Giovanni Muciaccia ricorda Art Attack: "Orgoglioso di quella tv. Ho rifiutato molti reality"

fabri47

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Giovanni Muciaccia, conduttore tv celebre per aver presentato negli anni 2000 Art Attack (e lanciato ulteriormente una famosissima imitazione di Fiorello all'epoca), si è raccontato in un'intervista a Fanpage per la rubrica Tv Off di Massimo Falcioni (rubrica che ha lo scopo di intervistare personaggi televisivi lontani da tempo dal piccolo schermo).

Muciaccia ha ricordato i duri inizi della sua giovinezza che lo hanno portato ad essere quello che è poi diventato:

“I miei genitori non volevano che facessi l’attore. Grazie a Dio iniziai a lavorare in televisione e potei mollare gli studi di Architettura”.

Prima di raggiungere il successo, però, attraversò un lungo periodo di difficoltà professionale:

“Passai due anni e mezzo drammatici. Stavo per mollare tutto e buttarmi su altro, poi arrivarono le selezioni per Art Attack”.

Una delle decisioni più importanti della sua carriera fu il rifiuto di Solletico, programma quotidiano di Rai 1. Muciaccia preferì infatti mantenere l’impegno preso con Disney Italia:

“Non ci dormii per tre notti. Era un programma quotidiano in diretta su Rai 1, con tanti soldi in ballo, ma scelsi di tornare a Disney Club per fedeltà e lealtà verso Disney Italia”.

Una scelta rischiosa che, con il senno di poi, si rivelò decisiva:

“Solletico chiuse nove mesi dopo. Dopo quel ‘no’ riuscii a chiudere quattordici contratti: sei stagioni di Art Attack a Londra, quattro di Disney Club e altre quattro di Art Attack in Argentina”.

Muciaccia ha poi spiegato quali fossero, secondo lui, gli elementi alla base del successo di Art Attack:

“Era un programma di tutorial ante litteram. Ti faceva venire voglia di rifare le cose che vedevi. Nessuno poteva immaginare che sarebbe diventato il fenomeno che conosciamo”.

Dietro l’apparente semplicità della trasmissione si nascondeva, tuttavia, una lavorazione particolarmente impegnativa:

“Era una macchina bestiale, snervante e complicata. Si entrava alle 8 e si usciva alle 18. I registi pretendevano una precisione maniacale”.

Il conduttore ha chiarito anche uno dei dettagli più discussi del programma: le mani mostrate durante la realizzazione dei lavoretti non erano le sue, ma quelle di Neil Buchanan:

“Qualcuno ancora oggi mi contesta che le mani non fossero le mie. Non era una mia scelta: non potevo farlo, sarei costato il doppio e avrei rallentato la produzione”.

Un contributo importante alla sua popolarità presso il grande pubblico arrivò anche dalla celebre imitazione di Fiorello:

“Rosario mi ha consentito di farmi conoscere da tutto il pubblico. All’inizio ti senti disorientato, poi capisci il gioco e ti lasci andare”.

Nel 2010 Muciaccia tornò alla conduzione di Art Attack. A differenza di quanto accaduto nelle edizioni internazionali, fu confermato nel suo ruolo:

“A differenza degli altri Paesi, che cambiarono i conduttori, io fui confermato. Ero l’unico superstite. Fu un grande orgoglio anche a livello professionale”.

Il tentativo di rivolgersi a un pubblico adulto, invece, non ebbe il seguito sperato. Dopo l’esperienza con Sereno Variabile, alcuni progetti vennero interrotti:

“Con Sereno Variabile avevo fatto il salto, ma Carlo Freccero mi sbarrò la strada: il programma mi venne tolto e le altre due trasmissioni di divulgazione furono chiuse”.

Nonostante le difficoltà e le occasioni mancate, Muciaccia non mostra rimpianti per il percorso compiuto:

Sono felice di aver messo la firma su una televisione sana che non esiste più e che i bambini di allora oggi desidererebbero per i propri figli”.

