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Il solito Franco Ordine dal CorSpor: durante la notte calcistica contrassegnata dal primo gol di Gonçalo Ramos per il Milan, dallo schianto sulla traversa di Rafael Leão e dalla sfida tra Spagna e Austria, si è riacceso il dibattito nell'ambiente rossonero riguardo ai due passati e falliti approdi di Ralf Rangnick sulla panchina del Milan, alla luce del gioco difensivo e giudicato "primitivo" mostrato dalla sua Austria. Il primo contatto con il sessantottenne tecnico tedesco risale all'epoca Covid sotto la gestione Elliott e Ivan Gazidis, quando si pensava di sostituire Stefano Pioli; l'operazione tuttavia saltò dopo che Rangnick iniziò a rilasciare frequenti interviste sul futuro del club senza aver ancora firmato alcun contratto, scatenando la dura reazione di Zvonimir Boban — poi licenziato dopo un'intervista polemica contro la proprietà — e una ferma replica di Paolo Maldini, portando alla riconferma di Pioli e alla sua successiva scalata in classifica. Il secondo riavvicinamento, avvenuto a Vienna in un colloquio con Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimović a ridosso della fine del campionato, è stato ancora più breve, poiché le pretese del tecnico di ottenere il potere assoluto sulla gestione tecnica, dalla prima squadra alle giovanili, non hanno ricevuto alcuna risposta da parte del numero uno di RedBird, spingendo lo stesso Rangnick a dichiarare pubblicamente che la dirigenza non si era più fatta sentire. La prestazione dell'Austria contro la Spagna, caratterizzata da una tattica estremamente prudente con dieci giocatori dietro la linea della palla e un misero dato di 0,03 xG (gol attesi), ha spinto la tifoseria milanista a commentare con sollievo lo scampato pericolo, confermando che la scelta del profilo tedesco sarebbe stata inadatta alla filosofia della presidenza Cardinale e di Ibrahimović, orientata verso un calcio propositivo che punti a vincere e non semplicemente a non perdere.