Zazzaroni:"Gerry da Vinci se il progetto Milan...".

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Nel suo editoriale per il CorSport, Ivan Zazzaroni analizza con pungente ironia la rivoluzione societaria e tecnica avviata dalla proprietà americana del Milan guidata da Gerry Cardinale. Se l'ambizioso e caotico progetto del primo "Milan targato Zlatan Ibrahimovic" dovesse trionfare con lo scudetto o rivelarsi altamente competitivo, Cardinale passerebbe alla storia come il più grande inventore del Terzo Millennio, surclassando geni del calibro di Steve Jobs, Jennifer Doudna, Emmanuelle Charpentier, Elon Musk o Shinya Yamanaka; verrebbe celebrato come l'uomo capace di realizzare un capolavoro assoluto dopo aver azzerato l'intera struttura tecnica in un'ora, aver collezionato mesi di scelte errate e aver subito rifiuti clamorosi da allenatori come Ralf Rangnick e Oliver Glasner. Un simile successo spiazzerebbe i rivali storici, a partire da Giuseppe Marotta, che all'Inter punta tutto su stabilità, solide relazioni istituzionali e comunicazione strategica, fino ad Aurelio De Laurentiis, abituato a pochissimi cambiamenti di alto livello e reduce da pesanti fallimenti quando ha tentato l'azzardo, senza contare dirigenti come Percassi o Saputo, mentre gli altri club concorrenti navigano da tempo nei guai. Il problema di fondo è che nessuno ha ancora spiegato a Cardinale cosa sia davvero il Milan e la sua storia: non ha potuto farlo l'amministratore delegato Giorgio Furlani, che a un certo punto ha creduto di essere diventato Luciano Moggi, né può riuscirci il presidente Paolo Scaroni, per il quale il calcio sembra quasi un minerale essenziale per l'organismo, la salute di ossa e denti; potrebbe provarci Ibrahimovic, il quale tuttavia in questo periodo è troppo impegnato a salutare il pubblico americano, girare spot pubblicitari, dispensare commenti anche in lingua bosniaca e cambiarsi d'abito continuamente, superando persino Mina ai tempi di Studio Uno. Nelle ultime ore, la dirigenza ha convinto Cardinale a ingaggiare l'allenatore Ruben Amorim, reduce dal fallimento sulla panchina del Manchester United e recentemente accostato al Benfica, club che non avrebbe comunque potuto assumerlo sia per i suoi trascorsi storici nello Sporting Lisbona, dove aveva fatto benissimo, sia per i suoi passati attacchi frontali alla società di Rui Costa. Il punto di forza di Amorim risiede nella buona reputazione mediatica e nella capacità di fare gruppo, sebbene la sua identità tattica si fondi sulla difesa a tre e sul contropiede, ossia gli stessi identici princìpi di gioco aspramente contestati a Massimiliano Allegri; ciononostante, Amorim verrà inizialmente sostenuto con affetto da tutti gli anti-allegriani, almeno fino ai primi inevitabili passi falsi, ricalcando quanto già accaduto a Thiago Motta alla Juventus. Per completare i quadri societari vacanti, la proprietà americana punta con decisione su Markus Krösche, attuale dirigente dell'Eintracht Francoforte ed ex calciatore del Paderborn con una modesta carriera da allenatore, per affidargli il ruolo di Head of Football e il controllo totale del progetto tecnico rossonero. Tra il Milan e Krösche esiste già un accordo verbale di massima sulle cifre e sulle linee guida per la ricostruzione della squadra, tanto che il dirigente tedesco ha già avviato i primi contatti con Amorim. L'ostacolo principale resta la volontà del club tedesco, poiché Krösche è legato all'Eintracht da un contratto a lungo termine e per liberarlo i rossoneri dovrebbero sborsare un indennizzo di almeno 7,5 milioni di euro. Sulla questione è intervenuto perentoriamente alla Bild il presidente dell'Eintracht, Mathias Beck, dichiarando testualmente: «Da parte del Milan non c’è stato nessuno che ci abbia contattato riguardo a Krösche. E noi, come comitato esecutivo dell’Eintracht, dopo esserci confrontati con Krösche, non abbiamo alcun segnale che faccia pensare che voglia lasciare l’Eintracht prima della scadenza del suo contratto nel 2028». Nonostante la rigidità della società teutonica, Krösche resta fortemente tentato dall'avventura milanista e, in caso di fumata bianca, porterebbe con sé il suo stretto collaboratore trentaseienne Timmo Hardung nel ruolo di direttore sportivo. L'organigramma del nuovo Milan prevede inoltre la promozione interna di Bobby Gardiner, già recruitment analyst per il club dal 2019, nel ruolo di capo dello scouting, mentre per la carica di amministratore delegato si valuta la promozione di Massimo Calvelli, figura già attiva nella rivoluzione estiva. La figura di Krösche, descritto in Germania come un uomo rigido, scontroso e "flessibile come l'alabastro", è stata però presentata dai media italiani principalmente come "il re delle plusvalenze", una definizione che ha immediatamente suscitato l'antipatia dei tifosi milanisti che ancora rimpiangono l'era di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, un'epoca d'oro in cui la lettera P di plusvalenza passava decisamente in secondo piano rispetto ai trionfi e a campioni leggendari del calibro di Ancelotti, Baresi, Costacurta, Donadoni, Evani, Fuser, Gullit, Hateley, Inzaghi, Leonardo, Maldini, Nesta e Oddo.

