La realtà è che ci sono differenze culturali evidenti, e in molti casi rendono difficile una vera integrazione.
Non sempre c’è un punto i incontro, e far finta di niente non serve. Culture diverse possono convivere, ma integrarsi è un’altra cosa.
È come acqua e olio: stanno insieme, ma restano separati. Per far funzionare le cose servono regole chiare e rispetto da entrambe le parti.
Negli anni sono state fatte tante concessioni per includere: luoghi di culto, cambiamenti nelle scuole, come chiamare le vacanze “invernali” invece che “di Natale”, togliere il maiale dai menu scolastici, adattare alcune attività per non creare disagio.
Però il punto è che l’adattamento dovrebbe essere reciproco.
Se si adatta sempre e solo una parte, non è integrazione, è semplice convivenza.
Il problema non è da dove vieni, ma come ti comporti.
Chi lavora, rispetta le regole e si integra è parte della società, senza discussioni.
E aggiungo: chi lavora e si assume anche la responsabilità di educare i propri figli, senza lasciarli allo sbando.
Per come la vedo io, chi dimostra di voler far parte davvero di questa società deve restare.
Chi invece non ha alcuna intenzione di integrarsi e si limita a “convivere”, creando problemi, deve essere deportato.
Alla fine è normale voler vivere in un posto sicuro, soprattutto pensando ai propri figli.
Qui a Milano la situazione è seria, tra pochi anni mio figlio vorrà muoversi per la città "da solo", inteso con i suoi amici, io sono preoccupato.
Non mi interessa se passo per razzista,
tutti quelli a spasso, tutte ste compagnie di maranza, tutta sta gente, andrebbe caricata all'istante e portata via... fuori dall'Italia.