Cocirio:"Si può essere competitivi e sostenibili. L'azionariato...".

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Se non sbaglio ad interpretare, a me sembra che esprima un concetto che vada un pò nella direzione opposta di quello che pensa Cardinale/Furlani, ossia che
Il successo sul campo traina la sostenibilità finanziaria, e non il contrario.

Tradotto,
spendi (bene) per poter avere ritorno dai risultati sportivi che raggiungi.

Tanto, parliamoci chiaro, non esisterà mai più un Berlusconi 2.0, che spende e ripiana le perdite ogni anno,
a noi serve spendere bene per vincere, ed avere ritorno economico tramite sponsor, competizioni, trofei, merchandising, ecc ecc.
oggigiorno noi spendiamo male, questo è il problema.
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Cocirio, membro del CDA del Milan, a Il Sole 24 Ore."Nel mondo del calcio ci siamo assuefatti un po’ alla domanda. Si può essere competitivi sportivamente parlando ed essere finanziariamente autosufficienti. Non penso ci siano altri settori in cui le persone si svegliano al mattino e si chiedono: “Possiamo costruire buone infrastrutture e fare soldi?”. Il calcio ha degli incentivi che portano a uno squilibrio finanziario, che sono la qualificazione in Champions League per chi aspira a stare nella parte alta della classifica ed evitare la retrocessione. Ogni giorno nelle squadre di calcio ci saranno conversazioni molto razionali che però portano ad un management team a dire “Spendo di più nella speranza di raggiungere l’obiettivo o evitare la catastrofe”. Si può coniugare competitività sportiva e stabilità finanziaria nel mondo del calcio. Secondo me si può però servono alcuni ingredienti. Innanzitutto ogni tanto le due cose vengono viste come due opposti, in realtà nel medio periodo non possa esserci sostenibilità finanziaria, almeno per una squadra dalle dimensioni e dal blasone del Milan, senza successo sul campo. Il successo sul campo tende a portarsi a traino la sostenibilità finanziaria e non il contrario. Una volta che si instaura questa dinamica poi ci sono meno ostacoli per continuare a mantenere la sostenibilità finanziare e continuare ad avere successo sul campo. Ci sono molti esempi virtuosi in Europa: Bayern Monaco, vediamo tutti come giocano”.

“Azionariato popolare in Italia? Ragioni un po’ storiche. Storicamente i club italiani hanno sempre avuto il grande industriale della città che ha comprato il 100% delle quote e ha gestito il club. I due club milanesi, Lazio e Roma in passato, la Juventus. E questo ha fatto sì, una volta arrivati in un periodo di transizione tra una proprietà familiare a una proprietà più strutturata, come un fondo di investimenti, era più naturale a quel punto lì cedere il controllo dell’azienda piuttosto che andare verso la strada dell’azionariato popolare”.


"Noi competiamo per il talento a livello europeo. Abbiamo fondamentalmente tre linee di ricavi. I diritti TV, lo stadio e il commerciale. Per tornare ad essere competitivi, e quindi per competere per i migliori talenti, bisogna per forza di cose far crescere queste tre linee di ricavo. Parliamo dallo stadio: noi abbiamo uno stadio che è glorioso ma non più in linea con i tempi…”.


