Adani:"Disastro Milan. Stemma da scucire dalle maglie".

gabri65

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Il problema attuale del Milan è la mancanza totale di investimenti ambiziosi, non Maldini o non Maldini. Cerchiamo di essere onesti: Paolo è stato fatto fuori principalmente perché chiedeva di alzare l'asticella e di investire per competere in Europa, scontrandosi con una visione societaria che punta al pareggio di bilancio e al 'moneyball'.

Il motivo per cui oggi il Milan non vince non è l'assenza fisica di Maldini, ma l'assenza degli investimenti pesanti che lui aveva chiesto per fare il salto di qualità definitivo. Ridurre tutto a una questione di 'cuore' o di 'garanti' è fuorviante: se questa dirigenza avesse speso 150 milioni per tre top player invece di spalmarli su dieci scommesse, oggi parleremmo di un altro Milan, con o senza Paolo dietro la scrivania.

La presenza di un elemento che apporti 'milanismo' è sicuramente un valore aggiunto in una società che oggi appare fredda e distante, ma non è una formula magica: serve a dare un'anima a un progetto, ma l'anima senza la materia prima (i campioni e la qualità) non vince le partite.

Mi spiace, ma non sono completamente d'accordo su questo.

Anzitutto ri-specifichiamo per l'ennesima volta che i Maldini lovers, sono tali per mantenere quel ben preciso "milanismo" che ci ha sempre contraddistinto. Non per Maldini in sé, ma per quello che rappresenta. Se non è Maldini allora altri, ma sempre con la caratura necessaria. Al momento non vedo grandi milanisti che possono fare da punto di riferimento.

E finché il filo conduttore del milanismo è rimasto in piedi, il club è sempre rimasto simile a sé stesso, ci sono stati momenti anche molto brutti (come le vicissitudini dei primi anni '80) ma poi si è saputo risollevare.

Adesso è diverso.

Gli investitori immettono soldi se hanno un progetto valido, sì, ma se non c'è una anima interna che coordina, saranno sempre investimenti a breve termine che ti possono assicurare solo qualche fiammata e stop. Saranno investimenti senza vera compartecipazione. Vedi quello che succede a clubs come lo UTD o altri, dove soldi ne piovono anche troppi, ma sono senza quella componente umana che è essenziale.

E la riprova è anche il nostro campionato: le squadre di vertice sono a forte componente umana. L'inda è in mani di un fondo, ma risultano praticamente trasparenti, tutto è nelle mani di persone che vogliono il successo del club, seppur con mafie e annessi.

Detto questo, se in ogni caso è più importante avere investimenti, perché fare fuori Maldini, che risulta meno rilevante secondo codesta filosofia ? Paolo ha comunque continuato ad operare al Milan anche con supporto zero di Gazidis, quindi la storiella che "voleva troppo" non sta in piedi.

Andato via lui, arrivano i soldi a pioggia, anche se bruciati in quattro attaccanti buoni che non se fa uno. Leggo spesso che abbiamo speso l'inverosimile, quindi in fondo questo investitore c'è.

Qualsiasi investitore sano di mente chiama qualcuno che conosce l'ambiente e ci mette passione. Altrimenti i risultati saranno sempre questi, prima o poi.
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7AlePato7

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Mi spiace, ma non sono completamente d'accordo su questo.

Anzitutto ri-specifichiamo per l'ennesima volta che i Maldini lovers, sono tali per mantenere quel ben preciso "milanismo" che ci ha sempre contraddistinto. Non per Maldini in sé, ma per quello che rappresenta. Se non è Maldini allora altri, ma sempre con la caratura necessaria. Al momento non vedo grandi milanisti che possono fare da punto di riferimento.

E finché il filo conduttore del milanismo è rimasto in piedi, il club è sempre rimasto simile a sé stesso, ci sono stati momenti anche molto brutti (come le vicissitudini dei primi anni '80) ma poi si è saputo risollevare.

Adesso è diverso.

