Champions si, Champions no : schiariamoci le idee

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Pare che ormai il quesito del momento tra i tifosi rossoneri sia se sia vantaggioso o meno andare in Champions in ottica del futuro prossimo del Milan.


I più autodistruttivi pensano che non centrare la qualificazione nella massima manifestazione continentale per club possa accelerare, in qualche modo, il processo di cambio societario, processo quanto mai desiderato, o quanto meno arrecare un danno a chi sta gestendo così male il club.



Chi riesce a discernere la parte sportiva dalle dinamiche societarie non vuole comunque privarsi della gioia delle notti di Coppa, perché le proprietà passano , i dirigenti e i giocatori cambiano ma la maglia resta.



Chi invece guarda il campo e solo quello reputa che il livello sportivo di questa società e di questa squadra siano così infimi da renderci praticamente impresentabili sul grande palcoscenico della Champions.
Perché la champions per il Milan è la consuetudine, non una passerella ben remunerata.
Andare in Champions per prenderne 4 a gara ?
Il laconico pensiero del tifoso essenzialmente pratico e centrato sul campo.



Tutti abbiamo ragione e tutti abbiamo torto, al tempo stesso.
Sono pensieri di pancia che solo chi ama il calcio può capire.
Nessuno va condannato, nessuno va biasimato.



Vi volevo proporre un nuovo punto di vista col quale non pretendo in alcun modo di farvi cambiare idea ma provare assieme a tutti voi a ragionare diversamente.



Era l'anno 2020 quando Maldini , all'epoca operativo nel club come dirigente, ci raccontava di quanto fosse vitale la qualificazione alla Champions League per poter innalzare le ambizioni sportive del club.


Chiariamo: quel Milan era una squadra fallimentare se si rapportavano le entrate alle uscite, un club che registrava ogni anno rossi di bilancio e che , se paragonato alla concorrenza, costava un sacco di soldi che non rispecchiavano assolutamente i risultati sul campo.
Tanto per capirci quel Milan spendeva più dell'Atalanta di turno per registrare ,in termini di risultati sportivi, infinitamente peggio.



Abbiamo iniziato così con Maldini un processo di calibrazione dei costi, c'era letteralmente da creare una squadra che potesse costare per quanto valesse .


Un lavoro difficilissimo e certosino perché il calcio non è un'azienda nella quale ci si può fermare e programmare ma si lavora mentre la palla rotola e le stagioni si susseguono.


Eppure con Paolo, Gazidis, Massara e Pioli ci siamo riusciti.
Finalmente avevamo una squadra frizzante e propositiva che costava meno rispetto la concorrenza.


Parallelamente c'era da lavorare sulla macchina Milan per ciò che concerne sponsor, marketing e introiti, perché il nostro fatturato era semplicemente ridicolo, e non meno difficoltoso è stato attraversare le forche caudine del fpf.


Ma Maldini scelse con noi tifosi la via della trasparenza, ci spiego' quello che ci avrebbe aspettato e noi tutti lo accettammo.
L'ambiente si compatto' talmente tanto che bruciammo le tappe e in pochi anni fummo capaci di fare : qualificazione in El, qualificazione in Champions, scudetto, semifinale di champions.


Una galoppata incredibile sotto ogni punto di vista che portò la squadra a crescere sportivamente , la valutazione dei calciatori schizzo' alle stelle , il fatturato del Milan raddoppio'.
La semifinale di champions contro l'inter fu drammatica nel risultato ma sportivamente fu il nostro gradino più alto.


Quanto accadde dopo lo sappiamo tutti e non voglio concentrarmi sulla terribile cacciata di Paolo.


Quel che voglio analizzare con voi tutto è il percorso del Milan.


Di champions League ne abbiamo disputate 4 in 5 anni , giusto quest'anno non l'abbiamo giocata , i bilanci del club sono in attivo da anni , il fatturato ha toccato cifre record, lo stadio è sempre pieno e siamo primi con distacco in questo dato.


Eppure è bastato un solo anno sportivamente tragico a portare a tagli inspiegabili nella rosa e nei costi, è bastato un solo anno senza champions per sentirci raccontare di come la champions sia vitale per il bilancio di un club.
Lo scudetto non ci abbiamo nemmeno provato a vincerlo pur giocando una volta a settimana, non ci abbiamo provato nelle ambizioni.



Ma è davvero poi così?
Una società di calcio oggigiorno ha un piano industriale che fa riferimento agli introiti e li spalma su più anni, come ha strategie paracadute per mettere una falla a un fallimento che nello sport può capitare.
Perché il calcio è un gioco e l'annata no può capitare ma bisogna essere in grado di resistere senza cancellare tutto quanto di buono fatto.


Il folle calciomercato dello scorso anno per me è stato del tutto immotivato e inspiegabile, come inspiegabile è il bombardamento mediatico che stiamo subendo circa le conseguenze che dovremmo subire in caso di mancata qualificazione alla Champions.
No, non si fa calcio cosi.



Leggo da anni che i nostri dirigenti non sappiano di calcio ma siano abilissimi contabili.
Ma ne siamo poi certi?
Il bravo dirigente è quello che sa trovare stabilità incamerando le entrate e gestendo i momenti bui, ché a vendere tutto e tutti per far quadrare i conti si è bravi tutti ma si depaupera tecnicamente la squadra.



Quindi che la champions sia vitale è forse una favola che andava bene sei anni fa ma oggi il Milan attraversa una fase industriale diversa e ha solide basi con le quali dovrebbe saper impattare anche un fallimento annuale senza perdere il lume della ragione.


Giusto per fare un parallelismo e guardare in casa d'altri quello che magistralmente fa Aurelio De Laurentis a Napoli da anni.


Quindi champions si , Champions sempre, ma basta terrorismo mediatico sulle nostre teste e basta usare i fallimenti sportivi , da loro stessi generati per mancanza di ambizioni sportive, come rallentamenti che pregiudicano le stagioni future del Milan.


Il Milan come club , per il blasone che possiede e per l'attuale stabilità finanziaria e la florida condizione economica, è in grado ogni anno di allestire una squadra che punti allo scudetto e ha il dovere aziendale di studiare una strategia che possa mirare alla massimizzazione degli introiti gestendo anche le perdite o i minori utili.
Alle cessioni, anche illustri, ci hanno abituato, alla mediocrità ci abitueranno mai.



Il Milan, lo scorso anno, per stessa ammissione di Furlani, non aveva il bisogno di vendere ma ha deciso di farlo perché si è optato per una gestione cinica e poco lungimirante.
Sfatiamo quindi anche questo mito : il Milan non è gestito bene ma malissimo perché non ha un piano sportivo/industriale pluriennale.