“Il progetto stadio continua ad andare avanti, le tempistiche prevedono l’ottenimento dei permessi entro il 2027, con l’obiettivo di completare la costruzione entro il 2031 e quindi in tempo per gli Europei del 2032, che ad oggi l’Italia non sarebbe in grado di ospitare senza una trasformazione di alcuni degli impianti esistenti. Lo stadio è sicuramente una delle leve con cui possiamo provare a chiudere il divario con gli altri grandi club europei. Il Real Madrid fa circa 250 milioni dal mondo stadio, noi e l’Inter siamo intorno agli 80 diciamo. Quella è sicuramente una leva. La storia ci dice che le società che hanno costruito nuovi impianti poi hanno, negli anni successivi, avuto una crescita dei diritti commerciali, perché è un testamento all’ambizione dei club, perché gli sponsor vogliono essere associati a storie di successo, di trasformazione, di infrastrutture nuove. Quello anche aiuterebbe a chiudere il divario. Il terzo punto, sui diritti televisivi, lì sicuramente si deve lavorare sui diritti esteri. Ad oggi la Serie A fa più o meno 250 milioni dai diritti esteri. La Premier League fa 2,6 miliardi, la Liga fa 700 milioni l’anno, la Bundesliga fa più o meno come noi. Lì è dove davvero dobbiamo andare a lavorare per provare a chiudere quel delta. In parte perché abbiamo una diaspora di italiani nel mondo interessati a vedere la Serie A. E poi perché ancora alla Serie A viene riconosciuta ancora un po’ di quella gloria degli anni passati, nonché l’estrema competitività del campionato. Lì credo ci siano margini per crescere. Sta tutto nell’aumentare i ricavi per ridurre quel deficit economico che poi si traduce in deficit sportivo”.


“L’Atletico è una bella storia. Quindici anni fa forse solo chi è appassionato di calcio conosceva la storia dell’Atletico Madrid, forse perché c’erano passati calciatori famosi come Vieri eccetera. Loro hanno fatto un programma molto serio incentrato sulla costruzione del nuovo stadio, da cui hanno instaurato un volano grazie al quale sono diventati poi molto competitivi. L’Atletico, rispetto alle squadre italiane, ha e avrà sempre un vantaggio: in Spagna ci sono due squadre enormi, una squadra grande e poi la quarta è a distanza siderale dalla terza. In Italia non è così. Nel bene e nel male abbiamo tante squadre che competono vicino alla vetta e questo si traduce nel fatto che per poter andare in Champions League in Italia bisogna fare 70 punti. In Spagna probabilmente ne bastano 60. Questo cosa fa? Fa sì che l’Atletico ha la possibilità di programmare a medio termine avendo una discreta certezza di partecipare in Champions League tutti gli anni”.


“Quanto è importante la Champions? Sicuramente la Champions League come sapete porta, ad una squadra come il Milan, dai 60 ai 90 milioni di fatturato. Essere in Champions League è fondamentale. Permette di fare una progettualità diversa nel corso dell’estate, sicuramente più ambiziosa e permette di guardare di più al futuro e non alla gestione dell’anno individuale”.
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Stanis La Rochelle

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Trovate l'intruso.

Stefano-Cocirio-Chief-Financial-Officer-Ac-Milan_slider_home.jpg


Mi scappa da ridere, gli studiati di harvard che alla fine si sono fatti umiliare da Maldini con la terza media :muhahah:

Orami le università sono fabbriche di idioti
 

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Cocirio, membro del CDA del Milan, a Il Sole 24 Ore."Nel mondo del calcio ci siamo assuefatti un po’ alla domanda. Si può essere competitivi sportivamente parlando ed essere finanziariamente autosufficienti. Non penso ci siano altri settori in cui le persone si svegliano al mattino e si chiedono: “Possiamo costruire buone infrastrutture e fare soldi?”. Il calcio ha degli incentivi che portano a uno squilibrio finanziario, che sono la qualificazione in Champions League per chi aspira a stare nella parte alta della classifica ed evitare la retrocessione. Ogni giorno nelle squadre di calcio ci saranno conversazioni molto razionali che però portano ad un management team a dire “Spendo di più nella speranza di raggiungere l’obiettivo o evitare la catastrofe”. Si può coniugare competitività sportiva e stabilità finanziaria nel mondo del calcio. Secondo me si può però servono alcuni ingredienti. Innanzitutto ogni tanto le due cose vengono viste come due opposti, in realtà nel medio periodo non possa esserci sostenibilità finanziaria, almeno per una squadra dalle dimensioni e dal blasone del Milan, senza successo sul campo. Il successo sul campo tende a portarsi a traino la sostenibilità finanziaria e non il contrario. Una volta che si instaura questa dinamica poi ci sono meno ostacoli per continuare a mantenere la sostenibilità finanziare e continuare ad avere successo sul campo. Ci sono molti esempi virtuosi in Europa: Bayern Monaco, vediamo tutti come giocano”.

