Pioli: l'EL unica via per restare. Conte, Motta... Cardinale si interroga.

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GDS Tuttosport e Corsport in edicola sul futuro di Pioli, su Cardinale che si interroga, e sulle possibili alternative. tutte le notizie, di seguito:

GDS in edicola: Europa League a tutti i costi. E' l'unica via affinchè Pioli possa tenersi il Milan anche nella prossima stagione. La buona notizia è che il giorno della marmotta di Monza — doppio svantaggio, rimonta in dieci contro undici e nuovo doppio svantaggio — è durato 95 minuti. La cattiva è che il Milan, al risveglio, si è ritrovato intrappolato, tra rimpianti (la grande occasione del sorpasso sulla Juve si è tramutata in un mini-allungo dei bianconeri), soliti errori (la difesa che fa acqua, il turnover che non funziona) e la sensazione di doversi guardare le spalle: la distanza di sicurezza sulle inseguitrici per la zona Champions si è ridotta e domenica a San Siro arriva l’Atalanta. Come il Milan, anche Stefano Pioli ha vissuto il suo giorno della marmotta, che va avanti più o meno da una stagione: qualche fiammata, uno scivolone, le critiche dei tifosi, una collezione di attestati di stima dai vertici del club — Ibra, Furlani, Scaroni e Cardinale — e poi un altro scivolone. Quello dell’altra sera a Monza peserà sul suo destino sulla panchina del Milan? Pochino, se al ko di domenica seguirà una ripresa convincente. E se ripresa sarà, basterà solo quella per tenersi il Milan anche a fine stagione? Tutto sulla coppa Ecco, in questo caso rispondere è più complicato. Perché tutto o quasi passerà dall’Europa: quella che il Milan deve conquistare con un piazzamento in campionato per tornare a giocare la Champions tra un anno, certo, ma anche quella da inseguire nel tabellone dell’Europa League, unico trofeo ancora alla portata dei rossoneri. Nonché unico trofeo continentale che manca nella bacheca del Milan: arrivare fino in fondo e alzare la coppa a Dublino — entrando peraltro di diritto nella prossima Champions — ribalterebbe prospettive e valutazioni sulla stagione di Pioli, forse anche agli occhi di tanti tifosi che oggi non lo vorrebbero sulla panchina rossonera. Diversamente, centrare la qualificazione in Champions per la quarta stagione consecutiva significherebbe raggiungere l’obiettivo minimo del club. Sarebbe sufficiente per una riconferma? Trappola nerazzurra Quel che è certo, è che non può esserlo il Milan visto a Monza: una squadra scesa in campo con l’approccio sbagliato, snaturata dal turnover massiccio che ha ridisegnato il tridente di attacco, e poi incapace di gestire il pareggio conquistato nella ripresa, grazie ai “superpoteri” dei titolari alla Giroud o Pulisic. I limiti mostrati l’altra sera rischiano di diventare il peggior nemico del Milan in questa seconda parte di stagione, e l’Atalanta domenica li misurerà: Gasp ha già battuto Pioli due volte su due (in campionato e in Coppa Italia, tra dicembre e gennaio) e in caso di successo a San Siro si avvicinerebbe a -4, con la partita contro l’Inter da recuperare. Mentre anche il Bologna potrebbe accorciare sui rossoneri. Squadra a due facce Il punto è capire quale Milan plasmerà il tecnico nelle prossime settimane. La striscia di nove partite senza ko in campionato, e lo scintillante 3-0 al Rennes nel playoff di andata di Europa League, hanno detto che Leao e compagni sono in grado di tenere un passo da big; il tonfo di Monza li ha riportati sulla Terra: la squadra ricade ciclicamente negli stessi errori. E Pioli, in questa annata, sembra non riuscire a porvi rimedio in maniera definitiva: «Tutte le responsabilità del mondo sono mie. Sono io che scelgo i giocatori, la strategia, sono io che faccio i cambi». Limiti La strategia è stata una criticità lungo i primi mesi della stagione: dai terzini “dentro” al campo nel derby alla difesa alta in casa del Psg, dal doppio centravanti con l’Udinese ai cambi di posizione dei singoli (Musah terzino a Lecce), gli azzardi di Pioli spesso non hanno pagato. Le rotazioni, invece, torneranno d’attualità già in questi giorni: gli ottavi di Europa League ipotecati suggerirebbero turnover anche giovedì a Rennes, in vista dello scontro diretto con l’Atalanta, ma la sconfitta di Monza potrebbe rimescolare le carte, il Milan adesso ha bisogno di certezze. Di sicuro, la gestione del doppio impegno è uno dei nodi del Milan di Pioli, mai davvero competitivo quando si è diviso tra campionato e coppe (anche per il divario tra titolari e riserve): lo stesso maxi-distacco dall’Inter, in questo 2023-24, è maturato nei venti giorni tra le due sfide con il Psg in Champions. L’altro grande difetto di fabbrica è finito sotto i riflettori a Monza: il poker incassato ha fatto salire il conto dei gol subiti in trasferta a 24, tanti quanti i gol presi dalla Salernitana ultima in classifica. Il 3-0 di San Siro ha scavato un bel fossato, ma giovedì a Rennes meglio non distrarsi.

Anche Tuttosport in edicola, ovviamente, sul futuro di Pioli: l’indice delle azioni di Stefano Pioli sul mercato azionario di Milanello, da domenica sera, ha subito un brusco ribasso nel loro valore. La sconfitta con il Monza, che arriva dopo un bel filotto di risultati utili in campionato, non è piaciuta a nessuno, né dentro il club né ai tifosi (presenti in massa anche a Monza e non solamente nel settore a loro dedicato), con quest’ultimi che sono tornati - nella loro maggioranza - a chiedere la testa dell’allenatore parmigiano al termine della stagione. Sarà così fino alla bandiera a scacchi dell’annata sportiva, perché solo allora la dirigenza - a cominciare da Gerry Cardinale - tirerà le somme e farà le valutazioni del caso. La calendarizzazione della pagella finale di Pioli è messa alla fine delle partite proprio perché, a oggi, c’è ancora un doppio obiettivo da centrare: la qualificazione alla prossima edizione della Champions League e la salvaguardia del cammino in Europa League, dove il Milan si candida a essere considerata una delle squadre favorite per arrivare alla finale di Dublino.

Vincere un trofeo non è mai facile, ma Pioli oggi vive in una condizione non facile nella quale barcamenarsi, perché il suo Milan dà la sensazione di poter vincere con tutti e, allo stesso tempo, di poter perdere contro chiunque. Una condizione dettata dal modo di giocare della squadra, figlia della sua idea di calcio, che è spesso votata all’attacco anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il cammino, dopo il ko dell’U-Power Stadium di domenica sera, adesso si arricchisce di nuove pendenze per cercare di arrivare a strappare la conferma anche per la prossima stagione, che potrebbe diventare realtà qualora, oltre al piazzamento Champions, il Milan dovesse davvero arrivare a mettere le mani sull’Europa League. Una sconfitta in finale, probabilmente, peserebbe tantissimo a livello ambientale.
In più ci sono altri punti da tenere in considerazione. Il primo è quello oggettivo che è dettato dal contratto in scadenza il 30 giugno 2025. Iniziare una nuova stagione con un allenatore non solido a livello contrattuale, nella mentalità italiana, vorrebbe dire dar vita a un cammino con una guida instabile. Il secondo punto è legato al problema degli infortuni, che in questa fase della stagione sembra aver smesso di tormentare il Milan ma che, tra fine autunno e inizio inverno, ha decimato la rosa in maniera talmente profonda che Pioli è dovuto ricorrere a Primavera di valore come Simic e Jimenez, oltre a rispolverare Chaka Traoré, per sopperire alle assenze, specie nel reparto dei difensori centrali. Quello che potrebbe succedere in caso di una nuova sequenza di stop prolungati è chiaro a tutti, con l’aria che diventerebbe irrespirabile a Milanello e non solo, con la psicosi che ripartirebbe a galoppare selvaggia. Infine l’aspetto empatico con i tifosi. I tempi del “Pioli is on fire” sono un lontano ricordo e San Siro, da settimane, è molto meno caldo rispetto a prima.
Insomma, da più parti si leggono segnali di un ciclo che si appresta a scrivere i titoli di coda, ma nel caso in cui il Milan opti per il cambio di allenatore, sarebbe necessario un segnale forte da parte di proprietà e dirigenza verso la piazza. I tifosi hanno eletto, al vertice della loro scala di gradimento, Antonio Conte come il nome in grado di riaccendere la fiamma dell’entusiasmo, che oggi arde con meno candore. Anche Thiago Motta sarebbe visto di buon occhio e la cavalcata del suo Bologna, tra punti fatti, gioco espresso e valorizzazione dei giocatori a disposizione, è qualcosa che non può non essere tenuto in considerazione da Ibrahimovic, Furlani, Moncada e D’Ottavio. Difficile puntare a De Zerbi (è nel mirino di alcune big di Premier), non ha scaldato il nome di Lopetegui (che rimane nel novero dei candidati), ma Cardinale e i suoi uomini, oltre che sul mercato, saranno chiamati a fare una scelta importante per la panchina del Milan.


