Malagò in FIGC. Milan e Juve all'angolo.

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La giornata odierna segna una svolta politica decisiva per il calcio italiano con l'indicazione di Giovanni Malagò come candidato della Lega Serie A alla presidenza della FIGC, un'operazione che vede il trionfo strategico dell'asse composto da Giuseppe Marotta e Aurelio De Laurentiis. Secondo l'analisi di Calcio & Finanza, il presidente dell'Inter è stato il vero architetto della manovra, agendo su un piano diplomatico di alto livello grazie a un incontro con il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per rassicurare i club più piccoli sulla capacità di Malagò di dialogare con il Governo Meloni su temi chiave come fisco e stadi. Parallelamente, De Laurentiis ha giocato d'anticipo sostenendo pubblicamente il numero uno del CONI subito dopo le dimissioni di Gravina, riuscendo a rivendicare la vittoria politica nonostante la sua assenza per impegni negli Stati Uniti. Sul fronte opposto escono pesantemente sconfitti il Milan e la Juventus: i rossoneri hanno visto naufragare il tentativo tardivo di lanciare Adriano Galliani, penalizzato dal legame con Lotito che molti presidenti guardano ancora con diffidenza, mentre il club bianconero è apparso immobile e privo di iniziativa. La dirigenza juventina, con un Giorgio Chiellini considerato ancora acerbo e un amministratore delegato come Damien Comolli penalizzato dalle barriere linguistiche, non è riuscita a decifrare le dinamiche di potere della Lega, finendo per accodarsi passivamente a una scelta altrui che sancisce la superiorità di manovra politica della coppia Marotta-ADL.

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La giornata odierna segna una svolta politica decisiva per il calcio italiano con l'indicazione di Giovanni Malagò come candidato della Lega Serie A alla presidenza della FIGC, un'operazione che vede il trionfo strategico dell'asse composto da Giuseppe Marotta e Aurelio De Laurentiis. Secondo l'analisi di Calcio & Finanza, il presidente dell'Inter è stato il vero architetto della manovra, agendo su un piano diplomatico di alto livello grazie a un incontro con il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per rassicurare i club più piccoli sulla capacità di Malagò di dialogare con il Governo Meloni su temi chiave come fisco e stadi. Parallelamente, De Laurentiis ha giocato d'anticipo sostenendo pubblicamente il numero uno del CONI subito dopo le dimissioni di Gravina, riuscendo a rivendicare la vittoria politica nonostante la sua assenza per impegni negli Stati Uniti. Sul fronte opposto escono pesantemente sconfitti il Milan e la Juventus: i rossoneri hanno visto naufragare il tentativo tardivo di lanciare Adriano Galliani, penalizzato dal legame con Lotito che molti presidenti guardano ancora con diffidenza, mentre il club bianconero è apparso immobile e privo di iniziativa. La dirigenza juventina, con un Giorgio Chiellini considerato ancora acerbo e un amministratore delegato come Damien Comolli penalizzato dalle barriere linguistiche, non è riuscita a decifrare le dinamiche di potere della Lega, finendo per accodarsi passivamente a una scelta altrui che sancisce la superiorità di manovra politica della coppia Marotta-ADL.
E' giusto così, la superiorità sul campo riflette anche quella nelle dirigenze e nelle capacità di manovra. Le nobili decadute, con i loro Fuffani e Comolli, non possono fare altro che accodarsi. sono proprio di una categoria inferiore.
 

Devil man

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E' giusto così, la superiorità sul campo riflette anche quella nelle dirigenze e nelle capacità di manovra. Le nobili decadute, con i loro Fuffani e Comolli, non possono fare altro che accodarsi. sono proprio di una categoria inferiore.
Il Milan non si è saputo muovere perchè i candidati erano solo bianchi Italiani
 
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