Edicola: disastro Milan. Addio CL. Tutti a rischio.

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I quotidiani in edicola sulla disfatta del Milan contro il Cagliari

GDS: la partita conclusiva del campionato si è trasformata in un clamoroso tracollo per il Milan, che è uscito sconfitto a San Siro contro il Cagliari, una squadra quintultima in classifica e già matematicamente salva. Questo disastro sportivo ha sancito l'esclusione definitiva dei rossoneri dalla Champions League, condannandoli a disputare la meno prestigiosa Europa League e privandoli di un tesoretto stimato tra i 70 e gli 80 milioni di euro, un danno economico pesante che costringerà la dirigenza a un mercato estivo al ribasso e renderà difficile l'ingaggio di top player internazionali. Il principale responsabile del fallimento è stato individuato in Massimiliano Allegri, il cui esonero appare ormai inevitabile a causa dell'assenza di gioco e soprattutto della mancanza di risultati, certificata da una spaventosa deriva nelle ultime otto giornate caratterizzata da ben cinque sconfitte contro Udinese, Atalanta, Cagliari, Napoli e Sassuolo. Nonostante la contestazione finale dei 75.000 spettatori presenti allo stadio, l'incontro si era aperto sotto i migliori auspici con il Milan subito in vantaggio grazie a una rete di Saelemaekers, propiziata da un lancio lungo di Tomori e da una sponda aerea di Gimenez. Subito dopo l'uno a zero, tuttavia, la squadra si è chiusa in una mentalità difensiva e rinunciataria a dispetto del tanto tempo ancora da giocare, subendo l'iniziativa e il palleggio di un Cagliari spensierato. Il pareggio dei sardi è arrivato su azione di calcio d'angolo battuto da Obert, con Mina che ha sovrastato Tomori servendo di testa Borriello, abile ad anticipare un incerto Maignan nella totale passività della retroguardia rossonera e di Gabbia. Chiuso il primo tempo tra i fischi del pubblico per via di una prestazione insulsa e priva di ferocia agonistica, la ripresa si è rivelata altrettanto surreale. Allegri ha cercato di cambiare l'inerzia del match inserendo Pulisic al posto di uno spento Gimenez, ma è stato il Cagliari a trovare la via del raddoppio sugli sviluppi di una punizione calciata da sinistra, con Borelli che ha servito in area piccola Juan Rodriguez per la rete del due a uno. Nel disperato tentativo di rimontare, il tecnico rossonero ha rivoluzionato l'assetto tattico passando al 4-2-3-1 con gli innesti dei terzini Athekame e Bartesaghi, di Rabiot in mezzo al campo e soprattutto del rientrante Luka Modric con la maschera protettiva sul viso, inserito in mediana a supporto del tridente composto da Saelemaekers, Pulisic e Leao alle spalle dell'unica punta Füllkrug. Le mosse non hanno prodotto alcuna reazione concreta e il Milan, privo di idee, si è limitato a lanciare palloni lunghi verso l'area di Caprile, finendo anzi in totale balia degli avversari che hanno sfiorato il terzo gol in più occasioni, sventate soltanto dalle parate di Maignan su Borrelli, Esposito e Gaetano, da un salvataggio sulla linea di Gabbia su conclusione di Adopo e da un errore sottoporta di Mendy. Al fischio finale è esplosa la dura ma legittima contestazione della tifoseria milanista, storicamente fedele anche nei momenti più bui della storia del club. Adesso la palla passa interamente alle decisioni della società e del proprietario Gerry Cardinale, chiamato a farsi perdonare l'epilogo fallimentare di questa stagione attraverso una vera e profonda rifondazione societaria e tecnica, che deve necessariamente iniziare dall'ingaggio di un nuovo allenatore portatore di un'idea di calcio forte e chiara, supportato da investimenti adeguati sul mercato.

