Allegri e Spalletti: vincenti, con filosofie opposte.

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La GDS analizza il dualismo tra Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti, due tecnici toscani separati alla nascita da appena ottanta chilometri ma accomunati da un temperamento simile e da un'invidiabile longevità professionale, avendo entrambi superato la soglia delle 300 vittorie in Serie A (321 per Allegri contro le 302 di Spalletti). Nonostante abitino vicini a Milano, i due rappresentano filosofie opposte: Spalletti è il fautore del "giochismo", con posizioni fluide e intelligenza tattica, mentre Allegri è il "risultatista" per eccellenza, il cui unico culto è il successo finale, tanto da essere a un solo scudetto dal record di Giovanni Trapattoni e detenere il primato di cinque Coppe Italia vinte. Il ritorno di Allegri al Milan ha trasformato una squadra precedentemente in difficoltà in una compagine ambiziosa e solida, capace di vantare la miglior difesa del campionato grazie a un muro quasi invalicabile composto da uomini come Pavlovic, Tomori, Gabbia e De Winter. Storicamente, Allegri è una garanzia di qualificazione Champions, avendola sempre raggiunta sul campo sia in rossonero che in bianconero, eccetto per l'esonero del 2014. Dall'altra parte, Spalletti vanta un'esperienza ventennale nell'Europa che conta, guidando squadre come Roma, Zenit, Inter, Napoli e infine la Juventus, dove ha ereditato la qualificazione ottenuta da Tudor. Il confronto diretto tra i due ha vissuto momenti di tensione e alternanza di risultati: se ai tempi dell'Inter Spalletti non riuscì mai a battere la Juventus di Max, durante l'esperienza trionfale al Napoli riuscì a dominare i bianconeri con successi pesanti, tra cui il celebre 5-1 al Maradona e il colpo scudetto allo Stadium firmato Raspadori. Proprio dopo un successo nel 2021, Spalletti replicò alle critiche di Allegri dichiarando: «Non me l’aspettavo, sono andato a rincorrerlo all’inizio e alla fine per salutarlo, lui è andato via. In campo ci sono state frizioni? No, è falso. E poi io ho sempre perso, una volta che vinco mi viene a fare la morale...». La sfida di domenica sera a San Siro, decisiva per le posizioni nobili della classifica, vede Allegri guidare di misura nel computo totale dei punti conquistati in Serie A nell'era dei tre punti (1.078 a 1.044), confermando come, pur divisi da filosofie diverse, entrambi restino i massimi specialisti del calcio italiano contemporaneo.

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La GDS analizza il dualismo tra Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti, due tecnici toscani separati alla nascita da appena ottanta chilometri ma accomunati da un temperamento simile e da un'invidiabile longevità professionale, avendo entrambi superato la soglia delle 300 vittorie in Serie A (321 per Allegri contro le 302 di Spalletti). Nonostante abitino vicini a Milano, i due rappresentano filosofie opposte: Spalletti è il fautore del "giochismo", con posizioni fluide e intelligenza tattica, mentre Allegri è il "risultatista" per eccellenza, il cui unico culto è il successo finale, tanto da essere a un solo scudetto dal record di Giovanni Trapattoni e detenere il primato di cinque Coppe Italia vinte. Il ritorno di Allegri al Milan ha trasformato una squadra precedentemente in difficoltà in una compagine ambiziosa e solida, capace di vantare la miglior difesa del campionato grazie a un muro quasi invalicabile composto da uomini come Pavlovic, Tomori, Gabbia e De Winter. Storicamente, Allegri è una garanzia di qualificazione Champions, avendola sempre raggiunta sul campo sia in rossonero che in bianconero, eccetto per l'esonero del 2014. Dall'altra parte, Spalletti vanta un'esperienza ventennale nell'Europa che conta, guidando squadre come Roma, Zenit, Inter, Napoli e infine la Juventus, dove ha ereditato la qualificazione ottenuta da Tudor. Il confronto diretto tra i due ha vissuto momenti di tensione e alternanza di risultati: se ai tempi dell'Inter Spalletti non riuscì mai a battere la Juventus di Max, durante l'esperienza trionfale al Napoli riuscì a dominare i bianconeri con successi pesanti, tra cui il celebre 5-1 al Maradona e il colpo scudetto allo Stadium firmato Raspadori. Proprio dopo un successo nel 2021, Spalletti replicò alle critiche di Allegri dichiarando: «Non me l’aspettavo, sono andato a rincorrerlo all’inizio e alla fine per salutarlo, lui è andato via. In campo ci sono state frizioni? No, è falso. E poi io ho sempre perso, una volta che vinco mi viene a fare la morale...». La sfida di domenica sera a San Siro, decisiva per le posizioni nobili della classifica, vede Allegri guidare di misura nel computo totale dei punti conquistati in Serie A nell'era dei tre punti (1.078 a 1.044), confermando come, pur divisi da filosofie diverse, entrambi restino i massimi specialisti del calcio italiano contemporaneo.
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Allegri ha dato poco, ma che non abbia saputo dare cattiveria agonistica è grave.
 