“Azionariato popolare in Italia? Ragioni un po’ storiche. Storicamente i club italiani hanno sempre avuto il grande industriale della città che ha comprato il 100% delle quote e ha gestito il club. I due club milanesi, Lazio e Roma in passato, la Juventus. E questo ha fatto sì, una volta arrivati in un periodo di transizione tra una proprietà familiare a una proprietà più strutturata, come un fondo di investimenti, era più naturale a quel punto lì cedere il controllo dell’azienda piuttosto che andare verso la strada dell’azionariato popolare”.


"Noi competiamo per il talento a livello europeo. Abbiamo fondamentalmente tre linee di ricavi. I diritti TV, lo stadio e il commerciale. Per tornare ad essere competitivi, e quindi per competere per i migliori talenti, bisogna per forza di cose far crescere queste tre linee di ricavo. Parliamo dallo stadio: noi abbiamo uno stadio che è glorioso ma non più in linea con i tempi…”.


“Il progetto stadio continua ad andare avanti, le tempistiche prevedono l’ottenimento dei permessi entro il 2027, con l’obiettivo di completare la costruzione entro il 2031 e quindi in tempo per gli Europei del 2032, che ad oggi l’Italia non sarebbe in grado di ospitare senza una trasformazione di alcuni degli impianti esistenti. Lo stadio è sicuramente una delle leve con cui possiamo provare a chiudere il divario con gli altri grandi club europei. Il Real Madrid fa circa 250 milioni dal mondo stadio, noi e l’Inter siamo intorno agli 80 diciamo. Quella è sicuramente una leva. La storia ci dice che le società che hanno costruito nuovi impianti poi hanno, negli anni successivi, avuto una crescita dei diritti commerciali, perché è un testamento all’ambizione dei club, perché gli sponsor vogliono essere associati a storie di successo, di trasformazione, di infrastrutture nuove. Quello anche aiuterebbe a chiudere il divario. Il terzo punto, sui diritti televisivi, lì sicuramente si deve lavorare sui diritti esteri. Ad oggi la Serie A fa più o meno 250 milioni dai diritti esteri. La Premier League fa 2,6 miliardi, la Liga fa 700 milioni l’anno, la Bundesliga fa più o meno come noi. Lì è dove davvero dobbiamo andare a lavorare per provare a chiudere quel delta. In parte perché abbiamo una diaspora di italiani nel mondo interessati a vedere la Serie A. E poi perché ancora alla Serie A viene riconosciuta ancora un po’ di quella gloria degli anni passati, nonché l’estrema competitività del campionato. Lì credo ci siano margini per crescere. Sta tutto nell’aumentare i ricavi per ridurre quel deficit economico che poi si traduce in deficit sportivo”.


“L’Atletico è una bella storia. Quindici anni fa forse solo chi è appassionato di calcio conosceva la storia dell’Atletico Madrid, forse perché c’erano passati calciatori famosi come Vieri eccetera. Loro hanno fatto un programma molto serio incentrato sulla costruzione del nuovo stadio, da cui hanno instaurato un volano grazie al quale sono diventati poi molto competitivi. L’Atletico, rispetto alle squadre italiane, ha e avrà sempre un vantaggio: in Spagna ci sono due squadre enormi, una squadra grande e poi la quarta è a distanza siderale dalla terza. In Italia non è così. Nel bene e nel male abbiamo tante squadre che competono vicino alla vetta e questo si traduce nel fatto che per poter andare in Champions League in Italia bisogna fare 70 punti. In Spagna probabilmente ne bastano 60. Questo cosa fa? Fa sì che l’Atletico ha la possibilità di programmare a medio termine avendo una discreta certezza di partecipare in Champions League tutti gli anni”.