Quindi champions si , sempre, ma basta con le favole e il terrorismo aziendale.
Furlani ha il dovere di studiare una strategia pluriennale che possa far collimare la parte sportiva con la parte finanziaria.
Il bilancio annuale da chiudere in attivo è roba da supermercato, il calcio è altra materia e dipende da altre variabili perché le prestazioni dei nostri tesserati si misurano con quelle degli altri e se un anno gli altri fanno meglio non c'è da resettare ma da seguire una strategia anticipatamente prevista.
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Pare che ormai il quesito del momento tra i tifosi rossoneri sia se sia vantaggioso o meno andare in Champions in ottica del futuro prossimo del Milan.


I più autodistruttivi pensano che non centrare la qualificazione nella massima manifestazione continentale per club possa accelerare, in qualche modo, il processo di cambio societario, processo quanto mai desiderato, o quanto meno arrecare un danno a chi sta gestendo così male il club.



Chi riesce a discernere la parte sportiva dalle dinamiche societarie non vuole comunque privarsi della gioia delle notti di Coppa, perché le proprietà passano , i dirigenti e i giocatori cambiano ma la maglia resta.



Chi invece guarda il campo e solo quello reputa che il livello sportivo di questa società e di questa squadra siano così infimi da renderci praticamente impresentabili sul grande palcoscenico della Champions.
Perché la champions per il Milan è la consuetudine, non una passerella ben remunerata.
Andare in Champions per prenderne 4 a gara ?
Il laconico pensiero del tifoso essenzialmente pratico e centrato sul campo.



Tutti abbiamo ragione e tutti abbiamo torto, al tempo stesso.
Sono pensieri di pancia che solo chi ama il calcio può capire.
Nessuno va condannato, nessuno va biasimato.



Vi volevo proporre un nuovo punto di vista col quale non pretendo in alcun modo di farvi cambiare idea ma provare assieme a tutti voi a ragionare diversamente.



Era l'anno 2020 quando Maldini , all'epoca operativo nel club come dirigente, ci raccontava di quanto fosse vitale la qualificazione alla Champions League per poter innalzare le ambizioni sportive del club.


Chiariamo: quel Milan era una squadra fallimentare se si rapportavano le entrate alle uscite, un club che registrava ogni anno rossi di bilancio e che , se paragonato alla concorrenza, costava un sacco di soldi che non rispecchiavano assolutamente i risultati sul campo.
Tanto per capirci quel Milan spendeva più dell'Atalanta di turno per registrare ,in termini di risultati sportivi, infinitamente peggio.



Abbiamo iniziato così con Maldini un processo di calibrazione dei costi, c'era letteralmente da creare una squadra che potesse costare per quanto valesse .


Un lavoro difficilissimo e certosino perché il calcio non è un'azienda nella quale ci si può fermare e programmare ma si lavora mentre la palla rotola e le stagioni si susseguono.


Eppure con Paolo, Gazidis, Massara e Pioli ci siamo riusciti.
Finalmente avevamo una squadra frizzante e propositiva che costava meno rispetto la concorrenza.


Parallelamente c'era da lavorare sulla macchina Milan per ciò che concerne sponsor, marketing e introiti, perché il nostro fatturato era semplicemente ridicolo, e non meno difficoltoso è stato attraversare le forche caudine del fpf.


Ma Maldini scelse con noi tifosi la via della trasparenza, ci spiego' quello che ci avrebbe aspettato e noi tutti lo accettammo.
L'ambiente si compatto' talmente tanto che bruciammo le tappe e in pochi anni fummo capaci di fare : qualificazione in El, qualificazione in Champions, scudetto, semifinale di champions.


Una galoppata incredibile sotto ogni punto di vista che portò la squadra a crescere sportivamente , la valutazione dei calciatori schizzo' alle stelle , il fatturato del Milan raddoppio'.
La semifinale di champions contro l'inter fu drammatica nel risultato ma sportivamente fu il nostro gradino più alto.


Quanto accadde dopo lo sappiamo tutti e non voglio concentrarmi sulla terribile cacciata di Paolo.


Quel che voglio analizzare con voi tutto è il percorso del Milan.


Di champions League ne abbiamo disputate 4 in 5 anni , giusto quest'anno non l'abbiamo giocata , i bilanci del club sono in attivo da anni , il fatturato ha toccato cifre record, lo stadio è sempre pieno e siamo primi con distacco in questo dato.


Eppure è bastato un solo anno sportivamente tragico a portare a tagli inspiegabili nella rosa e nei costi, è bastato un solo anno senza champions per sentirci raccontare di come la champions sia vitale per il bilancio di un club.
Lo scudetto non ci abbiamo nemmeno provato a vincerlo pur giocando una volta a settimana, non ci abbiamo provato nelle ambizioni.



Ma è davvero poi così?
Una società di calcio oggigiorno ha un piano industriale che fa riferimento agli introiti e li spalma su più anni, come ha strategie paracadute per mettere una falla a un fallimento che nello sport può capitare.
Perché il calcio è un gioco e l'annata no può capitare ma bisogna essere in grado di resistere senza cancellare tutto quanto di buono fatto.


Il folle calciomercato dello scorso anno per me è stato del tutto immotivato e inspiegabile, come inspiegabile è il bombardamento mediatico che stiamo subendo circa le conseguenze che dovremmo subire in caso di mancata qualificazione alla Champions.
No, non si fa calcio cosi.



Leggo da anni che i nostri dirigenti non sappiano di calcio ma siano abilissimi contabili.
Ma ne siamo poi certi?
Il bravo dirigente è quello che sa trovare stabilità incamerando le entrate e gestendo i momenti bui, ché a vendere tutto e tutti per far quadrare i conti si è bravi tutti ma si depaupera tecnicamente la squadra.



Quindi che la champions sia vitale è forse una favola che andava bene sei anni fa ma oggi il Milan attraversa una fase industriale diversa e ha solide basi con le quali dovrebbe saper impattare anche un fallimento annuale senza perdere il lume della ragione.


Giusto per fare un parallelismo e guardare in casa d'altri quello che magistralmente fa Aurelio De Laurentis a Napoli da anni.


Quindi champions si , Champions sempre, ma basta terrorismo mediatico sulle nostre teste e basta usare i fallimenti sportivi , da loro stessi generati per mancanza di ambizioni sportive, come rallentamenti che pregiudicano le stagioni future del Milan.


Il Milan come club , per il blasone che possiede e per l'attuale stabilità finanziaria e la florida condizione economica, è in grado ogni anno di allestire una squadra che punti allo scudetto e ha il dovere aziendale di studiare una strategia che possa mirare alla massimizzazione degli introiti gestendo anche le perdite o i minori utili.
Alle cessioni, anche illustri, ci hanno abituato, alla mediocrità ci abitueranno mai.



Il Milan, lo scorso anno, per stessa ammissione di Furlani, non aveva il bisogno di vendere ma ha deciso di farlo perché si è optato per una gestione cinica e poco lungimirante.
Sfatiamo quindi anche questo mito : il Milan non è gestito bene ma malissimo perché non ha un piano sportivo/industriale pluriennale.