CorSera: sprofondo Milan. Tutti a rischio. La notte più importante della stagione si trasforma in un autentico fallimento sportivo e finanziario per il Milan, che nell'ultimo turno di campionato si fa rimontare in casa dal Cagliari, perdendo in una sola volta la qualificazione in Champions League e i cento milioni di euro ad essa legati, scivolando dal terzo al quinto posto in classifica che vale solo l'accesso all'Europa League. Nonostante i rossoneri si fossero portati in vantaggio dopo nemmeno due minuti grazie a un gol di Saelemaekers, propiziato da una sponda aerea di Gimenez (la nota migliore di tutta la sua annata), la squadra ha smesso di giocare subendo la meritata rimonta del tenace e già salvo Cagliari di Pisacane, andato a segno prima con Borrelli e poi con Rodriguez, entrambe le volte capitalizzando in mischia i clamorosi e ripetuti blackout della difesa milanista. Questo crollo finale certifica un flop che parte da lontano, caratterizzato da cinque sconfitte nelle ultime nove partite e dall'incapacità di vincere a San Siro dallo scorso 21 marzo, un rendimento inspiegabile per una squadra che, pur non avendo le qualità per puntare allo scudetto, era rimasta stabilmente tra le prime quattro posizioni sin da settembre inanellando ben 24 risultati utili consecutivi. Al fischio finale i 75 mila spettatori di San Siro, rimasti a lungo incollati agli smartphone per controllare i risultati degli altri campi, hanno travolto la squadra con assordanti fischi e cori di forte contestazione, definendo i giocatori "indegni", un epilogo coerente con il crollo atletico, tecnico e mentale degli ultimi due mesi di cui la guida tecnica e la società dovranno assumersi la responsabilità, una situazione che lo stesso patron Cardinale aveva già preventivamente etichettato come fallimento la settimana precedente. In questo clima di totale incertezza anche la posizione di Massimiliano Allegri è fortemente a rischio: l'allenatore non ha centrato l'obiettivo stagionale prefissato dalla dirigenza e, sebbene il suo contratto scada nel 2027, la mancata qualificazione alla massima competizione europea farà saltare la clausola per il prolungamento automatico di un ulteriore anno. Nel post-partita il tecnico ha ammesso lucidamente che la squadra ha meritato la propria posizione finale, ma sul banco degli imputati finiscono anche le sue scelte tattiche odierne, a partire dall'esclusione iniziale di Leao (lasciato in panchina anche per via delle voci di mercato che lo vedono partente in estate) per fare spazio a Nkunku accanto a Gimenez, una scommessa che non ha pagato. Nemmeno a centrocampo Jashari è riuscito a non far rimpiangere Modric, rimasto inizialmente a riposo a causa del recente infortunio, e la successiva reazione isterica guidata dai cambi disperati e tardivi operati da Allegri – che ha inserito contemporaneamente Pulisic, lo stesso Modric munito di maschera protettiva, Fullkrug, Athekame e infine Leao – non ha prodotto gli effetti sperati, lasciando anzi Maignan come il portiere più impegnato e costringendo a registrare l'ennesimo errore sotto porta con un tiro alto di Rabiot, a testimonianza dei grossi limiti strutturali di una rosa costruita male e priva di un vero centravanti di peso capace di riempire l'area di rigore.