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La GDS analizza il dualismo tra Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti, due tecnici toscani separati alla nascita da appena ottanta chilometri ma accomunati da un temperamento simile e da un'invidiabile longevità professionale, avendo entrambi superato la soglia delle 300 vittorie in Serie A (321 per Allegri contro le 302 di Spalletti). Nonostante abitino vicini a Milano, i due rappresentano filosofie opposte: Spalletti è il fautore del "giochismo", con posizioni fluide e intelligenza tattica, mentre Allegri è il "risultatista" per eccellenza, il cui unico culto è il successo finale, tanto da essere a un solo scudetto dal record di Giovanni Trapattoni e detenere il primato di cinque Coppe Italia vinte. Il ritorno di Allegri al Milan ha trasformato una squadra precedentemente in difficoltà in una compagine ambiziosa e solida, capace di vantare la miglior difesa del campionato grazie a un muro quasi invalicabile composto da uomini come Pavlovic, Tomori, Gabbia e De Winter. Storicamente, Allegri è una garanzia di qualificazione Champions, avendola sempre raggiunta sul campo sia in rossonero che in bianconero, eccetto per l'esonero del 2014. Dall'altra parte, Spalletti vanta un'esperienza ventennale nell'Europa che conta, guidando squadre come Roma, Zenit, Inter, Napoli e infine la Juventus, dove ha ereditato la qualificazione ottenuta da Tudor. Il confronto diretto tra i due ha vissuto momenti di tensione e alternanza di risultati: se ai tempi dell'Inter Spalletti non riuscì mai a battere la Juventus di Max, durante l'esperienza trionfale al Napoli riuscì a dominare i bianconeri con successi pesanti, tra cui il celebre 5-1 al Maradona e il colpo scudetto allo Stadium firmato Raspadori. Proprio dopo un successo nel 2021, Spalletti replicò alle critiche di Allegri dichiarando: «Non me l’aspettavo, sono andato a rincorrerlo all’inizio e alla fine per salutarlo, lui è andato via. In campo ci sono state frizioni? No, è falso. E poi io ho sempre perso, una volta che vinco mi viene a fare la morale...». La sfida di domenica sera a San Siro, decisiva per le posizioni nobili della classifica, vede Allegri guidare di misura nel computo totale dei punti conquistati in Serie A nell'era dei tre punti (1.078 a 1.044), confermando come, pur divisi da filosofie diverse, entrambi restino i massimi specialisti del calcio italiano contemporaneo.

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14 trofei contro 6.
Con Spalletti che ha 10 anni di carriera in più.
 
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14 trofei contro 6.
Con Spalletti che ha 10 anni di carriera in più.
Con la differenza che allegri ha allenato la squadra più forte del campionato per distacco, utilizzando pure il grande lavoro di Conte. I fatti diciamoli tutti.
Poi è tornato e ha fatto ridere..
 

J&B

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Imparagonabili, Spalletti è il maggior responsabile della cacciata dell'Italia dai prossimi Mondiali. Allegri non avrà mai questo onore.
 

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