Quindi champions si , sempre, ma basta con le favole e il terrorismo aziendale.
Furlani ha il dovere di studiare una strategia pluriennale che possa far collimare la parte sportiva con la parte finanziaria.
Il bilancio annuale da chiudere in attivo è roba da supermercato, il calcio è altra materia e dipende da altre variabili perché le prestazioni dei nostri tesserati si misurano con quelle degli altri e se un anno gli altri fanno meglio non c'è da resettare ma da seguire una strategia anticipatamente prevista.
Reputo la CL fondamentale per riuscire a prendere giocatori "bolliti" come Gotetzka e Lewa o chi per loro,non mi aspetto certo grandi movimenti, anzi.

Ma senza CL il milan sarà depotenziato ulteriormente e si farà sempre più fatica,fino a tornare in una banter era molto più profonda di questa attuale.

"Con la CL cambia tutto" dicevano.

Non è cambiato e non cambierà nulla. Ma piuttosto che tornare nel dimenticatoio in cui stavamo dal 2012 al 2020,preferisco vivacchiare con la Champions e vedere cosa succede. Faremo brutte figure? Si. Faremo le comparse? Si.

Ma è la medicina amara per riuscire a prendere qualche giocatore che altrimenti non verrebbe(vedi Akanji già fatto al milan,ma poi scippato dall inter per ovvi motivi) e provare a stare nella bagarre scudetto,visto il livello infimo della serie A.

Ripeto: senza Champions per 2 3 anni,il milan tornerà ai Bocchetti Lapadula Paletta....quelli erano giocatori terribili,altro che quelli di ora.

Rendetevi conto di cosa eravamo in quegli anni,per me è stato un incubo vero,ma lo accettavo perché Berlusconi e Galliani hanno vinto di tutto.
 
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Progetto: si ritrovano Pioli con giocatori per il gioco a uomo, cambiano Pioli con Fonseca dove la ricerca era quella del gioco posizonale. Adesso si sono rifugiati da Allegri, che esattamente non si sa cosa sia.

Io Max lo caccerei domani mattina, ma dici bene non é possibile che la logica sia o Champions o via. Questo é tutto quello da evitare, vuol dire decidere in base ad un palo. Cosi non si puo' impostare nulla.

Comunque concordo, Champions si e Champions sempre, i motivi sono tanti e non solo finanziari. Capiamo pero' cosa vogliamo fare da grandi, programmiamo i prossimi 3 anni sfidando diktat di stampa e tifo italiano, senza la calcolatrice in mano e la smania del risultato oggi.
 
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Progetto: si ritrovano Pioli con giocatori per il gioco a uomo, cambiano Pioli con Fonseca dove la ricerca era quella del gioco posizonale. Adesso si sono rifugiati da Allegri, che esattamente non si sa cosa sia.

Io Max lo caccerei domani mattina, ma dici bene non é possibile che la logica sia o Champions o via. Questo é tutto quello da evitare, vuol dire decidere in base ad un palo. Cosi non si puo' impostare nulla.

Comunque concordo, Champions si e Champions sempre, i motivi sono tanti e non solo finanziari. Capiamo pero' cosa vogliamo fare da grandi, programmiamo i prossimi 3 anni sfidando diktat di stampa e tifo italiano, senza la calcolatrice in mano e la smania del risultato oggi.
No al risultato oggi sportivo e nemmeno finanziario.
Investo oggi per raccogliere domani perché credo in quel che voglio attuare.
Lucidi visionari.
 

gabri65

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Pare che ormai il quesito del momento tra i tifosi rossoneri sia se sia vantaggioso o meno andare in Champions in ottica del futuro prossimo del Milan.


I più autodistruttivi pensano che non centrare la qualificazione nella massima manifestazione continentale per club possa accelerare, in qualche modo, il processo di cambio societario, processo quanto mai desiderato, o quanto meno arrecare un danno a chi sta gestendo così male il club.



Chi riesce a discernere la parte sportiva dalle dinamiche societarie non vuole comunque privarsi della gioia delle notti di Coppa, perché le proprietà passano , i dirigenti e i giocatori cambiano ma la maglia resta.



Chi invece guarda il campo e solo quello reputa che il livello sportivo di questa società e di questa squadra siano così infimi da renderci praticamente impresentabili sul grande palcoscenico della Champions.
Perché la champions per il Milan è la consuetudine, non una passerella ben remunerata.
Andare in Champions per prenderne 4 a gara ?
Il laconico pensiero del tifoso essenzialmente pratico e centrato sul campo.



Tutti abbiamo ragione e tutti abbiamo torto, al tempo stesso.
Sono pensieri di pancia che solo chi ama il calcio può capire.
Nessuno va condannato, nessuno va biasimato.



Vi volevo proporre un nuovo punto di vista col quale non pretendo in alcun modo di farvi cambiare idea ma provare assieme a tutti voi a ragionare diversamente.



Era l'anno 2020 quando Maldini , all'epoca operativo nel club come dirigente, ci raccontava di quanto fosse vitale la qualificazione alla Champions League per poter innalzare le ambizioni sportive del club.


Chiariamo: quel Milan era una squadra fallimentare se si rapportavano le entrate alle uscite, un club che registrava ogni anno rossi di bilancio e che , se paragonato alla concorrenza, costava un sacco di soldi che non rispecchiavano assolutamente i risultati sul campo.
Tanto per capirci quel Milan spendeva più dell'Atalanta di turno per registrare ,in termini di risultati sportivi, infinitamente peggio.



Abbiamo iniziato così con Maldini un processo di calibrazione dei costi, c'era letteralmente da creare una squadra che potesse costare per quanto valesse .


Un lavoro difficilissimo e certosino perché il calcio non è un'azienda nella quale ci si può fermare e programmare ma si lavora mentre la palla rotola e le stagioni si susseguono.


Eppure con Paolo, Gazidis, Massara e Pioli ci siamo riusciti.
Finalmente avevamo una squadra frizzante e propositiva che costava meno rispetto la concorrenza.


Parallelamente c'era da lavorare sulla macchina Milan per ciò che concerne sponsor, marketing e introiti, perché il nostro fatturato era semplicemente ridicolo, e non meno difficoltoso è stato attraversare le forche caudine del fpf.


Ma Maldini scelse con noi tifosi la via della trasparenza, ci spiego' quello che ci avrebbe aspettato e noi tutti lo accettammo.
L'ambiente si compatto' talmente tanto che bruciammo le tappe e in pochi anni fummo capaci di fare : qualificazione in El, qualificazione in Champions, scudetto, semifinale di champions.


Una galoppata incredibile sotto ogni punto di vista che portò la squadra a crescere sportivamente , la valutazione dei calciatori schizzo' alle stelle , il fatturato del Milan raddoppio'.
La semifinale di champions contro l'inter fu drammatica nel risultato ma sportivamente fu il nostro gradino più alto.


Quanto accadde dopo lo sappiamo tutti e non voglio concentrarmi sulla terribile cacciata di Paolo.