Anche il CorSport: Pioli Milan. equilibrio precario. L'ultima volta che il Milan era stato al secondo posto in Serie A risale ormai a fi ne ottobre, quando aveva chiuso in quella posizione la nona giornata dopo essere scivolato in casa contro la Juve in una sorta di antipasto di passaggio di consegne. Dopodiché è rimasto nel limbo della terza piazza, tra qualche assolo e alcune incertezze latenti, scavando nei mesi un cuscinetto di sicurezza rispetto alle inseguitrici e cominciando a strizzare l’occhio anche al piano superiore. Il mancato decimo risultato utile di fi la a Monza ha messo però in risalto quanto fosse effi mero quello status quo, catapultando il Diavolo dall’esaltazione per la convincente vittoria sul Rennes agli incubi per il crollo in Brianza nella notte che doveva suggellare il ritorno al secondo posto ai danni della Juve. Poteva essere la chiusura di un cerchio dopo quello sgarbo di quasi quattro mesi fa e invece rimane l’impressione di dover ricominciare daccapo per l’ennesima volta, raccogliendo i cocci di una stagione discussa e discutibile.

A UN BIVIO. Sul banco degli imputati non può che esserci Stefano Pioli, colpevole di un turnover tanto massiccio quanto controproducente al Brianteo, dove ha incassato l’ennesimo scossone alla solidità della panchina in attesa che a fi ne stagione la dirigenza tiri una riga per poi trarre le dovute conclusioni sul suo operato. Negli ultimi mesi il posto ha traballato parecchio, di certo la società non vedrebbe di buon occhio un mancato secondo posto in campionato (che signifi - cherebbe introiti da Final Four in Supercoppa) dopo l’amaro calice dell’addio al Mondiale per club del 2025. Un ruolo importante lo giocherà il destino in Europa League, che potrebbe diventare l’ultima scialuppa di salvataggio per scongiurare soluzioni drastiche. Il tratto comune degli alti e bassi sperimentati dai rossoneri arriva anche da un’inquietudine di fondo che affl igge la squadra, costretta in più occasioni a terminare in inferiorità numerica le partite: è successo ben 6 volte in campionato (con Tomori, Maignan, Thiaw, Giroud, Calabria e Jovic), tanto che nei cinque principali tornei d’Europa solo il Getafe con 8 espulsioni ha fatto peggio. SOTTO ESAME. Un altro aspetto su cui verrà valutato il tecnico rossonero sarà anche quello della capacità del gruppo di fronteggiare il doppio impegno. Dopo l’esame fallito a fi ne 2023 nel girone di Champions, è arrivato un altro banco di prova nella settimana appena conclusa e le premesse non sono certo quelle ideali vista la trasfi gurazione di Monza rispetto al match brillante contro il Rennes. Tutto questo ha portato al mancato secondo posto e al fatto che a rischio sia tornato anche il terzo. Alle spalle l’Atalanta insegue a 7 lunghezze, ma domenica c’è lo scontro diretto dopo la trasferta francese e i bergamaschi la prossima settimana recupereranno la sfi da con l’Inter. Senza dimenticare che il Milan all’andata in casa della Dea si è concesso uno dei suoi tipici scivoloni di questa stagione. E anche in quel caso Stefano Pioli aveva visto scendere nettamente le sue quotazioni in chiave riconferma.



Altre news di giornata


—) Ordine:"Pioli, spogliatoio in mano. Ma per il futuro...".


—) Okafor, Chuku, Adli: che flop. Addio in estate? Jovic e co...


—) Ibra: carica al Milan senza difesa. Aiuto a Pioli nella bufera.


—) Milan: il turnover non funziona mai. E la difesa...


—) Scaroni assunto anche in Redbird. Ecco il ruolo.


—) Milan: chi arriva e chi parte. Zirkzee, Sesko e addio a un big?


—)
Pioli: l'EL unica via per restare. Conte, Motta... Cardinale si interroga.
 

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Più si fa avanti in Europa più è a rischio il posto Champion's. Occhio
 

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GDS in edicola: Europa League a tutti i costi. E' l'unica via affinchè Pioli possa tenersi il Milan anche nella prossima stagione. La buona notizia è che il giorno della marmotta di Monza — doppio svantaggio, rimonta in dieci contro undici e nuovo doppio svantaggio — è durato 95 minuti. La cattiva è che il Milan, al risveglio, si è ritrovato intrappolato, tra rimpianti (la grande occasione del sorpasso sulla Juve si è tramutata in un mini-allungo dei bianconeri), soliti errori (la difesa che fa acqua, il turnover che non funziona) e la sensazione di doversi guardare le spalle: la distanza di sicurezza sulle inseguitrici per la zona Champions si è ridotta e domenica a San Siro arriva l’Atalanta. Come il Milan, anche Stefano Pioli ha vissuto il suo giorno della marmotta, che va avanti più o meno da una stagione: qualche fiammata, uno scivolone, le critiche dei tifosi, una collezione di attestati di stima dai vertici del club — Ibra, Furlani, Scaroni e Cardinale — e poi un altro scivolone. Quello dell’altra sera a Monza peserà sul suo destino sulla panchina del Milan? Pochino, se al ko di domenica seguirà una ripresa convincente. E se ripresa sarà, basterà solo quella per tenersi il Milan anche a fine stagione? Tutto sulla coppa Ecco, in questo caso rispondere è più complicato. Perché tutto o quasi passerà dall’Europa: quella che il Milan deve conquistare con un piazzamento in campionato per tornare a giocare la Champions tra un anno, certo, ma anche quella da inseguire nel tabellone dell’Europa League, unico trofeo ancora alla portata dei rossoneri. Nonché unico trofeo continentale che manca nella bacheca del Milan: arrivare fino in fondo e alzare la coppa a Dublino — entrando peraltro di diritto nella prossima Champions — ribalterebbe prospettive e valutazioni sulla stagione di Pioli, forse anche agli occhi di tanti tifosi che oggi non lo vorrebbero sulla panchina rossonera. Diversamente, centrare la qualificazione in Champions per la quarta stagione consecutiva significherebbe raggiungere l’obiettivo minimo del club. Sarebbe sufficiente per una riconferma? Trappola nerazzurra Quel che è certo, è che non può esserlo il Milan visto a Monza: una squadra scesa in campo con l’approccio sbagliato, snaturata dal turnover massiccio che ha ridisegnato il tridente di attacco, e poi incapace di gestire il pareggio conquistato nella ripresa, grazie ai “superpoteri” dei titolari alla Giroud o Pulisic. I limiti mostrati l’altra sera rischiano di diventare il peggior nemico del Milan in questa seconda parte di stagione, e l’Atalanta domenica li misurerà: Gasp ha già battuto Pioli due volte su due (in campionato e in Coppa Italia, tra dicembre e gennaio) e in caso di successo a San Siro si avvicinerebbe a -4, con la partita contro l’Inter da recuperare. Mentre anche il Bologna potrebbe accorciare sui rossoneri. Squadra a due facce Il punto è capire quale Milan plasmerà il tecnico nelle prossime settimane. La striscia di nove partite senza ko in campionato, e lo scintillante 3-0 al Rennes nel playoff di andata di Europa League, hanno detto che Leao e compagni sono in grado di tenere un passo da big; il tonfo di Monza li ha riportati sulla Terra: la squadra ricade ciclicamente negli stessi errori. E Pioli, in questa annata, sembra non riuscire a porvi rimedio in maniera definitiva: «Tutte le responsabilità del mondo sono mie. Sono io che scelgo i giocatori, la strategia, sono io che faccio i cambi». Limiti La strategia è stata una criticità lungo i primi mesi della stagione: dai terzini “dentro” al campo nel derby alla difesa alta in casa del Psg, dal doppio centravanti con l’Udinese ai cambi di posizione dei singoli (Musah terzino a Lecce), gli azzardi di Pioli spesso non hanno pagato. Le rotazioni, invece, torneranno d’attualità già in questi giorni: gli ottavi di Europa League ipotecati suggerirebbero turnover anche giovedì a Rennes, in vista dello scontro diretto con l’Atalanta, ma la sconfitta di Monza potrebbe rimescolare le carte, il Milan adesso ha bisogno di certezze. Di sicuro, la gestione del doppio impegno è uno dei nodi del Milan di Pioli, mai davvero competitivo quando si è diviso tra campionato e coppe (anche per il divario tra titolari e riserve): lo stesso maxi-distacco dall’Inter, in questo 2023-24, è maturato nei venti giorni tra le due sfide con il Psg in Champions. L’altro grande difetto di fabbrica è finito sotto i riflettori a Monza: il poker incassato ha fatto salire il conto dei gol subiti in trasferta a 24, tanti quanti i gol presi dalla Salernitana ultima in classifica. Il 3-0 di San Siro ha scavato un bel fossato, ma giovedì a Rennes meglio non distrarsi.

