Italia: Malagò in pole. Abete in corsa.

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GDS: il mondo del calcio si interroga sugli scenari possibili in vista delle elezioni del 22 giugno. Al momento nessuno può rispondere con certezza, ma la partita coinvolge le sei componenti federali, a partire dalla Lega Serie A che, forte di un peso elettorale salito al 18%, punta su Giovanni Malagò come nome della discontinuità e dell’autonomia manageriale. Malagò, già alla guida del Coni e di Milano-Cortina, viene visto come un profilo autorevole in grado di resistere alle ingerenze politiche, nonostante le note frizioni con il ministro Abodi. Sul fronte opposto si posiziona la Lega Dilettanti, che vanta il peso maggiore col 34% dei voti, guidata da Giancarlo Abete; l’ex numero uno della FIGC ha ricordato con amarezza come le sue dimissioni del 2014 coincidano ancora con l'ultima apparizione azzurra ai Mondiali, sottolineando che il suo addio non risolse i problemi sistemici. Abete, pur non sciogliendo le riserve sulla candidatura, ha dichiarato: «Non mi pongo il problema in questo momento. Dobbiamo piuttosto interrogarci sul sistema che ci aiuti a recuperare competitività, sia a livello di Nazionale che di club. Valuteremo serenamente», aggiungendo però un avvertimento sulla necessità di una maggioranza solida per evitare il commissariamento: «In passato non si è raggiunto il 51% e si è finiti con un commissariamento. Serve un confronto approfondito». Tra gli outsider emerge la figura di Demetrio Albertini, sostenuto dall'Assocalciatori (20%) e preferito a icone come Maldini o Del Piero per ragioni di budget e competenza specifica, sebbene l'AIC non disdegnerebbe lo stesso Malagò. Più defilata appare la posizione di Matteo Marani, presidente della Lega Pro, mentre resta da decifrare l'orientamento dell'Assoallenatori di Renzo Ulivieri, che con il suo 10% potrebbe risultare decisivo per spostare l'ago della bilancia in un confronto che resterà aperto almeno fino al 13 maggio, termine ultimo per presentare ufficialmente i candidati.

CorSport: i sostenitori di Giovanni Malagò ritengono che l'ex numero uno del Coni sia l'unico in grado di contrastare la volontà della politica di fagocitare il calcio, vedendo in lui un leader naturale capace di guidare il movimento dopo le dimissioni di Gravina, nonostante il governo lo abbia rimosso da Palazzo H senza concedergli la proroga per Milano-Cortina. La controtesi di chi si oppone alla sua ascesa in Via Allegri sottolinea però il paradosso di scegliere un profilo in rotta con il governo Meloni proprio quando il calcio necessita di fondi e sgravi fiscali, oltre a evidenziare il rischio che una candidatura sostenuta dalle big naufraghi se includesse la riduzione della Serie A a 16 squadre, ipotesi osteggiata dalle piccole. Il quadro elettorale, in vista della scadenza delle candidature del 13 maggio, vede già in campo Gianni Rivera con un «programma ben preciso», ma i veri equilibri dipenderanno dai pesi delle componenti: la Lega Serie A vale solo il 18%, mentre la Lega Dilettanti detiene il 34% ed è coordinata da Giancarlo Abete, considerato un "Demiurgo" e portatore di equilibrio che, se sciogliesse le riserve, sarebbe in netto vantaggio. Malagò e Abete devono però fare i conti con l'opinione pubblica e, nel caso dello svizzero, con lo scarso gradimento del ministro Abodi, che segue la partita sin dal post Bosnia-Italia. Resta sullo sfondo l'eterna ipotesi di un ex calciatore alla presidenza, mentre le alleanze vedono Serie A e B orientate a convergere su un unico nome e la Serie C di Marani vicina alla LND; storicamente i calciatori (20%) e gli allenatori (10%) votano compatti, e proprio l'asse tra dilettanti e atleti garantiva la solidità politica di Gravina con una maggioranza del 54%. L'appuntamento alle urne del 22 giugno potrebbe portare a una rottura, ma le varie correnti del calcio, che Gravina aveva faticosamente tenuto unite, arrivano alla sfida divise e animate da antiche rivalse.
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numero 3

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Spero in un nuovo corso, Albertini, Damiano Tommasi o Maldini, strano invece non abbiano menzionato Carraro Galliani o Marotta nell'articolo
 