Quel che voglio analizzare con voi tutto è il percorso del Milan.


Di champions League ne abbiamo disputate 4 in 5 anni , giusto quest'anno non l'abbiamo giocata , i bilanci del club sono in attivo da anni , il fatturato ha toccato cifre record, lo stadio è sempre pieno e siamo primi con distacco in questo dato.


Eppure è bastato un solo anno sportivamente tragico a portare a tagli inspiegabili nella rosa e nei costi, è bastato un solo anno senza champions per sentirci raccontare di come la champions sia vitale per il bilancio di un club.
Lo scudetto non ci abbiamo nemmeno provato a vincerlo pur giocando una volta a settimana, non ci abbiamo provato nelle ambizioni.



Ma è davvero poi così?
Una società di calcio oggigiorno ha un piano industriale che fa riferimento agli introiti e li spalma su più anni, come ha strategie paracadute per mettere una falla a un fallimento che nello sport può capitare.
Perché il calcio è un gioco e l'annata no può capitare ma bisogna essere in grado di resistere senza cancellare tutto quanto di buono fatto.


Il folle calciomercato dello scorso anno per me è stato del tutto immotivato e inspiegabile, come inspiegabile è il bombardamento mediatico che stiamo subendo circa le conseguenze che dovremmo subire in caso di mancata qualificazione alla Champions.
No, non si fa calcio cosi.



Leggo da anni che i nostri dirigenti non sappiano di calcio ma siano abilissimi contabili.
Ma ne siamo poi certi?
Il bravo dirigente è quello che sa trovare stabilità incamerando le entrate e gestendo i momenti bui, ché a vendere tutto e tutti per far quadrare i conti si è bravi tutti ma si depaupera tecnicamente la squadra.



Quindi che la champions sia vitale è forse una favola che andava bene sei anni fa ma oggi il Milan attraversa una fase industriale diversa e ha solide basi con le quali dovrebbe saper impattare anche un fallimento annuale senza perdere il lume della ragione.


Giusto per fare un parallelismo e guardare in casa d'altri quello che magistralmente fa Aurelio De Laurentis a Napoli da anni.


Quindi champions si , Champions sempre, ma basta terrorismo mediatico sulle nostre teste e basta usare i fallimenti sportivi , da loro stessi generati per mancanza di ambizioni sportive, come rallentamenti che pregiudicano le stagioni future del Milan.


Il Milan come club , per il blasone che possiede e per l'attuale stabilità finanziaria e la florida condizione economica, è in grado ogni anno di allestire una squadra che punti allo scudetto e ha il dovere aziendale di studiare una strategia che possa mirare alla massimizzazione degli introiti gestendo anche le perdite o i minori utili.
Alle cessioni, anche illustri, ci hanno abituato, alla mediocrità ci abitueranno mai.



Il Milan, lo scorso anno, per stessa ammissione di Furlani, non aveva il bisogno di vendere ma ha deciso di farlo perché si è optato per una gestione cinica e poco lungimirante.
Sfatiamo quindi anche questo mito : il Milan non è gestito bene ma malissimo perché non ha un piano sportivo/industriale pluriennale.


Quindi champions si , sempre, ma basta con le favole e il terrorismo aziendale.
Furlani ha il dovere di studiare una strategia pluriennale che possa far collimare la parte sportiva con la parte finanziaria.
Il bilancio annuale da chiudere in attivo è roba da supermercato, il calcio è altra materia e dipende da altre variabili perché le prestazioni dei nostri tesserati si misurano con quelle degli altri e se un anno gli altri fanno meglio non c'è da resettare ma da seguire una strategia anticipatamente prevista.

Fratello,

Ti capisco. E capisco che l'orgoglio del Milan va oltre certe situazioni.

Ma guardiamoci bene in faccia: tu ragioni da tifoso. Come lo sono io.

Vediamo lucidamente la situazione. E' estremamente improbabile che Caddanale, Furlano e gli altri scagnozzi dei s1onisti vengano assaliti da competenza e voglia di vittorie. A loro non frega un accidente dei trionfi sportivi. I loro trionfi sono i billion dollars. Se Furlano si mette a costruire una squadra vincente, due nanosecondi dopo i suoi datori di lavoro lo fiondano fuori dalla finestra.

Sono dinamiche che esistono ed esisteranno sempre, quando hai a che fare con gente che ha in mano il pallino della situazione, ma non ha la tua stessa inclinazione, fatta di passione e non di danaro.

Queste cose si verificano in qualsiasi ambito aziendale. Dove lavoro io, devo faticare per far capire che un investimento iniziale provoca benefici nel futuro. Ma non c'è verso, non viene accettato.

Perché se il padrone, o l'amministratore delegato, o chicchessia, ha in testa solo i numeri del fatturato, non capirà mai il lato tecnico e propositivo di una idea intelligente. Se l'idea costa, allora viene scartata in partenza.

Con queste premesse, il Milan rimarrà per sempre nel limbo, un limbo fatto di insuccessi, ma che garantisce agli strozzini anche un minimo 0.1% di guadagno.

E' inutile che tenti di spiegare a questa gente che con le vittorie arriveranno soldi, perché purtroppo non è così. Le vittorie costano e servono solo al nostro ego. Per loro una vittoria che costa 1 euro è più dannosa di 100 sconfitte che ti portano 2 euro. Le vittorie in campo sportivo non sono un asset strutturale per Elliott o Caddanale. Per loro gli asset sono mediaticità, penetrazione nel campo commerciale e tutto ciò che ruota intorno a futuri investimenti e speculazioni sullo stadio ed attività attinenti.

Il campo per loro è l'ultima cosa in assoluto.

Non è incompetenza, termine che mi fa andare in bestia. E' pura pianificazione assassina, con il solo scopo di trasformare il Milan in una macchina da soldi che non richiede carburante o attenzioni per quanto riguarda il gioco e i risultati. Impazzisco quando leggo commenti di tifosi che ragionano di mercato e possibili "rinsavimenti" della dirigenza, con la speranza che faranno acquisti azzeccati. Questi schifosi sanno benissimo cosa stanno facendo, ma ce lo vogliamo levare dalla testa questo letame che ci soffoca il cervello e che ci impedisce di vedere chiaramente cosa hanno architettato ?

E quindi, sì, per me l'unico sistema per uscire fuori da questo limbo infernale di sofferenza è sradicare il problema alla base: far evaporare questa proprietà, sperando che un eventuale acquirente abbia la passione per la competizione sportiva. Ma per farlo serve coordinazione dei tifosi, cosa impossibile, visto che riempiamo gli stadi, e balliamo e cantiamo per lo scudetto dell'inda.

Ragazzi, hanno fatto fuori Maldini, eh. Roba che in qualsiasi altro club sarebbe esplosa Casa Milan in una frazione di secondo. E invece anche qui sul forum c'era gente che pregava che avvenisse la cacciata, detto da chi aveva "il poster di Paolo in camera". Rendiamoci conto a che livello di schifezza siamo.

