con il Catanzaro, ha reso improcrastinabile una riforma radicale del sistema arbitrale italiano, spinta anche da un severo report dell'Uefa che ha bocciato l'attuale gestione di osservatori e valutazioni. La Figc è intenzionata a procedere verso il professionismo, prevedendo che gli arbitri di Serie A e B vengano inseriti in una società partecipata al 100% dalla Federazione stessa, con contratti di lavoro autonomo che evolveranno in contratti a tempo determinato comprensivi di contributi e Tfr, superando così le attuali selezioni piramidali a favore di una scelta meritocratica su base nazionale. La nuova struttura sarà governata da un consiglio di amministrazione di tre membri non tesserati, nominati dal Consiglio federale, che a loro volta sceglieranno un direttore generale e un nuovo designatore, sottraendo quest'ultima figura al controllo diretto dell'Aia. L'operazione ha un costo stimato di 18 milioni di euro annui, che la Federcalcio intende coprire riallocando i fondi attualmente destinati all'Aia e richiedendo un contributo di circa 10 milioni alle Leghe di Serie A e B. Tuttavia, il coinvolgimento economico dei club sta generando forti tensioni: le società vorrebbero avere potere decisionale sulle nomine del Cda e del designatore, ma tale prospettiva solleva timori circa possibili ingerenze, pressioni e la perdita di credibilità del sistema, con molti club divisi sull'opportunità di entrare nelle dinamiche di governance. La riforma incontra la feroce opposizione dell'Associazione Italiana Arbitri, che teme di perdere il controllo sull'eccellenza e sulle risorse finanziarie, ma l'Aia appare oggi indebolita dalla squalifica del suo presidente Zappi e dalla mancanza di mezzi propri, risultando di fatto incapace di opporre resistenza concreta, tanto più che la prospettiva di un contratto professionale con staff dedicati risulta molto gradita agli stessi direttori di gara, rendendo lo sciopero ventilato in questi giorni poco credibile. Il via libera definitivo alla riforma è atteso per aprile. Lo riporta Repubblica.
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