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Franco Ordine dal CorSport in edicola:
C’è uno spunto virtuoso emerso nel dibattito calcistico fiorito intorno allo stile di gioco del Milan di Allegri e alla sua striscia di pareggi (8 su 22 è un piccolo record) che merita qualche approfondimento. C’è chi sostiene per esempio, senza coltivare alcun pregiudizio nei confronti del tecnico livornese come Fabio Capello, che la prova di Roma ha evidenziato un evidente calo di talune caratteristiche mostrate nelle occasioni precedenti. Il riferimento preciso è ai due attaccanti (Leao e Nkunku) dimostratisi “molto passivi”. Il rilievo è fondato e ha una spiegazione di cui bisogna tener conto. Nella rosa attuale del Milan, anche per i numeri di gol realizzati, le due punte di maggior talento sono proprio Leao e Pulisic. Il primo continua a convivere - lo ha dichiarato lui stesso prima di Roma-Milan - con un fastidio all’adduttore, il secondo ha avuto una flessione nel rendimento che è sotto gli occhi di tutti per via degli errori di mira distribuiti tra Parma, Firenze e Lecce. Questo tema ha fatto passare in cavalleria un altro aspetto e cioè il puntuale miglioramento conosciuto dal Milan durante la ripresa, in parte testimonianza di una migliore salute fisica: è avvenuto così a Como, è avvenuto così con il Lecce, si è ripetuto a Roma anche se in tutti e tre i casi è stato platealmente ignorato. Le partite, come sanno anche i bambini delle scuole calcio, si giocano sui due tempi e non soltanto sul primo.
Altro suggerimento spedito nei confronti di Allegri: visto che fin qui ci sono stati troppi pareggi, non è il caso di cambiare sistema di gioco per migliorare anche la produzione offensiva? Qui la discussione si fa molto più interessante perché attiene a un eventuale cambio tattico. È vero: Tare, durante la sua presentazione di giugno 2025, teorizzò il 4-3-3 che prevedeva però l’acquisizione di due terzini. Uno, quello di sinistra, è arrivato dal mercato (Estupinan) ma fin qui con discutibile resa (De Zerbi che lo ha avuto al Brighton ha sempre sostenuto che lo utilizzava “per attaccare”), l’altro - quello di destra - non è mai stato rimpiazzato dopo la cessione di Emerson Royal. La spiegazione più semplice è dunque la seguente: nella rosa attuale non ci sono le caratteristiche per disegnare il 4-3-3 che tra l’altro imporrebbe anche una rinuncia (uno tra Saelemaekers e Pulisic) dolorosa. Ma c’è forse un’altra, e non è ideologica, più autentica. Ed è la seguente: se il Milan attuale affrontasse per esempio il Como a campo aperto, come hanno fatto la Lazio all’Olimpico o il Torino di recente accettando di scoprire le spalle per portare la sfida nella metà campo di Fabregas, come finirebbe il Milan? Basterebbe riannodare il nastro del passato torneo (dove c’era anche maggiore qualità) e rivedere qualche partita dell’era Fonseca (quella di Parma o di Cagliari), oppure qualche sfida dell’epoca Conceiçao per ottenere una risposta esauriente. Finirebbe molto male. E magari è proprio questo per cui tifano disperatamente alcuni esponenti della setta satanica No Max.
C’è uno spunto virtuoso emerso nel dibattito calcistico fiorito intorno allo stile di gioco del Milan di Allegri e alla sua striscia di pareggi (8 su 22 è un piccolo record) che merita qualche approfondimento. C’è chi sostiene per esempio, senza coltivare alcun pregiudizio nei confronti del tecnico livornese come Fabio Capello, che la prova di Roma ha evidenziato un evidente calo di talune caratteristiche mostrate nelle occasioni precedenti. Il riferimento preciso è ai due attaccanti (Leao e Nkunku) dimostratisi “molto passivi”. Il rilievo è fondato e ha una spiegazione di cui bisogna tener conto. Nella rosa attuale del Milan, anche per i numeri di gol realizzati, le due punte di maggior talento sono proprio Leao e Pulisic. Il primo continua a convivere - lo ha dichiarato lui stesso prima di Roma-Milan - con un fastidio all’adduttore, il secondo ha avuto una flessione nel rendimento che è sotto gli occhi di tutti per via degli errori di mira distribuiti tra Parma, Firenze e Lecce. Questo tema ha fatto passare in cavalleria un altro aspetto e cioè il puntuale miglioramento conosciuto dal Milan durante la ripresa, in parte testimonianza di una migliore salute fisica: è avvenuto così a Como, è avvenuto così con il Lecce, si è ripetuto a Roma anche se in tutti e tre i casi è stato platealmente ignorato. Le partite, come sanno anche i bambini delle scuole calcio, si giocano sui due tempi e non soltanto sul primo.
Altro suggerimento spedito nei confronti di Allegri: visto che fin qui ci sono stati troppi pareggi, non è il caso di cambiare sistema di gioco per migliorare anche la produzione offensiva? Qui la discussione si fa molto più interessante perché attiene a un eventuale cambio tattico. È vero: Tare, durante la sua presentazione di giugno 2025, teorizzò il 4-3-3 che prevedeva però l’acquisizione di due terzini. Uno, quello di sinistra, è arrivato dal mercato (Estupinan) ma fin qui con discutibile resa (De Zerbi che lo ha avuto al Brighton ha sempre sostenuto che lo utilizzava “per attaccare”), l’altro - quello di destra - non è mai stato rimpiazzato dopo la cessione di Emerson Royal. La spiegazione più semplice è dunque la seguente: nella rosa attuale non ci sono le caratteristiche per disegnare il 4-3-3 che tra l’altro imporrebbe anche una rinuncia (uno tra Saelemaekers e Pulisic) dolorosa. Ma c’è forse un’altra, e non è ideologica, più autentica. Ed è la seguente: se il Milan attuale affrontasse per esempio il Como a campo aperto, come hanno fatto la Lazio all’Olimpico o il Torino di recente accettando di scoprire le spalle per portare la sfida nella metà campo di Fabregas, come finirebbe il Milan? Basterebbe riannodare il nastro del passato torneo (dove c’era anche maggiore qualità) e rivedere qualche partita dell’era Fonseca (quella di Parma o di Cagliari), oppure qualche sfida dell’epoca Conceiçao per ottenere una risposta esauriente. Finirebbe molto male. E magari è proprio questo per cui tifano disperatamente alcuni esponenti della setta satanica No Max.