La strada per tornare grandi non è l'Europa League e portare in giro il marchio a Ludogorets, Craiova e Atene.
La strada per tornare grandi è creare un circolo virtuoso che si rifletta nei conti ed in campo, paletti a cui per altro tutte le squadre europee devono sottostare ed a cui a prescindere avremmo dovuto rendere conto.
Non l'ha capita Galliani, non l'ha capita Fassone, ce la fa capire ora la UEFA.
Ma nella sostanza, alcuni "miti" da sfatare, almeno potenzialmente, per provare un po' ad invertire il pessimismo e dare qualche speranza nuova
-Non potremmo comprare nessuno.
E perché? Roma e Inter non hanno forse comprato ugualmente? Si tratterà ovviamente di comprare "bene", ovvero niente più "follie" tipo Andrè Silva e Bonucci ma costante attenzione al rapporto qualità-prezzo, lavorando nel sottobosco dei giovani e delle occasioni che non vuol dire sconosciuti peruviani o idraulici moldavi, ma anche Renato Sanches, Schar e Bernat a prezzo di saldo.
-I big vorranno tutti partire.
Intanto bisogna capire chi sarebbero i big di questo Milan e quale sia la loro reale incisività in campo, visto che sesti siamo comunque. Ma soprattutto, magari! Perché se i big vorranno partire, spesso coi loro ingaggi sproporzionati, potremmo tranquillamente liberarci senza rifiuti di quei costi che ci affossano i conti e rientrare quindi nei paletti anche nel giro di 2 anni.
-Ci presentiamo sul mercato deboli e coi prezzi dei nostri al ribasso.
Niente di più falso o per lo meno non dimostrabile. Dover cedere non vuol dire svendere e basta, ma calibrare il corretto rapporto qualità-prezzo ed accettare le offerte più vantaggiose che a prescindere arriveranno, attendendo di valorizzare il resto.
-Nessuno vorrà più venire al Milan.
E chi l'ha detto? Intanto San Siro e questa maglia non è che svaniscono di colpo, ma soprattutto come non venivano i big assoluti prima ugualmente non verranno adesso, bensì c'è una pletora di giocatori ad un passo dall'essere campioni che troverebbero nel Milan la perfetta realizzazione, figuriamoci la possibilità di essere protagonisti della riscossa.
-Non saremo mai il Milan di un tempo.
Ma questo è un problema strutturale di tutta la serie A italiana a cui deve rendere conto persino la Juventus, schiacciata dalla forza di mercato di altri campionati. Ciò non toglie che i bianconeri siano ogni anno da almeno 5 stagioni candidati per vincere la Champions o che la Roma sia arrivata ad un gol dalla finale 3 mesi fa.
-Non abbiamo nulla per cui competere.
La Roma di Garcia e la Juve di Conte, senza coppe, hanno vinto o lottato per lo Scudetto. Non dico che saremo anche noi da corsa, ma non avere impegni di coppe ci permetterà in termini di campo di essere più facilmente competitivi e soprattutto di creare una struttura vincente che valorizza i nostri giocatori, che è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Arrivare nella quattro, pur nella beffa di non fare la Champions, ci metterebbe a prescindere sulla mappa e ci darebbe un entusiasmo pazzesco per il 19/20, quando saremo liberi di sognare.