Anche Tuttosport in edicola, ovviamente, sul futuro di Pioli: l’indice delle azioni di Stefano Pioli sul mercato azionario di Milanello, da domenica sera, ha subito un brusco ribasso nel loro valore. La sconfitta con il Monza, che arriva dopo un bel filotto di risultati utili in campionato, non è piaciuta a nessuno, né dentro il club né ai tifosi (presenti in massa anche a Monza e non solamente nel settore a loro dedicato), con quest’ultimi che sono tornati - nella loro maggioranza - a chiedere la testa dell’allenatore parmigiano al termine della stagione. Sarà così fino alla bandiera a scacchi dell’annata sportiva, perché solo allora la dirigenza - a cominciare da Gerry Cardinale - tirerà le somme e farà le valutazioni del caso. La calendarizzazione della pagella finale di Pioli è messa alla fine delle partite proprio perché, a oggi, c’è ancora un doppio obiettivo da centrare: la qualificazione alla prossima edizione della Champions League e la salvaguardia del cammino in Europa League, dove il Milan si candida a essere considerata una delle squadre favorite per arrivare alla finale di Dublino.

Vincere un trofeo non è mai facile, ma Pioli oggi vive in una condizione non facile nella quale barcamenarsi, perché il suo Milan dà la sensazione di poter vincere con tutti e, allo stesso tempo, di poter perdere contro chiunque. Una condizione dettata dal modo di giocare della squadra, figlia della sua idea di calcio, che è spesso votata all’attacco anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il cammino, dopo il ko dell’U-Power Stadium di domenica sera, adesso si arricchisce di nuove pendenze per cercare di arrivare a strappare la conferma anche per la prossima stagione, che potrebbe diventare realtà qualora, oltre al piazzamento Champions, il Milan dovesse davvero arrivare a mettere le mani sull’Europa League. Una sconfitta in finale, probabilmente, peserebbe tantissimo a livello ambientale.
In più ci sono altri punti da tenere in considerazione. Il primo è quello oggettivo che è dettato dal contratto in scadenza il 30 giugno 2025. Iniziare una nuova stagione con un allenatore non solido a livello contrattuale, nella mentalità italiana, vorrebbe dire dar vita a un cammino con una guida instabile. Il secondo punto è legato al problema degli infortuni, che in questa fase della stagione sembra aver smesso di tormentare il Milan ma che, tra fine autunno e inizio inverno, ha decimato la rosa in maniera talmente profonda che Pioli è dovuto ricorrere a Primavera di valore come Simic e Jimenez, oltre a rispolverare Chaka Traoré, per sopperire alle assenze, specie nel reparto dei difensori centrali. Quello che potrebbe succedere in caso di una nuova sequenza di stop prolungati è chiaro a tutti, con l’aria che diventerebbe irrespirabile a Milanello e non solo, con la psicosi che ripartirebbe a galoppare selvaggia. Infine l’aspetto empatico con i tifosi. I tempi del “Pioli is on fire” sono un lontano ricordo e San Siro, da settimane, è molto meno caldo rispetto a prima.
Insomma, da più parti si leggono segnali di un ciclo che si appresta a scrivere i titoli di coda, ma nel caso in cui il Milan opti per il cambio di allenatore, sarebbe necessario un segnale forte da parte di proprietà e dirigenza verso la piazza. I tifosi hanno eletto, al vertice della loro scala di gradimento, Antonio Conte come il nome in grado di riaccendere la fiamma dell’entusiasmo, che oggi arde con meno candore. Anche Thiago Motta sarebbe visto di buon occhio e la cavalcata del suo Bologna, tra punti fatti, gioco espresso e valorizzazione dei giocatori a disposizione, è qualcosa che non può non essere tenuto in considerazione da Ibrahimovic, Furlani, Moncada e D’Ottavio. Difficile puntare a De Zerbi (è nel mirino di alcune big di Premier), non ha scaldato il nome di Lopetegui (che rimane nel novero dei candidati), ma Cardinale e i suoi uomini, oltre che sul mercato, saranno chiamati a fare una scelta importante per la panchina del Milan.

 

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Abbiamo subito gli stessi gol della Salernitana con una rosa ovviamente non confrontabile ed obiettivi molto distanti.
Loro cambiano tre allenatori, noi non facciamo altro che parlare di conferma.
 

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GDS in edicola: Europa League a tutti i costi. E' l'unica via affinchè Pioli possa tenersi il Milan anche nella prossima stagione. La buona notizia è che il giorno della marmotta di Monza — doppio svantaggio, rimonta in dieci contro undici e nuovo doppio svantaggio — è durato 95 minuti. La cattiva è che il Milan, al risveglio, si è ritrovato intrappolato, tra rimpianti (la grande occasione del sorpasso sulla Juve si è tramutata in un mini-allungo dei bianconeri), soliti errori (la difesa che fa acqua, il turnover che non funziona) e la sensazione di doversi guardare le spalle: la distanza di sicurezza sulle inseguitrici per la zona Champions si è ridotta e domenica a San Siro arriva l’Atalanta. Come il Milan, anche Stefano Pioli ha vissuto il suo giorno della marmotta, che va avanti più o meno da una stagione: qualche fiammata, uno scivolone, le critiche dei tifosi, una collezione di attestati di stima dai vertici del club — Ibra, Furlani, Scaroni e Cardinale — e poi un altro scivolone. Quello dell’altra sera a Monza peserà sul suo destino sulla panchina del Milan? Pochino, se al ko di domenica seguirà una ripresa convincente. E se ripresa sarà, basterà solo quella per tenersi il Milan anche a fine stagione? Tutto sulla coppa Ecco, in questo caso rispondere è più complicato. Perché tutto o quasi passerà dall’Europa: quella che il Milan deve conquistare con un piazzamento in campionato per tornare a giocare la Champions tra un anno, certo, ma anche quella da inseguire nel tabellone dell’Europa League, unico trofeo ancora alla portata dei rossoneri. Nonché unico trofeo continentale che manca nella bacheca del Milan: arrivare fino in fondo e alzare la coppa a Dublino — entrando peraltro di diritto nella prossima Champions — ribalterebbe prospettive e valutazioni sulla stagione di Pioli, forse anche agli occhi di tanti tifosi che oggi non lo vorrebbero sulla panchina rossonera. Diversamente, centrare la qualificazione in Champions per la quarta stagione consecutiva significherebbe raggiungere l’obiettivo minimo del club. Sarebbe sufficiente per una riconferma? Trappola nerazzurra Quel che è certo, è che non può esserlo il Milan visto a Monza: una squadra scesa in campo con l’approccio sbagliato, snaturata dal turnover massiccio che ha ridisegnato il tridente di attacco, e poi incapace di gestire il pareggio conquistato nella ripresa, grazie ai “superpoteri” dei titolari alla Giroud o Pulisic. I limiti mostrati l’altra sera rischiano di diventare il peggior nemico del Milan in questa seconda parte di stagione, e l’Atalanta domenica li misurerà: Gasp ha già battuto Pioli due volte su due (in campionato e in Coppa Italia, tra dicembre e gennaio) e in caso di successo a San Siro si avvicinerebbe a -4, con la partita contro l’Inter da recuperare. Mentre anche il Bologna potrebbe accorciare sui rossoneri. Squadra a due facce Il punto è capire quale Milan plasmerà il tecnico nelle prossime settimane. La striscia di nove partite senza ko in campionato, e lo scintillante 3-0 al Rennes nel playoff di andata di Europa League, hanno detto che Leao e compagni sono in grado di tenere un passo da big; il tonfo di Monza li ha riportati sulla Terra: la squadra ricade ciclicamente negli stessi errori. E Pioli, in questa annata, sembra non riuscire a porvi rimedio in maniera definitiva: «Tutte le responsabilità del mondo sono mie. Sono io che scelgo i giocatori, la strategia, sono io che faccio i cambi». Limiti La strategia è stata una criticità lungo i primi mesi della stagione: dai terzini “dentro” al campo nel derby alla difesa alta in casa del Psg, dal doppio centravanti con l’Udinese ai cambi di posizione dei singoli (Musah terzino a Lecce), gli azzardi di Pioli spesso non hanno pagato. Le rotazioni, invece, torneranno d’attualità già in questi giorni: gli ottavi di Europa League ipotecati suggerirebbero turnover anche giovedì a Rennes, in vista dello scontro diretto con l’Atalanta, ma la sconfitta di Monza potrebbe rimescolare le carte, il Milan adesso ha bisogno di certezze. Di sicuro, la gestione del doppio impegno è uno dei nodi del Milan di Pioli, mai davvero competitivo quando si è diviso tra campionato e coppe (anche per il divario tra titolari e riserve): lo stesso maxi-distacco dall’Inter, in questo 2023-24, è maturato nei venti giorni tra le due sfide con il Psg in Champions. L’altro grande difetto di fabbrica è finito sotto i riflettori a Monza: il poker incassato ha fatto salire il conto dei gol subiti in trasferta a 24, tanti quanti i gol presi dalla Salernitana ultima in classifica. Il 3-0 di San Siro ha scavato un bel fossato, ma giovedì a Rennes meglio non distrarsi.