Finché questi rimangono, siamo spacciati, ed ogni giorno che passa la piccola fiamma che arde perde sempre più la sua forza, fino a che si spengerà definitivamente e nessuno più ricorderà la sua lucentezza.

Per me siamo già morti da un pezzo, abbiamo passato il punto di non ritorno. Una squadra senza identità, senza spina dorsale, piena di stranieri nordaffregani e giocatori falliti, figli di marchette e commissioni con altre squadre.

Per me è un sacrosanto no alla CL. Se andiamo in CL, serviamo su di un piatto d'argento l'approvazione a questa gestione. Che continuerà imperterrita. Sai quanto gliene frega a Elliott, Caddanale e Furlano di vincere, loro vincono quando entrano i soldi.
 
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Pare che ormai il quesito del momento tra i tifosi rossoneri sia se sia vantaggioso o meno andare in Champions in ottica del futuro prossimo del Milan.


I più autodistruttivi pensano che non centrare la qualificazione nella massima manifestazione continentale per club possa accelerare, in qualche modo, il processo di cambio societario, processo quanto mai desiderato, o quanto meno arrecare un danno a chi sta gestendo così male il club.



Chi riesce a discernere la parte sportiva dalle dinamiche societarie non vuole comunque privarsi della gioia delle notti di Coppa, perché le proprietà passano , i dirigenti e i giocatori cambiano ma la maglia resta.



Chi invece guarda il campo e solo quello reputa che il livello sportivo di questa società e di questa squadra siano così infimi da renderci praticamente impresentabili sul grande palcoscenico della Champions.
Perché la champions per il Milan è la consuetudine, non una passerella ben remunerata.
Andare in Champions per prenderne 4 a gara ?
Il laconico pensiero del tifoso essenzialmente pratico e centrato sul campo.



Tutti abbiamo ragione e tutti abbiamo torto, al tempo stesso.
Sono pensieri di pancia che solo chi ama il calcio può capire.
Nessuno va condannato, nessuno va biasimato.



Vi volevo proporre un nuovo punto di vista col quale non pretendo in alcun modo di farvi cambiare idea ma provare assieme a tutti voi a ragionare diversamente.



Era l'anno 2020 quando Maldini , all'epoca operativo nel club come dirigente, ci raccontava di quanto fosse vitale la qualificazione alla Champions League per poter innalzare le ambizioni sportive del club.


Chiariamo: quel Milan era una squadra fallimentare se si rapportavano le entrate alle uscite, un club che registrava ogni anno rossi di bilancio e che , se paragonato alla concorrenza, costava un sacco di soldi che non rispecchiavano assolutamente i risultati sul campo.
Tanto per capirci quel Milan spendeva più dell'Atalanta di turno per registrare ,in termini di risultati sportivi, infinitamente peggio.



Abbiamo iniziato così con Maldini un processo di calibrazione dei costi, c'era letteralmente da creare una squadra che potesse costare per quanto valesse .


Un lavoro difficilissimo e certosino perché il calcio non è un'azienda nella quale ci si può fermare e programmare ma si lavora mentre la palla rotola e le stagioni si susseguono.


Eppure con Paolo, Gazidis, Massara e Pioli ci siamo riusciti.
Finalmente avevamo una squadra frizzante e propositiva che costava meno rispetto la concorrenza.


Parallelamente c'era da lavorare sulla macchina Milan per ciò che concerne sponsor, marketing e introiti, perché il nostro fatturato era semplicemente ridicolo, e non meno difficoltoso è stato attraversare le forche caudine del fpf.


Ma Maldini scelse con noi tifosi la via della trasparenza, ci spiego' quello che ci avrebbe aspettato e noi tutti lo accettammo.
L'ambiente si compatto' talmente tanto che bruciammo le tappe e in pochi anni fummo capaci di fare : qualificazione in El, qualificazione in Champions, scudetto, semifinale di champions.


Una galoppata incredibile sotto ogni punto di vista che portò la squadra a crescere sportivamente , la valutazione dei calciatori schizzo' alle stelle , il fatturato del Milan raddoppio'.
La semifinale di champions contro l'inter fu drammatica nel risultato ma sportivamente fu il nostro gradino più alto.


Quanto accadde dopo lo sappiamo tutti e non voglio concentrarmi sulla terribile cacciata di Paolo.


Quel che voglio analizzare con voi tutto è il percorso del Milan.


Di champions League ne abbiamo disputate 4 in 5 anni , giusto quest'anno non l'abbiamo giocata , i bilanci del club sono in attivo da anni , il fatturato ha toccato cifre record, lo stadio è sempre pieno e siamo primi con distacco in questo dato.


Eppure è bastato un solo anno sportivamente tragico a portare a tagli inspiegabili nella rosa e nei costi, è bastato un solo anno senza champions per sentirci raccontare di come la champions sia vitale per il bilancio di un club.
Lo scudetto non ci abbiamo nemmeno provato a vincerlo pur giocando una volta a settimana, non ci abbiamo provato nelle ambizioni.



Ma è davvero poi così?
Una società di calcio oggigiorno ha un piano industriale che fa riferimento agli introiti e li spalma su più anni, come ha strategie paracadute per mettere una falla a un fallimento che nello sport può capitare.
Perché il calcio è un gioco e l'annata no può capitare ma bisogna essere in grado di resistere senza cancellare tutto quanto di buono fatto.


Il folle calciomercato dello scorso anno per me è stato del tutto immotivato e inspiegabile, come inspiegabile è il bombardamento mediatico che stiamo subendo circa le conseguenze che dovremmo subire in caso di mancata qualificazione alla Champions.
No, non si fa calcio cosi.



Leggo da anni che i nostri dirigenti non sappiano di calcio ma siano abilissimi contabili.
Ma ne siamo poi certi?
Il bravo dirigente è quello che sa trovare stabilità incamerando le entrate e gestendo i momenti bui, ché a vendere tutto e tutti per far quadrare i conti si è bravi tutti ma si depaupera tecnicamente la squadra.



Quindi che la champions sia vitale è forse una favola che andava bene sei anni fa ma oggi il Milan attraversa una fase industriale diversa e ha solide basi con le quali dovrebbe saper impattare anche un fallimento annuale senza perdere il lume della ragione.


Giusto per fare un parallelismo e guardare in casa d'altri quello che magistralmente fa Aurelio De Laurentis a Napoli da anni.


Quindi champions si , Champions sempre, ma basta terrorismo mediatico sulle nostre teste e basta usare i fallimenti sportivi , da loro stessi generati per mancanza di ambizioni sportive, come rallentamenti che pregiudicano le stagioni future del Milan.


Il Milan come club , per il blasone che possiede e per l'attuale stabilità finanziaria e la florida condizione economica, è in grado ogni anno di allestire una squadra che punti allo scudetto e ha il dovere aziendale di studiare una strategia che possa mirare alla massimizzazione degli introiti gestendo anche le perdite o i minori utili.
Alle cessioni, anche illustri, ci hanno abituato, alla mediocrità ci abitueranno mai.