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Nel suo editoriale per il CorSport, Ivan Zazzaroni analizza con pungente ironia la rivoluzione societaria e tecnica avviata dalla proprietà americana del Milan guidata da Gerry Cardinale. Se l'ambizioso e caotico progetto del primo "Milan targato Zlatan Ibrahimovic" dovesse trionfare con lo scudetto o rivelarsi altamente competitivo, Cardinale passerebbe alla storia come il più grande inventore del Terzo Millennio, surclassando geni del calibro di Steve Jobs, Jennifer Doudna, Emmanuelle Charpentier, Elon Musk o Shinya Yamanaka; verrebbe celebrato come l'uomo capace di realizzare un capolavoro assoluto dopo aver azzerato l'intera struttura tecnica in un'ora, aver collezionato mesi di scelte errate e aver subito rifiuti clamorosi da allenatori come Ralf Rangnick e Oliver Glasner. Un simile successo spiazzerebbe i rivali storici, a partire da Giuseppe Marotta, che all'Inter punta tutto su stabilità, solide relazioni istituzionali e comunicazione strategica, fino ad Aurelio De Laurentiis, abituato a pochissimi cambiamenti di alto livello e reduce da pesanti fallimenti quando ha tentato l'azzardo, senza contare dirigenti come Percassi o Saputo, mentre gli altri club concorrenti navigano da tempo nei guai. Il problema di fondo è che nessuno ha ancora spiegato a Cardinale cosa sia davvero il Milan e la sua storia: non ha potuto farlo l'amministratore delegato Giorgio Furlani, che a un certo punto ha creduto di essere diventato Luciano Moggi, né può riuscirci il presidente Paolo Scaroni, per il quale il calcio sembra quasi un minerale essenziale per l'organismo, la salute di ossa e denti; potrebbe provarci Ibrahimovic, il quale tuttavia in questo periodo è troppo impegnato a salutare il pubblico americano, girare spot pubblicitari, dispensare commenti anche in lingua bosniaca e cambiarsi d'abito continuamente, superando persino Mina ai tempi di Studio Uno. Nelle ultime ore, la dirigenza ha convinto Cardinale a ingaggiare l'allenatore Ruben Amorim, reduce dal fallimento sulla panchina del Manchester United e recentemente accostato al Benfica, club che non avrebbe comunque potuto assumerlo sia per i suoi trascorsi storici nello Sporting Lisbona, dove aveva fatto benissimo, sia per i suoi passati attacchi frontali alla società di Rui Costa. Il punto di forza di Amorim risiede nella buona reputazione mediatica e nella capacità di fare gruppo, sebbene la sua identità tattica si fondi sulla difesa a tre e sul contropiede, ossia gli stessi identici princìpi di gioco aspramente contestati a Massimiliano Allegri; ciononostante, Amorim verrà inizialmente sostenuto con affetto da tutti gli anti-allegriani, almeno fino ai primi inevitabili passi falsi, ricalcando quanto già accaduto a Thiago Motta alla Juventus. Per completare i quadri societari vacanti, la proprietà americana punta con decisione su Markus Krösche, attuale dirigente dell'Eintracht Francoforte ed ex calciatore del Paderborn con una modesta carriera da allenatore, per affidargli il ruolo di Head of Football e il controllo totale del progetto tecnico rossonero. Tra il Milan e Krösche esiste già un accordo verbale di massima sulle cifre e sulle linee guida per la ricostruzione della squadra, tanto che il dirigente tedesco ha già avviato i primi contatti con Amorim. L'ostacolo principale resta la volontà del club tedesco, poiché Krösche è legato all'Eintracht da un contratto a lungo termine e per liberarlo i rossoneri dovrebbero sborsare un indennizzo di almeno 7,5 milioni di euro. Sulla questione è intervenuto perentoriamente alla Bild il presidente dell'Eintracht, Mathias Beck, dichiarando testualmente: «Da parte del Milan non c’è stato nessuno che ci abbia contattato riguardo a Krösche. E noi, come comitato esecutivo dell’Eintracht, dopo esserci confrontati con Krösche, non abbiamo alcun segnale che faccia pensare che voglia lasciare l’Eintracht prima della scadenza del suo contratto nel 2028». Nonostante la rigidità della società teutonica, Krösche resta fortemente tentato dall'avventura milanista e, in caso di fumata bianca, porterebbe con sé il suo stretto collaboratore trentaseienne Timmo Hardung nel ruolo di direttore sportivo. L'organigramma del nuovo Milan prevede inoltre la promozione interna di Bobby Gardiner, già recruitment analyst per il club dal 2019, nel ruolo di capo dello scouting, mentre per la carica di amministratore delegato si valuta la promozione di Massimo Calvelli, figura già attiva nella rivoluzione estiva. La figura di Krösche, descritto in Germania come un uomo rigido, scontroso e "flessibile come l'alabastro", è stata però presentata dai media italiani principalmente come "il re delle plusvalenze", una definizione che ha immediatamente suscitato l'antipatia dei tifosi milanisti che ancora rimpiangono l'era di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, un'epoca d'oro in cui la lettera P di plusvalenza passava decisamente in secondo piano rispetto ai trionfi e a campioni leggendari del calibro di Ancelotti, Baresi, Costacurta, Donadoni, Evani, Fuser, Gullit, Hateley, Inzaghi, Leonardo, Maldini, Nesta e Oddo.