Tuttosport: disastro Milan. E' il fallimento di Allegri. Il Milan consuma un clamoroso psicodramma sportivo a San Siro nell'ultima giornata di campionato, venendo sconfitto in casa per 2-1 dal già salvo Cagliari di Pisacane e precipitando dal terzo al sesto posto in classifica. Per effetto di questo risultato e dei contemporanei successi di Roma, Como e Juventus, i rossoneri mancano la qualificazione in Champions League e scivolano in Europa League, certificando un crollo verticale iniziato dopo l'8 marzo con soli dieci punti conquistati nelle ultime dieci partite. La gara si era aperta al meglio con il gol lampo di Saelemaekers dopo nemmeno due minuti, propiziato da un assist di testa di Gimenez, ma il Milan si è progressivamente sciolto sotto il peso dell'ansia e della passività difensiva. Il Cagliari ha alzato il baricentro pareggiando al 20' con Borrelli, gol che ha scatenato i primi malumori del pubblico, e completando il sorpasso al 12' della ripresa con un tap-in di Juan Rodriguez. A nulla sono valse le mosse disperate di Massimiliano Allegri, che ha chiuso la gara con un trazione anteriore inserendo elementi come il rientrante Modric con la maschera protettiva, Füllkrug e Leao; anzi, nel finale è stato proprio il Cagliari a sfiorare più volte il terzo gol, sventato dalle parate di Maignan a fronte delle prestazioni insufficienti di quasi tutti i big milanisti, tra cui spiccano i gravissimi errori difensivi di Tomori e Fofana e l'inconsistenza offensiva di Nkunku. A fine partita lo stadio intero ha pesantemente contestato la squadra al grido di "indegni" ed esortando la dirigenza ad andarsene. Questo fallimento sportivo apre le porte a una imminente rivoluzione societaria totale, con il patron Gerry Cardinale e il suo braccio destro Massimo Calvelli intenzionati a rifondare l'organigramma del club, privo ora dei vitali introiti della massima competizione europea. L'amministratore delegato Giorgio Furlani è ormai destinato all'addio e la società sta già valutando profili alternativi per la sua successione come Carnevali, Fenucci o dirigenti stranieri, valutando inoltre un clamoroso ritorno di Adriano Galliani in veste di super-consulente. Anche la posizione del direttore sportivo Igli Tare, pur risparmiato dai cori della Curva Sud nel pre-gara, è in forte bilico, così come il futuro di Geoffrey Moncada e di Zlatan Ibrahimovic, quest'ultimo inserito nei cori di contestazione dei tifosi e uscito dallo stadio scortato insieme a Cardinale subito dopo il fischio finale. Lo stesso Allegri ha espresso profonda delusione per il traguardo mancato, e la sua seconda avventura sulla panchina rossonera sembra giunta al capolinea, con l'allenatore che potrebbe fare un passo indietro complici il corteggiamento del Napoli e le voci sulla Nazionale. Sul fronte della rosa, la mancata qualificazione in Champions League provocherà ripercussioni immediate sul mercato, sancendo il probabile addio di Luka Modric e il mancato arrivo di Leon Goretzka, entrambi legati alla partecipazione al massimo torneo europeo, oltre a mettere in forte dubbio la permanenza di altri top player come Rabiot, Pavlovic e Leao.


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Io lascerei Maignan, Pavlovic, Modric, Rabiot e Athekame. Gabbia e Bartesaghi solo perché italiani. Tutto il resto via a calci nelle palle.
 

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CorSera: sprofondo Milan. Tutti a rischio. La notte più importante della stagione si trasforma in un autentico fallimento sportivo e finanziario per il Milan, che nell'ultimo turno di campionato si fa rimontare in casa dal Cagliari, perdendo in una sola volta la qualificazione in Champions League e i cento milioni di euro ad essa legati, scivolando dal terzo al quinto posto in classifica che vale solo l'accesso all'Europa League. Nonostante i rossoneri si fossero portati in vantaggio dopo nemmeno due minuti grazie a un gol di Saelemaekers, propiziato da una sponda aerea di Gimenez (la nota migliore di tutta la sua annata), la squadra ha smesso di giocare subendo la meritata rimonta del tenace e già salvo Cagliari di Pisacane, andato a segno prima con Borrelli e poi con Rodriguez, entrambe le volte capitalizzando in mischia i clamorosi e ripetuti blackout della difesa milanista. Questo crollo finale certifica un flop che parte da lontano, caratterizzato da cinque sconfitte nelle ultime nove partite e dall'incapacità di vincere a San Siro dallo scorso 21 marzo, un rendimento inspiegabile per una squadra che, pur non avendo le qualità per puntare allo scudetto, era rimasta stabilmente tra le prime quattro posizioni sin da settembre inanellando ben 24 risultati utili consecutivi. Al fischio finale i 75 mila spettatori di San Siro, rimasti a lungo incollati agli smartphone per controllare i risultati degli altri campi, hanno travolto la squadra con assordanti fischi e cori di forte contestazione, definendo i giocatori "indegni", un epilogo coerente con il crollo atletico, tecnico e mentale degli ultimi due mesi di cui la guida tecnica e la società dovranno assumersi la responsabilità, una situazione