Il Milan, lo scorso anno, per stessa ammissione di Furlani, non aveva il bisogno di vendere ma ha deciso di farlo perché si è optato per una gestione cinica e poco lungimirante.
Sfatiamo quindi anche questo mito : il Milan non è gestito bene ma malissimo perché non ha un piano sportivo/industriale pluriennale.


Quindi champions si , sempre, ma basta con le favole e il terrorismo aziendale.
Furlani ha il dovere di studiare una strategia pluriennale che possa far collimare la parte sportiva con la parte finanziaria.
Il bilancio annuale da chiudere in attivo è roba da supermercato, il calcio è altra materia e dipende da altre variabili perché le prestazioni dei nostri tesserati si misurano con quelle degli altri e se un anno gli altri fanno meglio non c'è da resettare ma da seguire una strategia anticipatamente prevista.

Intanto ti ringrazio per avere espresso questo pensiero con eleganza. Questa è la classica fase della stagione in cui, dovendo tirare le somme di un'altra stagione fallimentare, il tifo milanista si divide in fazioni e si dà addosso.
Tu invece hai voluto offrire il tuo punto di vista in maniera pulita, e non è scontato di questi tempi in cui nei social e perfino talvolta in questo forum spesso ci si accanisce contro il prossimo.

Fatta questa premessa, vengo alla questione.

Istintivamente ti dico che se dovessi scegliere fra un'altra stagione di purgatorio in EL e un cambio di proprietà, e la CL, alla quale sicuramente seguirà un mercato non ambizioso, ma sicuramente non di ridimensionamento, sceglierei tranquillamente la prima opzione, e non ho paura di passare per non-tifoso affermando questo.
Razionalmente, bisogna capire se davvero bucare il quarto posto potrebbe accelerare la dipartita di Redbird-Elliott. E secondo me no.

Onestamente, vedendo anche il percorso fatto fino ad ora, a prescindere secondo me i tempi non sono maturi.
Siamo troppo distanti dalla conclusione della questione stadio, per la quale ancora ci sono da sciogliere dei nodi importanti, per dirne una.

Allo stesso tempo però, a mio modo di vedere, bisogna anche rendersi conto del fatto che fare in modo di rendere la loro permanenza nel nostro Milan a queste persone dovrebbe essere la priorità assoluta per qualsiasi milanista.
Di porcate, ultima ma non ultima l'intervista orribile a Cocirio, ne abbiamo sentite tante, e ci hanno presi in giro troppe volte.
E abbiamo sempre sperato all'inizio di ogni stagione (alcuni ci hanno creduto quest'anno) che venisse mostrata un briciolo di ambizione anche sul lato sportivo.

Quindi sono d'accordo che tifare contro il raggiungimento della Champions non servirebbe a molto, ma in qualche modo bisogna sensibilizzare tutti i fratelli rossoneri che conosciamo (anche qui dentro e che magari vanno allo stadio) ad essere ostili verso questa proprietà.
Purtroppo siamo loro ostaggi e lo saremo ancora per un po' mentre loro banchetterano sulla carcassa di questo club, ma secondo me vale la pena far capire a questi che la loro presenza non è più gradita nel Milan.
 
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Fratello,

Ti capisco. E capisco che l'orgoglio del Milan va oltre certe situazioni.

Ma guardiamoci bene in faccia: tu ragioni da tifoso. Come lo sono io.

Vediamo lucidamente la situazione. E' estremamente improbabile che Caddanale, Furlano e gli altri scagnozzi dei s1onisti vengano assaliti da competenza e voglia di vittorie. A loro non frega un accidente dei trionfi sportivi. I loro trionfi sono i billion dollars. Se Furlano si mette a costruire una squadra vincente, due nanosecondi dopo i suoi datori di lavoro lo fiondano fuori dalla finestra.

Sono dinamiche che esistono ed esisteranno sempre, quando hai a che fare con gente che ha in mano il pallino della situazione, ma non ha la tua stessa inclinazione, fatta di passione e non di danaro.

Queste cose si verificano in qualsiasi ambito aziendale. Dove lavoro io, devo faticare per far capire che un investimento iniziale provoca benefici nel futuro. Ma non c'è verso, non viene accettato.

Perché se il padrone, o l'amministratore delegato, o chicchessia, ha in testa solo i numeri del fatturato, non capirà mai il lato tecnico e propositivo di una idea intelligente. Se l'idea costa, allora viene scartata in partenza.

Con queste premesse, il Milan rimarrà per sempre nel limbo, un limbo fatto di insuccessi, ma che garantisce agli strozzini anche un minimo 0.1% di guadagno.

E' inutile che tenti di spiegare a questa gente che con le vittorie arriveranno soldi, perché purtroppo non è così. Le vittorie costano e servono solo al nostro ego. Per loro una vittoria che costa 1 euro è più dannosa di 100 sconfitte che ti portano 2 euro. Le vittorie in campo sportivo non sono un asset strutturale per Elliott o Caddanale. Per loro gli asset sono mediaticità, penetrazione nel campo commerciale e tutto ciò che ruota intorno a futuri investimenti e speculazioni sullo stadio ed attività attinenti.

Il campo per loro è l'ultima cosa in assoluto.

Non è incompetenza, termine che mi fa andare in bestia. E' pura pianificazione assassina, con il solo scopo di trasformare il Milan in una macchina da soldi che non richiede carburante o attenzioni per quanto riguarda il gioco e i risultati. Impazzisco quando leggo commenti di tifosi che ragionano di mercato e possibili "rinsavimenti" della dirigenza, con la speranza che faranno acquisti azzeccati. Questi schifosi sanno benissimo cosa stanno facendo, ma ce lo vogliamo levare dalla testa questo letame che ci soffoca il cervello e che ci impedisce di vedere chiaramente cosa hanno architettato ?

E quindi, sì, per me l'unico sistema per uscire fuori da questo limbo infernale di sofferenza è sradicare il problema alla base: far evaporare questa proprietà, sperando che un eventuale acquirente abbia la passione per la competizione sportiva. Ma per farlo serve coordinazione dei tifosi, cosa impossibile, visto che riempiamo gli stadi, e balliamo e cantiamo per lo scudetto dell'inda.

Ragazzi, hanno fatto fuori Maldini, eh. Roba che in qualsiasi altro club sarebbe esplosa Casa Milan in una frazione di secondo. E invece anche qui sul forum c'era gente che pregava che avvenisse la cacciata, detto da chi aveva "il poster di Paolo in camera". Rendiamoci conto a che livello di schifezza siamo.

Finché questi rimangono, siamo spacciati, ed ogni giorno che passa la piccola fiamma che arde perde sempre più la sua forza, fino a che si spengerà definitivamente e nessuno più ricorderà la sua lucentezza.

