Garlasco: nella cartella "Albert" il mistero del delitto di Chiara?

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A distanza di quasi vent'anni dall'omicidio di Garlasco, le indagini si concentrano nuovamente sulla cartella criptata "Albert" rinvenuta nel computer di Chiara Poggi. La vittima aveva protetto l'accesso con una password pochi mesi prima di morire, una scelta insolita giustificata dal fatto che il PC fosse utilizzato anche dal fratello Marco e dai suoi amici, tra cui Andrea Sempio. Gli inquirenti sospettano che la cartella contenesse video privati della coppia e che qualcuno possa averli visionati o duplicati furtivamente; tale ipotesi è supportata da pregresse anomalie nella cronologia web, che mostravano ricerche per adulti effettuate mentre Chiara era assente. Attraverso nuove consulenze tecniche, si cerca ora di capire se la scoperta di questi contenuti espliciti possa aver fornito un movente all'assassino, mentre restano da chiarire le testimonianze dei familiari e degli amici più stretti in merito agli accessi informatici sospetti.
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A distanza di quasi vent'anni dall'omicidio di Garlasco, le indagini si concentrano nuovamente sulla cartella criptata "Albert" rinvenuta nel computer di Chiara Poggi. La vittima aveva protetto l'accesso con una password pochi mesi prima di morire, una scelta insolita giustificata dal fatto che il PC fosse utilizzato anche dal fratello Marco e dai suoi amici, tra cui Andrea Sempio. Gli inquirenti sospettano che la cartella contenesse video privati della coppia e che qualcuno possa averli visionati o duplicati furtivamente; tale ipotesi è supportata da pregresse anomalie nella cronologia web, che mostravano ricerche per adulti effettuate mentre Chiara era assente. Attraverso nuove consulenze tecniche, si cerca ora di capire se la scoperta di questi contenuti espliciti possa aver fornito un movente all'assassino, mentre restano da chiarire le testimonianze dei familiari e degli amici più stretti in merito agli accessi informatici sospetti.
In vent'anni insomma non sono riusciti ad avere accesso ad una cartella su un normale PC da casa "protetta da password"? Si tratta di una delle classiche situazioni in cui l'attacco cosiddetto "brute force" è adeguato, e immagino servano poche ore o al massimo alcuni giorni per avere l'accesso. Non stiamo parlando di codici di cifratura elevatissimi, o di contenuti completamente criptati con algoritmi sofisticati a doppia chiave, eccetera. Mah, qualcosa non torna.
 
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