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Il pomeriggio di Forza Italia si è rivelato drammatico a causa del fallimento referendario sulla separazione delle carriere, una riforma simbolo che il partito sperava di dedicare alla memoria di Silvio Berlusconi. I dati definitivi evidenziano una forte dissidenza interna, con quasi un elettore azzurro su cinque che ha votato contro la linea ufficiale, portando il "No" a vincere persino ad Arcore. Marina Berlusconi, descritta come amareggiata e delusa nonostante il rispetto per il voto popolare, ha mantenuto contatti serrati con Giorgia Meloni e Antonio Tajani; pur non mettendo in discussione la leadership di quest'ultimo, la famiglia Berlusconi sembra ora premere per un deciso rinnovamento dei vertici regionali e nazionali. Mentre Francesca Pascale punge il partito criticando la mancanza di leadership di Tajani e salvando solo l'operato di Giorgio Mulè, all'interno di Forza Italia è iniziato il gioco delle colpe: sul banco degli imputati siedono i governatori Schifani, Cirio e Occhiuto per i risultati deludenti nei loro territori. Nonostante le dichiarazioni pubbliche di facciata che celebrano la partecipazione democratica, nel partito monta l'irritazione verso la Lega, accusata di scarsa mobilitazione, e verso esponenti di governo come Delmastro e Bartolozzi, ritenuti responsabili di aver danneggiato la campagna. Il clima di tensione suggerisce imminenti congressi anticipati e una possibile revisione dei rapporti interni alla maggioranza, con Mulè che già invoca un dialogo con le opposizioni per trovare un nuovo equilibrio sulla legge elettorale. Lo riporta Repubblica.