Per me siamo già morti da un pezzo, abbiamo passato il punto di non ritorno. Una squadra senza identità, senza spina dorsale, piena di stranieri nordaffregani e giocatori falliti, figli di marchette e commissioni con altre squadre.

Per me è un sacrosanto no alla CL. Se andiamo in CL, serviamo su di un piatto d'argento l'approvazione a questa gestione. Che continuerà imperterrita. Sai quanto gliene frega a Elliott, Caddanale e Furlano di vincere, loro vincono quando entrano i soldi.
Questi rimangano fin quando non sarà definita al 100% la questione stadio. Appena inizieranno i lavori, inizieremo a leggere concretamente di nuovi investitori. Ovviamente acquirenti simili a loro (per background). Di tifare contro ne capisco poco il senso. A limite abbandono per qualche anno e mi riaffaccio dopo il loro addio.
 

gabri65

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Questi rimangano fin quando non sarà definita al 100% la questione stadio. Appena inizieranno i lavori, inizieremo a leggere concretamente di nuovi investitori. Ovviamente acquirenti simili a loro (per background). Di tifare contro ne capisco poco il senso. A limite abbandono per qualche anno e mi riaffaccio dopo il loro addio.

Se gli acquirenti sono simili a loro, spiegami come fai a sperare che le cose migliorano allora.

Poi, mi sembri estremamente sicuro che questi molleranno proprio quando i veri profitti cominceranno a concretizzarsi. Mah, mi sembra codesto un controsenso, non il tifo contro, che tifo contro non è. E' sopravvivenza alla mediocrità più indegna e vergognosa.

Ti auguro di avere ragione. Ma sono anni che la gente vive solo di speranza non ricambiata, e nel frattempo il fegato si è logorato oltrelimite, eh.
 
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Fratello,

Ti capisco. E capisco che l'orgoglio del Milan va oltre certe situazioni.

Ma guardiamoci bene in faccia: tu ragioni da tifoso. Come lo sono io.

Vediamo lucidamente la situazione. E' estremamente improbabile che Caddanale, Furlano e gli altri scagnozzi dei s1onisti vengano assaliti da competenza e voglia di vittorie. A loro non frega un accidente dei trionfi sportivi. I loro trionfi sono i billion dollars. Se Furlano si mette a costruire una squadra vincente, due nanosecondi dopo i suoi datori di lavoro lo fiondano fuori dalla finestra.

Sono dinamiche che esistono ed esisteranno sempre, quando hai a che fare con gente che ha in mano il pallino della situazione, ma non ha la tua stessa inclinazione, fatta di passione e non di danaro.

Queste cose si verificano in qualsiasi ambito aziendale. Dove lavoro io, devo faticare per far capire che un investimento iniziale provoca benefici nel futuro. Ma non c'è verso, non viene accettato.

Perché se il padrone, o l'amministratore delegato, o chicchessia, ha in testa solo i numeri del fatturato, non capirà mai il lato tecnico e propositivo di una idea intelligente. Se l'idea costa, allora viene scartata in partenza.

Con queste premesse, il Milan rimarrà per sempre nel limbo, un limbo fatto di insuccessi, ma che garantisce agli strozzini anche un minimo 0.1% di guadagno.

E' inutile che tenti di spiegare a questa gente che con le vittorie arriveranno soldi, perché purtroppo non è così. Le vittorie costano e servono solo al nostro ego. Per loro una vittoria che costa 1 euro è più dannosa di 100 sconfitte che ti portano 2 euro. Le vittorie in campo sportivo non sono un asset strutturale per Elliott o Caddanale. Per loro gli asset sono mediaticità, penetrazione nel campo commerciale e tutto ciò che ruota intorno a futuri investimenti e speculazioni sullo stadio ed attività attinenti.

Il campo per loro è l'ultima cosa in assoluto.

Non è incompetenza, termine che mi fa andare in bestia. E' pura pianificazione assassina, con il solo scopo di trasformare il Milan in una macchina da soldi che non richiede carburante o attenzioni per quanto riguarda il gioco e i risultati. Impazzisco quando leggo commenti di tifosi che ragionano di mercato e possibili "rinsavimenti" della dirigenza, con la speranza che faranno acquisti azzeccati. Questi schifosi sanno benissimo cosa stanno facendo, ma ce lo vogliamo levare dalla testa questo letame che ci soffoca il cervello e che ci impedisce di vedere chiaramente cosa hanno architettato ?

E quindi, sì, per me l'unico sistema per uscire fuori da questo limbo infernale di sofferenza è sradicare il problema alla base: far evaporare questa proprietà, sperando che un eventuale acquirente abbia la passione per la competizione sportiva. Ma per farlo serve coordinazione dei tifosi, cosa impossibile, visto che riempiamo gli stadi, e balliamo e cantiamo per lo scudetto dell'inda.

Ragazzi, hanno fatto fuori Maldini, eh. Roba che in qualsiasi altro club sarebbe esplosa Casa Milan in una frazione di secondo. E invece anche qui sul forum c'era gente che pregava che avvenisse la cacciata, detto da chi aveva "il poster di Paolo in camera". Rendiamoci conto a che livello di schifezza siamo.

Finché questi rimangono, siamo spacciati, ed ogni giorno che passa la piccola fiamma che arde perde sempre più la sua forza, fino a che si spengerà definitivamente e nessuno più ricorderà la sua lucentezza.

Per me siamo già morti da un pezzo, abbiamo passato il punto di non ritorno. Una squadra senza identità, senza spina dorsale, piena di stranieri nordaffregani e giocatori falliti, figli di marchette e commissioni con altre squadre.

Per me è un sacrosanto no alla CL. Se andiamo in CL, serviamo su di un piatto d'argento l'approvazione a questa gestione. Che continuerà imperterrita. Sai quanto gliene frega a Elliott, Caddanale e Furlano di vincere, loro vincono quando entrano i soldi.
Capisco il discorso ma se devo tifare contro la mia squadra per sperare che cambi proprietario (tra l'altro non si può neanche essere sicuri che il prossimo sia quello giusto) allora è inutile guardare le partite e pure seguire i risultati e ci si rivede forse tra un po' di anni.

La mia speranza era che NONOSTANTE Redbird il gruppo squadra funzionasse e ci desse qualche soddisfazione a noi tifosi.
Se la squadra verrà indebolita ulteriormente di anno in anno allora meglio passare il tempo in altro modo.
 
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Pare che ormai il quesito del momento tra i tifosi rossoneri sia se sia vantaggioso o meno andare in Champions in ottica del futuro prossimo del Milan.


I più autodistruttivi pensano che non centrare la qualificazione nella massima manifestazione continentale per club possa accelerare, in qualche modo, il processo di cambio societario, processo quanto mai desiderato, o quanto meno arrecare un danno a chi sta gestendo così male il club.



Chi riesce a discernere la parte sportiva dalle dinamiche societarie non vuole comunque privarsi della gioia delle notti di Coppa, perché le proprietà passano , i dirigenti e i giocatori cambiano ma la maglia resta.