Resta soprattutto l’orgoglio di aver partecipato a programmi entrati nella memoria di un’intera generazione:

Ho fatto una televisione che verrà ricordata e di cui sono orgoglioso. Nella vita siamo noi a darci dei limiti: per me il bicchiere è sempre tutto pieno”.

Oggi il suo lavoro prosegue attraverso Studio Muciaccia, progetto con cui utilizza YouTube per parlare di arte e divulgazione:

YouTube mi assicura enorme libertà. Prima trasmettevo la creatività attraverso la manualità, ora racconto la grammatica dell’arte e rendo semplici argomenti difficili”.

La televisione non è definitivamente esclusa dai suoi progetti, anche se al momento non rappresenta una priorità:

La tv è un capitolo sospeso, ma va bene così. Sono appagato. Se arriverà qualcosa di interessante da condurre, bene; altrimenti pazienza”.

Infine, Muciaccia ha raccontato di avere rifiutato diverse proposte legate ai reality show. In caso di ritorno alla conduzione, preferirebbe rivolgersi agli spettatori ormai adulti che sono cresciuti con i suoi programmi:

"’Ballando con le stelle’ già l’ho fatto, mentre ‘Tale e Quale’ mi fu offerto l’anno scorso. Peccato che io non sappia cantare e sia stonatissimo. Dove vuoi che vada?...Mi hanno proposto molti reality, ma ho sempre rifiutato. Se tornassi con un mio programma, vorrei rivolgermi agli adulti di 35-40 anni cresciuti con Disney Club e Art Attack”.
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fabri47

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Giovanni Muciaccia, conduttore tv celebre per aver presentato negli anni 2000 Art Attack (e lanciato ulteriormente una famosissima imitazione di Fiorello all'epoca), si è raccontato in un'intervista a Fanpage per la rubrica Tv Off di Massimo Falcioni (rubrica che ha lo scopo di intervistare personaggi televisivi lontani da tempo dal piccolo schermo).

Muciaccia ha ricordato i duri inizi della sua giovinezza che lo hanno portato ad essere quello che è poi diventato:

“I miei genitori non volevano che facessi l’attore. Grazie a Dio iniziai a lavorare in televisione e potei mollare gli studi di Architettura”.

Prima di raggiungere il successo, però, attraversò un lungo periodo di difficoltà professionale:

“Passai due anni e mezzo drammatici. Stavo per mollare tutto e buttarmi su altro, poi arrivarono le selezioni per Art Attack”.

Una delle decisioni più importanti della sua carriera fu il rifiuto di Solletico, programma quotidiano di Rai 1. Muciaccia preferì infatti mantenere l’impegno preso con Disney Italia:

“Non ci dormii per tre notti. Era un programma quotidiano in diretta su Rai 1, con tanti soldi in ballo, ma scelsi di tornare a Disney Club per fedeltà e lealtà verso Disney Italia”.

Una scelta rischiosa che, con il senno di poi, si rivelò decisiva:

“Solletico chiuse nove mesi dopo. Dopo quel ‘no’ riuscii a chiudere quattordici contratti: sei stagioni di Art Attack a Londra, quattro di Disney Club e altre quattro di Art Attack in Argentina”.

Muciaccia ha poi spiegato quali fossero, secondo lui, gli elementi alla base del successo di Art Attack:

“Era un programma di tutorial ante litteram. Ti faceva venire voglia di rifare le cose che vedevi. Nessuno poteva immaginare che sarebbe diventato il fenomeno che conosciamo”.

Dietro l’apparente semplicità della trasmissione si nascondeva, tuttavia, una lavorazione particolarmente impegnativa:

“Era una macchina bestiale, snervante e complicata. Si entrava alle 8 e si usciva alle 18. I registi pretendevano una precisione maniacale”.

Il conduttore ha chiarito anche uno dei dettagli più discussi del programma: le mani mostrate durante la realizzazione dei lavoretti non erano le sue, ma quelle di Neil Buchanan:

“Qualcuno ancora oggi mi contesta che le mani non fossero le mie. Non era una mia scelta: non potevo farlo, sarei costato il doppio e avrei rallentato la produzione”.

