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GDS: la vittoria del Milan a Genova, ottenuta in un match sofferto fino all'ultimo minuto di recupero, ha ridato serenità all'ambiente e riportato la squadra in piena zona Champions League, un obiettivo da blindare definitivamente nell'ultima sfida casalinga contro un Cagliari già salvo. Questo successo ha temporaneamente allontanato i nuvoloni neri legati agli ultimi risultati negativi e alle possibili ristrutturazioni societarie, rimandando ogni verdetto definitivo al raggiungimento del traguardo europeo; un fallimento, infatti, scatenerebbe una rivoluzione totale sia sul piano tecnico che finanziario, mentre la qualificazione permetterebbe di pianificare il futuro con maggiore stabilità. In questo contesto, l'operato di Massimiliano Allegri viene valorizzato per aver ridato solidità difensiva, rigenerato Maignan, lanciato giovani talenti come Bartesaghi e Athekame, e gestito in modo eccellente senatori come Luka Modric, la cui importanza è stata confermata da un utilizzo straordinario nonostante i quarant'anni e un recente infortunio allo zigomo. Sebbene l'attacco abbia mostrato limiti evidenti, i gol di Pulisic, Leao e Nkunku sono bastati a reggere l'urto, ma è chiaro che per affrontare il doppio impegno della prossima stagione serviranno rinforzi di spessore in ogni reparto, a partire da elementi di esperienza internazionale come Goretzka a centrocampo e nuovi centrali di peso da affiancare a Gabbia e Pavlovic. Proprio il mercato rappresenta una delle garanzie fondamentali richieste da Allegri per rimanere alla guida del Milan: il tecnico esige una rosa più ampia, strutturata e competitiva, ma soprattutto una reale condivisione di intenti con l'intera dirigenza per evitare le tensioni interne e le correnti alternate che hanno caratterizzato l'ultimo periodo. Se da un lato i rapporti di Allegri con Geoffrey Moncada e Zlatan Ibrahimovic rimangono distesi a fatica, dall'altro c'è una forte sinergia con Tare e Furlani, i quali sosterrebbero la sua permanenza, facilitata anche dal fatto che l'approdo in Champions League farebbe scattare il rinnovo automatico del contratto fino al 2028 a sei milioni di euro netti a stagione. Tuttavia, qualora venissero a mancare la totale unità interna e le garanzie tecniche richieste, Allegri sarebbe pronto a interrompere il suo percorso in rossonero a prescindere dalle alternative future, che potrebbero comunque includere un forte interessamento del Napoli. Al momento, il canale di comunicazione con la proprietà resta aperto, come dimostrato dal recente confronto positivo nello spogliatoio di Genova con il patron Gerry Cardinale, verso il quale l'allenatore ha espresso parole di stima, ribadendo la centralità e l'importanza di una società forte per il successo di tutto il gruppo.
Tuttosport: il destino di Allegri lo decide Malagò. La corsa alla presidenza della Figc, che vedrà il 22 giugno il duello tra il favorito Giovanni Malagò e lo sfidante Giancarlo Abete, ruota attorno alla fondamentale e delicata scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale, un compito così cruciale che Malagò lo considera il proprio personale "Watergate", dichiarandosi pronto alle dimissioni in caso di errore. L'obiettivo del nuovo allenatore, che subentrerà a Silvio Baldini dopo le amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia prima del suo ritorno all'Under 21, sarà la qualificazione ai Mondiali del 2030, ponendo fine a un digiuno che Abete ha ricordato durare ormai dal 2014. Nonostante nessuno dei due candidati abbia ufficialmente legato la propria campagna elettorale a un nome specifico, si profilano diverse piste per la panchina azzurra, a partire da quella di Roberto Mancini, già nominato in passato sotto la gestione Coni di Malagò; il tecnico marchigiano ha manifestato il pentimento per il suo addio nel 2023 e si è ripetutamente proposto, forte di ottimi rapporti e della disponibilità a superare i nodi economici legati ai ridotti introiti degli sponsor dopo i passati fallimenti mondiali. Un'altra valida alternativa è rappresentata da Massimiliano Allegri, qualora dovesse concludersi la sua complicata esperienza al Milan, poiché la Nazionale rappresenterebbe la tappa mancante nella sua carriera, sebbene rimanga lo scoglio di un ingaggio oneroso. Sullo sfondo restano i sogni suggestivi ma economicamente complessi legati a profili stranieri come Pep Guardiola, che richiederebbe un notevole sacrificio finanziario interrompendo una tradizione autarchica che dura da sessant'anni, o Didier Deschamps, anch'egli propostosi di recente. La tempistica delle elezioni a fine giugno penalizza tuttavia le candidature di tecnici attualmente legati ai club, come Antonio Conte, il cui futuro al Napoli resta incerto tra indiscrezioni di addio e richieste di mercato a De Laurentiis; Conte, sponsorizzato indirettamente proprio dal presidente partenopeo in ottica federale, sembra essere oggi il preferito di Abete, mentre per i tecnici liberi come Claudio Ranieri, che si è recentemente autocandidato dopo aver rifiutato la Roma, la data delle elezioni potrebbe rivelarsi un vantaggio.
