Amorim: modulo, gioco, gruppo e giocatori ideali.

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Tuttosport: Il Milan ha sciolto i dubbi sulla guida tecnica affidando la panchina a Ruben Amorim, un allenatore di 41 anni deciso, pragmatico e con un'identità tattica ben definita, già reduce da importanti successi con lo Sporting Lisbona. Definito un "hombre vertical" per la chiarezza dei suoi principi, il tecnico portoghese si basa su cinque comandamenti fondamentali che guideranno la sua gestione rossonera. Nonostante sia un allenatore concreto e pragmatico, non distante dalla concretezza del suo predecessore Allegri, Amorim si distingue per la sua capacità di dare alle proprie squadre un'identità di gioco fluida e mandata a memoria. Dal punto di vista tattico, Amorim dimostra un integralismo assoluto incentrato sul modulo 3-4-2-1 (o 3-4-3), un sistema sul quale dichiara di non voler transigere per nessuna ragione, costringendo i calciatori ad adattarsi al modulo e richiedendo alla dirigenza profili strettamente funzionali sul mercato. Sebbene il Milan provenga già da una difesa a tre ereditata da Allegri, l'interpretazione del gioco sarà radicalmente diversa: in fase offensiva il modulo si trasforma in un 3-2-5 con gli esterni alti a garantire ampiezza (dove Saelemaekers è considerato ideale) e i trequartisti liberi di accentrarsi. In questo contesto, elementi come Pulisic e Nkunku sembrano perfetti, ma l'allenatore esige anche un enorme spirito di sacrificio in fase di non possesso, chiedendo agli attaccanti e ai trequartisti di essere i primi difensori attraverso un'aggressione immediata per la riconquista del pallone, un atteggiamento che potrebbe mettere a dura prova giocatori come Leao e che si discosta nettamente dal baricentro basso dell'ultimo Milan. Per quanto riguarda la costruzione del gioco, il portoghese rifiuta il possesso palla sterile a favore di una verticalità coraggiosa e diretta verso esterni e attaccanti, richiedendo grande qualità tecnica e propensione al rischio fin dalle retrovie; in questo senso, l'abilità con i piedi del portiere Maignan risulterà preziosa, mentre i difensori dovranno lavorare molto per assimilare tali dinamiche. Infine, l'ultimo grande pilastro della sua filosofia è la centralità del gruppo, un valore appreso da Amorim durante uno stage al Manchester United sotto la guida di José Mourinho. Il tecnico concepisce se stesso come uno scudo per la squadra e punta a creare uno spogliatoio unito e protetto dalle pressioni esterne; dopo i recenti periodi di caos e le ingerenze societarie che hanno caratterizzato le ultime stagioni della gestione Allegri, il compito prioritario di Amorim sarà proprio quello di isolare l'ambiente e far tornare Milanello un luogo sicuro e sereno per i suoi calciatori.

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Clarenzio

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Tuttosport: Il Milan ha sciolto i dubbi sulla guida tecnica affidando la panchina a Ruben Amorim, un allenatore di 41 anni deciso, pragmatico e con un'identità tattica ben definita, già reduce da importanti successi con lo Sporting Lisbona. Definito un "hombre vertical" per la chiarezza dei suoi principi, il tecnico portoghese si basa su cinque comandamenti fondamentali che guideranno la sua gestione rossonera. Nonostante sia un allenatore concreto e pragmatico, non distante dalla concretezza del suo predecessore Allegri, Amorim si distingue per la sua capacità di dare alle proprie squadre un'identità di gioco fluida e mandata a memoria. Dal punto di vista tattico, Amorim dimostra un integralismo assoluto incentrato sul modulo 3-4-2-1 (o 3-4-3), un sistema sul quale dichiara di non voler transigere per nessuna ragione, costringendo i calciatori ad adattarsi al modulo e richiedendo alla dirigenza profili strettamente funzionali sul mercato. Sebbene il Milan provenga già da una difesa a tre ereditata da Allegri, l'interpretazione del gioco sarà radicalmente diversa: in fase offensiva il modulo si trasforma in un 3-2-5 con gli esterni alti a garantire ampiezza (dove Saelemaekers è considerato ideale) e i trequartisti liberi di accentrarsi. In questo contesto, elementi come Pulisic e Nkunku sembrano perfetti, ma l'allenatore esige anche un enorme spirito di sacrificio in fase di non possesso, chiedendo agli attaccanti e ai trequartisti di essere i primi difensori attraverso un'aggressione immediata per la riconquista del pallone, un atteggiamento che potrebbe mettere a dura prova giocatori come Leao e che si discosta nettamente dal baricentro basso dell'ultimo Milan. Per quanto riguarda la costruzione del gioco, il portoghese rifiuta il possesso palla sterile a favore di una verticalità coraggiosa e diretta verso esterni e attaccanti, richiedendo grande qualità tecnica e propensione al rischio fin dalle retrovie; in questo senso, l'abilità con i piedi del portiere Maignan risulterà preziosa, mentre i difensori dovranno lavorare molto per assimilare tali dinamiche. Infine, l'ultimo grande pilastro della sua filosofia è la centralità del gruppo, un valore appreso da Amorim durante uno stage al Manchester United sotto la guida di José Mourinho. Il tecnico concepisce se stesso come uno scudo per la squadra e punta a creare uno spogliatoio unito e protetto dalle pressioni esterne; dopo i recenti periodi di caos e le ingerenze societarie che hanno caratterizzato le ultime stagioni della gestione Allegri, il compito prioritario di Amorim sarà proprio quello di isolare l'ambiente e far tornare Milanello un luogo sicuro e sereno per i suoi calciatori.

