Milan: il turnover non funziona mai. E la difesa...

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Tuttosport in edicola turnover che non funziona, di nuovo. È quello che è emerso con forza dalla partita di domenica sera contro il Monza, dove i tanti cambi iniziali di interpreti fatti da Stefano Pioli hanno portato il Milan, specie nel primo tempo, a essere una squadra senza punti di riferimento, nei singoli e nel gioco. È del tutto normale che un tridente composto da Chukwueze, Jovic e Okafor non possa avere l’affinità tecnica che, invece, hanno dimostrato di possedere Pulisic, Giroud e Leao. Ma il discorso non è solo tecnico e fonda le sue radici nel minutaggio che i primi tre non hanno insieme. Sono così venuti a mancare sincronismi di reparto, insieme con connessioni poco efficaci con gli altri compagni, schermate dalle mosse tattiche di Palladino.

Cambiare così tanti elementi, con un 3-0 da gestire tra 48 ore a Rennes nel ritorno di Europa League, è stato controproducente e la risposta la si è avuta nel secondo tempo quando il Milan, seppur in inferiorità numerica per l’espulsione di Jovic, è arrivato al pareggio mettendo sotto il Monza. Il motivo? Gli ingressi di Reijnders, Leao, Giroud e Pulisic al posto di Adli, Chukwueze, Okafor e Bennacer. I dati, poi, non mentono mai e dicono come Pioli non abbia imparato dagli errori del passato nella gestione di certi momenti. Lo scorso anno, il suo Milan fece figure rivedibili quando venne stravolto negli uomini e nell’assetto: 0-0 in casa della Cremonese, sconfitta ai supplementari per 0-1 contro il Torino in Coppa Italia, uno scialbo 0-0 a San Siro contro l’Empoli, i pareggi per 1-1 in casa del Bologna (gol di Sansone dopo 20 secondi) e quello per 1-1 contro la Cremonese a Milano per poi arrivare alla sconfitta per 2-0 contro lo Spezia. Tutte partite nelle quali venne deciso di “sacrificare” il campionato (dove il Milan è arrivato quinto, poi passato quarto per la penalizzazione della Juventus) per rincorrere il cammino europeo in Champions League, naufragato in semifinale contro l’Inter.
Dunque, il computo ci dice che quando Pioli ribalta la sua formazione, il Milan non ha mai vinto, ha portato a casa 4 pareggi e 3 sconfitte con 4 gol fatti (compresi i due di Monza di domenica sera) e ben nove subiti. Lo smantellamento di gran parte della formazione titolare, però, non cambia i connotati di un sistema difensivo che continua a fare acqua da molte crepe. Con il poker rimediato dal Monza, il Milan ha incassato 31 (!) gol in 25 partite di campionato e concede una media di 13.9 tiri a partita agli avversari, posizionandosi al quinto posto tra le difese più generose della nostra Serie A. Per arrivare in fondo in Europa e non compromettere il cammino in campionato, servirà inserire un verbo importante in queste situazioni: gestire.

Altre news di giornata


—) Ordine:"Pioli, spogliatoio in mano. Ma per il futuro...".


—) Okafor, Chuku, Adli: che flop. Addio in estate? Jovic e co...


—) Ibra: carica al Milan senza difesa. Aiuto a Pioli nella bufera.


—) Milan: il turnover non funziona mai. E la difesa...


—) Scaroni assunto anche in Redbird. Ecco il ruolo.


—) Milan: chi arriva e chi parte. Zirkzee, Sesko e addio a un big?


—)
Pioli: l'EL unica via per restare. Conte, Motta... Cardinale si interroga.
 

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Tuttosport in edicola turnover che non funziona, di nuovo. È quello che è emerso con forza dalla partita di domenica sera contro il Monza, dove i tanti cambi iniziali di interpreti fatti da Stefano Pioli hanno portato il Milan, specie nel primo tempo, a essere una squadra senza punti di riferimento, nei singoli e nel gioco. È del tutto normale che un tridente composto da Chukwueze, Jovic e Okafor non possa avere l’affinità tecnica che, invece, hanno dimostrato di possedere Pulisic, Giroud e Leao. Ma il discorso non è solo tecnico e fonda le sue radici nel minutaggio che i primi tre non hanno insieme. Sono così venuti a mancare sincronismi di reparto, insieme con connessioni poco efficaci con gli altri compagni, schermate dalle mosse tattiche di Palladino.

Cambiare così tanti elementi, con un 3-0 da gestire tra 48 ore a Rennes nel ritorno di Europa League, è stato controproducente e la risposta la si è avuta nel secondo tempo quando il Milan, seppur in inferiorità numerica per l’espulsione di Jovic, è arrivato al pareggio mettendo sotto il Monza. Il motivo? Gli ingressi di Reijnders, Leao, Giroud e Pulisic al posto di Adli, Chukwueze, Okafor e Bennacer. I dati, poi, non mentono mai e dicono come Pioli non abbia imparato dagli errori del passato nella gestione di certi momenti. Lo scorso anno, il suo Milan fece figure rivedibili quando venne stravolto negli uomini e nell’assetto: 0-0 in casa della Cremonese, sconfitta ai supplementari per 0-1 contro il Torino in Coppa Italia, uno scialbo 0-0 a San Siro contro l’Empoli, i pareggi per 1-1 in casa del Bologna (gol di Sansone dopo 20 secondi) e quello per 1-1 contro la Cremonese a Milano per poi arrivare alla sconfitta per 2-0 contro lo Spezia. Tutte partite nelle quali venne deciso di “sacrificare” il campionato (dove il Milan è arrivato quinto, poi passato quarto per la penalizzazione della Juventus) per rincorrere il cammino europeo in Champions League, naufragato in semifinale contro l’Inter.
Dunque, il computo ci dice che quando Pioli ribalta la sua formazione, il Milan non ha mai vinto, ha portato a casa 4 pareggi e 3 sconfitte con 4 gol fatti (compresi i due di Monza di domenica sera) e ben nove subiti. Lo smantellamento di gran parte della formazione titolare, però, non cambia i connotati di un sistema difensivo che continua a fare acqua da molte crepe. Con il poker rimediato dal Monza, il Milan ha incassato 31 (!) gol in 25 partite di campionato e concede una media di 13.9 tiri a partita agli avversari, posizionandosi al quinto posto tra le difese più generose della nostra Serie A. Per arrivare in fondo in Europa e non compromettere il cammino in campionato, servirà inserire un verbo importante in queste situazioni: gestire.