Un contributo importante alla sua popolarità presso il grande pubblico arrivò anche dalla celebre imitazione di Fiorello:

“Rosario mi ha consentito di farmi conoscere da tutto il pubblico. All’inizio ti senti disorientato, poi capisci il gioco e ti lasci andare”.

Nel 2010 Muciaccia tornò alla conduzione di Art Attack. A differenza di quanto accaduto nelle edizioni internazionali, fu confermato nel suo ruolo:

“A differenza degli altri Paesi, che cambiarono i conduttori, io fui confermato. Ero l’unico superstite. Fu un grande orgoglio anche a livello professionale”.

Il tentativo di rivolgersi a un pubblico adulto, invece, non ebbe il seguito sperato. Dopo l’esperienza con Sereno Variabile, alcuni progetti vennero interrotti:

“Con Sereno Variabile avevo fatto il salto, ma Carlo Freccero mi sbarrò la strada: il programma mi venne tolto e le altre due trasmissioni di divulgazione furono chiuse”.

Nonostante le difficoltà e le occasioni mancate, Muciaccia non mostra rimpianti per il percorso compiuto:

Sono felice di aver messo la firma su una televisione sana che non esiste più e che i bambini di allora oggi desidererebbero per i propri figli”.

Resta soprattutto l’orgoglio di aver partecipato a programmi entrati nella memoria di un’intera generazione:

Ho fatto una televisione che verrà ricordata e di cui sono orgoglioso. Nella vita siamo noi a darci dei limiti: per me il bicchiere è sempre tutto pieno”.

Oggi il suo lavoro prosegue attraverso Studio Muciaccia, progetto con cui utilizza YouTube per parlare di arte e divulgazione:

YouTube mi assicura enorme libertà. Prima trasmettevo la creatività attraverso la manualità, ora racconto la grammatica dell’arte e rendo semplici argomenti difficili”.

La televisione non è definitivamente esclusa dai suoi progetti, anche se al momento non rappresenta una priorità:

La tv è un capitolo sospeso, ma va bene così. Sono appagato. Se arriverà qualcosa di interessante da condurre, bene; altrimenti pazienza”.

Infine, Muciaccia ha raccontato di avere rifiutato diverse proposte legate ai reality show. In caso di ritorno alla conduzione, preferirebbe rivolgersi agli spettatori ormai adulti che sono cresciuti con i suoi programmi:

"’Ballando con le stelle’ già l’ho fatto, mentre ‘Tale e Quale’ mi fu offerto l’anno scorso. Peccato che io non sappia cantare e sia stonatissimo. Dove vuoi che vada?...Mi hanno proposto molti reality, ma ho sempre rifiutato. Se tornassi con un mio programma, vorrei rivolgermi agli adulti di 35-40 anni cresciuti con Disney Club e Art Attack”.
Grandissimo!

L'uomo che diede un significato artistico alla carta igienica. :ave:

Non perdevo una puntata di Art Attack all'epoca.

Purtroppo tutti questi volti legati a una tv del passato sana e genuina fanno questa "fine". Con la differenza Muciaccia si è tenuto a galla alla grande, facendo sempre le cose che gli piacevano e soprattutto si è sempre fatto i fatti suoi non facendo parlare di altro al punto da diventare una macchietta, come succede sempre ai "boomer" come lui. È stato molto bravo a tenersi lontano ad ogni costo dalla tv attuale, dove altri al posto suo pur di rientrarci avrebbero fatto ruoli non consoni.
 
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Non sono mai riuscito a completare nemmeno uno dei progetti che mostrava.
Maledetto lui e i soli 20 minuti di durata di art attack!