che lo stesso patron Cardinale aveva già preventivamente etichettato come fallimento la settimana precedente. In questo clima di totale incertezza anche la posizione di Massimiliano Allegri è fortemente a rischio: l'allenatore non ha centrato l'obiettivo stagionale prefissato dalla dirigenza e, sebbene il suo contratto scada nel 2027, la mancata qualificazione alla massima competizione europea farà saltare la clausola per il prolungamento automatico di un ulteriore anno. Nel post-partita il tecnico ha ammesso lucidamente che la squadra ha meritato la propria posizione finale, ma sul banco degli imputati finiscono anche le sue scelte tattiche odierne, a partire dall'esclusione iniziale di Leao (lasciato in panchina anche per via delle voci di mercato che lo vedono partente in estate) per fare spazio a Nkunku accanto a Gimenez, una scommessa che non ha pagato. Nemmeno a centrocampo Jashari è riuscito a non far rimpiangere Modric, rimasto inizialmente a riposo a causa del recente infortunio, e la successiva reazione isterica guidata dai cambi disperati e tardivi operati da Allegri – che ha inserito contemporaneamente Pulisic, lo stesso Modric munito di maschera protettiva, Fullkrug, Athekame e infine Leao – non ha prodotto gli effetti sperati, lasciando anzi Maignan come il portiere più impegnato e costringendo a registrare l'ennesimo errore sotto porta con un tiro alto di Rabiot, a testimonianza dei grossi limiti strutturali di una rosa costruita male e priva di un vero centravanti di peso capace di riempire l'area di rigore.
 

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GDS: la partita conclusiva del campionato si è trasformata in un clamoroso tracollo per il Milan, che è uscito sconfitto a San Siro contro il Cagliari, una squadra quintultima in classifica e già matematicamente salva. Questo disastro sportivo ha sancito l'esclusione definitiva dei rossoneri dalla Champions League, condannandoli a disputare la meno prestigiosa Europa League e privandoli di un tesoretto stimato tra i 70 e gli 80 milioni di euro, un danno economico pesante che costringerà la dirigenza a un mercato estivo al ribasso e renderà difficile l'ingaggio di top player internazionali. Il principale responsabile del fallimento è stato individuato in Massimiliano Allegri, il cui esonero appare ormai inevitabile a causa dell'assenza di gioco e soprattutto della mancanza di risultati, certificata da una spaventosa deriva nelle ultime otto giornate caratterizzata da ben cinque sconfitte contro Udinese, Atalanta, Cagliari, Napoli e Sassuolo. Nonostante la contestazione finale dei 75.000 spettatori presenti allo stadio, l'incontro si era aperto sotto i migliori auspici con il Milan subito in vantaggio grazie a una rete di Saelemaekers, propiziata da un lancio lungo di Tomori e da una sponda aerea di Gimenez. Subito dopo l'uno a zero, tuttavia, la squadra si è chiusa in una mentalità difensiva e rinunciataria a dispetto del tanto tempo ancora da giocare, subendo l'iniziativa e il palleggio di un Cagliari spensierato. Il pareggio dei sardi è arrivato su azione di calcio d'angolo battuto da Obert, con Mina che ha sovrastato Tomori servendo di testa Borriello, abile ad anticipare un incerto Maignan nella totale passività della retroguardia rossonera e di Gabbia. Chiuso il primo tempo tra i fischi del pubblico per via di una prestazione insulsa e priva di ferocia agonistica, la ripresa si è rivelata altrettanto surreale. Allegri ha cercato di cambiare l'inerzia del match inserendo Pulisic al posto di uno spento Gimenez, ma è stato il Cagliari a trovare la via del raddoppio sugli sviluppi di una punizione calciata da sinistra, con Borelli che ha servito in area piccola Juan Rodriguez per la rete del due a uno. Nel disperato tentativo di rimontare, il tecnico rossonero ha rivoluzionato l'assetto tattico passando al 4-2-3-1 con gli innesti dei terzini Athekame e Bartesaghi, di Rabiot in mezzo al campo e soprattutto del rientrante Luka Modric con la maschera protettiva sul viso, inserito in mediana a supporto del tridente composto da Saelemaekers, Pulisic e Leao alle spalle dell'unica punta Füllkrug. Le mosse non hanno prodotto alcuna reazione concreta e il Milan, privo di idee, si è limitato a lanciare palloni lunghi verso l'area di Caprile, finendo anzi in totale balia degli avversari che hanno sfiorato il terzo gol in più occasioni, sventate soltanto dalle parate di Maignan su Borrelli, Esposito e Gaetano, da un salvataggio sulla linea di Gabbia su conclusione di Adopo e da un errore sottoporta di Mendy. Al fischio finale è esplosa la dura ma legittima contestazione della tifoseria milanista, storicamente fedele anche nei momenti più bui della storia del club. Adesso la palla passa interamente alle decisioni della società e del proprietario Gerry Cardinale, chiamato a farsi perdonare l'epilogo fallimentare di questa stagione attraverso una vera e profonda rifondazione societaria e tecnica, che deve necessariamente iniziare dall'ingaggio di un nuovo allenatore portatore di un'idea di calcio forte e chiara, supportato da investimenti adeguati sul mercato.

