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GDS: Gabriele Gravina, profondamente scosso dall'eliminazione dell'Italia che segna la terza assenza consecutiva dai Mondiali dopo la sconfitta a Zenica contro la Bosnia, ha maturato la ferma convinzione di rassegnare le dimissioni da presidente della FIGC. Nonostante l'iniziale resistenza, Gravina intende assumersi le proprie responsabilità pur ribadendo che il fallimento del sistema calcistico italiano coinvolge numerosi attori che negli anni non hanno attuato le riforme necessarie. Già nella giornata odierna incontrerà i vertici delle Leghe e delle associazioni di categoria per comunicare ufficialmente il suo passo indietro, un gesto che verrebbe accolto favorevolmente dalla maggioranza delle componenti federali, nonostante il suo prestigioso incarico di vicepresidente vicario UEFA in ottica Euro 2032. Una volta formalizzate le dimissioni, si aprirà una fase di prorogatio durante la quale verrà convocata un’assemblea elettiva entro novanta giorni, scongiurando così il rischio di un commissariamento da parte del Coni caldeggiato dal ministro per lo Sport Andrea Abodi. Proprio Abodi ha sferrato un durissimo attacco frontale a Gravina, accusandolo di mancare di umiltà e di voler scaricare le colpe sulle istituzioni politiche, arrivando a paragonare la situazione attuale ai fallimenti di Abete e Tavecchio. Per la successione, sebbene circoli il nome dello stesso Abete, l'ipotesi più accreditata e trasversale sembra essere quella di Giovanni Malagò, figura percepita come ideale per garantire una discontinuità col passato e una rifondazione basata su una leadership puramente sportiva anziché politica.
Sempre la GDS: il fallimento della Nazionale a Zenica ha innescato una crisi profonda nel calcio italiano, rendendo ormai inevitabili le dimissioni del presidente della FIGC Gabriele Gravina come atto di responsabilità davanti a un Paese che vede sfumare il terzo Mondiale consecutivo. Il clima tra i club di Serie A è di attesa ma anche di forte pretesa: la Lega, guidata da Ezio Maria Simonelli, si presenta compatta nel chiedere un passo indietro immediato ai vertici federali, trovando una sponda nel Governo e nel ministro Abodi, da tempo critico verso l'attuale governance. Le società puntano ora a una vera rivoluzione che vada oltre il cambio di poltrona, rivendicando un peso politico e decisionale maggiore che rifletta il recente aumento della loro quota elettorale dal 12 al 18 per cento. In questo scenario di incertezza, il nome di Giovanni Malagò emerge come possibile successore grazie al suo profilo manageriale e alla vasta esperienza internazionale, sebbene la sua candidatura debba scontare i complessi rapporti con la politica romana. L'obiettivo comune dei club è sfruttare questo terremoto per riscrivere le regole del sistema e avviare un cronoprogramma dettagliato entro l'estate, convinti che solo una nuova visione lungimirante possa permettere all'Italia di rialzare la testa e tornare protagonista nel panorama calcistico mondiale.
CONTE, MANCINI, NO ALLEGRI E SUGGESTIONE GUARDIOLA: Il calcio italiano si trova nuovamente ad affrontare le macerie di un fallimento sportivo che impone la ricerca di un nuovo commissario tecnico, con i nomi di Roberto Mancini e Antonio Conte che tornano prepotentemente in auge come principali candidati per la ricostruzione. L'attuale allenatore Gennaro Gattuso, nonostante il patto di restare fino a giugno siglato con Buffon, sembra ormai destinato all'addio precoce, specialmente in vista delle probabili dimissioni del presidente federale Gravina che renderebbero impossibile la sua conferma. Chiunque prenderà il suo posto erediterà una rosa i cui interpreti principali non cambieranno radicalmente, ma dovrà lavorare profondamente sulla mentalità e sull'atteggiamento di una squadra che nei momenti decisivi sembra paralizzata dalla paura, come dimostrato dalle sofferte prestazioni contro Ucraina, Croazia, Svizzera e infine contro la Bosnia. Il futuro CT dovrà inoltre pretendere una collaborazione più stretta con club e istituzioni per modificare i ritmi di lavoro settimanali, pena il rischio di fallire anche i prossimi appuntamenti mondiali ed europei. Sul fronte delle candidature, se la pista Mancini è legata a un cambio di governance in FIGC che ne riabiliti la figura dopo l'addio burrascoso, quella di Conte resta l'alternativa di carattere più solida, considerando che Massimiliano Allegri è blindato dal Milan e Gasperini è impegnato alla Roma. Resta sullo sfondo la suggestione quasi impossibile legata a Pep Guardiola, che lascerà il City e potrebbe rappresentare l'unica vera opzione straniera di livello mondiale, qualora decidesse di accettare la sfida azzurra supportato da grandi investimenti degli sponsor.