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A prescindere da tutto ci vuole anche un po' di equilibrio, articolo figlio di una visione partigiana scritto da un personaggio che come ampiamente dimostrato di deontologico a poco o nulla
 
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Nel suo editoriale per il CorSport, Ivan Zazzaroni analizza con pungente ironia la rivoluzione societaria e tecnica avviata dalla proprietà americana del Milan guidata da Gerry Cardinale. Se l'ambizioso e caotico progetto del primo "Milan targato Zlatan Ibrahimovic" dovesse trionfare con lo scudetto o rivelarsi altamente competitivo, Cardinale passerebbe alla storia come il più grande inventore del Terzo Millennio, surclassando geni del calibro di Steve Jobs, Jennifer Doudna, Emmanuelle Charpentier, Elon Musk o Shinya Yamanaka; verrebbe celebrato come l'uomo capace di realizzare un capolavoro assoluto dopo aver azzerato l'intera struttura tecnica in un'ora, aver collezionato mesi di scelte errate e aver subito rifiuti clamorosi da allenatori come Ralf Rangnick e Oliver Glasner. Un simile successo spiazzerebbe i rivali storici, a partire da Giuseppe Marotta, che all'Inter punta tutto su stabilità, solide relazioni istituzionali e comunicazione strategica, fino ad Aurelio De Laurentiis, abituato a pochissimi cambiamenti di alto livello e reduce da pesanti fallimenti quando ha tentato l'azzardo, senza contare dirigenti come Percassi o Saputo, mentre gli altri club concorrenti navigano da tempo nei guai. Il problema di fondo è che nessuno ha ancora spiegato a Cardinale cosa sia davvero il Milan e la sua storia: non ha potuto farlo l'amministratore delegato Giorgio Furlani, che a un certo punto ha creduto di essere diventato Luciano Moggi, né può riuscirci il presidente Paolo Scaroni, per il quale il calcio sembra quasi un minerale essenziale per l'organismo, la salute di ossa e denti; potrebbe provarci Ibrahimovic, il quale tuttavia in questo periodo è troppo impegnato a salutare il pubblico americano, girare spot pubblicitari, dispensare commenti anche in lingua bosniaca e cambiarsi d'abito continuamente, superando persino Mina ai tempi di Studio Uno. Nelle ultime ore, la dirigenza ha convinto Cardinale a ingaggiare l'allenatore Ruben Amorim, reduce dal fallimento sulla panchina del Manchester United e recentemente accostato al Benfica, club che non avrebbe comunque potuto assumerlo sia per i suoi trascorsi storici nello Sporting Lisbona, dove aveva fatto benissimo, sia per i suoi passati attacchi frontali alla società di Rui Costa. Il punto di forza di Amorim risiede nella buona reputazione mediatica e nella capacità di fare gruppo, sebbene la sua identità tattica si fondi sulla difesa a tre e sul contropiede, ossia gli stessi identici princìpi di gioco aspramente contestati a Massimiliano Allegri; ciononostante, Amorim verrà inizialmente sostenuto con affetto da tutti gli anti-allegriani, almeno fino ai primi inevitabili passi falsi, ricalcando quanto già accaduto a Thiago Motta alla Juventus. Per completare i quadri societari vacanti, la proprietà americana punta con decisione su Markus Krösche, attuale dirigente dell'Eintracht Francoforte ed ex calciatore del Paderborn con una modesta carriera da allenatore, per affidargli il ruolo di Head of Football e il controllo totale del progetto tecnico rossonero. Tra il Milan e Krösche esiste già un accordo