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Pare che ormai il quesito del momento tra i tifosi rossoneri sia se sia vantaggioso o meno andare in Champions in ottica del futuro prossimo del Milan.
I più autodistruttivi pensano che non centrare la qualificazione nella massima manifestazione continentale per club possa accelerare, in qualche modo, il processo di cambio societario, processo quanto mai desiderato, o quanto meno arrecare un danno a chi sta gestendo così male il club.
Chi riesce a discernere la parte sportiva dalle dinamiche societarie non vuole comunque privarsi della gioia delle notti di Coppa, perché le proprietà passano , i dirigenti e i giocatori cambiano ma la maglia resta.
Chi invece guarda il campo e solo quello reputa che il livello sportivo di questa società e di questa squadra siano così infimi da renderci praticamente impresentabili sul grande palcoscenico della Champions.
Perché la champions per il Milan è la consuetudine, non una passerella ben remunerata.
Andare in Champions per prenderne 4 a gara ?
Il laconico pensiero del tifoso essenzialmente pratico e centrato sul campo.
Tutti abbiamo ragione e tutti abbiamo torto, al tempo stesso.
Sono pensieri di pancia che solo chi ama il calcio può capire.
Nessuno va condannato, nessuno va biasimato.
Vi volevo proporre un nuovo punto di vista col quale non pretendo in alcun modo di farvi cambiare idea ma provare assieme a tutti voi a ragionare diversamente.
Era l'anno 2020 quando Maldini , all'epoca operativo nel club come dirigente, ci raccontava di quanto fosse vitale la qualificazione alla Champions League per poter innalzare le ambizioni sportive del club.
Chiariamo: quel Milan era una squadra fallimentare se si rapportavano le entrate alle uscite, un club che registrava ogni anno rossi di bilancio e che , se paragonato alla concorrenza, costava un sacco di soldi che non rispecchiavano assolutamente i risultati sul campo.
Tanto per capirci quel Milan spendeva più dell'Atalanta di turno per registrare ,in termini di risultati sportivi, infinitamente peggio.
Abbiamo iniziato così con Maldini un processo di calibrazione dei costi, c'era letteralmente da creare una squadra che potesse costare per quanto valesse .
Un lavoro difficilissimo e certosino perché il calcio non è un'azienda nella quale ci si può fermare e programmare ma si lavora mentre la palla rotola e le stagioni si susseguono.
Eppure con Paolo, Gazidis, Massara e Pioli ci siamo riusciti.
Finalmente avevamo una squadra frizzante e propositiva che costava meno rispetto la concorrenza.
Parallelamente c'era da lavorare sulla macchina Milan per ciò che concerne sponsor, marketing e introiti, perché il nostro fatturato era semplicemente ridicolo, e non meno difficoltoso è stato attraversare le forche caudine del fpf.
Ma Maldini scelse con noi tifosi la via della trasparenza, ci spiego' quello che ci avrebbe aspettato e noi tutti lo accettammo.
L'ambiente si compatto' talmente tanto che bruciammo le tappe e in pochi anni fummo capaci di fare : qualificazione in El, qualificazione in Champions, scudetto, semifinale di champions.
Una galoppata incredibile sotto ogni punto di vista che portò la squadra a crescere sportivamente , la valutazione dei calciatori schizzo' alle stelle , il fatturato del Milan raddoppio'.
La semifinale di champions contro l'inter fu drammatica nel risultato ma sportivamente fu il nostro gradino più alto.
Quanto accadde dopo lo sappiamo tutti e non voglio concentrarmi sulla terribile cacciata di Paolo.
Quel che voglio analizzare con voi tutto è il percorso del Milan.
Di champions League ne abbiamo disputate 4 in 5 anni , giusto quest'anno non l'abbiamo giocata , i bilanci del club sono in attivo da anni , il fatturato ha toccato cifre record, lo stadio è sempre pieno e siamo primi con distacco in questo dato.
Eppure è bastato un solo anno sportivamente tragico a portare a tagli inspiegabili nella rosa e nei costi, è bastato un solo anno senza champions per sentirci raccontare di come la champions sia vitale per il bilancio di un club.
Lo scudetto non ci abbiamo nemmeno provato a vincerlo pur giocando una volta a settimana, non ci abbiamo provato nelle ambizioni.
Ma è davvero poi così?
Una società di calcio oggigiorno ha un piano industriale che fa riferimento agli introiti e li spalma su più anni, come ha strategie paracadute per mettere una falla a un fallimento che nello sport può capitare.
Perché il calcio è un gioco e l'annata no può capitare ma bisogna essere in grado di resistere senza cancellare tutto quanto di buono fatto.