Il CorSport sull'ipotesi Allegri: la sede della Figc in via Allegri sembra suggerire, in un curioso gioco del destino, il nome del possibile successore di Rino Gattuso sulla panchina della Nazionale, ormai giunto alla fine del suo ciclo. Massimiliano Allegri, attualmente legato al Milan fino al 2027, è uno dei profili più invocati dai tifosi che cercano un leader dal DNA vincente e carismatico per risollevare le sorti di un calcio italiano in crisi. Tuttavia, nelle stanze del potere federale si fa strada con forza l'ipotesi di un clamoroso ritorno di Roberto Mancini; l'ex CT, vincitore di Euro 2020, sarebbe pronto a rientrare dall'esilio arabo e potrebbe essere favorito da un contratto a breve termine con l'Al-Sadd, avendo già ricucito i rapporti con il presidente Gravina dopo la parentesi Spalletti. Oltre ai nomi di Allegri e Mancini, resta sullo sfondo l'ombra di Antonio Conte, altro ex molto rimpianto per la sua capacità di compattare l'ambiente. La questione assume anche una rilevanza politica, come dimostrato dalle preferenze espresse dal presidente del Senato La Russa per Mourinho o lo stesso Mancini, sottolineando come la scelta del nuovo tecnico sia considerata una priorità nazionale. Il tempo però stringe: l'Italia avrà bisogno di una guida certa già per le amichevoli di fine maggio, in vista dei nuovi impegni di Nations League contro Belgio, Turchia e Francia previsti tra settembre e ottobre, tappe fondamentali per arrivare pronti alle qualificazioni di Euro 2028 che inizieranno nel marzo 2027.
Tuttosport: La crisi della Nazionale italiana, scaturita dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, ha aperto una profonda riflessione sul futuro della panchina azzurra e dei vertici federali. Nonostante il contratto di Rino Gattuso scada formalmente il 20 luglio 2026 e le dichiarazioni di facciata del presidente Gabriele Gravina, che ha inizialmente confermato la fiducia allo staff tecnico e a Gigi Buffon, l'addio del commissario tecnico appare ormai certo. Indiscrezioni suggeriscono che sia Gattuso sia Buffon avrebbero voluto rassegnare le dimissioni già dopo la disfatta di Zenica, ma sarebbero stati frenati da Gravina per evitare un vuoto di potere immediato e decisioni dettate dall'emotività, rimandando ogni valutazione definitiva alle amichevoli di giugno, dove la squadra potrebbe essere affidata a un traghettatore. Il profilo più accreditato per avviare un nuovo ciclo quadriennale in vista del Mondiale 2030 è quello di Antonio Conte, attratto dall'idea di un progetto a lungo termine stile olimpico dopo lo stress accumulato nel calcio di club; tuttavia, restano vive altre ipotesi come il ritorno di Roberto Mancini, possibile solo in caso di dimissioni di Gravina, la suggestione Claudio Ranieri o l'opzione Maurizio Sarri, sebbene quest'ultimo sia penalizzato dalle sue posizioni critiche verso il sistema. La matassa rimane intricata e legata agli equilibri politici della Federazione, ma il cambio di guida tecnica resta il punto di partenza imprescindibile per una Nazionale che deve nuovamente ricostruirsi dalle macerie.
Sempre la GDS: il fallimento della Nazionale a Zenica ha innescato una crisi profonda nel calcio italiano, rendendo ormai inevitabili le dimissioni del presidente della FIGC Gabriele Gravina come atto di responsabilità davanti a un Paese che vede sfumare il terzo Mondiale consecutivo. Il clima tra i club di Serie A è di attesa ma anche di forte pretesa: la Lega, guidata da Ezio Maria Simonelli, si presenta compatta nel chiedere un passo indietro immediato ai vertici federali, trovando una sponda nel Governo e nel ministro Abodi, da tempo critico verso l'attuale governance. Le società puntano ora a una vera rivoluzione che vada oltre il cambio di poltrona, rivendicando un peso politico e decisionale maggiore che rifletta il recente aumento della loro quota elettorale dal 12 al 18 per cento. In questo scenario di incertezza, il nome di Giovanni Malagò emerge come possibile successore grazie al suo profilo manageriale e alla vasta esperienza internazionale, sebbene la sua candidatura debba scontare i complessi rapporti con la politica romana. L'obiettivo comune dei club è sfruttare questo terremoto per riscrivere le regole del sistema e avviare un cronoprogramma dettagliato entro l'estate, convinti che solo una nuova visione lungimirante possa permettere all'Italia di rialzare la testa e tornare protagonista nel panorama calcistico mondiale.
