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Franco Ordine dal CorSport in edicola: le statistiche, nel calcio, sono fatte per essere smentite. Al pari delle maledizioni, lanciate come freccette sulle bamboline, per provare ad avere ragione del proprio rancore personale. E così dopo quegli 11 episodi di gol al primo tiro in porta, ecco che il Milan comincia a trovare prima uno spigolo di traversa (dopo la mano santa di Leali) sul colpo di testa di Gabbia al primo tentativo targato minuto numero 7, poi addirittura uno scivolone pittoresco di Fofana che manca a due passi dalla porta spalancata il gol da fare a occhi chiusi, e ancora un tocco malandrino di Pulisic sulla palla spinta in gol dopo che è finita sul palo. Questo è il calcio dalle nostre parti dove vivono di invidiuzze e vecchie macumbe e forse per una volta si può anche rovesciare il famoso teorema di Johann Cruijff secondo il quale «la qualità senza risultati è niente, i risultati senza qualità sono noiosi».
Già, perché è forse la prima volta che al Milan di Allegri non può essere addebitata la mancanza di qualità, un calcio esibito in ogni sua versione, con l’assedio cieco finale (32 tiri totali), oppure con l’esibizione fisica nelle mischie feroci e infine con qualche triangolo virtuoso dettato dai piedi geometrici di Modric e Rabiot. Ma c’è dell’altro, naturalmente. E il tridente esibito nella parte finale col Genoa può promettere la ricercata remontada dinanzi a una difesa disciplinata, attenta e coraggiosa del Genoa che deve maledire quel rigorista influenzato dalla sindrome di David che gli impedisce di centrare la sua piccola grande impresa.
Se per la terza volta il Milan conosce nel suo stadio il gelo micidiale di un altro pareggio che può valore anche una sconfitta nella marcia verso la Champions ma che è invece un punto guadagnato nella tabella personale di Allegri, vuol dire semplicemente che a volte i numeri sono fatti apposta per capovolgere la realtà. Perché nell’occasione si tratta forse del pari esibito con una prova di grande spessore, tecnico e calcistico, senza stare dietro ad aspettare, anzi, provando e riprovando, con un gol tolto dal Var per tocco di mano di Pulisic, il migliore dei suoi, e per quella deviazione di Leao tornato vivo e decisivo nel cuore dell’area di rigore.
Conti e classifica alla mano, è una grande occasione mancata ma la sua esibizione, per una volta, una volta tanto, smentisce gli esteti e conferma che in fondo al girone di andata qualche volta i conti possono tornare. Di sicuro c’è che la presenza di Maignan in porta, anche se non protagonista in occasione del rigore sprecato dal Genoa, è capace di ipnotizzare chiunque, non soltanto Calhanoglu o Dybala, come accaduto puntualmente in quella porta e per due volte nella stagione. Vuoi vedere che stavolta diranno… a porte invertite?".
Già, perché è forse la prima volta che al Milan di Allegri non può essere addebitata la mancanza di qualità, un calcio esibito in ogni sua versione, con l’assedio cieco finale (32 tiri totali), oppure con l’esibizione fisica nelle mischie feroci e infine con qualche triangolo virtuoso dettato dai piedi geometrici di Modric e Rabiot. Ma c’è dell’altro, naturalmente. E il tridente esibito nella parte finale col Genoa può promettere la ricercata remontada dinanzi a una difesa disciplinata, attenta e coraggiosa del Genoa che deve maledire quel rigorista influenzato dalla sindrome di David che gli impedisce di centrare la sua piccola grande impresa.
Se per la terza volta il Milan conosce nel suo stadio il gelo micidiale di un altro pareggio che può valore anche una sconfitta nella marcia verso la Champions ma che è invece un punto guadagnato nella tabella personale di Allegri, vuol dire semplicemente che a volte i numeri sono fatti apposta per capovolgere la realtà. Perché nell’occasione si tratta forse del pari esibito con una prova di grande spessore, tecnico e calcistico, senza stare dietro ad aspettare, anzi, provando e riprovando, con un gol tolto dal Var per tocco di mano di Pulisic, il migliore dei suoi, e per quella deviazione di Leao tornato vivo e decisivo nel cuore dell’area di rigore.
Conti e classifica alla mano, è una grande occasione mancata ma la sua esibizione, per una volta, una volta tanto, smentisce gli esteti e conferma che in fondo al girone di andata qualche volta i conti possono tornare. Di sicuro c’è che la presenza di Maignan in porta, anche se non protagonista in occasione del rigore sprecato dal Genoa, è capace di ipnotizzare chiunque, non soltanto Calhanoglu o Dybala, come accaduto puntualmente in quella porta e per due volte nella stagione. Vuoi vedere che stavolta diranno… a porte invertite?".