“Quanto è importante la Champions? Sicuramente la Champions League come sapete porta, ad una squadra come il Milan, dai 60 ai 90 milioni di fatturato. Essere in Champions League è fondamentale. Permette di fare una progettualità diversa nel corso dell’estate, sicuramente più ambiziosa e permette di guardare di più al futuro e non alla gestione dell’anno individuale”.
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Giek

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In realtà mi sembra che dica cose condivisibili. Che é anche quello che diciamo qui dentro. Il problema é che nei fatti siamo molto distanti. Sostenibilità senza successo sul campo non ha senso, ed é bene che lo dica anche lui: "Il successo sul campo tende a portarsi a traino la sostenibilità finanziaria e non il contrario."

Per ora il tifoso vorrebbe vedere un successo sul campo, non quarti posti.

in realtà dice cose che dimostrano quanto non capisca che il calcio è un mondo a parte.
Per questo energumeno tascabile gestire il Milan equivale a gestire la Nespresso o la Barilla.
Ciò fa capire quanto sia minorato intellettivamente o estremamente arrogante o entrambe le cose.

Qualcuno può spiegare a questo primate che per sviluppare il "brand" (termine a loro tanto caro) serve far indossare la maglia del Milan a campioni? Ancora non ha capito che, senza aumentare il tetto ingaggi e senza aumentare il budget mercato, il loro caxxo di fatturato non potrà più crescere???
Anche se faranno la sesta maglia arlecchino o se organizzeranno il "meet&greet" a Casa Milan con la mamma di Furlani, il loro caxxo di profitto non crescerà più. Se non asintoticamente.

Stupidi beoti. Comprano le lauree alla sBocconi e non capiscono l'abc del calcio
 
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Cocirio, membro del CDA del Milan, a Il Sole 24 Ore."Nel mondo del calcio ci siamo assuefatti un po’ alla domanda. Si può essere competitivi sportivamente parlando ed essere finanziariamente autosufficienti. Non penso ci siano altri settori in cui le persone si svegliano al mattino e si chiedono: “Possiamo costruire buone infrastrutture e fare soldi?”. Il calcio ha degli incentivi che portano a uno squilibrio finanziario, che sono la qualificazione in Champions League per chi aspira a stare nella parte alta della classifica ed evitare la retrocessione. Ogni giorno nelle squadre di calcio ci saranno conversazioni molto razionali che però portano ad un management team a dire “Spendo di più nella speranza di raggiungere l’obiettivo o evitare la catastrofe”. Si può coniugare competitività sportiva e stabilità finanziaria nel mondo del calcio. Secondo me si può però servono alcuni ingredienti. Innanzitutto ogni tanto le due cose vengono viste come due opposti, in realtà nel medio periodo non possa esserci sostenibilità finanziaria, almeno per una squadra dalle dimensioni e dal blasone del Milan, senza successo sul campo. Il successo sul campo tende a portarsi a traino la sostenibilità finanziaria e non il contrario. Una volta che si instaura questa dinamica poi ci sono meno ostacoli per continuare a mantenere la sostenibilità finanziare e continuare ad avere successo sul campo. Ci sono molti esempi virtuosi in Europa: Bayern Monaco, vediamo tutti come giocano”.

“Azionariato popolare in Italia? Ragioni un po’ storiche. Storicamente i club italiani hanno sempre avuto il grande industriale della città che ha comprato il 100% delle quote e ha gestito il club. I due club milanesi, Lazio e Roma in passato, la Juventus. E questo ha fatto sì, una volta arrivati in un periodo di transizione tra una proprietà familiare a una proprietà più strutturata, come un fondo di investimenti, era più naturale a quel punto lì cedere il controllo dell’azienda piuttosto che andare verso la strada dell’azionariato popolare”.


"Noi competiamo per il talento a livello europeo. Abbiamo fondamentalmente tre linee di ricavi. I diritti TV, lo stadio e il commerciale. Per tornare ad essere competitivi, e quindi per competere per i migliori talenti, bisogna per forza di cose far crescere queste tre linee di ricavo. Parliamo dallo stadio: noi abbiamo uno stadio che è glorioso ma non più in linea con i tempi…”.


