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Alberto Polverosi dal CorSport sul Milan
Nonostante le ambizioni dichiarate da Rúben Amorim di puntare alla vittoria dell'Europa League, il Milan esordisce a San Siro rimediando una meritata sconfitta interna per 2-0 contro il Benfica. La prestazione dei rossoneri si rivela un campionario di errori, caratterizzata da un ampio turnover che priva la squadra di gioco, distanze, pressione e sostanza offensiva. Nel primo tempo i padroni di casa sono totalmente inconsistenti: i trequartisti Cisse e Hutchinson restano estranei alla manovra e l'attaccante Gonçalo Ramos viene sistematicamente ignorato. Al contrario, un Benfica solido e organizzato — pur schierando molte riserve e tenendo a riposo iniziale i suoi migliori marcatori Pavlidis e Prestianni — domina sul piano delle idee, della tecnica e dell'impatto fisico, vincendo i contrasti e arrivando sempre per primo sulle seconde palle. Dopo essersi portati in vantaggio grazie a un gran sinistro di Lukebakio (capace di superare nettamente Bartesaghi), i portoghesi raddoppiano sfruttando la fragilità difensiva del Milan: il terzino El Karaouani affonda a sinistra affrontato con troppa superficialità da Jashari, per poi servire l'inserimento vincente di Kaminski in mezzo a quattro difensori rossoneri rimasti completamente piatti e fermi. I cambi effettuati da Amorim nell'intervallo (Gila e Pulisic) e a gara in corso (Moreira e Saelemaekers) producono unicamente una reazione confusa, permettendo al Benfica di gestire e ripartire pericolosamente negli spazi e consegnando una chiara vittoria al presidente ed ex della sfida Rui Costa.
Nonostante le ambizioni dichiarate da Rúben Amorim di puntare alla vittoria dell'Europa League, il Milan esordisce a San Siro rimediando una meritata sconfitta interna per 2-0 contro il Benfica. La prestazione dei rossoneri si rivela un campionario di errori, caratterizzata da un ampio turnover che priva la squadra di gioco, distanze, pressione e sostanza offensiva. Nel primo tempo i padroni di casa sono totalmente inconsistenti: i trequartisti Cisse e Hutchinson restano estranei alla manovra e l'attaccante Gonçalo Ramos viene sistematicamente ignorato. Al contrario, un Benfica solido e organizzato — pur schierando molte riserve e tenendo a riposo iniziale i suoi migliori marcatori Pavlidis e Prestianni — domina sul piano delle idee, della tecnica e dell'impatto fisico, vincendo i contrasti e arrivando sempre per primo sulle seconde palle. Dopo essersi portati in vantaggio grazie a un gran sinistro di Lukebakio (capace di superare nettamente Bartesaghi), i portoghesi raddoppiano sfruttando la fragilità difensiva del Milan: il terzino El Karaouani affonda a sinistra affrontato con troppa superficialità da Jashari, per poi servire l'inserimento vincente di Kaminski in mezzo a quattro difensori rossoneri rimasti completamente piatti e fermi. I cambi effettuati da Amorim nell'intervallo (Gila e Pulisic) e a gara in corso (Moreira e Saelemaekers) producono unicamente una reazione confusa, permettendo al Benfica di gestire e ripartire pericolosamente negli spazi e consegnando una chiara vittoria al presidente ed ex della sfida Rui Costa.