Anche Tuttosport in edicola, ovviamente, sul futuro di Pioli: l’indice delle azioni di Stefano Pioli sul mercato azionario di Milanello, da domenica sera, ha subito un brusco ribasso nel loro valore. La sconfitta con il Monza, che arriva dopo un bel filotto di risultati utili in campionato, non è piaciuta a nessuno, né dentro il club né ai tifosi (presenti in massa anche a Monza e non solamente nel settore a loro dedicato), con quest’ultimi che sono tornati - nella loro maggioranza - a chiedere la testa dell’allenatore parmigiano al termine della stagione. Sarà così fino alla bandiera a scacchi dell’annata sportiva, perché solo allora la dirigenza - a cominciare da Gerry Cardinale - tirerà le somme e farà le valutazioni del caso. La calendarizzazione della pagella finale di Pioli è messa alla fine delle partite proprio perché, a oggi, c’è ancora un doppio obiettivo da centrare: la qualificazione alla prossima edizione della Champions League e la salvaguardia del cammino in Europa League, dove il Milan si candida a essere considerata una delle squadre favorite per arrivare alla finale di Dublino.

Vincere un trofeo non è mai facile, ma Pioli oggi vive in una condizione non facile nella quale barcamenarsi, perché il suo Milan dà la sensazione di poter vincere con tutti e, allo stesso tempo, di poter perdere contro chiunque. Una condizione dettata dal modo di giocare della squadra, figlia della sua idea di calcio, che è spesso votata all’attacco anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il cammino, dopo il ko dell’U-Power Stadium di domenica sera, adesso si arricchisce di nuove pendenze per cercare di arrivare a strappare la conferma anche per la prossima stagione, che potrebbe diventare realtà qualora, oltre al piazzamento Champions, il Milan dovesse davvero arrivare a mettere le mani sull’Europa League. Una sconfitta in finale, probabilmente, peserebbe tantissimo a livello ambientale.
In più ci sono altri punti da tenere in considerazione. Il primo è quello oggettivo che è dettato dal contratto in scadenza il 30 giugno 2025. Iniziare una nuova stagione con un allenatore non solido a livello contrattuale, nella mentalità italiana, vorrebbe dire dar vita a un cammino con una guida instabile. Il secondo punto è legato al problema degli infortuni, che in questa fase della stagione sembra aver smesso di tormentare il Milan ma che, tra fine autunno e inizio inverno, ha decimato la rosa in maniera talmente profonda che Pioli è dovuto ricorrere a Primavera di valore come Simic e Jimenez, oltre a rispolverare Chaka Traoré, per sopperire alle assenze, specie nel reparto dei difensori centrali. Quello che potrebbe succedere in caso di una nuova sequenza di stop prolungati è chiaro a tutti, con l’aria che diventerebbe irrespirabile a Milanello e non solo, con la psicosi che ripartirebbe a galoppare selvaggia. Infine l’aspetto empatico con i tifosi. I tempi del “Pioli is on fire” sono un lontano ricordo e San Siro, da settimane, è molto meno caldo rispetto a prima.
Insomma, da più parti si leggono segnali di un ciclo che si appresta a scrivere i titoli di coda, ma nel caso in cui il Milan opti per il cambio di allenatore, sarebbe necessario un segnale forte da parte di proprietà e dirigenza verso la piazza. I tifosi hanno eletto, al vertice della loro scala di gradimento, Antonio Conte come il nome in grado di riaccendere la fiamma dell’entusiasmo, che oggi arde con meno candore. Anche Thiago Motta sarebbe visto di buon occhio e la cavalcata del suo Bologna, tra punti fatti, gioco espresso e valorizzazione dei giocatori a disposizione, è qualcosa che non può non essere tenuto in considerazione da Ibrahimovic, Furlani, Moncada e D’Ottavio. Difficile puntare a De Zerbi (è nel mirino di alcune big di Premier), non ha scaldato il nome di Lopetegui (che rimane nel novero dei candidati), ma Cardinale e i suoi uomini, oltre che sul mercato, saranno chiamati a fare una scelta importante per la panchina del Milan.
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GDS e Tuttosport in edicola sul futuro di Pioli, su Cardinale che si interroga, e sulle possibili alternative.

GDS in edicola: Europa League a tutti i costi. E' l'unica via affinchè Pioli possa tenersi il Milan anche nella prossima stagione. La buona notizia è che il giorno della marmotta di Monza — doppio svantaggio, rimonta in dieci contro undici e nuovo doppio svantaggio — è durato 95 minuti. La cattiva è che il Milan, al risveglio, si è ritrovato intrappolato, tra rimpianti (la grande occasione del sorpasso sulla Juve si è tramutata in un mini-allungo dei bianconeri), soliti errori (la difesa che fa acqua, il turnover che non funziona) e la sensazione di doversi guardare le spalle: la distanza di sicurezza sulle inseguitrici per la zona Champions si è ridotta e domenica a San Siro arriva l’Atalanta. Come il Milan, anche Stefano Pioli ha vissuto il suo giorno della marmotta, che va avanti più o meno da una stagione: qualche fiammata, uno scivolone, le critiche dei tifosi, una collezione di attestati di stima dai vertici del club — Ibra, Furlani, Scaroni e Cardinale — e poi un altro scivolone. Quello dell’altra sera a Monza peserà sul suo destino sulla panchina del Milan? Pochino, se al ko di domenica seguirà una ripresa convincente. E se ripresa sarà, basterà solo quella per tenersi il Milan anche a fine stagione? Tutto sulla coppa Ecco, in questo caso rispondere è più complicato. Perché tutto o quasi passerà dall’Europa: quella che il Milan deve conquistare con un piazzamento in campionato per tornare a giocare la Champions tra un anno, certo, ma anche quella da inseguire nel tabellone dell’Europa League, unico trofeo ancora alla portata dei rossoneri. Nonché unico trofeo continentale che manca nella bacheca del Milan: arrivare fino in fondo e alzare la coppa a Dublino — entrando peraltro di diritto nella prossima Champions — ribalterebbe prospettive e valutazioni sulla stagione di Pioli, forse anche agli occhi di tanti tifosi che oggi non lo vorrebbero sulla panchina rossonera. Diversamente, centrare la qualificazione in Champions per la quarta stagione consecutiva significherebbe raggiungere l’obiettivo minimo del club. Sarebbe sufficiente per una riconferma? Trappola nerazzurra Quel che è certo, è che non può esserlo il Milan visto a Monza: una squadra scesa in campo con l’approccio sbagliato, snaturata dal turnover massiccio che ha ridisegnato il tridente di attacco, e poi incapace di gestire il pareggio conquistato nella ripresa, grazie ai “superpoteri” dei titolari alla Giroud o Pulisic. I limiti mostrati l’altra sera rischiano di diventare il peggior nemico del Milan in questa seconda parte di stagione, e l’Atalanta domenica li misurerà: Gasp ha già battuto Pioli due volte su due (in campionato e in Coppa Italia, tra dicembre e gennaio) e in caso di successo a San Siro si avvicinerebbe a -4, con la partita contro l’Inter da recuperare. Mentre anche il Bologna potrebbe accorciare sui rossoneri. Squadra a due facce Il punto è capire quale Milan plasmerà il tecnico nelle prossime settimane. La striscia di nove partite senza ko in campionato, e lo scintillante 3-0 al Rennes nel playoff di andata di Europa League, hanno detto che Leao e compagni sono in grado di tenere un passo da big; il tonfo di Monza li ha riportati sulla Terra: la squadra ricade ciclicamente negli stessi errori. E Pioli, in questa annata, sembra non riuscire a porvi rimedio in maniera definitiva: «Tutte le responsabilità del mondo sono mie. Sono io che scelgo i giocatori, la strategia, sono io che faccio i cambi». Limiti La strategia è stata una criticità lungo i primi mesi della stagione: dai terzini “dentro” al campo nel derby alla difesa alta in casa del Psg, dal doppio centravanti con l’Udinese ai cambi di posizione dei singoli (Musah terzino a Lecce), gli azzardi di Pioli spesso non hanno pagato. Le rotazioni, invece, torneranno d’attualità già in questi giorni: gli ottavi di Europa League ipotecati suggerirebbero turnover anche giovedì a Rennes, in vista dello scontro diretto con l’Atalanta, ma la sconfitta di Monza potrebbe rimescolare le carte, il Milan adesso ha bisogno di certezze. Di sicuro, la gestione del doppio impegno è uno dei nodi del Milan di Pioli, mai davvero competitivo quando si è diviso tra campionato e coppe (anche per il divario tra titolari e riserve): lo stesso maxi-distacco dall’Inter, in questo 2023-24, è maturato nei venti giorni tra le due sfide con il Psg in Champions. L’altro grande difetto di fabbrica è finito sotto i riflettori a Monza: il poker incassato ha fatto salire il conto dei gol subiti in trasferta a 24, tanti quanti i gol presi dalla Salernitana ultima in classifica. Il 3-0 di San Siro ha scavato un bel fossato, ma giovedì a Rennes meglio non distrarsi.

