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Sarà un mio limite, ma non colgo il parallelismo tra il conto in banca e lo stile di vita da una parte e il licenziamento o la fine della carriera dirigenziale dall'altro. Sono due binari paralleli. È come se dicessi che Cristiano Ronaldo se ne sbatte di non aver vinto il Mondiale perché tanto ha la figa a casa, vive nel lusso e non ha problemi ad arrivare a fine mese.
E il discorso del "tanto erano già fuori dal calcio da anni e stavano bene uguale" regge ancora meno: se sei rimasto fuori per anni rifiutando di tutto e decidi di rimetterci la faccia solo per un grande progetto, uscirne dopo pochissimo tempo è un fallimento professionale ancora più bruciante. Chi ha una storia di altissimo livello vive di credibilità e reputazione nel proprio ambiente: il conto in banca o la vita dorata non hanno mai spostato di un millimetro la valutazione del loro operato sul campo o dietro una scrivania.
Ma allora diciamo la stessa cosa.
La delusione per Paolo non è certo data da ciò che l'aspetta e tanto meno dal fatto che nessuno lo chiamerà più, cosa per altro inverosimile.
La delusione è data dal fatto che ha esaurito anche la seconda delle due missioni dirigenziali che si era posto.