CONTE, MANCINI, NO ALLEGRI E SUGGESTIONE GUARDIOLA: Il calcio italiano si trova nuovamente ad affrontare le macerie di un fallimento sportivo che impone la ricerca di un nuovo commissario tecnico, con i nomi di Roberto Mancini e Antonio Conte che tornano prepotentemente in auge come principali candidati per la ricostruzione. L'attuale allenatore Gennaro Gattuso, nonostante il patto di restare fino a giugno siglato con Buffon, sembra ormai destinato all'addio precoce, specialmente in vista delle probabili dimissioni del presidente federale Gravina che renderebbero impossibile la sua conferma. Chiunque prenderà il suo posto erediterà una rosa i cui interpreti principali non cambieranno radicalmente, ma dovrà lavorare profondamente sulla mentalità e sull'atteggiamento di una squadra che nei momenti decisivi sembra paralizzata dalla paura, come dimostrato dalle sofferte prestazioni contro Ucraina, Croazia, Svizzera e infine contro la Bosnia. Il futuro CT dovrà inoltre pretendere una collaborazione più stretta con club e istituzioni per modificare i ritmi di lavoro settimanali, pena il rischio di fallire anche i prossimi appuntamenti mondiali ed europei. Sul fronte delle candidature, se la pista Mancini è legata a un cambio di governance in FIGC che ne riabiliti la figura dopo l'addio burrascoso, quella di Conte resta l'alternativa di carattere più solida, considerando che Massimiliano Allegri è blindato dal Milan e Gasperini è impegnato alla Roma. Resta sullo sfondo la suggestione quasi impossibile legata a Pep Guardiola, che lascerà il City e potrebbe rappresentare l'unica vera opzione straniera di livello mondiale, qualora decidesse di accettare la sfida azzurra supportato da grandi investimenti degli sponsor.
Il CorSport sull'ipotesi Allegri: la sede della Figc in via Allegri sembra suggerire, in un curioso gioco del destino, il nome del possibile successore di Rino Gattuso sulla panchina della Nazionale, ormai giunto alla fine del suo ciclo. Massimiliano Allegri, attualmente legato al Milan fino al 2027, è uno dei profili più invocati dai tifosi che cercano un leader dal DNA vincente e carismatico per risollevare le sorti di un calcio italiano in crisi. Tuttavia, nelle stanze del potere federale si fa strada con forza l'ipotesi di un clamoroso ritorno di Roberto Mancini; l'ex CT, vincitore di Euro 2020, sarebbe pronto a rientrare dall'esilio arabo e potrebbe essere favorito da un contratto a breve termine con l'Al-Sadd, avendo già ricucito i rapporti con il presidente Gravina dopo la parentesi Spalletti. Oltre ai nomi di Allegri e Mancini, resta sullo sfondo l'ombra di Antonio Conte, altro ex molto rimpianto per la sua capacità di compattare l'ambiente. La questione assume anche una rilevanza politica, come dimostrato dalle preferenze espresse dal presidente del Senato La Russa per Mourinho o lo stesso Mancini, sottolineando come la scelta del nuovo tecnico sia considerata una priorità nazionale. Il tempo però stringe: l'Italia avrà bisogno di una guida certa già per le amichevoli di fine maggio, in vista dei nuovi impegni di Nations League contro Belgio, Turchia e Francia previsti tra settembre e ottobre, tappe fondamentali per arrivare pronti alle qualificazioni di Euro 2028 che inizieranno nel marzo 2027.
Tuttosport: La crisi della Nazionale italiana, scaturita dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, ha aperto una profonda riflessione sul futuro della panchina azzurra e dei vertici federali. Nonostante il contratto di Rino Gattuso scada formalmente il 20 luglio 2026 e le dichiarazioni di facciata del presidente Gabriele Gravina, che ha inizialmente confermato la fiducia allo staff tecnico e a Gigi Buffon, l'addio del commissario tecnico appare ormai certo. Indiscrezioni suggeriscono che sia Gattuso sia Buffon avrebbero voluto rassegnare le dimissioni già dopo la disfatta di Zenica, ma sarebbero stati frenati da Gravina per evitare un vuoto di potere immediato e decisioni dettate dall'emotività, rimandando ogni valutazione definitiva alle amichevoli di giugno, dove la squadra potrebbe essere affidata a un traghettatore. Il profilo più accreditato per avviare un nuovo ciclo quadriennale in vista del Mondiale 2030 è quello di Antonio Conte, attratto dall'idea di un progetto a lungo termine stile olimpico dopo lo stress accumulato nel calcio di club; tuttavia, restano vive altre ipotesi come il ritorno di Roberto Mancini, possibile solo in caso di dimissioni di Gravina, la suggestione Claudio Ranieri o l'opzione Maurizio Sarri, sebbene quest'ultimo sia penalizzato dalle sue posizioni critiche verso il sistema. La matassa rimane intricata e legata agli equilibri politici della Federazione, ma il cambio di guida tecnica resta il punto di partenza imprescindibile per una Nazionale che deve nuovamente ricostruirsi dalle macerie.
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