Penso di aver iniziato a bestemmiare per colpa sua perchè quando mostrava il progetto finito io stavo appena cercando di tagliare un pezzo di scotch con le forbici a punta arrotondata :asd:
 

Mika

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Giovanni Muciaccia, conduttore tv celebre per aver presentato negli anni 2000 Art Attack (e lanciato ulteriormente una famosissima imitazione di Fiorello all'epoca), si è raccontato in un'intervista a Fanpage per la rubrica Tv Off di Massimo Falcioni (rubrica che ha lo scopo di intervistare personaggi televisivi lontani da tempo dal piccolo schermo).

Muciaccia ha ricordato i duri inizi della sua giovinezza che lo hanno portato ad essere quello che è poi diventato:

“I miei genitori non volevano che facessi l’attore. Grazie a Dio iniziai a lavorare in televisione e potei mollare gli studi di Architettura”.

Prima di raggiungere il successo, però, attraversò un lungo periodo di difficoltà professionale:

“Passai due anni e mezzo drammatici. Stavo per mollare tutto e buttarmi su altro, poi arrivarono le selezioni per Art Attack”.

Una delle decisioni più importanti della sua carriera fu il rifiuto di Solletico, programma quotidiano di Rai 1. Muciaccia preferì infatti mantenere l’impegno preso con Disney Italia:

“Non ci dormii per tre notti. Era un programma quotidiano in diretta su Rai 1, con tanti soldi in ballo, ma scelsi di tornare a Disney Club per fedeltà e lealtà verso Disney Italia”.

Una scelta rischiosa che, con il senno di poi, si rivelò decisiva:

“Solletico chiuse nove mesi dopo. Dopo quel ‘no’ riuscii a chiudere quattordici contratti: sei stagioni di Art Attack a Londra, quattro di Disney Club e altre quattro di Art Attack in Argentina”.

Muciaccia ha poi spiegato quali fossero, secondo lui, gli elementi alla base del successo di Art Attack:

“Era un programma di tutorial ante litteram. Ti faceva venire voglia di rifare le cose che vedevi. Nessuno poteva immaginare che sarebbe diventato il fenomeno che conosciamo”.

Dietro l’apparente semplicità della trasmissione si nascondeva, tuttavia, una lavorazione particolarmente impegnativa:

“Era una macchina bestiale, snervante e complicata. Si entrava alle 8 e si usciva alle 18. I registi pretendevano una precisione maniacale”.

Il conduttore ha chiarito anche uno dei dettagli più discussi del programma: le mani mostrate durante la realizzazione dei lavoretti non erano le sue, ma quelle di Neil Buchanan:

“Qualcuno ancora oggi mi contesta che le mani non fossero le mie. Non era una mia scelta: non potevo farlo, sarei costato il doppio e avrei rallentato la produzione”.

Un contributo importante alla sua popolarità presso il grande pubblico arrivò anche dalla celebre imitazione di Fiorello:

“Rosario mi ha consentito di farmi conoscere da tutto il pubblico. All’inizio ti senti disorientato, poi capisci il gioco e ti lasci andare”.

Nel 2010 Muciaccia tornò alla conduzione di Art Attack. A differenza di quanto accaduto nelle edizioni internazionali, fu confermato nel suo ruolo:

“A differenza degli altri Paesi, che cambiarono i conduttori, io fui confermato. Ero l’unico superstite. Fu un grande orgoglio anche a livello professionale”.

Il tentativo di rivolgersi a un pubblico adulto, invece, non ebbe il seguito sperato. Dopo l’esperienza con Sereno Variabile, alcuni progetti vennero interrotti:

“Con Sereno Variabile avevo fatto il salto, ma Carlo Freccero mi sbarrò la strada: il programma mi venne tolto e le altre due trasmissioni di divulgazione furono chiuse”.

Nonostante le difficoltà e le occasioni mancate, Muciaccia non mostra rimpianti per il percorso compiuto:

Sono felice di aver messo la firma su una televisione sana che non esiste più e che i bambini di allora oggi desidererebbero per i propri figli”.