CorSera: sprofondo Milan. Tutti a rischio. La notte più importante della stagione si trasforma in un autentico fallimento sportivo e finanziario per il Milan, che nell'ultimo turno di campionato si fa rimontare in casa dal Cagliari, perdendo in una sola volta la qualificazione in Champions League e i cento milioni di euro ad essa legati, scivolando dal terzo al quinto posto in classifica che vale solo l'accesso all'Europa League. Nonostante i rossoneri si fossero portati in vantaggio dopo nemmeno due minuti grazie a un gol di Saelemaekers, propiziato da una sponda aerea di Gimenez (la nota migliore di tutta la sua annata), la squadra ha smesso di giocare subendo la meritata rimonta del tenace e già salvo Cagliari di Pisacane, andato a segno prima con Borrelli e poi con Rodriguez, entrambe le volte capitalizzando in mischia i clamorosi e ripetuti blackout della difesa milanista. Questo crollo finale certifica un flop che parte da lontano, caratterizzato da cinque sconfitte nelle ultime nove partite e dall'incapacità di vincere a San Siro dallo scorso 21 marzo, un rendimento inspiegabile per una squadra che, pur non avendo le qualità per puntare allo scudetto, era rimasta stabilmente tra le prime quattro posizioni sin da settembre inanellando ben 24 risultati utili consecutivi. Al fischio finale i 75 mila spettatori di San Siro, rimasti a lungo incollati agli smartphone per controllare i risultati degli altri campi, hanno travolto la squadra con assordanti fischi e cori di forte contestazione, definendo i giocatori "indegni", un epilogo coerente con il crollo atletico, tecnico e mentale degli ultimi due mesi di cui la guida tecnica e la società dovranno assumersi la responsabilità, una situazione che lo stesso patron Cardinale aveva già preventivamente etichettato come fallimento la settimana precedente. In questo clima di totale incertezza anche la posizione di Massimiliano Allegri è fortemente a rischio: l'allenatore non ha centrato l'obiettivo stagionale prefissato dalla dirigenza e, sebbene il suo contratto scada nel 2027, la mancata qualificazione alla massima competizione europea farà saltare la clausola per il prolungamento automatico di un ulteriore anno. Nel post-partita il tecnico ha ammesso lucidamente che la squadra ha meritato la propria posizione finale, ma sul banco degli imputati finiscono anche le sue scelte tattiche odierne, a partire dall'esclusione iniziale di Leao (lasciato in panchina anche per via delle voci di mercato che lo vedono partente in estate) per fare spazio a Nkunku accanto a Gimenez, una scommessa che non ha pagato. Nemmeno a centrocampo Jashari è riuscito a non far rimpiangere Modric, rimasto inizialmente a riposo a causa del recente infortunio, e la successiva reazione isterica guidata dai cambi disperati e tardivi operati da Allegri – che ha inserito contemporaneamente Pulisic, lo stesso Modric munito di maschera protettiva, Fullkrug, Athekame e infine Leao – non ha prodotto gli effetti sperati, lasciando anzi Maignan come il portiere più impegnato e costringendo a registrare l'ennesimo errore sotto porta con un tiro alto di Rabiot, a testimonianza dei grossi limiti strutturali di una rosa costruita male e priva di un vero centravanti di peso capace di riempire l'area di rigore.
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