Il folle calciomercato dello scorso anno per me è stato del tutto immotivato e inspiegabile, come inspiegabile è il bombardamento mediatico che stiamo subendo circa le conseguenze che dovremmo subire in caso di mancata qualificazione alla Champions.
No, non si fa calcio cosi.
Leggo da anni che i nostri dirigenti non sappiano di calcio ma siano abilissimi contabili.
Ma ne siamo poi certi?
Il bravo dirigente è quello che sa trovare stabilità incamerando le entrate e gestendo i momenti bui, ché a vendere tutto e tutti per far quadrare i conti si è bravi tutti ma si depaupera tecnicamente la squadra.
Quindi che la champions sia vitale è forse una favola che andava bene sei anni fa ma oggi il Milan attraversa una fase industriale diversa e ha solide basi con le quali dovrebbe saper impattare anche un fallimento annuale senza perdere il lume della ragione.
Giusto per fare un parallelismo e guardare in casa d'altri quello che magistralmente fa Aurelio De Laurentis a Napoli da anni.
Quindi champions si , Champions sempre, ma basta terrorismo mediatico sulle nostre teste e basta usare i fallimenti sportivi , da loro stessi generati per mancanza di ambizioni sportive, come rallentamenti che pregiudicano le stagioni future del Milan.
Il Milan come club , per il blasone che possiede e per l'attuale stabilità finanziaria e la florida condizione economica, è in grado ogni anno di allestire una squadra che punti allo scudetto e ha il dovere aziendale di studiare una strategia che possa mirare alla massimizzazione degli introiti gestendo anche le perdite o i minori utili.
Alle cessioni, anche illustri, ci hanno abituato, alla mediocrità ci abitueranno mai.
Il Milan, lo scorso anno, per stessa ammissione di Furlani, non aveva il bisogno di vendere ma ha deciso di farlo perché si è optato per una gestione cinica e poco lungimirante.
Sfatiamo quindi anche questo mito : il Milan non è gestito bene ma malissimo perché non ha un piano sportivo/industriale pluriennale.
Quindi champions si , sempre, ma basta con le favole e il terrorismo aziendale.
Furlani ha il dovere di studiare una strategia pluriennale che possa far collimare la parte sportiva con la parte finanziaria.
Il bilancio annuale da chiudere in attivo è roba da supermercato, il calcio è altra materia e dipende da altre variabili perché le prestazioni dei nostri tesserati si misurano con quelle degli altri e se un anno gli altri fanno meglio non c'è da resettare ma da seguire una strategia anticipatamente prevista.
I più autodistruttivi pensano che non centrare la qualificazione nella massima manifestazione continentale per club possa accelerare, in qualche modo, il processo di cambio societario, processo quanto mai desiderato, o quanto meno arrecare un danno a chi sta gestendo così male il club.
Chi riesce a discernere la parte sportiva dalle dinamiche societarie non vuole comunque privarsi della gioia delle notti di Coppa, perché le proprietà passano , i dirigenti e i giocatori cambiano ma la maglia resta.
Chi invece guarda il campo e solo quello reputa che il livello sportivo di questa società e di questa squadra siano così infimi da renderci praticamente impresentabili sul grande palcoscenico della Champions.
Perché la champions per il Milan è la consuetudine, non una passerella ben remunerata.
Andare in Champions per prenderne 4 a gara ?
Il laconico pensiero del tifoso essenzialmente pratico e centrato sul campo.
Tutti abbiamo ragione e tutti abbiamo torto, al tempo stesso.
Sono pensieri di pancia che solo chi ama il calcio può capire.
Nessuno va condannato, nessuno va biasimato.
Vi volevo proporre un nuovo punto di vista col quale non pretendo in alcun modo di farvi cambiare idea ma provare assieme a tutti voi a ragionare diversamente.
Era l'anno 2020 quando Maldini , all'epoca operativo nel club come dirigente, ci raccontava di quanto fosse vitale la qualificazione alla Champions League per poter innalzare le ambizioni sportive del club.
Chiariamo: quel Milan era una squadra fallimentare se si rapportavano le entrate alle uscite, un club che registrava ogni anno rossi di bilancio e che , se paragonato alla concorrenza, costava un sacco di soldi che non rispecchiavano assolutamente i risultati sul campo.
Tanto per capirci quel Milan spendeva più dell'Atalanta di turno per registrare ,in termini di risultati sportivi, infinitamente peggio.
Abbiamo iniziato così con Maldini un processo di calibrazione dei costi, c'era letteralmente da creare una squadra che potesse costare per quanto valesse .
Un lavoro difficilissimo e certosino perché il calcio non è un'azienda nella quale ci si può fermare e programmare ma si lavora mentre la palla rotola e le stagioni si susseguono.
Eppure con Paolo, Gazidis, Massara e Pioli ci siamo riusciti.