“Il progetto stadio continua ad andare avanti, le tempistiche prevedono l’ottenimento dei permessi entro il 2027, con l’obiettivo di completare la costruzione entro il 2031 e quindi in tempo per gli Europei del 2032, che ad oggi l’Italia non sarebbe in grado di ospitare senza una trasformazione di alcuni degli impianti esistenti. Lo stadio è sicuramente una delle leve con cui possiamo provare a chiudere il divario con gli altri grandi club europei. Il Real Madrid fa circa 250 milioni dal mondo stadio, noi e l’Inter siamo intorno agli 80 diciamo. Quella è sicuramente una leva. La storia ci dice che le società che hanno costruito nuovi impianti poi hanno, negli anni successivi, avuto una crescita dei diritti commerciali, perché è un testamento all’ambizione dei club, perché gli sponsor vogliono essere associati a storie di successo, di trasformazione, di infrastrutture nuove. Quello anche aiuterebbe a chiudere il divario. Il terzo punto, sui diritti televisivi, lì sicuramente si deve lavorare sui diritti esteri. Ad oggi la Serie A fa più o meno 250 milioni dai diritti esteri. La Premier League fa 2,6 miliardi, la Liga fa 700 milioni l’anno, la Bundesliga fa più o meno come noi. Lì è dove davvero dobbiamo andare a lavorare per provare a chiudere quel delta. In parte perché abbiamo una diaspora di italiani nel mondo interessati a vedere la Serie A. E poi perché ancora alla Serie A viene riconosciuta ancora un po’ di quella gloria degli anni passati, nonché l’estrema competitività del campionato. Lì credo ci siano margini per crescere. Sta tutto nell’aumentare i ricavi per ridurre quel deficit economico che poi si traduce in deficit sportivo”.


“L’Atletico è una bella storia. Quindici anni fa forse solo chi è appassionato di calcio conosceva la storia dell’Atletico Madrid, forse perché c’erano passati calciatori famosi come Vieri eccetera. Loro hanno fatto un programma molto serio incentrato sulla costruzione del nuovo stadio, da cui hanno instaurato un volano grazie al quale sono diventati poi molto competitivi. L’Atletico, rispetto alle squadre italiane, ha e avrà sempre un vantaggio: in Spagna ci sono due squadre enormi, una squadra grande e poi la quarta è a distanza siderale dalla terza. In Italia non è così. Nel bene e nel male abbiamo tante squadre che competono vicino alla vetta e questo si traduce nel fatto che per poter andare in Champions League in Italia bisogna fare 70 punti. In Spagna probabilmente ne bastano 60. Questo cosa fa? Fa sì che l’Atletico ha la possibilità di programmare a medio termine avendo una discreta certezza di partecipare in Champions League tutti gli anni”.


“Quanto è importante la Champions? Sicuramente la Champions League come sapete porta, ad una squadra come il Milan, dai 60 ai 90 milioni di fatturato. Essere in Champions League è fondamentale. Permette di fare una progettualità diversa nel corso dell’estate, sicuramente più ambiziosa e permette di guardare di più al futuro e non alla gestione dell’anno individuale”.




furlani_-_cocirio.jpg
Vi rispondo con questa discussione.
Anno 2020.



Benvenuti al giorno della marmotta rossonera.
 
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Premetto che quando nel 2020 Maldini parlava, su indicazioni societarie ,ovviamente, di champions fondamentale il Milan aveva un fatturato ridicolo, aveva debiti e un percorso da compiere con il fpf, aveva una rosa che costava un botto rispetto la concorrenza senza garantire minimamente risultati sportivi, non giocava la champions da una vita.

Oggi il Milan fattura più del doppio rispetto allora, è uscito dalla lente di ingrandimento della uefa , ha una rosa dal costo contenibile e in linea coi risultati sportivi, non ha debiti, ha vinto recentemente uno scudetto e ha giocato 4 volte la champions negli ultimi 5 anni.