Anche Tuttosport in edicola, ovviamente, sul futuro di Pioli: l’indice delle azioni di Stefano Pioli sul mercato azionario di Milanello, da domenica sera, ha subito un brusco ribasso nel loro valore. La sconfitta con il Monza, che arriva dopo un bel filotto di risultati utili in campionato, non è piaciuta a nessuno, né dentro il club né ai tifosi (presenti in massa anche a Monza e non solamente nel settore a loro dedicato), con quest’ultimi che sono tornati - nella loro maggioranza - a chiedere la testa dell’allenatore parmigiano al termine della stagione. Sarà così fino alla bandiera a scacchi dell’annata sportiva, perché solo allora la dirigenza - a cominciare da Gerry Cardinale - tirerà le somme e farà le valutazioni del caso. La calendarizzazione della pagella finale di Pioli è messa alla fine delle partite proprio perché, a oggi, c’è ancora un doppio obiettivo da centrare: la qualificazione alla prossima edizione della Champions League e la salvaguardia del cammino in Europa League, dove il Milan si candida a essere considerata una delle squadre favorite per arrivare alla finale di Dublino.

Vincere un trofeo non è mai facile, ma Pioli oggi vive in una condizione non facile nella quale barcamenarsi, perché il suo Milan dà la sensazione di poter vincere con tutti e, allo stesso tempo, di poter perdere contro chiunque. Una condizione dettata dal modo di giocare della squadra, figlia della sua idea di calcio, che è spesso votata all’attacco anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il cammino, dopo il ko dell’U-Power Stadium di domenica sera, adesso si arricchisce di nuove pendenze per cercare di arrivare a strappare la conferma anche per la prossima stagione, che potrebbe diventare realtà qualora, oltre al piazzamento Champions, il Milan dovesse davvero arrivare a mettere le mani sull’Europa League. Una sconfitta in finale, probabilmente, peserebbe tantissimo a livello ambientale.
In più ci sono altri punti da tenere in considerazione. Il primo è quello oggettivo che è dettato dal contratto in scadenza il 30 giugno 2025. Iniziare una nuova stagione con un allenatore non solido a livello contrattuale, nella mentalità italiana, vorrebbe dire dar vita a un cammino con una guida instabile. Il secondo punto è legato al problema degli infortuni, che in questa fase della stagione sembra aver smesso di tormentare il Milan ma che, tra fine autunno e inizio inverno, ha decimato la rosa in maniera talmente profonda che Pioli è dovuto ricorrere a Primavera di valore come Simic e Jimenez, oltre a rispolverare Chaka Traoré, per sopperire alle assenze, specie nel reparto dei difensori centrali. Quello che potrebbe succedere in caso di una nuova sequenza di stop prolungati è chiaro a tutti, con l’aria che diventerebbe irrespirabile a Milanello e non solo, con la psicosi che ripartirebbe a galoppare selvaggia. Infine l’aspetto empatico con i tifosi. I tempi del “Pioli is on fire” sono un lontano ricordo e San Siro, da settimane, è molto meno caldo rispetto a prima.
Insomma, da più parti si leggono segnali di un ciclo che si appresta a scrivere i titoli di coda, ma nel caso in cui il Milan opti per il cambio di allenatore, sarebbe necessario un segnale forte da parte di proprietà e dirigenza verso la piazza. I tifosi hanno eletto, al vertice della loro scala di gradimento, Antonio Conte come il nome in grado di riaccendere la fiamma dell’entusiasmo, che oggi arde con meno candore. Anche Thiago Motta sarebbe visto di buon occhio e la cavalcata del suo Bologna, tra punti fatti, gioco espresso e valorizzazione dei giocatori a disposizione, è qualcosa che non può non essere tenuto in considerazione da Ibrahimovic, Furlani, Moncada e D’Ottavio. Difficile puntare a De Zerbi (è nel mirino di alcune big di Premier), non ha scaldato il nome di Lopetegui (che rimane nel novero dei candidati), ma Cardinale e i suoi uomini, oltre che sul mercato, saranno chiamati a fare una scelta importante per la panchina del Milan.

Anche il CorSport: Pioli Milan. equilibrio precario. L'ultima volta che il Milan era stato al secondo posto in Serie A risale ormai a fi ne ottobre, quando aveva chiuso in quella posizione la nona giornata dopo essere scivolato in casa contro la Juve in una sorta di antipasto di passaggio di consegne. Dopodiché è rimasto nel limbo della terza piazza, tra qualche assolo e alcune incertezze latenti, scavando nei mesi un cuscinetto di sicurezza rispetto alle inseguitrici e cominciando a strizzare l’occhio anche al piano superiore. Il mancato decimo risultato utile di fi la a Monza ha messo però in risalto quanto fosse effi mero quello status quo, catapultando il Diavolo dall’esaltazione per la convincente vittoria sul Rennes agli incubi per il crollo in Brianza nella notte che doveva suggellare il ritorno al secondo posto ai danni della Juve. Poteva essere la chiusura di un cerchio dopo quello sgarbo di quasi quattro mesi fa e invece rimane l’impressione di dover ricominciare daccapo per l’ennesima volta, raccogliendo i cocci di una stagione discussa e discutibile.

A UN BIVIO. Sul banco degli imputati non può che esserci Stefano Pioli, colpevole di un turnover tanto massiccio quanto controproducente al Brianteo, dove ha incassato l’ennesimo scossone alla solidità della panchina in attesa che a fi ne stagione la dirigenza tiri una riga per poi trarre le dovute conclusioni sul suo operato. Negli ultimi mesi il posto ha traballato parecchio, di certo la società non vedrebbe di buon occhio un mancato secondo posto in campionato (che signifi - cherebbe introiti da Final Four in Supercoppa) dopo l’amaro calice dell’addio al Mondiale per club del 2025. Un ruolo importante lo giocherà il destino in Europa League, che potrebbe diventare l’ultima scialuppa di salvataggio per scongiurare soluzioni drastiche. Il tratto comune degli alti e bassi sperimentati dai rossoneri arriva anche da un’inquietudine di fondo che affl igge la squadra, costretta in più occasioni a terminare in inferiorità numerica le partite: è successo ben 6 volte in campionato (con Tomori, Maignan, Thiaw, Giroud, Calabria e Jovic), tanto che nei cinque principali tornei d’Europa solo il Getafe con 8 espulsioni ha fatto peggio. SOTTO ESAME. Un altro aspetto su cui verrà valutato il tecnico rossonero sarà anche quello della capacità del gruppo di fronteggiare il doppio impegno. Dopo l’esame fallito a fi ne 2023 nel girone di Champions, è arrivato un altro banco di prova nella settimana appena conclusa e le premesse non sono certo quelle ideali vista la trasfi gurazione di Monza rispetto al match brillante contro il Rennes. Tutto questo ha portato al mancato secondo posto e al fatto che a rischio sia tornato anche il terzo. Alle spalle l’Atalanta insegue a 7 lunghezze, ma domenica c’è lo scontro diretto dopo la trasferta francese e i bergamaschi la prossima settimana recupereranno la sfi da con l’Inter. Senza dimenticare che il Milan all’andata in casa della Dea si è concesso uno dei suoi tipici scivoloni di questa stagione. E anche in quel caso Stefano Pioli aveva visto scendere nettamente le sue quotazioni in chiave riconferma.
 