CorSera: la recente vittoria del Milan a Genova, ottenuta sotto gli occhi del proprietario Gerry Cardinale, ha avvicinato notevolmente la squadra alla qualificazione in Champions League, ma non ha ancora sciolto i dubbi sul futuro dell'allenatore Massimiliano Allegri. Nonostante il raggiungimento dell'obiettivo europeo farebbe scattare automaticamente il prolungamento del suo contratto fino al 2028 con un aumento d'ingaggio da 5 a 6 milioni di euro netti, la permanenza del tecnico non è affatto scontata, poiché Max pretende precise garanzie tecniche per la prossima stagione, richiedendo l'innesto di almeno quattro giocatori esperti e di caratura internazionale come Goretzka del Bayern Monaco o Vlahovic della Juventus. Nei passati colloqui con Cardinale, basati su una stima reciproca, l'allenatore ha chiarito la necessità di una rosa più strutturata per dare l'assalto allo scudetto della seconda stella e competere ad alti livelli in Europa, rimandando ogni decisione definitiva ai successivi incontri previsti da lunedì. La situazione è tuttavia resa ancora più complessa dalle frizioni interne al club, in particolare a causa dei pessimi rapporti tra Allegri e Zlatan Ibrahimovic, consulente di RedBird, la cui difficile convivenza potrebbe spingere il tecnico all'addio qualora lo svedese rimanesse nel suo ruolo, nonostante quest'ultimo sia atteso negli Stati Uniti a giugno e luglio per commentare il Mondiale su Fox Sports. Per risolvere questa situazione di stallo, Cardinale valuta l'inserimento di una figura di raccordo che faccia da cuscinetto tra i due, mentre l'intero assetto dirigenziale rimane sotto esame, compresi il direttore sportivo Tare e l'amministratore delegato Furlani, il quale potrebbe decidere di lasciare il calcio per fare ritorno al mondo della finanza, lasciando un ruolo chiave nel futuro riassetto societario a Calvelli, manager di massima fiducia di RedBird.
CorSport: Massimiliano Allegri si conferma ancora una volta un maestro delle tabelle di marcia, avendo previsto a gennaio una quota di 74 punti per la qualificazione in Champions League. Al Milan, in realtà, basterà raggiungere quota 73 battendo il Cagliari a San Siro nell'ultima giornata per festeggiare il ritorno nella massima competizione europea dopo un solo anno di assenza. Questo ultimo sforzo è considerato vitale per non vanificare un'intera stagione di lavoro e per evitare calcoli legati a classifiche avulse o scontri diretti con le rivali Juventus, Roma e Como nella volata per l'Europa. Il traguardo della qualificazione non ha solo un valore sportivo, ma è fondamentale per le casse del club: l'accesso alla Champions garantisce infatti un jackpot di quasi cento milioni di euro, un introito indispensabile per sostenere il calciomercato ed evitare un drastico ridimensionamento della rosa con la cessione di pezzi pregiati. Proprio per questo motivo, la recente sconfitta contro l'Atalanta aveva generato forte tensione a Casa Milan, parzialmente placata dal successivo successo contro il Genoa, fortemente voluto anche dal proprietario Gerry Cardinale. Per blindare il gruppo e isolarlo dalle voci di mercato, Allegri aveva imposto un ritiro punitivo di tre giorni a Milanello prima della trasferta ligure, una mossa che si è rivelata vincente per ritrovare solidità e concentrazione, come confermato da uno dei leader dello spogliatoio, Adrien Rabiot. Solo dopo l'ultima partita arriverà il momento dei bilanci e delle scelte sul futuro: in caso di qualificazione, per il tecnico toscano scatterà il prolungamento automatico del contratto fino al 2028, ma spetterà comunque a lui e alla dirigenza decidere se proseguire insieme.