Da ignorante non studiato di Harvard mi chiedo : ma la macchina Milan quando aumenta i giri del motore?
Perché devo sentirmi raccontare quel che mi si raccontava 6 anni fa ?
A me pare ci sia una patologica sindrome dell'accumulo.
I soldi si spenderanno sempre... ma da domani.
 

Djici

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Cocirio, membro del CDA del Milan, a Il Sole 24 Ore."Nel mondo del calcio ci siamo assuefatti un po’ alla domanda. Si può essere competitivi sportivamente parlando ed essere finanziariamente autosufficienti. Non penso ci siano altri settori in cui le persone si svegliano al mattino e si chiedono: “Possiamo costruire buone infrastrutture e fare soldi?”. Il calcio ha degli incentivi che portano a uno squilibrio finanziario, che sono la qualificazione in Champions League per chi aspira a stare nella parte alta della classifica ed evitare la retrocessione. Ogni giorno nelle squadre di calcio ci saranno conversazioni molto razionali che però portano ad un management team a dire “Spendo di più nella speranza di raggiungere l’obiettivo o evitare la catastrofe”. Si può coniugare competitività sportiva e stabilità finanziaria nel mondo del calcio. Secondo me si può però servono alcuni ingredienti. Innanzitutto ogni tanto le due cose vengono viste come due opposti, in realtà nel medio periodo non possa esserci sostenibilità finanziaria, almeno per una squadra dalle dimensioni e dal blasone del Milan, senza successo sul campo. Il successo sul campo tende a portarsi a traino la sostenibilità finanziaria e non il contrario. Una volta che si instaura questa dinamica poi ci sono meno ostacoli per continuare a mantenere la sostenibilità finanziare e continuare ad avere successo sul campo. Ci sono molti esempi virtuosi in Europa: Bayern Monaco, vediamo tutti come giocano”.

“Azionariato popolare in Italia? Ragioni un po’ storiche. Storicamente i club italiani hanno sempre avuto il grande industriale della città che ha comprato il 100% delle quote e ha gestito il club. I due club milanesi, Lazio e Roma in passato, la Juventus. E questo ha fatto sì, una volta arrivati in un periodo di transizione tra una proprietà familiare a una proprietà più strutturata, come un fondo di investimenti, era più naturale a quel punto lì cedere il controllo dell’azienda piuttosto che andare verso la strada dell’azionariato popolare”.


"Noi competiamo per il talento a livello europeo. Abbiamo fondamentalmente tre linee di ricavi. I diritti TV, lo stadio e il commerciale. Per tornare ad essere competitivi, e quindi per competere per i migliori talenti, bisogna per forza di cose far crescere queste tre linee di ricavo. Parliamo dallo stadio: noi abbiamo uno stadio che è glorioso ma non più in linea con i tempi…”.


“Il progetto stadio continua ad andare avanti, le tempistiche prevedono l’ottenimento dei permessi entro il 2027, con l’obiettivo di completare la costruzione entro il 2031 e quindi in tempo per gli Europei del 2032, che ad oggi l’Italia non sarebbe in grado di ospitare senza una trasformazione di alcuni degli impianti esistenti. Lo stadio è sicuramente una delle leve con cui possiamo provare a chiudere il divario con gli altri grandi club europei. Il Real Madrid fa circa 250 milioni dal mondo stadio, noi e l’Inter siamo intorno agli 80 diciamo. Quella è sicuramente una leva. La storia ci dice che le società che hanno costruito nuovi impianti poi hanno, negli anni successivi, avuto una crescita dei diritti commerciali, perché è un testamento all’ambizione dei club, perché gli sponsor vogliono essere associati a storie di successo, di trasformazione, di infrastrutture nuove. Quello anche aiuterebbe a chiudere il divario. Il terzo punto, sui diritti televisivi, lì sicuramente si deve lavorare sui diritti esteri. Ad oggi la Serie A fa più o meno 250 milioni dai diritti esteri. La Premier League fa 2,6 miliardi, la Liga fa 700 milioni l’anno, la Bundesliga fa più o meno come noi. Lì è dove davvero dobbiamo andare a lavorare per provare a chiudere quel delta. In parte perché abbiamo una diaspora di italiani nel mondo interessati a vedere la Serie A. E poi perché ancora alla Serie A viene riconosciuta ancora un po’ di quella gloria degli anni passati, nonché l’estrema competitività del campionato. Lì credo ci siano margini per crescere. Sta tutto nell’aumentare i ricavi per ridurre quel deficit economico che poi si traduce in deficit sportivo”.