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GDS Tuttosport e Corsport in edicola sul futuro di Pioli, su Cardinale che si interroga, e sulle possibili alternative. tutte le notizie, di seguito:

GDS in edicola: Europa League a tutti i costi. E' l'unica via affinchè Pioli possa tenersi il Milan anche nella prossima stagione. La buona notizia è che il giorno della marmotta di Monza — doppio svantaggio, rimonta in dieci contro undici e nuovo doppio svantaggio — è durato 95 minuti. La cattiva è che il Milan, al risveglio, si è ritrovato intrappolato, tra rimpianti (la grande occasione del sorpasso sulla Juve si è tramutata in un mini-allungo dei bianconeri), soliti errori (la difesa che fa acqua, il turnover che non funziona) e la sensazione di doversi guardare le spalle: la distanza di sicurezza sulle inseguitrici per la zona Champions si è ridotta e domenica a San Siro arriva l’Atalanta. Come il Milan, anche Stefano Pioli ha vissuto il suo giorno della marmotta, che va avanti più o meno da una stagione: qualche fiammata, uno scivolone, le critiche dei tifosi, una collezione di attestati di stima dai vertici del club — Ibra, Furlani, Scaroni e Cardinale — e poi un altro scivolone. Quello dell’altra sera a Monza peserà sul suo destino sulla panchina del Milan? Pochino, se al ko di domenica seguirà una ripresa convincente. E se ripresa sarà, basterà solo quella per tenersi il Milan anche a fine stagione? Tutto sulla coppa Ecco, in questo caso rispondere è più complicato. Perché tutto o quasi passerà dall’Europa: quella che il Milan deve conquistare con un piazzamento in campionato per tornare a giocare la Champions tra un anno, certo, ma anche quella da inseguire nel tabellone dell’Europa League, unico trofeo ancora alla portata dei rossoneri. Nonché unico trofeo continentale che manca nella bacheca del Milan: arrivare fino in fondo e alzare la coppa a Dublino — entrando peraltro di diritto nella prossima Champions — ribalterebbe prospettive e valutazioni sulla stagione di Pioli, forse anche agli occhi di tanti tifosi che oggi non lo vorrebbero sulla panchina rossonera. Diversamente, centrare la qualificazione in Champions per la quarta stagione consecutiva significherebbe raggiungere l’obiettivo minimo del club. Sarebbe sufficiente per una riconferma? Trappola nerazzurra Quel che è certo, è che non può esserlo il Milan visto a Monza: una squadra scesa in campo con l’approccio sbagliato, snaturata dal turnover massiccio che ha ridisegnato il tridente di attacco, e poi incapace di gestire il pareggio conquistato nella ripresa, grazie ai “superpoteri” dei titolari alla Giroud o Pulisic. I limiti mostrati l’altra sera rischiano di diventare il peggior nemico del Milan in questa seconda parte di stagione, e l’Atalanta domenica li misurerà: Gasp ha già battuto Pioli due volte su due (in campionato e in Coppa Italia, tra dicembre e gennaio) e in caso di successo a San Siro si avvicinerebbe a -4, con la partita contro l’Inter da recuperare. Mentre anche il Bologna potrebbe accorciare sui rossoneri. Squadra a due facce Il punto è capire quale Milan plasmerà il tecnico nelle prossime settimane. La striscia di nove partite senza ko in campionato, e lo scintillante 3-0 al Rennes nel playoff di andata di Europa League, hanno detto che Leao e compagni sono in grado di tenere un passo da big; il tonfo di Monza li ha riportati sulla Terra: la squadra ricade ciclicamente negli stessi errori. E Pioli, in questa annata, sembra non riuscire a porvi rimedio in maniera definitiva: «Tutte le responsabilità del mondo sono mie. Sono io che scelgo i giocatori, la strategia, sono io che faccio i cambi». Limiti La strategia è stata una criticità lungo i primi mesi della stagione: dai terzini “dentro” al campo nel derby alla difesa alta in casa del Psg, dal doppio centravanti con l’Udinese ai cambi di posizione dei singoli (Musah terzino a Lecce), gli azzardi di Pioli spesso non hanno pagato. Le rotazioni, invece, torneranno d’attualità già in questi giorni: gli ottavi di Europa League ipotecati suggerirebbero turnover anche giovedì a Rennes, in vista dello scontro diretto con l’Atalanta, ma la sconfitta di Monza potrebbe rimescolare le carte, il Milan adesso ha bisogno di certezze. Di sicuro, la gestione del doppio impegno è uno dei nodi del Milan di Pioli, mai davvero competitivo quando si è diviso tra campionato e coppe (anche per il divario tra titolari e riserve): lo stesso maxi-distacco dall’Inter, in questo 2023-24, è maturato nei venti giorni tra le due sfide con il Psg in Champions. L’altro grande difetto di fabbrica è finito sotto i riflettori a Monza: il poker incassato ha fatto salire il conto dei gol subiti in trasferta a 24, tanti quanti i gol presi dalla Salernitana ultima in classifica. Il 3-0 di San Siro ha scavato un bel fossato, ma giovedì a Rennes meglio non distrarsi.

Anche Tuttosport in edicola, ovviamente, sul futuro di Pioli: l’indice delle azioni di Stefano Pioli sul mercato azionario di Milanello, da domenica sera, ha subito un brusco ribasso nel loro valore. La sconfitta con il Monza, che arriva dopo un bel filotto di risultati utili in campionato, non è piaciuta a nessuno, né dentro il club né ai tifosi (presenti in massa anche a Monza e non solamente nel settore a loro dedicato), con quest’ultimi che sono tornati - nella loro maggioranza - a chiedere la testa dell’allenatore parmigiano al termine della stagione. Sarà così fino alla bandiera a scacchi dell’annata sportiva, perché solo allora la dirigenza - a cominciare da Gerry Cardinale - tirerà le somme e farà le valutazioni del caso. La calendarizzazione della pagella finale di Pioli è messa alla fine delle partite proprio perché, a oggi, c’è ancora un doppio obiettivo da centrare: la qualificazione alla prossima edizione della Champions League e la salvaguardia del cammino in Europa League, dove il Milan si candida a essere considerata una delle squadre favorite per arrivare alla finale di Dublino.

Vincere un trofeo non è mai facile, ma Pioli oggi vive in una condizione non facile nella quale barcamenarsi, perché il suo Milan dà la sensazione di poter vincere con tutti e, allo stesso tempo, di poter perdere contro chiunque. Una condizione dettata dal modo di giocare della squadra, figlia della sua idea di calcio, che è spesso votata all’attacco anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il cammino, dopo il ko dell’U-Power Stadium di domenica sera, adesso si arricchisce di nuove pendenze per cercare di arrivare a strappare la conferma anche per la prossima stagione, che potrebbe diventare realtà qualora, oltre al piazzamento Champions, il Milan dovesse davvero arrivare a mettere le mani sull’Europa League. Una sconfitta in finale, probabilmente, peserebbe tantissimo a livello ambientale.
In più ci sono altri punti da tenere in considerazione. Il primo è quello oggettivo che è dettato dal contratto in scadenza il 30 giugno 2025. Iniziare una nuova stagione con un allenatore non solido a livello contrattuale, nella mentalità italiana, vorrebbe dire dar vita a un cammino con una guida instabile. Il secondo punto è legato al problema degli infortuni, che in questa fase della stagione sembra aver smesso di tormentare il Milan ma che, tra fine autunno e inizio inverno, ha decimato la rosa in maniera talmente profonda che Pioli è dovuto ricorrere a Primavera di valore come Simic e Jimenez, oltre a rispolverare Chaka Traoré, per sopperire alle assenze, specie nel reparto dei difensori centrali. Quello che potrebbe succedere in caso di una nuova sequenza di stop prolungati è chiaro a tutti, con l’aria che diventerebbe irrespirabile a Milanello e non solo, con la psicosi che ripartirebbe a galoppare selvaggia. Infine l’aspetto empatico con i tifosi. I tempi del “Pioli is on fire” sono un lontano ricordo e San Siro, da settimane, è molto meno caldo rispetto a prima.
Insomma, da più parti si leggono segnali di un ciclo che si appresta a scrivere i titoli di coda, ma nel caso in cui il Milan opti per il cambio di allenatore, sarebbe necessario un segnale forte da parte di proprietà e dirigenza verso la piazza. I tifosi hanno eletto, al vertice della loro scala di gradimento, Antonio Conte come il nome in grado di riaccendere la fiamma dell’entusiasmo, che oggi arde con meno candore. Anche Thiago Motta sarebbe visto di buon occhio e la cavalcata del suo Bologna, tra punti fatti, gioco espresso e valorizzazione dei giocatori a disposizione, è qualcosa che non può non essere tenuto in considerazione da Ibrahimovic, Furlani, Moncada e D’Ottavio. Difficile puntare a De Zerbi (è nel mirino di alcune big di Premier), non ha scaldato il nome di Lopetegui (che rimane nel novero dei candidati), ma Cardinale e i suoi uomini, oltre che sul mercato, saranno chiamati a fare una scelta importante per la panchina del Milan.