Resta soprattutto l’orgoglio di aver partecipato a programmi entrati nella memoria di un’intera generazione:

Ho fatto una televisione che verrà ricordata e di cui sono orgoglioso. Nella vita siamo noi a darci dei limiti: per me il bicchiere è sempre tutto pieno”.

Oggi il suo lavoro prosegue attraverso Studio Muciaccia, progetto con cui utilizza YouTube per parlare di arte e divulgazione:

YouTube mi assicura enorme libertà. Prima trasmettevo la creatività attraverso la manualità, ora racconto la grammatica dell’arte e rendo semplici argomenti difficili”.

La televisione non è definitivamente esclusa dai suoi progetti, anche se al momento non rappresenta una priorità:

La tv è un capitolo sospeso, ma va bene così. Sono appagato. Se arriverà qualcosa di interessante da condurre, bene; altrimenti pazienza”.

Infine, Muciaccia ha raccontato di avere rifiutato diverse proposte legate ai reality show. In caso di ritorno alla conduzione, preferirebbe rivolgersi agli spettatori ormai adulti che sono cresciuti con i suoi programmi:

"’Ballando con le stelle’ già l’ho fatto, mentre ‘Tale e Quale’ mi fu offerto l’anno scorso. Peccato che io non sappia cantare e sia stonatissimo. Dove vuoi che vada?...Mi hanno proposto molti reality, ma ho sempre rifiutato. Se tornassi con un mio programma, vorrei rivolgermi agli adulti di 35-40 anni cresciuti con Disney Club e Art Attack”.
Non mi perdevo una puntata anche se avevo 22+ anni :asd:
 

Raryof

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.Mi hanno proposto molti reality, ma ho sempre rifiutato. Se tornassi con un mio programma, vorrei rivolgermi agli adulti di 35-40 anni cresciuti con Disney Club e Art Attack”.

Sono in quel range lì e mi fa piacere che si ricordi con piacere di quella generazione nata a fine anni 80.
Io mi ricordo bene il programma anche se ero una capra con vinavil e forbici, ricordo con piacere la parte finale del programma dove c'era un tizio, tipo inglese o canadese non ricordo, che ricostruiva delle figure normalmente su un prato utilizzando cose della vita di tutti i giorni.
Mi ha sempre fatto simpatia Muciaccia, è anche piuttosto cult come personaggio, assurdo che non abbia più nemmeno uno spazietto in televisione, ma forse non c'è più modo di avere una tv garbata al giorno d'oggi, non ci sono più i tempi di allora dove l'adolescente medio era terribilmente curioso.
 

Swaitak

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Giovanni Muciaccia, conduttore tv celebre per aver presentato negli anni 2000 Art Attack (e lanciato ulteriormente una famosissima imitazione di Fiorello all'epoca), si è raccontato in un'intervista a Fanpage per la rubrica Tv Off di Massimo Falcioni (rubrica che ha lo scopo di intervistare personaggi televisivi lontani da tempo dal piccolo schermo).

Muciaccia ha ricordato i duri inizi della sua giovinezza che lo hanno portato ad essere quello che è poi diventato:

“I miei genitori non volevano che facessi l’attore. Grazie a Dio iniziai a lavorare in televisione e potei mollare gli studi di Architettura”.

Prima di raggiungere il successo, però, attraversò un lungo periodo di difficoltà professionale:

“Passai due anni e mezzo drammatici. Stavo per mollare tutto e buttarmi su altro, poi arrivarono le selezioni per Art Attack”.

Una delle decisioni più importanti della sua carriera fu il rifiuto di Solletico, programma quotidiano di Rai 1. Muciaccia preferì infatti mantenere l’impegno preso con Disney Italia:

“Non ci dormii per tre notti. Era un programma quotidiano in diretta su Rai 1, con tanti soldi in ballo, ma scelsi di tornare a Disney Club per fedeltà e lealtà verso Disney Italia”.

Una scelta rischiosa che, con il senno di poi, si rivelò decisiva:

“Solletico chiuse nove mesi dopo. Dopo quel ‘no’ riuscii a chiudere quattordici contratti: sei stagioni di Art Attack a Londra, quattro di Disney Club e altre quattro di Art Attack in Argentina”.

