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CorSera: Gennaro Gattuso ha ufficializzato le sue dimissioni da commissario tecnico della Nazionale italiana dopo la mancata qualificazione al Mondiale, comunicando la decisione alla Federcalcio da Marbella e dichiarando che, nonostante il dolore nel cuore, è giusto farsi da parte per non aver raggiunto l'obiettivo prefissato e agevolare le future valutazioni tecniche. L'allenatore calabrese, che ha espresso profonda gratitudine verso il presidente Gravina, Buffon e tutti i tifosi italiani, ha rinunciato a qualsiasi tentativo di restare in carica fino alla scadenza naturale del contratto a giugno, preoccupandosi unicamente di garantire gli stipendi ai propri collaboratori. La sua uscita di scena apre un complesso casting per la successione che vede in lizza nomi di alto profilo come Roberto Mancini e Antonio Conte, entrambi intrigati da un possibile ritorno nonostante i rispettivi vincoli con l'Al Sadd e il Napoli, oltre a Simone Inzaghi, attualmente all'Al Hilal ma tentato dalla nostalgia dell'Italia, mentre l'ipotesi Max Allegri sembra sfumare data la sua volontà di proseguire col Milan. Il futuro della panchina azzurra resta tuttavia strettamente legato alle elezioni federali del 22 giugno, nate a seguito della crisi di sistema che ha portato alle dimissioni di Gravina: la partita politica vede come figura centrale Giovanni Malagò, forte della sua esperienza decennale alla guida dello sport italiano, che potrebbe rappresentare la candidatura della Serie A per una rinascita del settore. Malagò deve però fare i conti con i rapporti tesi con Giancarlo Abete, il quale, potendo contare sul pesantissimo 34% dei voti della Lega Dilettanti, riflette su un possibile ritorno in pista. In questo scenario frammentato si inseriscono le ambizioni dell'Associazione Calciatori, che spinge per figure come Demetrio Albertini o Paolo Maldini, e la posizione di Matteo Marani, mentre sullo sfondo incombe l'ombra di un possibile commissariamento da parte del governo Meloni, un'eventualità che potrebbe spingere le diverse componenti federali a cercare un compromesso unitario entro il termine ultimo per le candidature fissato al 13 maggio.
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