Anche il CorSport: Pioli Milan. equilibrio precario. L'ultima volta che il Milan era stato al secondo posto in Serie A risale ormai a fi ne ottobre, quando aveva chiuso in quella posizione la nona giornata dopo essere scivolato in casa contro la Juve in una sorta di antipasto di passaggio di consegne. Dopodiché è rimasto nel limbo della terza piazza, tra qualche assolo e alcune incertezze latenti, scavando nei mesi un cuscinetto di sicurezza rispetto alle inseguitrici e cominciando a strizzare l’occhio anche al piano superiore. Il mancato decimo risultato utile di fi la a Monza ha messo però in risalto quanto fosse effi mero quello status quo, catapultando il Diavolo dall’esaltazione per la convincente vittoria sul Rennes agli incubi per il crollo in Brianza nella notte che doveva suggellare il ritorno al secondo posto ai danni della Juve. Poteva essere la chiusura di un cerchio dopo quello sgarbo di quasi quattro mesi fa e invece rimane l’impressione di dover ricominciare daccapo per l’ennesima volta, raccogliendo i cocci di una stagione discussa e discutibile.

A UN BIVIO. Sul banco degli imputati non può che esserci Stefano Pioli, colpevole di un turnover tanto massiccio quanto controproducente al Brianteo, dove ha incassato l’ennesimo scossone alla solidità della panchina in attesa che a fi ne stagione la dirigenza tiri una riga per poi trarre le dovute conclusioni sul suo operato. Negli ultimi mesi il posto ha traballato parecchio, di certo la società non vedrebbe di buon occhio un mancato secondo posto in campionato (che signifi - cherebbe introiti da Final Four in Supercoppa) dopo l’amaro calice dell’addio al Mondiale per club del 2025. Un ruolo importante lo giocherà il destino in Europa League, che potrebbe diventare l’ultima scialuppa di salvataggio per scongiurare soluzioni drastiche. Il tratto comune degli alti e bassi sperimentati dai rossoneri arriva anche da un’inquietudine di fondo che affl igge la squadra, costretta in più occasioni a terminare in inferiorità numerica le partite: è successo ben 6 volte in campionato (con Tomori, Maignan, Thiaw, Giroud, Calabria e Jovic), tanto che nei cinque principali tornei d’Europa solo il Getafe con 8 espulsioni ha fatto peggio. SOTTO ESAME. Un altro aspetto su cui verrà valutato il tecnico rossonero sarà anche quello della capacità del gruppo di fronteggiare il doppio impegno. Dopo l’esame fallito a fi ne 2023 nel girone di Champions, è arrivato un altro banco di prova nella settimana appena conclusa e le premesse non sono certo quelle ideali vista la trasfi gurazione di Monza rispetto al match brillante contro il Rennes. Tutto questo ha portato al mancato secondo posto e al fatto che a rischio sia tornato anche il terzo. Alle spalle l’Atalanta insegue a 7 lunghezze, ma domenica c’è lo scontro diretto dopo la trasferta francese e i bergamaschi la prossima settimana recupereranno la sfi da con l’Inter. Senza dimenticare che il Milan all’andata in casa della Dea si è concesso uno dei suoi tipici scivoloni di questa stagione. E anche in quel caso Stefano Pioli aveva visto scendere nettamente le sue quotazioni in chiave riconferma.



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GDS in edicola: Europa League a tutti i costi. E' l'unica via affinchè Pioli possa tenersi il Milan anche nella prossima stagione. La buona notizia è che il giorno della marmotta di Monza — doppio svantaggio, rimonta in dieci contro undici e nuovo doppio svantaggio — è durato 95 minuti. La cattiva è che il Milan, al risveglio, si è ritrovato intrappolato, tra rimpianti (la grande occasione del sorpasso sulla Juve si è tramutata in un mini-allungo dei bianconeri), soliti errori (la difesa che fa acqua, il turnover che non funziona) e la sensazione di doversi guardare le spalle: la distanza di sicurezza sulle inseguitrici per la zona Champions si è ridotta e domenica a San Siro arriva l’Atalanta. Come il Milan, anche Stefano Pioli ha vissuto il suo giorno della marmotta, che va avanti più o meno da una stagione: qualche fiammata, uno scivolone, le critiche dei tifosi, una collezione di attestati di stima dai vertici del club — Ibra, Furlani, Scaroni e Cardinale — e poi un altro scivolone. Quello dell’altra sera a Monza peserà sul suo destino sulla panchina del Milan? Pochino, se al ko di domenica seguirà una ripresa convincente. E se ripresa sarà, basterà solo quella per tenersi il Milan anche a fine stagione? Tutto sulla coppa Ecco, in questo caso rispondere è più complicato. Perché tutto o quasi passerà dall’Europa: quella che il Milan deve conquistare con un piazzamento in campionato per tornare a giocare la Champions tra un anno, certo, ma anche quella da inseguire nel tabellone dell’Europa League, unico trofeo ancora alla portata dei rossoneri. Nonché unico trofeo continentale che manca nella bacheca del Milan: arrivare fino in fondo e alzare la coppa a Dublino — entrando peraltro di diritto nella prossima Champions — ribalterebbe prospettive e valutazioni sulla stagione di Pioli, forse anche agli occhi di tanti tifosi che oggi non lo vorrebbero sulla panchina rossonera. Diversamente, centrare la qualificazione in Champions per la quarta stagione consecutiva significherebbe raggiungere l’obiettivo minimo del club. Sarebbe sufficiente per una riconferma? Trappola nerazzurra Quel che è certo, è che non può esserlo il Milan visto a Monza: una squadra scesa in campo con l’approccio sbagliato, snaturata dal turnover massiccio che ha ridisegnato il tridente di attacco, e poi incapace di gestire il pareggio conquistato nella ripresa, grazie ai “superpoteri” dei titolari alla Giroud o Pulisic. I limiti mostrati l’altra sera rischiano di diventare il peggior nemico del Milan in questa seconda parte di stagione, e l’Atalanta domenica li misurerà: Gasp ha già battuto Pioli due volte su due (in campionato e in Coppa Italia, tra dicembre e gennaio) e in caso di successo a San Siro si avvicinerebbe a -4, con la partita contro l’Inter da recuperare. Mentre anche il Bologna potrebbe accorciare sui rossoneri. Squadra a due facce Il punto è capire quale Milan plasmerà il tecnico nelle prossime settimane. La striscia di nove partite senza ko in campionato, e lo scintillante 3-0 al Rennes nel playoff di andata di Europa League, hanno detto che Leao e compagni sono in grado di tenere un passo da big; il tonfo di Monza li ha riportati sulla Terra: la squadra ricade ciclicamente negli stessi errori. E Pioli, in questa annata, sembra non riuscire a porvi rimedio in maniera definitiva: «Tutte le responsabilità del mondo sono mie. Sono io che scelgo i giocatori, la strategia, sono io che faccio i cambi». Limiti La strategia è stata una criticità lungo i primi mesi della stagione: dai terzini “dentro” al campo nel derby alla difesa alta in casa del Psg, dal doppio centravanti con l’Udinese ai cambi di posizione dei singoli (Musah terzino a Lecce), gli azzardi di Pioli spesso non hanno pagato. Le rotazioni, invece, torneranno d’attualità già in questi giorni: gli ottavi di Europa League ipotecati suggerirebbero turnover anche giovedì a Rennes, in vista dello scontro diretto con l’Atalanta, ma la sconfitta di Monza potrebbe rimescolare le carte, il Milan adesso ha bisogno di certezze. Di sicuro, la gestione del doppio impegno è uno dei nodi del Milan di Pioli, mai davvero competitivo quando si è diviso tra campionato e coppe (anche per il divario tra titolari e riserve): lo stesso maxi-distacco dall’Inter, in questo 2023-24, è maturato nei venti giorni tra le due sfide con il Psg in Champions. L’altro grande difetto di fabbrica è finito sotto i riflettori a Monza: il poker incassato ha fatto salire il conto dei gol subiti in trasferta a 24, tanti quanti i gol presi dalla Salernitana ultima in classifica. Il 3-0 di San Siro ha scavato un bel fossato, ma giovedì a Rennes meglio non distrarsi.

