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Repubblica descrive la forte tensione e la distanza emotiva tra l'allenatore Luciano Spalletti e il dirigente Damien Comolli, resa evidente dal loro atteggiamento distaccato durante la commemorazione delle vittime dell'Heysel, alla quale ha partecipato l'intera dirigenza della Juventus con la sola eccezione di Chiellini. Questa freddezza pubblica è arrivata poche ore dopo un cruciale summit alla Continassa, voluto fermamente da John Elkann per avviare la ricostruzione del club e costringere i due a un chiarimento; l'incontro si è concluso con una tregua forzata per il bene comune in vista della prossima stagione, resa necessaria da rapporti ormai logorati e vicini allo zero. Durante il confronto con la proprietà, Spalletti ha criticato apertamente l'operato del dirigente francese, contestandogli la scarsa efficacia nel concludere trattative di mercato apparentemente già definite, come accaduto a gennaio e di recente per i profili di Alisson (la cui pista non è ancora del tutto tramontata) e Robertson, sfumati o complicatisi nonostante il tecnico avesse ricevuto rassicurazioni sul loro arrivo. L'allenatore ha ribadito le sue linee guida per il futuro della rosa, sottolineando la necessità di acquistare elementi di spessore in grado di fare la differenza prima di far quadrare i bilanci attraverso le cessioni, chiedendo uno sforzo alla società anche al netto dei parametri imposti dalla UEFA. Da questo faccia a faccia la figura di Comolli è uscita fortemente ridimensionata, complici anche alcune sue recenti dichiarazioni ai media che non sono piaciute alla dirigenza; il proprietario Elkann gli ha rivolto un severo avvertimento, concedendogli una conferma a tempo e vietando ulteriori passi falsi, con l'obiettivo di imporre una maggiore operatività, collegialità ed efficacia nella chiusura delle trattative estive per restituire competitività alla squadra.