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GDS: il mondo del calcio si interroga sugli scenari possibili in vista delle elezioni del 22 giugno. Al momento nessuno può rispondere con certezza, ma la partita coinvolge le sei componenti federali, a partire dalla Lega Serie A che, forte di un peso elettorale salito al 18%, punta su Giovanni Malagò come nome della discontinuità e dell’autonomia manageriale. Malagò, già alla guida del Coni e di Milano-Cortina, viene visto come un profilo autorevole in grado di resistere alle ingerenze politiche, nonostante le note frizioni con il ministro Abodi. Sul fronte opposto si posiziona la Lega Dilettanti, che vanta il peso maggiore col 34% dei voti, guidata da Giancarlo Abete; l’ex numero uno della FIGC ha ricordato con amarezza come le sue dimissioni del 2014 coincidano ancora con l'ultima apparizione azzurra ai Mondiali, sottolineando che il suo addio non risolse i problemi sistemici. Abete, pur non sciogliendo le riserve sulla candidatura, ha dichiarato: «Non mi pongo il problema in questo momento. Dobbiamo piuttosto interrogarci sul sistema che ci aiuti a recuperare competitività, sia a livello di Nazionale che di club. Valuteremo serenamente», aggiungendo però un avvertimento sulla necessità di una maggioranza solida per evitare il commissariamento: «In passato non si è raggiunto il 51% e si è finiti con un commissariamento. Serve un confronto approfondito». Tra gli outsider emerge la figura di Demetrio Albertini, sostenuto dall'Assocalciatori (20%) e preferito a icone come Maldini o Del Piero per ragioni di budget e competenza specifica, sebbene l'AIC non disdegnerebbe lo stesso Malagò. Più defilata appare la posizione di Matteo Marani, presidente della Lega Pro, mentre resta da decifrare l'orientamento dell'Assoallenatori di Renzo Ulivieri, che con il suo 10% potrebbe risultare decisivo per spostare l'ago della bilancia in un confronto che resterà aperto almeno fino al 13 maggio, termine ultimo per presentare ufficialmente i candidati.

CorSport: i sostenitori di Giovanni Malagò ritengono che l'ex numero uno del Coni sia l'unico in grado di contrastare la volontà della politica di fagocitare il calcio, vedendo in lui un leader naturale capace di guidare il movimento dopo le dimissioni di Gravina, nonostante il governo lo abbia rimosso da Palazzo H senza concedergli la proroga per Milano-Cortina. La controtesi di chi si oppone alla sua ascesa in Via Allegri sottolinea però il paradosso di scegliere un profilo in rotta con il governo Meloni proprio quando il calcio necessita di fondi e sgravi fiscali, oltre a evidenziare il rischio che una candidatura sostenuta dalle big naufraghi se includesse la riduzione della Serie A a 16 squadre, ipotesi osteggiata dalle piccole. Il quadro elettorale, in vista della scadenza delle candidature del 13 maggio, vede già in campo Gianni Rivera con un «programma ben preciso», ma i veri equilibri dipenderanno dai pesi delle componenti: la Lega Serie A vale solo il 18%, mentre la Lega Dilettanti detiene il 34% ed è coordinata da Giancarlo Abete, considerato un "Demiurgo" e portatore di equilibrio che, se sciogliesse le riserve, sarebbe in netto vantaggio. Malagò e Abete devono però fare i conti con l'opinione pubblica e, nel caso dello svizzero, con lo scarso gradimento del ministro Abodi, che segue la partita sin dal post Bosnia-Italia. Resta sullo sfondo l'eterna ipotesi di un ex calciatore alla presidenza, mentre le alleanze vedono Serie A e B orientate a convergere su un unico nome e la Serie C di Marani vicina alla LND; storicamente i calciatori (20%) e gli allenatori (10%) votano compatti, e proprio l'asse tra dilettanti e atleti garantiva la solidità politica di Gravina con una maggioranza del 54%. L'appuntamento alle urne del 22 giugno potrebbe portare a una rottura, ma le varie correnti del calcio, che Gravina aveva faticosamente tenuto unite, arrivano alla sfida divise e animate da antiche rivalse.
Bisogna radere tutto al suolo.
Via chi ha rallentato la crescita del mondo del calcio, via chi ha voluto mantenere lo status quo, via chi ha barato e scattino anche denunce arresti se qualcuno ha rubato/omesso/chiuso occhi.
Bisogna fare tabula rasa.

Il nuovo presidente della figc non deve essere lo schiavetto dei presidenti ma il leader che richiama tutti all'ordine.
C'è tanto lavoro da fare.
 

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