Gli investitori immettono soldi se hanno un progetto valido, sì, ma se non c'è una anima interna che coordina, saranno sempre investimenti a breve termine che ti possono assicurare solo qualche fiammata e stop. Saranno investimenti senza vera compartecipazione. Vedi quello che succede a clubs come lo UTD o altri, dove soldi ne piovono anche troppi, ma sono senza quella componente umana che è essenziale.

E la riprova è anche il nostro campionato: le squadre di vertice sono a forte componente umana. L'inda è in mani di un fondo, ma risultano praticamente trasparenti, tutto è nelle mani di persone che vogliono il successo del club, seppur con mafie e annessi.

Detto questo, se in ogni caso è più importante avere investimenti, perché fare fuori Maldini, che risulta meno rilevante secondo codesta filosofia ? Paolo ha comunque continuato ad operare al Milan anche con supporto zero di Gazidis, quindi la storiella che "voleva troppo" non sta in piedi.

Andato via lui, arrivano i soldi a pioggia, anche se bruciati in quattro attaccanti buoni che non se fa uno. Leggo spesso che abbiamo speso l'inverosimile, quindi in fondo questo investitore c'è.

Qualsiasi investitore sano di mente chiama qualcuno che conosce l'ambiente e ci mette passione. Altrimenti i risultati saranno sempre questi, prima o poi.
Capisco il tuo punto di vista, ma credo che ci siano alcune incongruenze di fondo nella tua analisi:

1) L'esempio dell'Inter e dello United: citi l'Inter come esempio di componente umana, ma Marotta non è una bandiera del club, è il miglior professionista del settore in Italia. L'Inter vince perché ha una dirigenza tecnicamente preparata che ha costruito una squadra forte in relazione alle risorse finanziarie disponibili, non perché c'è milanismo (o interismo). Al contrario, il Manchester United ha avuto per anni in società bandiere come Bobby Charlton o Ferguson come ambasciatori, ma ha continuato a fallire perché il problema era la struttura tecnica e la qualità degli acquisti. La componente umana senza la competenza tecnica e il budget mirato non produce nulla.

2) Investimenti vs 'Soldi a pioggia': dici che dopo Maldini sono arrivati soldi a pioggia. Ma è proprio qui il punto: sono stati spalmati su troppi profili medi o scommesse (l'algoritmo), mentre Paolo chiedeva profili pronti. Se spendi 100 milioni per 5 giocatori da 20, non stai alzando l'asticella. La differenza tra un investimento giusto e uno bruciato non la fa l'anima, la fa la visione sportiva.

3) Perché fare fuori Maldini? Chiedi perché farlo fuori se era meno rilevante. È semplice: perché in un'azienda (e oggi il Milan è gestito come tale), se un dirigente chiede autonomia e investimenti pesanti che la proprietà non vuole concedere, il rapporto si rompe. Non è stata una scelta tecnica sull'anima, è stata una scelta di governance.

4) Il passato non garantisce il presente: ricordare i momenti bui degli anni '80 e la risalita è suggestivo, ma il calcio di oggi è un'industria globale. L'idea che basti 'qualcuno che conosca l'ambiente' è smentita da decine di ex bandiere che hanno fallito come dirigenti o allenatori.

Siamo d'accordo che questa società sia fredda, ma il Milan oggi è patetico non perché manca l'anima di Paolo, ma perché manca un progetto tecnico coerente in campo. Se domani tornasse Maldini ma continuassimo a comprare scommesse e a non avere un'organizzazione difensiva, i risultati resterebbero gli stessi. Il calcio è dei calciatori e di chi li sa scegliere, il resto è narrativa.
 
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Continuare a citare lo Scudetto del 2022 come prova che l'anima basti a vincere è un esercizio di nostalgia che non tiene conto della realtà. Quello scudetto è stato un capolavoro di gruppo, ma è stato un'eccezione, non la regola. Infatti, l’anno dopo, con la stessa 'anima' e lo stesso 'milanismo' in società, siamo arrivati quinti sul campo a distanza siderale dal Napoli. Dov'era l'anima contro lo Spezia o il Sassuolo in quell'anno?

Il calcio non è un film motivazionale. L’anima ti fa vincere una partita di nervi, ma la qualità e gli investimenti ti fanno vincere i campionati e ti tengono al vertice in Europa. Dire che l’anima è 'tutto' è una frase romantica che serve a coprire le mancanze tecniche: il Real Madrid non vince perché ha 'anima', vince perché ha i giocatori più forti del mondo e li paga profumatamente.