Anche Tuttosport in edicola, ovviamente, sul futuro di Pioli: l’indice delle azioni di Stefano Pioli sul mercato azionario di Milanello, da domenica sera, ha subito un brusco ribasso nel loro valore. La sconfitta con il Monza, che arriva dopo un bel filotto di risultati utili in campionato, non è piaciuta a nessuno, né dentro il club né ai tifosi (presenti in massa anche a Monza e non solamente nel settore a loro dedicato), con quest’ultimi che sono tornati - nella loro maggioranza - a chiedere la testa dell’allenatore parmigiano al termine della stagione. Sarà così fino alla bandiera a scacchi dell’annata sportiva, perché solo allora la dirigenza - a cominciare da Gerry Cardinale - tirerà le somme e farà le valutazioni del caso. La calendarizzazione della pagella finale di Pioli è messa alla fine delle partite proprio perché, a oggi, c’è ancora un doppio obiettivo da centrare: la qualificazione alla prossima edizione della Champions League e la salvaguardia del cammino in Europa League, dove il Milan si candida a essere considerata una delle squadre favorite per arrivare alla finale di Dublino.

Vincere un trofeo non è mai facile, ma Pioli oggi vive in una condizione non facile nella quale barcamenarsi, perché il suo Milan dà la sensazione di poter vincere con tutti e, allo stesso tempo, di poter perdere contro chiunque. Una condizione dettata dal modo di giocare della squadra, figlia della sua idea di calcio, che è spesso votata all’attacco anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il cammino, dopo il ko dell’U-Power Stadium di domenica sera, adesso si arricchisce di nuove pendenze per cercare di arrivare a strappare la conferma anche per la prossima stagione, che potrebbe diventare realtà qualora, oltre al piazzamento Champions, il Milan dovesse davvero arrivare a mettere le mani sull’Europa League. Una sconfitta in finale, probabilmente, peserebbe tantissimo a livello ambientale.
In più ci sono altri punti da tenere in considerazione. Il primo è quello oggettivo che è dettato dal contratto in scadenza il 30 giugno 2025. Iniziare una nuova stagione con un allenatore non solido a livello contrattuale, nella mentalità italiana, vorrebbe dire dar vita a un cammino con una guida instabile. Il secondo punto è legato al problema degli infortuni, che in questa fase della stagione sembra aver smesso di tormentare il Milan ma che, tra fine autunno e inizio inverno, ha decimato la rosa in maniera talmente profonda che Pioli è dovuto ricorrere a Primavera di valore come Simic e Jimenez, oltre a rispolverare Chaka Traoré, per sopperire alle assenze, specie nel reparto dei difensori centrali. Quello che potrebbe succedere in caso di una nuova sequenza di stop prolungati è chiaro a tutti, con l’aria che diventerebbe irrespirabile a Milanello e non solo, con la psicosi che ripartirebbe a galoppare selvaggia. Infine l’aspetto empatico con i tifosi. I tempi del “Pioli is on fire” sono un lontano ricordo e San Siro, da settimane, è molto meno caldo rispetto a prima.
Insomma, da più parti si leggono segnali di un ciclo che si appresta a scrivere i titoli di coda, ma nel caso in cui il Milan opti per il cambio di allenatore, sarebbe necessario un segnale forte da parte di proprietà e dirigenza verso la piazza. I tifosi hanno eletto, al vertice della loro scala di gradimento, Antonio Conte come il nome in grado di riaccendere la fiamma dell’entusiasmo, che oggi arde con meno candore. Anche Thiago Motta sarebbe visto di buon occhio e la cavalcata del suo Bologna, tra punti fatti, gioco espresso e valorizzazione dei giocatori a disposizione, è qualcosa che non può non essere tenuto in considerazione da Ibrahimovic, Furlani, Moncada e D’Ottavio. Difficile puntare a De Zerbi (è nel mirino di alcune big di Premier), non ha scaldato il nome di Lopetegui (che rimane nel novero dei candidati), ma Cardinale e i suoi uomini, oltre che sul mercato, saranno chiamati a fare una scelta importante per la panchina del Milan.


Anche il CorSport: Pioli Milan. equilibrio precario. L'ultima volta che il Milan era stato al secondo posto in Serie A risale ormai a fi ne ottobre, quando aveva chiuso in quella posizione la nona giornata dopo essere scivolato in casa contro la Juve in una sorta di antipasto di passaggio di consegne. Dopodiché è rimasto nel limbo della terza piazza, tra qualche assolo e alcune incertezze latenti, scavando nei mesi un cuscinetto di sicurezza rispetto alle inseguitrici e cominciando a strizzare l’occhio anche al piano superiore. Il mancato decimo risultato utile di fi la a Monza ha messo però in risalto quanto fosse effi mero quello status quo, catapultando il Diavolo dall’esaltazione per la convincente vittoria sul Rennes agli incubi per il crollo in Brianza nella notte che doveva suggellare il ritorno al secondo posto ai danni della Juve. Poteva essere la chiusura di un cerchio dopo quello sgarbo di quasi quattro mesi fa e invece rimane l’impressione di dover ricominciare daccapo per l’ennesima volta, raccogliendo i cocci di una stagione discussa e discutibile.

A UN BIVIO. Sul banco degli imputati non può che esserci Stefano Pioli, colpevole di un turnover tanto massiccio quanto controproducente al Brianteo, dove ha incassato l’ennesimo scossone alla solidità della panchina in attesa che a fi ne stagione la dirigenza tiri una riga per poi trarre le dovute conclusioni sul suo operato. Negli ultimi mesi il posto ha traballato parecchio, di certo la società non vedrebbe di buon occhio un mancato secondo posto in campionato (che signifi - cherebbe introiti da Final Four in Supercoppa) dopo l’amaro calice dell’addio al Mondiale per club del 2025. Un ruolo importante lo giocherà il destino in Europa League, che potrebbe diventare l’ultima scialuppa di salvataggio per scongiurare soluzioni drastiche. Il tratto comune degli alti e bassi sperimentati dai rossoneri arriva anche da un’inquietudine di fondo che affl igge la squadra, costretta in più occasioni a terminare in inferiorità numerica le partite: è successo ben 6 volte in campionato (con Tomori, Maignan, Thiaw, Giroud, Calabria e Jovic), tanto che nei cinque principali tornei d’Europa solo il Getafe con 8 espulsioni ha fatto peggio. SOTTO ESAME. Un altro aspetto su cui verrà valutato il tecnico rossonero sarà anche quello della capacità del gruppo di fronteggiare il doppio impegno. Dopo l’esame fallito a fi ne 2023 nel girone di Champions, è arrivato un altro banco di prova nella settimana appena conclusa e le premesse non sono certo quelle ideali vista la trasfi gurazione di Monza rispetto al match brillante contro il Rennes. Tutto questo ha portato al mancato secondo posto e al fatto che a rischio sia tornato anche il terzo. Alle spalle l’Atalanta insegue a 7 lunghezze, ma domenica c’è lo scontro diretto dopo la trasferta francese e i bergamaschi la prossima settimana recupereranno la sfi da con l’Inter. Senza dimenticare che il Milan all’andata in casa della Dea si è concesso uno dei suoi tipici scivoloni di questa stagione. E anche in quel caso Stefano Pioli aveva visto scendere nettamente le sue quotazioni in chiave riconferma.



Altre news di giornata


—) Ordine:"Pioli, spogliatoio in mano. Ma per il futuro...".


—) Okafor, Chuku, Adli: che flop. Addio in estate? Jovic e co...


—) Ibra: carica al Milan senza difesa. Aiuto a Pioli nella bufera.


—) Milan: il turnover non funziona mai. E la difesa...


—) Scaroni assunto anche in Redbird. Ecco il ruolo.


—) Milan: chi arriva e chi parte. Zirkzee, Sesko e addio a un big?


—)
Pioli: l'EL unica via per restare. Conte, Motta... Cardinale si interroga.
Molto strana questa esecuzione in pubblica piazza di Pioli da parte della stampa unita.
Ha fatto porcherie ben peggiori in passato con silenzio nordcoreano da parte di zoomati e media.
Qualcosa è cambiato molto a livello di comunicazione, come testimonia la querelle sulla sbugiardata regina degli zoomati di corte a libro paga Furlezzo.
Che dire... se vogliamo vederla in chiave positiva, forse è il segnale che i santi in paradiso di Pioli non saranno piu qui a fine anno e quindi la stampa si sta riallineando.
 

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