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Fanno passare Amorin come un allenatore fin troppo intransigente e fanatico cavalcando l'onda del malumore tra i tifosi, ma in realtà ha cambiato spesso modulo a seconda degli uomini che aveva.
L'unica costante sono i 3 dietro bloccati.

Secondo me dovremo ragionare sugli acquisti che dovranno essere in linea con la sua idea di calcio, tutto il resto sono discussioni da sotto l'ombrellone.

A questo Milan servirebbero ALMENO:
un esterno vero di sinistra
2 prime punte fisiche
un mediano d'ordine
un trequartista fisicato

Questi per me sono 5 acquisti fondamentali ed imprescindibili.
I sacrificabili sarebbero Leao, Chuckwueze e Rabiot (inadatto a giocare a 2 sulla mediana), oltre ad Estupinan che però credo sia invendibile.
Musah come esterno alto potrebbe essere una discreta riserva.
 

J&B

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Siamo alle solite, prendi un allenatore nuovo per poi imporgli le vecchie regole della casa.
E' così complicato ascoltarlo e accontentarlo nelle scelte? Provare per una volta.
 
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Fanno passare Amorin come un allenatore fin troppo intransigente e fanatico cavalcando l'onda del malumore tra i tifosi, ma in realtà ha cambiato spesso modulo a seconda degli uomini che aveva.
L'unica costante sono i 3 dietro bloccati.

Secondo me dovremo ragionare sugli acquisti che dovranno essere in linea con la sua idea di calcio, tutto il resto sono discussioni da sotto l'ombrellone.

A questo Milan servirebbero ALMENO:
un esterno vero di sinistra
2 prime punte fisiche
un mediano d'ordine
un trequartista fisicato

Questi per me sono 5 acquisti fondamentali ed imprescindibili.
I sacrificabili sarebbero Leao, Chuckwueze e Rabiot (inadatto a giocare a 2 sulla mediana), oltre ad Estupinan che però credo sia invendibile.
Musah come esterno alto potrebbe essere una discreta riserva.

Il problema però è sempre lo stesso, a noi manca proprio la società, la dirigenza e soprattutto mancano gli obiettivi sportivi. Quindi mi aspetto il solito mercato fatto a caso ed un'altra stagione fallimentare.
 

Clarenzio

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Il problema però è sempre lo stesso, a noi manca proprio la società, la dirigenza e soprattutto mancano gli obiettivi sportivi. Quindi mi aspetto il solito mercato fatto a caso ed un'altra stagione fallimentare.

Diciamo che le premesse sono state terribili, visto che siamo partiti ingaggiando 2 18enni sconosciuti per la fascia sinistra ed ho il sentore che saranno fin da subito aggregati alla prima squadra.
 