Se oggi siamo ridicoli, come dici tu, non è perché ci manca il 'senso di appartenenza' (quella è certamente un'aggravante), ma perché abbiamo una rosa costruita con troppe scommesse e un allenatore che non sta dando un’organizzazione tattica. Pensare che basti rimettere una bandiera dietro una scrivania per non prendere tre gol dall'Udinese non è amore per il Milan, è pensiero magico. Il Milan è morto quando ha smesso di comprare campioni, non quando ha cambiato dirigenti.
però l'anima deve essere la base.
Come il nostro scudetto del 2022 puoi interpretarlo come un'eccezione, così io posso interpretare il Real, ma anche i primi 15 anni di Milan bersluconiano come delle eccezioni nel calcio.
Ovvio che ci vogliano gli investimenti, però dove non puoi arrivare ad investimenti giganteschi come quelli del Real o del Milan di Berlusconi, devi arrivarci con "altro" almeno per avvicinarti o per porre basi per successi stile real o milan berlusconiano. E l'altro è l'anima e l'organizzazione tattica.
L'Inter potenzialmente avrebbe potuto vincere 5 scudetti e 1 coppa uefa e 2 champions negli ultimi 5-6 anni. Poi è vero che hanno raccolto meno della metà, però si sono giocati questi successi, non sono arrivati a distanze siderali da questi successi.

E' brutto da dire, ma l'Inter smaschera la narrazione del Milan che "meglio di così non può fare".
Stesso tipo di proprietà, stesse potenzialità in sponsor e ricavi, stesso campionato, stessa città, stesso stadio, stessa attenzione a costi-ricavi, stesso modo di fare mercato improntato all'autofinanziamento. Rispetto a noi, hanno semplicemente optato per più competenza in dirigenza e panchina.
 
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però l'anima deve essere la base.
Come il nostro scudetto del 2022 puoi interpretarlo come un'eccezione, così io posso interpretare il Real, ma anche i primi 15 anni di Milan bersluconiano come delle eccezioni nel calcio.
Ovvio che ci vogliano gli investimenti, però dove non puoi arrivare ad investimenti giganteschi come quelli del Real o del Milan di Berlusconi, devi arrivarci con "altro" almeno per avvicinarti o per porre basi per successi stile real o milan berlusconiano. E l'altro è l'anima e l'organizzazione tattica.
L'Inter potenzialmente avrebbe potuto vincere 5 scudetti e 1 coppa uefa e 2 champions negli ultimi 5-6 anni. Poi è vero che hanno raccolto meno della metà, però si sono giocati questi successi, non sono arrivati a distanze siderali da questi successi.

E' brutto da dire, ma l'Inter smaschera la narrazione del Milan che "meglio di così non può fare".
Stesso tipo di proprietà, stesse potenzialità in sponsor e ricavi, stesso campionato, stessa città, stesso stadio, stessa attenzione a costi-ricavi, stesso modo di fare mercato improntato all'autofinanziamento. Rispetto a noi, hanno semplicemente optato per più competenza in dirigenza e panchina.
Sì, è bruttissimo da dire e da pensare, ma purtroppo è così. Ci siamo beati del loro 5-0 e della figuraccia di melma in mondovisione, ma attorno a quel buco nero, prima e dopo, hanno saputo costruire e ritoccare, vincere ancora e anche quest'anno ci daranno probabilmente venti punti di distacco. Questo distacco non può e non deve esistere tra due proprietà simili, la nostra è veramente gestita con i piedi da cani incapaci.
 
