Leggendo attentamente la sentenza (unico antidoto alla demagogia dilagante di queste ore) direi di precisare alcune cose importanti.
Poi ognuno la pensi come vuole.
Fermo restando che chiaramente non sussistono i tre termini necessaria per la legittima difesa (aspetto subito chiarito dalla sentenza di primo grado, confermato poi da quello di secondo e infine anche nel ricorso in Cassazione):
1) Il pericolo non era attuale. La rapina si era conclusa e i tre rapinatori erano usciti dal negozio e stavano salendo sull’auto per scappare;
2) Era ampiamente discutibile la proporzione tra offesa e difesa: come è evidente, i rapinatori stavano rubando dei gioielli (un danno economico), mentre la reazione del gioielliere ha causato la morte di due persone e il ferimento grave di una terza (la vita umana ha un valore giuridico immensamente superiore al denaro, anche quella di un malvivente). Inoltre, c'è stato uno squilibrio nei mezzi: i rapinatori avevano un coltello e una pistola finta, mentre Roggero ha usato un'arma vera;
3) La reazione non era necessaria: se Roggero avesse davvero temuto per l’incolumità sua e dei suoi familiari, avrebbe potuto chiudersi dentro il negozio (che aveva porte e vetri blindati) e chiamare le forze dell'ordine, invece di inseguire i ladri in strada per cercare lo scontro.
Ci sono anche altri aspetti non secondari.
Primo, l'imputato non è incensurato. Nel 2005 ha patteggiato 2 mesi di reclusione in seguito ad una aggressione ARMATA al fidanzato della figlia, aggredito anche a calci e pugni, in casa della famiglia della vittima, e in seguito ha minacciato ripetutamente sia lui che i suoi familiari, puntando la pistola (carica) e minacciandoli di morte. Oltre ai mesi di reclusione, in quella occasione gli è stato revocato anche il porto d'armi. Questo nel caso specifico significa che lui deteneva regolarmente l'arma da fuoco, ma non aveva il porto d'armi. Infatti tra i capi d'accusa figura anche il porto illegale di arma da fuoco.
Secondo, non ha mai manifestato alcun pentimento. Anzi, in piu occasioni ha ripetuto e chiarito che rifarebbe di nuovo quello che ha fatto e userebbe di nuovo l'arma da fuoco.
Terzo, nella ricostruzione dei fatti, ha mentito in piu parti (come quando diceva di temere che avessero rapito la moglie, quando dai filmati si vede che prima di uscire dalla gioielleria la tocca e le dice qualcosa) e si è giustificato dicendo di aver agito come risposta alla precedente rapina subita nel 2015, cosa che ha di fatto introdotto il movente della vendetta.
Quarto, la difesa non ha richiesto il rito abbreviato, che già di per se avrebbe ridotto di un terzo la pena, procedendo per quello ordinario.
Alla luce dei fatti, senza demagogia, in realtà c'erano tutti gli elementi per una condanna ben superiore.
I giudici hanno concesso a Roggero diversi sconti di pena (le cosiddette attenuanti): le attenuanti generiche e l'attenuante della provocazione (perché il tutto è nato dalla rapina subita). Questi sconti gli sono stati concessi nonostante Roggero non abbia mai mostrato un reale pentimento, un elemento che di solito i giudici considerano molto importante quando decidono la gravità della condanna. Inoltre, sono minimi gli aumenti per la somma dei vari reati (il secondo omicidio, il tentato omicidio e il porto abusivo d'arma).
Nelle stesse circostanze, chiunque altro avesse commesso gli stessi identici reati sarebbe stato condannato a 30 anni di carcere. Se Roggero ha ricevuto una pena così ridotta, è solo perché i giudici hanno tenuto conto del contesto eccezionale e drammatico in cui si sono svolti i fatti.