Finalmente avevamo una squadra frizzante e propositiva che costava meno rispetto la concorrenza.
Parallelamente c'era da lavorare sulla macchina Milan per ciò che concerne sponsor, marketing e introiti, perché il nostro fatturato era semplicemente ridicolo, e non meno difficoltoso è stato attraversare le forche caudine del fpf.
Ma Maldini scelse con noi tifosi la via della trasparenza, ci spiego' quello che ci avrebbe aspettato e noi tutti lo accettammo.
L'ambiente si compatto' talmente tanto che bruciammo le tappe e in pochi anni fummo capaci di fare : qualificazione in El, qualificazione in Champions, scudetto, semifinale di champions.
Una galoppata incredibile sotto ogni punto di vista che portò la squadra a crescere sportivamente , la valutazione dei calciatori schizzo' alle stelle , il fatturato del Milan raddoppio'.
La semifinale di champions contro l'inter fu drammatica nel risultato ma sportivamente fu il nostro gradino più alto.
Quanto accadde dopo lo sappiamo tutti e non voglio concentrarmi sulla terribile cacciata di Paolo.
Quel che voglio analizzare con voi tutto è il percorso del Milan.
Di champions League ne abbiamo disputate 4 in 5 anni , giusto quest'anno non l'abbiamo giocata , i bilanci del club sono in attivo da anni , il fatturato ha toccato cifre record, lo stadio è sempre pieno e siamo primi con distacco in questo dato.
Eppure è bastato un solo anno sportivamente tragico a portare a tagli inspiegabili nella rosa e nei costi, è bastato un solo anno senza champions per sentirci raccontare di come la champions sia vitale per il bilancio di un club.
Lo scudetto non ci abbiamo nemmeno provato a vincerlo pur giocando una volta a settimana, non ci abbiamo provato nelle ambizioni.
Ma è davvero poi così?
Una società di calcio oggigiorno ha un piano industriale che fa riferimento agli introiti e li spalma su più anni, come ha strategie paracadute per mettere una falla a un fallimento che nello sport può capitare.
Perché il calcio è un gioco e l'annata no può capitare ma bisogna essere in grado di resistere senza cancellare tutto quanto di buono fatto.
Il folle calciomercato dello scorso anno per me è stato del tutto immotivato e inspiegabile, come inspiegabile è il bombardamento mediatico che stiamo subendo circa le conseguenze che dovremmo subire in caso di mancata qualificazione alla Champions.
No, non si fa calcio cosi.
Leggo da anni che i nostri dirigenti non sappiano di calcio ma siano abilissimi contabili.
Ma ne siamo poi certi?
Il bravo dirigente è quello che sa trovare stabilità incamerando le entrate e gestendo i momenti bui, ché a vendere tutto e tutti per far quadrare i conti si è bravi tutti ma si depaupera tecnicamente la squadra.
Quindi che la champions sia vitale è forse una favola che andava bene sei anni fa ma oggi il Milan attraversa una fase industriale diversa e ha solide basi con le quali dovrebbe saper impattare anche un fallimento annuale senza perdere il lume della ragione.
Giusto per fare un parallelismo e guardare in casa d'altri quello che magistralmente fa Aurelio De Laurentis a Napoli da anni.
Quindi champions si , Champions sempre, ma basta terrorismo mediatico sulle nostre teste e basta usare i fallimenti sportivi , da loro stessi generati per mancanza di ambizioni sportive, come rallentamenti che pregiudicano le stagioni future del Milan.
Il Milan come club , per il blasone che possiede e per l'attuale stabilità finanziaria e la florida condizione economica, è in grado ogni anno di allestire una squadra che punti allo scudetto e ha il dovere aziendale di studiare una strategia che possa mirare alla massimizzazione degli introiti gestendo anche le perdite o i minori utili.
Alle cessioni, anche illustri, ci hanno abituato, alla mediocrità ci abitueranno mai.
Il Milan, lo scorso anno, per stessa ammissione di Furlani, non aveva il bisogno di vendere ma ha deciso di farlo perché si è optato per una gestione cinica e poco lungimirante.
Sfatiamo quindi anche questo mito : il Milan non è gestito bene ma malissimo perché non ha un piano sportivo/industriale pluriennale.
Quindi champions si , sempre, ma basta con le favole e il terrorismo aziendale.
Furlani ha il dovere di studiare una strategia pluriennale che possa far collimare la parte sportiva con la parte finanziaria.
Il bilancio annuale da chiudere in attivo è roba da supermercato, il calcio è altra materia e dipende da altre variabili perché le prestazioni dei nostri tesserati si misurano con quelle degli altri e se un anno gli altri fanno meglio non c'è da resettare ma da seguire una strategia anticipatamente prevista.
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