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Il solito Adani, durissimo col MIlan:"Il Milan ha cercato di mettere un pò di orgoglio in questo caos. Ha cercato di mettere davanti la propria storia che tutto il mondo Milan sta calpestando. In primis l'amore dei tifosi e la pazienza che non c'è più. I rossoneri hanno fatto l'ennesima partita disastrosa. Il Milan si è fermato il 19 maggio 2023, semifinale di Champions di ritorno contro l'Inter. Sfuma la finale, Maldini in conferenza stampa dice ”non è il momento di fare drammi, è il momento di fare un passo in avanti". Quello era l'apice del ciclo di Pioli, il Milan migliore degli ultimi 15 anni. Ha perso la guida di Maldini e penso che sia lì il problema. Serve partire da gente che rispetta la storia del Milan, che abbia quella grandezza, quella visione, quello sbocco. Partire da una proposta di calcio e di costruzione di squadra che richiami l'entusiasmo. Solo così infatti si può valorizzare un brand unico, che non è stato resto tale perché lo vendi in tutto il mondo, ma perché ha fatto calcio nobile ed è stato rispettato in tutto il mondo. Il Milan è la squadra dietro al Real Madrid per Champions vinte, ma oggi è trentesimo nel ranking".

Almeno per un semestre ho avuto fiducia in questo progetto. Ma negli ultimi sette anni Allegri non arriverà mai secondo, per quello che da tutti e per storia è stato apostrofato come un vincente. Il Milan ha speso sul mercato oltre 300 milioni. Ha anche venduto, ma se compri per 300 milioni vuol dire che: hai comprato male o hai fatto rendere male”.

"Se attaccano questi ragazzi quasi a voler dire che ci sono delle possibilità per il Milan di poter fare qualcosa in più. Fonseca e Conceicao erano stati mandati perché subivano troppi gol, oggi 3 gol dall'Udinese, 2 dal Sassuolo, 3 stasera nel momento clou del campionato. L'attacco non segna, eppure c'è un nazionale portoghese, uno messicano, uno francese, uno americano e uno tedesco. Quindi sia i giocatori che il lavoro d'insieme della guida tecnica, con coloro i quali curano gli attaccanti in allenamento. Un allenamento a settimana, vuol dire che puoi provare. Sembra che siano trovati un quarto d'ora prima di giocare”.

Non ho mai visto una squadra che va sotto e non cambia piano tattico, va sotto e non pressa. Ecco perché dopo attaccare sotto 0-3, con la curva che è già andata via, ha poco senso. Stiamo commentando settimanalmente una squadra che dovrebbe scucirsi lo stemma che ha sulla maglia, perché pesa nei risultati e nella forma. Perché il Milan ha incantato il mondo intero e andava a farsi rispettare in ogni continente. Lì gioca una squadra che ha meno attributi di chi lotta per salvarsi”.

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Concordo parzialmente. Non concordo quanto detto sui singoli.
Non si può dire, c'è un tedesco, un francese, un messicano come se fosse un automatismo. Siccome c'è un gimenez, un fofana, un fulkrug che sono nazionali allora è impensabile che si debba far schifo.

Invece è proprio lì che sta il problema, quando si creano accozzaglie e non squadre, non si crea allora un'ossatura, quindi non si crea nemmeno un gruppo, non ci sono nemmeno obiettivi sportivi allora vengono meno anche i valori umani dei giocatori (i famosi attributi che cita adani stesso).
È tutto collegato. È un maledettissimo effetto domino.

Il Milan è una squadra costruita a caso. Con Fonseca, con Conceicao e con Allegri. E infatti per un motivo o per un altro, a un certo punto, scoppia sempre.
 

gabri65

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Capisco il tuo punto di vista, ma credo che ci siano alcune incongruenze di fondo nella tua analisi:

1) L'esempio dell'Inter e dello United: citi l'Inter come esempio di componente umana, ma Marotta non è una bandiera del club, è il miglior professionista del settore in Italia. L'Inter vince perché ha una dirigenza tecnicamente preparata che ha costruito una squadra forte in relazione alle risorse finanziarie disponibili, non perché c'è milanismo (o interismo). Al contrario, il Manchester United ha avuto per anni in società bandiere come Bobby Charlton o Ferguson come ambasciatori, ma ha continuato a fallire perché il problema era la struttura tecnica e la qualità degli acquisti. La componente umana senza la competenza tecnica e il budget mirato non produce nulla.