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Finché non ci sarà un sistema di gioco più codificato e si continuerà a cambiare la squadra a blocchi buttando dentro gente a caso il turnover non funzionerà mai.
 

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Cambiare così tanti elementi, con un 3-0 da gestire tra 48 ore a Rennes nel ritorno di Europa League, è stato controproducente e la risposta la si è avuta nel secondo tempo quando il Milan, seppur in inferiorità numerica per l’espulsione di Jovic, è arrivato al pareggio mettendo sotto il Monza. Il motivo? Gli ingressi di Reijnders, Leao, Giroud e Pulisic al posto di Adli, Chukwueze, Okafor e Bennacer. I dati, poi, non mentono mai e dicono come Pioli non abbia imparato dagli errori del passato nella gestione di certi momenti. Lo scorso anno, il suo Milan fece figure rivedibili quando venne stravolto negli uomini e nell’assetto: 0-0 in casa della Cremonese, sconfitta ai supplementari per 0-1 contro il Torino in Coppa Italia, uno scialbo 0-0 a San Siro contro l’Empoli, i pareggi per 1-1 in casa del Bologna (gol di Sansone dopo 20 secondi) e quello per 1-1 contro la Cremonese a Milano per poi arrivare alla sconfitta per 2-0 contro lo Spezia. Tutte partite nelle quali venne deciso di “sacrificare” il campionato (dove il Milan è arrivato quinto, poi passato quarto per la penalizzazione della Juventus) per rincorrere il cammino europeo in Champions League, naufragato in semifinale contro l’Inter.
Dunque, il computo ci dice che quando Pioli ribalta la sua formazione, il Milan non ha mai vinto, ha portato a casa 4 pareggi e 3 sconfitte con 4 gol fatti (compresi i due di Monza di domenica sera) e ben nove subiti. Lo smantellamento di gran parte della formazione titolare, però, non cambia i connotati di un sistema difensivo che continua a fare acqua da molte crepe. Con il poker rimediato dal Monza, il Milan ha incassato 31 (!) gol in 25 partite di campionato e concede una media di 13.9 tiri a partita agli avversari, posizionandosi al quinto posto tra le difese più generose della nostra Serie A. Per arrivare in fondo in Europa e non compromettere il cammino in campionato, servirà inserire un verbo importante in queste situazioni: gestire.

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—) Ordine:"Pioli, spogliatoio in mano. Ma per il futuro...".


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Cambiare così tanti elementi, con un 3-0 da gestire tra 48 ore a Rennes nel ritorno di Europa League, è stato controproducente e la risposta la si è avuta nel secondo tempo quando il Milan, seppur in inferiorità numerica per l’espulsione di Jovic, è arrivato al pareggio mettendo sotto il Monza. Il motivo? Gli ingressi di Reijnders, Leao, Giroud e Pulisic al posto di Adli, Chukwueze, Okafor e Bennacer. I dati, poi, non mentono mai e dicono come Pioli non abbia imparato dagli errori del passato nella gestione di certi momenti. Lo scorso anno, il suo Milan fece figure rivedibili quando venne stravolto negli uomini e nell’assetto: 0-0 in casa della Cremonese, sconfitta ai supplementari per 0-1 contro il Torino in Coppa Italia, uno scialbo 0-0 a San Siro contro l’Empoli, i pareggi per 1-1 in casa del Bologna (gol di Sansone dopo 20 secondi) e quello per 1-1 contro la Cremonese a Milano per poi arrivare alla sconfitta per 2-0 contro lo Spezia. Tutte partite nelle quali venne deciso di “sacrificare” il campionato (dove il Milan è arrivato quinto, poi passato quarto per la penalizzazione della Juventus) per rincorrere il cammino europeo in Champions League, naufragato in semifinale contro l’Inter.
Dunque, il computo ci dice che quando Pioli ribalta la sua formazione, il Milan non ha mai vinto, ha portato a casa 4 pareggi e 3 sconfitte con 4 gol fatti (compresi i due di Monza di domenica sera) e ben nove subiti. Lo smantellamento di gran parte della formazione titolare, però, non cambia i connotati di un sistema difensivo che continua a fare acqua da molte crepe. Con il poker rimediato dal Monza, il Milan ha incassato 31 (!) gol in 25 partite di campionato e concede una media di 13.9 tiri a partita agli avversari, posizionandosi al quinto posto tra le difese più generose della nostra Serie A. Per arrivare in fondo in Europa e non compromettere il cammino in campionato, servirà inserire un verbo importante in queste situazioni: gestire.

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—) Okafor, Chuku, Adli: che flop. Addio in estate? Jovic e co...


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