Tuttosport: il destino di Allegri lo decide Malagò. La corsa alla presidenza della Figc, che vedrà il 22 giugno il duello tra il favorito Giovanni Malagò e lo sfidante Giancarlo Abete, ruota attorno alla fondamentale e delicata scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale, un compito così cruciale che Malagò lo considera il proprio personale "Watergate", dichiarandosi pronto alle dimissioni in caso di errore. L'obiettivo del nuovo allenatore, che subentrerà a Silvio Baldini dopo le amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia prima del suo ritorno all'Under 21, sarà la qualificazione ai Mondiali del 2030, ponendo fine a un digiuno che Abete ha ricordato durare ormai dal 2014. Nonostante nessuno dei due candidati abbia ufficialmente legato la propria campagna elettorale a un nome specifico, si profilano diverse piste per la panchina azzurra, a partire da quella di Roberto Mancini, già nominato in passato sotto la gestione Coni di Malagò; il tecnico marchigiano ha manifestato il pentimento per il suo addio nel 2023 e si è ripetutamente proposto, forte di ottimi rapporti e della disponibilità a superare i nodi economici legati ai ridotti introiti degli sponsor dopo i passati fallimenti mondiali. Un'altra valida alternativa è rappresentata da Massimiliano Allegri, qualora dovesse concludersi la sua complicata esperienza al Milan, poiché la Nazionale rappresenterebbe la tappa mancante nella sua carriera, sebbene rimanga lo scoglio di un ingaggio oneroso. Sullo sfondo restano i sogni suggestivi ma economicamente complessi legati a profili stranieri come Pep Guardiola, che richiederebbe un notevole sacrificio finanziario interrompendo una tradizione autarchica che dura da sessant'anni, o Didier Deschamps, anch'egli propostosi di recente. La tempistica delle elezioni a fine giugno penalizza tuttavia le candidature di tecnici attualmente legati ai club, come Antonio Conte, il cui futuro al Napoli resta incerto tra indiscrezioni di addio e richieste di mercato a De Laurentiis; Conte, sponsorizzato indirettamente proprio dal presidente partenopeo in ottica federale, sembra essere oggi il preferito di Abete, mentre per i tecnici liberi come Claudio Ranieri, che si è recentemente autocandidato dopo aver rifiutato la Roma, la data delle elezioni potrebbe rivelarsi un vantaggio.
CorSera: la recente vittoria del Milan a Genova, ottenuta sotto gli occhi del proprietario Gerry Cardinale, ha avvicinato notevolmente la squadra alla qualificazione in Champions League, ma non ha ancora sciolto i dubbi sul futuro dell'allenatore Massimiliano Allegri. Nonostante il raggiungimento dell'obiettivo europeo farebbe scattare automaticamente il prolungamento del suo contratto fino al 2028 con un aumento d'ingaggio da 5 a 6 milioni di euro netti, la permanenza del tecnico non è affatto scontata, poiché Max pretende precise garanzie tecniche per la prossima stagione, richiedendo l'innesto di almeno quattro giocatori esperti e di caratura internazionale come Goretzka del Bayern Monaco o Vlahovic della Juventus. Nei passati colloqui con Cardinale, basati su una stima reciproca, l'allenatore ha chiarito la necessità di una rosa più strutturata per dare l'assalto allo scudetto della seconda stella e competere ad alti livelli in Europa, rimandando ogni decisione definitiva ai successivi incontri previsti da lunedì. La situazione è tuttavia resa ancora più complessa dalle frizioni interne al club, in particolare a causa dei pessimi rapporti tra Allegri e Zlatan Ibrahimovic, consulente di RedBird, la cui difficile convivenza potrebbe spingere il tecnico all'addio qualora lo svedese rimanesse nel suo ruolo, nonostante quest'ultimo sia atteso negli Stati Uniti a giugno e luglio per commentare il Mondiale su Fox Sports. Per risolvere questa situazione di stallo, Cardinale valuta l'inserimento di una figura di raccordo che faccia da cuscinetto tra i due, mentre l'intero assetto dirigenziale rimane sotto esame, compresi il direttore sportivo Tare e l'amministratore delegato Furlani, il quale potrebbe decidere di lasciare il calcio per fare ritorno al mondo della finanza, lasciando un ruolo chiave nel futuro riassetto societario a Calvelli, manager di massima fiducia di RedBird.
CorSport: Massimiliano Allegri si conferma ancora una volta un maestro delle tabelle di marcia, avendo previsto a gennaio una quota di 74 punti per la qualificazione in Champions League. Al Milan, in realtà, basterà raggiungere quota 73 battendo il Cagliari a San Siro nell'ultima giornata per festeggiare il ritorno nella massima competizione europea dopo un solo anno di assenza. Questo ultimo sforzo è considerato vitale per non vanificare un'intera stagione di lavoro e per evitare calcoli legati a classifiche avulse o scontri diretti con le rivali Juventus, Roma e Como nella volata per l'Europa. Il traguardo della qualificazione non ha solo un valore sportivo, ma è fondamentale per le casse del club: l'accesso alla Champions garantisce infatti un jackpot di quasi cento milioni di euro, un introito indispensabile per sostenere il calciomercato ed evitare un drastico ridimensionamento della rosa con la cessione di pezzi pregiati. Proprio per questo motivo, la recente sconfitta contro l'Atalanta aveva generato forte tensione a Casa Milan, parzialmente placata dal successivo successo contro il Genoa, fortemente voluto anche dal proprietario Gerry Cardinale. Per blindare il gruppo e isolarlo dalle voci di mercato, Allegri aveva imposto un ritiro punitivo di tre giorni a Milanello prima della trasferta ligure, una mossa che si è rivelata vincente per ritrovare solidità e concentrazione, come confermato da uno dei leader dello spogliatoio, Adrien Rabiot. Solo dopo l'ultima partita arriverà il momento dei bilanci e delle scelte sul futuro: in caso di qualificazione, per il tecnico toscano scatterà il prolungamento automatico del contratto fino al 2028, ma spetterà comunque a lui e alla dirigenza decidere se proseguire insieme.