2) Investimenti vs 'Soldi a pioggia': dici che dopo Maldini sono arrivati soldi a pioggia. Ma è proprio qui il punto: sono stati spalmati su troppi profili medi o scommesse (l'algoritmo), mentre Paolo chiedeva profili pronti. Se spendi 100 milioni per 5 giocatori da 20, non stai alzando l'asticella. La differenza tra un investimento giusto e uno bruciato non la fa l'anima, la fa la visione sportiva.

3) Perché fare fuori Maldini? Chiedi perché farlo fuori se era meno rilevante. È semplice: perché in un'azienda (e oggi il Milan è gestito come tale), se un dirigente chiede autonomia e investimenti pesanti che la proprietà non vuole concedere, il rapporto si rompe. Non è stata una scelta tecnica sull'anima, è stata una scelta di governance.

4) Il passato non garantisce il presente: ricordare i momenti bui degli anni '80 e la risalita è suggestivo, ma il calcio di oggi è un'industria globale. L'idea che basti 'qualcuno che conosca l'ambiente' è smentita da decine di ex bandiere che hanno fallito come dirigenti o allenatori.

Siamo d'accordo che questa società sia fredda, ma il Milan oggi è patetico non perché manca l'anima di Paolo, ma perché manca un progetto tecnico coerente in campo. Se domani tornasse Maldini ma continuassimo a comprare scommesse e a non avere un'organizzazione difensiva, i risultati resterebbero gli stessi. Il calcio è dei calciatori e di chi li sa scegliere, il resto è narrativa.

Vedila come vuoi, ci mancherebbe. Rispondo punto su punto, ma sono opinioni e punti di vista.

Lo UTD aveva BCharlton come noi abbiamo Baresi. Mi spiace dirlo, ma da non-giocatore è nullo, anzi lo vedo dannoso perché è aziendalista per suoi motivi personali che è meglio non approfondire.

Marotta certo che è un capace gestore, ma ci mette passione "come" se fosse indaista puro. Inoltre l'inda ha una discreta base di giocatori italiani, e comunque è supportata dall'esterno. La tifoseria è compatta, a differenza di noi. Sono tutte componenti umane, dubito che mettendo solo gente "competente" otterresti gli stessi risultati.

Paolo ha voluto sia profili pronti (Maignan, Giroud, Ibrahimovic, giustamente) sia scommesse, come Kalulu e Tonali (ok, purtroppo, direi adesso) oppure ko (Vrankx, Thiaw).

Il passato non garantisce il futuro, dici giustamente. Ma il passato è la base sulla quale fondare il futuro. Se mi prendi una auto fatta per la città e me la modifichi per farci i rallies, puoi anche metterci tutta la cura che vuoi, verrà fuori un mostro che comunque non sarà competitivo come una vettura costruita appositamente.

Per quanto riguarda gli altri discorsi, si torna lì. Tu dici che fare fuori Maldini è indifferente dal punto di vista di mettere su un club ambizioso e vincente, e conta la governance.

Beh, questa governance ha fallito. E ha fallito cacciando via la componente umana che ha prodotto risultati. A me va bene se Maldini non torna più al Milan, il Milan è oltre Maldini. Ho cominciato a tifare quando Maldini non c'era e tifo anche senza. Ma se non metti qualcun altro che ha almeno una parte di lucida passione, ti ritroverai sempre un giocattolo gestito da ragionieri ipercompetenti ma senza quella dose di autentico rossonero nel cuore che ti spinge oltre.

E quando parlo di milanismo, o Maldini, o altri aspetti, io non parlo di mera gestione del campo.

Parlo dell'ambiente, dei magazzinieri, di Milanello, del legame umano tra le persone, di come la proprietà tiene ai giocatori, del fatto che tutti si sentono in famiglia e piangono quando se ne vanno, l'immagine che dà la società di sé stessa, di cosa propaganda, di quali personaggi mediatici si circonda e di quanto conta a livello politico. Sono fattori importanti quanto la qualità dei giocatori e dell'allenatore.

Tutto questo adesso è stato raso al suolo.
 