“L’Atletico è una bella storia. Quindici anni fa forse solo chi è appassionato di calcio conosceva la storia dell’Atletico Madrid, forse perché c’erano passati calciatori famosi come Vieri eccetera. Loro hanno fatto un programma molto serio incentrato sulla costruzione del nuovo stadio, da cui hanno instaurato un volano grazie al quale sono diventati poi molto competitivi. L’Atletico, rispetto alle squadre italiane, ha e avrà sempre un vantaggio: in Spagna ci sono due squadre enormi, una squadra grande e poi la quarta è a distanza siderale dalla terza. In Italia non è così. Nel bene e nel male abbiamo tante squadre che competono vicino alla vetta e questo si traduce nel fatto che per poter andare in Champions League in Italia bisogna fare 70 punti. In Spagna probabilmente ne bastano 60. Questo cosa fa? Fa sì che l’Atletico ha la possibilità di programmare a medio termine avendo una discreta certezza di partecipare in Champions League tutti gli anni”.


“Quanto è importante la Champions? Sicuramente la Champions League come sapete porta, ad una squadra come il Milan, dai 60 ai 90 milioni di fatturato. Essere in Champions League è fondamentale. Permette di fare una progettualità diversa nel corso dell’estate, sicuramente più ambiziosa e permette di guardare di più al futuro e non alla gestione dell’anno individuale”.




furlani_-_cocirio.jpg
Dico la verità, non so se la cosa sia reale o se è perché ho bisogno di vedere una piccola luce di speranza... Ma il suo discorso mi sembra leggermente differente da quello di Furlani.
Se ha capito che essere competitivi aiuta a fare aumentare gli introiti allora è già qualcosa di buono.
Poi e probabile che pure questo se un giorno prende il potere venderà tutto e tutti per avere il bilancio in positivo...
Si rifiuterà di muoversi a gennaio anche quando saremo in lotta per lo scudetto.

Ma voglio sperare in un qualcosina.
 
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Dico la verità, non so se la cosa sia reale o se è perché ho bisogno di vedere una piccola luce di speranza... Ma il suo discorso mi sembra leggermente differente da quello di Furlani.
Se ha capito che essere competitivi aiuta a fare aumentare gli introiti allora è già qualcosa di buono.
Poi e probabile che pure questo se un giorno prende il potere venderà tutto e tutti per avere il bilancio in positivo...
Si rifiuterà di muoversi a gennaio anche quando saremo in lotta per lo scudetto.

Ma voglio sperare in un qualcosina.
Ma speriamo sia come dici tu.
L'ho letto più volte e mi pare criptico.
Ho capito quel discorso sulla posizione in classifica e lo squilibrio finanziario : chi lotta per la salvezza vuole evitare di retrocedere per poi perdere introiti, chi lotta per i piani alti ambisce ai soldi della Champions per innalzare il livello.
Sono 2 esempi di squilibrio finanziario che ,secondo me, loro nemmeno concepiscono.
Nella loro idea di sport lo squilibrio non esiste perché crea incertezza.

Sulla vittoria come volano per i risultati finanziari cita il Bayern Monaco ma il bayern è padrone del sistema calcio tedesco.
Quanti soldi hanno speso prima per arrivare a quel livello?
Ora magari tengono tutti con la testa sott'acqua ma noi che ci azzecchiamo con loro ?
Il Bayern è la prima squadra di Germania a tutti i livelli.
Noi siamo fuori da ogni giro.
 
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