verbale di massima sulle cifre e sulle linee guida per la ricostruzione della squadra, tanto che il dirigente tedesco ha già avviato i primi contatti con Amorim. L'ostacolo principale resta la volontà del club tedesco, poiché Krösche è legato all'Eintracht da un contratto a lungo termine e per liberarlo i rossoneri dovrebbero sborsare un indennizzo di almeno 7,5 milioni di euro. Sulla questione è intervenuto perentoriamente alla Bild il presidente dell'Eintracht, Mathias Beck, dichiarando testualmente: «Da parte del Milan non c’è stato nessuno che ci abbia contattato riguardo a Krösche. E noi, come comitato esecutivo dell’Eintracht, dopo esserci confrontati con Krösche, non abbiamo alcun segnale che faccia pensare che voglia lasciare l’Eintracht prima della scadenza del suo contratto nel 2028». Nonostante la rigidità della società teutonica, Krösche resta fortemente tentato dall'avventura milanista e, in caso di fumata bianca, porterebbe con sé il suo stretto collaboratore trentaseienne Timmo Hardung nel ruolo di direttore sportivo. L'organigramma del nuovo Milan prevede inoltre la promozione interna di Bobby Gardiner, già recruitment analyst per il club dal 2019, nel ruolo di capo dello scouting, mentre per la carica di amministratore delegato si valuta la promozione di Massimo Calvelli, figura già attiva nella rivoluzione estiva. La figura di Krösche, descritto in Germania come un uomo rigido, scontroso e "flessibile come l'alabastro", è stata però presentata dai media italiani principalmente come "il re delle plusvalenze", una definizione che ha immediatamente suscitato l'antipatia dei tifosi milanisti che ancora rimpiangono l'era di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, un'epoca d'oro in cui la lettera P di plusvalenza passava decisamente in secondo piano rispetto ai trionfi e a campioni leggendari del calibro di Ancelotti, Baresi, Costacurta, Donadoni, Evani, Fuser, Gullit, Hateley, Inzaghi, Leonardo, Maldini, Nesta e Oddo.

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Non dico vincere lo scudetto, ma se dopo questa rivoluzione (l’ennesima), e questi ritardi accumulati (siamo al 16 di Giugno e mancano AD, DT, DS), dovessimo arrivare quarti, Gerry sarebbe candidato a pieno titolo al Nobel.
 

gianluca1193

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Non chiedetemi perché ma ho la sensazione che la prossima stagione faremo bene.
Non perché ho fiducia in questa gente, ma semplicemente per l'aleatorietà del pallone.
 
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A prescindere da tutto ci vuole anche un po' di equilibrio, articolo figlio di una visione partigiana scritto da un personaggio che come ampiamente dimostrato di deontologico a poco o nulla
I media in italia sono terribili e ti massacrano se non sai lavorarci e noi non sappiamo a farlo.

A una comunicazione del tutto assente aggiungici che da noi ci sono talmente tante spaccature interne che ricamare è come tessere la tela.
Per lo meno fino a ieri era cosi, non so se ora cardinale e ibra, per quanto incapaci, riusciranno almeno ad essere uniti.

Ma a giudicare dal tenore dei primi articoli (x scelto da y anzichè da z) direi la musica non è cambiata.

Per come è costruito il milan e per come si lavora saremo sempre oggetto di critica, sarcasmo, ilarità.
Il calcio in italia è una religione.
 
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