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CorSera: l’Inter vive un paradosso sportivo che vede una netta discrepanza tra il dominio nazionale e il fallimento europeo, segnando una rottura traumatica rispetto al recente passato sotto la guida di Inzaghi. Nonostante le lodi di osservatori internazionali come Thierry Henry, la squadra è uscita dai playoff di Champions League per mano dei debuttanti norvegesi del Bodø/Glimt, subendo due sconfitte figlie di un'inferiorità psicofisica e tattica evidente. Le radici di questo crollo sembrano risalire al trauma della finale persa contro il PSG nella stagione precedente, un'umiliazione che ha minato lo spogliatoio e spostato l’attenzione totale verso il campionato. Sotto la nuova gestione di Cristian Chivu, l'Inter mostra due volti opposti: in Serie A viaggia a ritmi storici, con una proiezione di oltre 90 punti che rende Chivu il miglior tecnico debuttante nella storia nerazzurra, mentre in Europa il bilancio è disastroso, con 5 sconfitte in sole 10 partite. Questa inversione di tendenza è alimentata dalla convinzione, confermata apertamente dal capitano Barella, che lo scudetto sia l'unico vero obiettivo stagionale, una scelta pragmatica per curare le ferite continentali che però ha portato a un pesante danno economico di circa 65 milioni di euro rispetto all'anno precedente. L'eliminazione precoce accelera i piani di una profonda ristrutturazione della rosa per il prossimo mercato estivo, dettata dall'addio di senatori come Sommer, Acerbi, De Vrij e Darmian, oltre alla probabile partenza di Calhanoglu verso il Galatasaray. Mentre il club punta sulla coppia del futuro Lautaro-Esposito e monitora il calo di forma di pedine chiave come Thuram e Barella, l'attenzione resta ferocemente rivolta ai traguardi domestici, inclusi la Coppa Italia e il prossimo derby, nel tentativo di trasformare l'amarezza europea nel carburante necessario per cucirsi la seconda stella sul petto.