Chi invece guarda il campo e solo quello reputa che il livello sportivo di questa società e di questa squadra siano così infimi da renderci praticamente impresentabili sul grande palcoscenico della Champions.
Perché la champions per il Milan è la consuetudine, non una passerella ben remunerata.
Andare in Champions per prenderne 4 a gara ?
Il laconico pensiero del tifoso essenzialmente pratico e centrato sul campo.



Tutti abbiamo ragione e tutti abbiamo torto, al tempo stesso.
Sono pensieri di pancia che solo chi ama il calcio può capire.
Nessuno va condannato, nessuno va biasimato.



Vi volevo proporre un nuovo punto di vista col quale non pretendo in alcun modo di farvi cambiare idea ma provare assieme a tutti voi a ragionare diversamente.



Era l'anno 2020 quando Maldini , all'epoca operativo nel club come dirigente, ci raccontava di quanto fosse vitale la qualificazione alla Champions League per poter innalzare le ambizioni sportive del club.


Chiariamo: quel Milan era una squadra fallimentare se si rapportavano le entrate alle uscite, un club che registrava ogni anno rossi di bilancio e che , se paragonato alla concorrenza, costava un sacco di soldi che non rispecchiavano assolutamente i risultati sul campo.
Tanto per capirci quel Milan spendeva più dell'Atalanta di turno per registrare ,in termini di risultati sportivi, infinitamente peggio.



Abbiamo iniziato così con Maldini un processo di calibrazione dei costi, c'era letteralmente da creare una squadra che potesse costare per quanto valesse .


Un lavoro difficilissimo e certosino perché il calcio non è un'azienda nella quale ci si può fermare e programmare ma si lavora mentre la palla rotola e le stagioni si susseguono.


Eppure con Paolo, Gazidis, Massara e Pioli ci siamo riusciti.
Finalmente avevamo una squadra frizzante e propositiva che costava meno rispetto la concorrenza.


Parallelamente c'era da lavorare sulla macchina Milan per ciò che concerne sponsor, marketing e introiti, perché il nostro fatturato era semplicemente ridicolo, e non meno difficoltoso è stato attraversare le forche caudine del fpf.


Ma Maldini scelse con noi tifosi la via della trasparenza, ci spiego' quello che ci avrebbe aspettato e noi tutti lo accettammo.
L'ambiente si compatto' talmente tanto che bruciammo le tappe e in pochi anni fummo capaci di fare : qualificazione in El, qualificazione in Champions, scudetto, semifinale di champions.


Una galoppata incredibile sotto ogni punto di vista che portò la squadra a crescere sportivamente , la valutazione dei calciatori schizzo' alle stelle , il fatturato del Milan raddoppio'.
La semifinale di champions contro l'inter fu drammatica nel risultato ma sportivamente fu il nostro gradino più alto.


Quanto accadde dopo lo sappiamo tutti e non voglio concentrarmi sulla terribile cacciata di Paolo.


Quel che voglio analizzare con voi tutto è il percorso del Milan.


Di champions League ne abbiamo disputate 4 in 5 anni , giusto quest'anno non l'abbiamo giocata , i bilanci del club sono in attivo da anni , il fatturato ha toccato cifre record, lo stadio è sempre pieno e siamo primi con distacco in questo dato.


Eppure è bastato un solo anno sportivamente tragico a portare a tagli inspiegabili nella rosa e nei costi, è bastato un solo anno senza champions per sentirci raccontare di come la champions sia vitale per il bilancio di un club.
Lo scudetto non ci abbiamo nemmeno provato a vincerlo pur giocando una volta a settimana, non ci abbiamo provato nelle ambizioni.



Ma è davvero poi così?
Una società di calcio oggigiorno ha un piano industriale che fa riferimento agli introiti e li spalma su più anni, come ha strategie paracadute per mettere una falla a un fallimento che nello sport può capitare.
Perché il calcio è un gioco e l'annata no può capitare ma bisogna essere in grado di resistere senza cancellare tutto quanto di buono fatto.


Il folle calciomercato dello scorso anno per me è stato del tutto immotivato e inspiegabile, come inspiegabile è il bombardamento mediatico che stiamo subendo circa le conseguenze che dovremmo subire in caso di mancata qualificazione alla Champions.
No, non si fa calcio cosi.



Leggo da anni che i nostri dirigenti non sappiano di calcio ma siano abilissimi contabili.
Ma ne siamo poi certi?
Il bravo dirigente è quello che sa trovare stabilità incamerando le entrate e gestendo i momenti bui, ché a vendere tutto e tutti per far quadrare i conti si è bravi tutti ma si depaupera tecnicamente la squadra.



Quindi che la champions sia vitale è forse una favola che andava bene sei anni fa ma oggi il Milan attraversa una fase industriale diversa e ha solide basi con le quali dovrebbe saper impattare anche un fallimento annuale senza perdere il lume della ragione.


Giusto per fare un parallelismo e guardare in casa d'altri quello che magistralmente fa Aurelio De Laurentis a Napoli da anni.


Quindi champions si , Champions sempre, ma basta terrorismo mediatico sulle nostre teste e basta usare i fallimenti sportivi , da loro stessi generati per mancanza di ambizioni sportive, come rallentamenti che pregiudicano le stagioni future del Milan.


Il Milan come club , per il blasone che possiede e per l'attuale stabilità finanziaria e la florida condizione economica, è in grado ogni anno di allestire una squadra che punti allo scudetto e ha il dovere aziendale di studiare una strategia che possa mirare alla massimizzazione degli introiti gestendo anche le perdite o i minori utili.
Alle cessioni, anche illustri, ci hanno abituato, alla mediocrità ci abitueranno mai.



Il Milan, lo scorso anno, per stessa ammissione di Furlani, non aveva il bisogno di vendere ma ha deciso di farlo perché si è optato per una gestione cinica e poco lungimirante.
Sfatiamo quindi anche questo mito : il Milan non è gestito bene ma malissimo perché non ha un piano sportivo/industriale pluriennale.


Quindi champions si , sempre, ma basta con le favole e il terrorismo aziendale.
Furlani ha il dovere di studiare una strategia pluriennale che possa far collimare la parte sportiva con la parte finanziaria.
Il bilancio annuale da chiudere in attivo è roba da supermercato, il calcio è altra materia e dipende da altre variabili perché le prestazioni dei nostri tesserati si misurano con quelle degli altri e se un anno gli altri fanno meglio non c'è da resettare ma da seguire una strategia anticipatamente prevista.

Posso solo applaudire, ma anche leggendoti chi di dovere non ascolterà mai le tue parole. Senza qualche cambiamento, che non riesco a intravedere, siamo condannati a soffrire ancora e non si sa per quanto tempo, abbiamo assistito a delle robe allucinanti e non c'è nulla che possa accendere un barlume di speranza.
 
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