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Tuttosport: Il Milan ha sciolto i dubbi sulla guida tecnica affidando la panchina a Ruben Amorim, un allenatore di 41 anni deciso, pragmatico e con un'identità tattica ben definita, già reduce da importanti successi con lo Sporting Lisbona. Definito un "hombre vertical" per la chiarezza dei suoi principi, il tecnico portoghese si basa su cinque comandamenti fondamentali che guideranno la sua gestione rossonera. Nonostante sia un allenatore concreto e pragmatico, non distante dalla concretezza del suo predecessore Allegri, Amorim si distingue per la sua capacità di dare alle proprie squadre un'identità di gioco fluida e mandata a memoria. Dal punto di vista tattico, Amorim dimostra un integralismo assoluto incentrato sul modulo 3-4-2-1 (o 3-4-3), un sistema sul quale dichiara di non voler transigere per nessuna ragione, costringendo i calciatori ad adattarsi al modulo e richiedendo alla dirigenza profili strettamente funzionali sul mercato. Sebbene il Milan provenga già da una difesa a tre ereditata da Allegri, l'interpretazione del gioco sarà radicalmente diversa: in fase offensiva il modulo si trasforma in un 3-2-5 con gli esterni alti a garantire ampiezza (dove Saelemaekers è considerato ideale) e i trequartisti liberi di accentrarsi. In questo contesto, elementi come Pulisic e Nkunku sembrano perfetti, ma l'allenatore esige anche un enorme spirito di sacrificio in fase di non possesso, chiedendo agli attaccanti e ai trequartisti di essere i primi difensori attraverso un'aggressione immediata per la riconquista del pallone, un atteggiamento che potrebbe mettere a dura prova giocatori come Leao e che si discosta nettamente dal baricentro basso dell'ultimo Milan. Per quanto riguarda la costruzione del gioco, il portoghese rifiuta il possesso palla sterile a favore di una verticalità coraggiosa e diretta verso esterni e attaccanti, richiedendo grande qualità tecnica e propensione al rischio fin dalle retrovie; in questo senso, l'abilità con i piedi del portiere Maignan risulterà preziosa, mentre i difensori dovranno lavorare molto per assimilare tali dinamiche. Infine, l'ultimo grande pilastro della sua filosofia è la centralità del gruppo, un valore appreso da Amorim durante uno stage al Manchester United sotto la guida di José Mourinho. Il tecnico concepisce se stesso come uno scudo per la squadra e punta a creare uno spogliatoio unito e protetto dalle pressioni esterne; dopo i recenti periodi di caos e le ingerenze societarie che hanno caratterizzato le ultime stagioni della gestione Allegri, il compito prioritario di Amorim sarà proprio quello di isolare l'ambiente e far tornare Milanello un luogo sicuro e sereno per i suoi calciatori.
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Tuttosport: Il Milan ha sciolto i dubbi sulla guida tecnica affidando la panchina a Ruben Amorim, un allenatore di 41 anni deciso, pragmatico e con un'identità tattica ben definita, già reduce da importanti successi con lo Sporting Lisbona. Definito un "hombre vertical" per la chiarezza dei suoi principi, il tecnico portoghese si basa su cinque comandamenti fondamentali che guideranno la sua gestione rossonera. Nonostante sia un allenatore concreto e pragmatico, non distante dalla concretezza del suo predecessore Allegri, Amorim si distingue per la sua capacità di dare alle proprie squadre un'identità di gioco fluida e mandata a memoria. Dal punto di vista tattico, Amorim dimostra un integralismo assoluto incentrato sul modulo 3-4-2-1 (o 3-4-3), un sistema sul quale dichiara di non voler transigere per nessuna ragione, costringendo i calciatori ad adattarsi al modulo e richiedendo alla dirigenza profili strettamente funzionali sul mercato. Sebbene il Milan provenga già da una difesa a tre ereditata da Allegri, l'interpretazione del gioco sarà radicalmente diversa: in fase offensiva il modulo si trasforma in un 3-2-5 con gli esterni alti a garantire ampiezza (dove Saelemaekers è considerato ideale) e i trequartisti liberi di accentrarsi. In questo contesto, elementi come Pulisic e Nkunku sembrano perfetti, ma l'allenatore esige anche un enorme spirito di sacrificio in fase di non possesso, chiedendo agli attaccanti e ai trequartisti di essere i primi difensori attraverso un'aggressione immediata per la riconquista del pallone, un atteggiamento che potrebbe mettere a dura prova giocatori come Leao e che si discosta nettamente dal baricentro basso dell'ultimo Milan. Per quanto riguarda la costruzione del gioco, il portoghese rifiuta il possesso palla sterile a favore di una verticalità coraggiosa e diretta verso esterni e attaccanti, richiedendo grande qualità tecnica e propensione al rischio fin dalle retrovie; in questo senso, l'abilità con i piedi del portiere Maignan risulterà preziosa, mentre i difensori dovranno lavorare molto per assimilare tali dinamiche. Infine, l'ultimo grande pilastro della sua filosofia è la centralità del gruppo, un valore appreso da Amorim durante uno stage al Manchester United sotto la guida di José Mourinho. Il tecnico concepisce se stesso come uno scudo per la squadra e punta a creare uno spogliatoio unito e protetto dalle pressioni esterne; dopo i recenti periodi di caos e le ingerenze societarie che hanno caratterizzato le ultime stagioni della gestione Allegri, il compito prioritario di Amorim sarà proprio quello di isolare l'ambiente e far tornare Milanello un luogo sicuro e sereno per i suoi calciatori.

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Discorsi inutili: al Milan mancano società e dirigenza, nessun allenatore potrà mai funzionare.
Non è un discorso di moduli, gioco, metodologia ma proprio di gestione ordinaria.
Al Milan non si sa cosa fare e di conseguenza non si saprà come gestire.
È tutto fatto a caso e senza logica e programmazione alcuna.
Spiace per Amorim che ,senza dubbio, sarà una persona per bene, un tecnico preparato ed ambizioso.

Come se un contadino andasse in un vivaio e fosse indeciso se comprare piantine o semi da adagiare.. nel cemento colato.
Non ci sarà mai vita.
 

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