Muciaccia ha poi spiegato quali fossero, secondo lui, gli elementi alla base del successo di Art Attack:

“Era un programma di tutorial ante litteram. Ti faceva venire voglia di rifare le cose che vedevi. Nessuno poteva immaginare che sarebbe diventato il fenomeno che conosciamo”.

Dietro l’apparente semplicità della trasmissione si nascondeva, tuttavia, una lavorazione particolarmente impegnativa:

“Era una macchina bestiale, snervante e complicata. Si entrava alle 8 e si usciva alle 18. I registi pretendevano una precisione maniacale”.

Il conduttore ha chiarito anche uno dei dettagli più discussi del programma: le mani mostrate durante la realizzazione dei lavoretti non erano le sue, ma quelle di Neil Buchanan:

“Qualcuno ancora oggi mi contesta che le mani non fossero le mie. Non era una mia scelta: non potevo farlo, sarei costato il doppio e avrei rallentato la produzione”.

Un contributo importante alla sua popolarità presso il grande pubblico arrivò anche dalla celebre imitazione di Fiorello:

“Rosario mi ha consentito di farmi conoscere da tutto il pubblico. All’inizio ti senti disorientato, poi capisci il gioco e ti lasci andare”.

Nel 2010 Muciaccia tornò alla conduzione di Art Attack. A differenza di quanto accaduto nelle edizioni internazionali, fu confermato nel suo ruolo:

“A differenza degli altri Paesi, che cambiarono i conduttori, io fui confermato. Ero l’unico superstite. Fu un grande orgoglio anche a livello professionale”.

Il tentativo di rivolgersi a un pubblico adulto, invece, non ebbe il seguito sperato. Dopo l’esperienza con Sereno Variabile, alcuni progetti vennero interrotti:

“Con Sereno Variabile avevo fatto il salto, ma Carlo Freccero mi sbarrò la strada: il programma mi venne tolto e le altre due trasmissioni di divulgazione furono chiuse”.

Nonostante le difficoltà e le occasioni mancate, Muciaccia non mostra rimpianti per il percorso compiuto:

Sono felice di aver messo la firma su una televisione sana che non esiste più e che i bambini di allora oggi desidererebbero per i propri figli”.

Resta soprattutto l’orgoglio di aver partecipato a programmi entrati nella memoria di un’intera generazione:

Ho fatto una televisione che verrà ricordata e di cui sono orgoglioso. Nella vita siamo noi a darci dei limiti: per me il bicchiere è sempre tutto pieno”.

Oggi il suo lavoro prosegue attraverso Studio Muciaccia, progetto con cui utilizza YouTube per parlare di arte e divulgazione:

YouTube mi assicura enorme libertà. Prima trasmettevo la creatività attraverso la manualità, ora racconto la grammatica dell’arte e rendo semplici argomenti difficili”.

La televisione non è definitivamente esclusa dai suoi progetti, anche se al momento non rappresenta una priorità:

La tv è un capitolo sospeso, ma va bene così. Sono appagato. Se arriverà qualcosa di interessante da condurre, bene; altrimenti pazienza”.

Infine, Muciaccia ha raccontato di avere rifiutato diverse proposte legate ai reality show. In caso di ritorno alla conduzione, preferirebbe rivolgersi agli spettatori ormai adulti che sono cresciuti con i suoi programmi:

"’Ballando con le stelle’ già l’ho fatto, mentre ‘Tale e Quale’ mi fu offerto l’anno scorso. Peccato che io non sappia cantare e sia stonatissimo. Dove vuoi che vada?...Mi hanno proposto molti reality, ma ho sempre rifiutato. Se tornassi con un mio programma, vorrei rivolgermi agli adulti di 35-40 anni cresciuti con Disney Club e Art Attack”.
Quando ancora valeva la pena guardare la TV, bei tempi
 
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