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Sì, è bruttissimo da dire e da pensare, ma purtroppo è così. Ci siamo beati del loro 5-0 e della figuraccia di melma in mondovisione, ma attorno a quel buco nero, prima e dopo, hanno saputo costruire e ritoccare, vincere ancora e anche quest'anno ci daranno probabilmente venti punti di distacco. Questo distacco non può e non deve esistere tra due proprietà simili, la nostra è veramente gestita con i piedi da cani incapaci.
e che mercato han fatto quest'anno? Esordiente in panchina, attaccante mezzo primavera della serie B, attaccante quasi finito in B, giovane sconosciuto dalla croazia, 2 mediomen dal campionato francese e Akanji che vale il nostro Rabiot.
Venivano da una sconfitta umiliante, da un gruppo vecchio e finito, da un cambio in panchina potenzialmente devastante, da un'estate in cui Lautaro non le ha mandate a dire, da un inizio di stagione orripilante... e ora sono a un passo dal doblete.
Quindi capisci che l'esordiente vale quanto se non di più del nostro navigato allenatore da 5 milioni l'anno, che nell'inizio di stagione orripilante stavando lavorando, che il mezzo primavera è un attaccante di tutto rispetto, il gruppo non era finito e i loro acquisti sono stati sfruttati al 100% per quello che sono.

Da noi sarebbe stato tutto risolto con "che acquisti schifosi, nessuno è ai livelli di Olise del Bayern", "gruppo bollito", "colpa di furlani", "meglio di così non si può fare". Fine dell'analisi.
 

Devil man

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Condivido anche le virgole. Tutti indegni.Proprietà, dirigenti, allenatore e giocatori.

Questi non mi rappresentano, questo non é il mio Milan. Non perché non vince o non va in Champions, ma per come é gestito. Stanno mancando di rispetto alla nostra storia, quello che vediamo oggi in campo non é altro che la continuazione di quanto vissuto in quel giugno 2023, quando hanno calpestato la storia del Milan.
perchè il Milan di Cardinale non è un progetto sportivo ma un progetto puramente commerciale finanziario..
 
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e che mercato han fatto quest'anno? Esordiente in panchina, attaccante mezzo primavera della serie B, attaccante quasi finito in B, giovane sconosciuto dalla croazia, 2 mediomen dal campionato francese e Akanji che vale il nostro Rabiot.
Venivano da una sconfitta umiliante, da un gruppo vecchio e finito, da un cambio in panchina potenzialmente devastante, da un'estate in cui Lautaro non le ha mandate a dire, da un inizio di stagione orripilante... e ora sono a un passo dal doblete.
Quindi capisci che l'esordiente vale quanto se non di più del nostro navigato allenatore da 5 milioni l'anno, che nell'inizio di stagione orripilante stavando lavorando, che il mezzo primavera è un attaccante di tutto rispetto, il gruppo non era finito e i loro acquisti sono stati sfruttati al 100% per quello che sono.

Da noi sarebbe stato tutto risolto con "che acquisti schifosi, nessuno è ai livelli di Olise del Bayern", "gruppo bollito", "colpa di furlani", "meglio di così non si può fare". Fine dell'analisi.
Sono d'accordo, ma il "colpa di Furlani" è vero, perché tra Marotta e Furlani c'è la stessa differenza, in campo sportivo, che passa tra un ingegnere aerospaziale e un ripetente in prima liceo. Va lasciata stare infatti la parte finanziaria, in cui probabilmente entrambi sono competenti, e messa a fuoco solamente e unicamente la competenza gestionale e sportiva del loro asset (la squadra, intesa come tutta la struttura dell'organigramma al di sotto del loro vertice).
In questo, per cominciare, noi siamo deficitari. Rovinosi, direi. Non si possono sempre fare scelte sbagliate, prima il team integrato, fallimento, poi arriva il DS, già in discussione e considerato fallimentare, arriverà un nuovo DS, e intanto l'allenatore portoghese, cacciato, il rimpiazzo portoghese, cacciato, l'allenatore di esperienza italiano, già in discussione e probabilmente in uscita pure lui.
In tutta questa babele si distrugge l'identità della squadra, si disgrega un gruppo e si deve ogni anno ricominciare dalle rovine.
Sì, la colpa è di Furlani. Lui è il mio primo obiettivo, quello superiore per ora è intoccabile.
 

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