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Il solito Franco Ordine dal CorSport sulla falsariga di quanto già riportato ieri:
Sono trascorse tre settimane intere dal radicale azzeramento societario in casa Milan, ma della nuova linea di comando non vi è ancora alcuna traccia. Al contrario, il club è diventato un continuo crocevia di allenatori che arrivano, trattano e spariscono, tra indiscrezioni autentiche e invasioni di agenti e mediatori; le candidature circolate tra tecnici e direttori sportivi dell'area europea sono quasi dieci e presentano caratteristiche tecniche così diverse da rendere improbabile la veridicità di alcuni sondaggi. Tre settimane rappresentano un'attesa insopportabile e senza precedenti nella storia della Serie A, specialmente per un club dal blasone del Milan. Inoltre, il modello adottato — che prevede di iniziare la costruzione dal tecnico e dal direttore sportivo, come nei casi di Glasner e Rangnick — ribalta la razionale tecnica calcistica, equivalendo a costruire un palazzo partendo dal tetto anziché dalle fondamenta. Al Milan servirebbe innanzitutto un amministratore delegato, un capo azienda a cui affidare la responsabilità complessiva, seguendo l'esempio della Juventus che ha sostituito Comolli con Carnevali in un minuto. Gerry Cardinale, promettendo di chiudere le operazioni in un massimo di 7-10 giorni e superando invece la terza settimana, ha dimostrato ancora una volta di non comprendere le esigenze del calcio rispetto alla finanza, e in particolare le dinamiche del calcio italiano in cui è approdato e di cui dovrebbe rispettare le linee guida. Vivendo e lavorando dall'altra parte del mondo, il numero uno di RedBird non si rende conto del gravissimo danno d'immagine arrecato alla gloriosa storia del club che con Silvio Berlusconi divenne il più titolato al mondo; tra chat, social e innumerevoli commenti sarcastici, il Milan è diventato lo zimbello del calcio italiano, al punto che è stata persino messa in discussione l'iscrizione al campionato di Serie A. Tale ipotesi è ridicola per una società che fattura 500 milioni a stagione e vanta un patrimonio netto di 200 milioni, parametri che altri club persino più idolatrati possono solo invidiare. Non è quindi solo il caso di lanciare un accorato appello a fare presto per recuperare il tempo perso — che sta scatenando anche voci incontrollate sulle cessioni dei big, secondo cui il Milan si ritroverebbe senza Maignan, Leao, Pulisic, Rabiot, Modric e Pavlovic, costretto a giocare con la Primavera —, ma è necessario raccomandare una scelta utile che eviti di sprecare altro tempo per comprendere il calcio italiano e le necessità future. Il fatto che Rangnick si sia chiamato fuori dalla trattativa è il segno evidente che le sue condizioni, ovvero avere il pieno controllo del club, non coincidevano con i piani di Cardinale e forse dello stesso Ibrahimovic, il quale continua a fare lo showman negli Stati Uniti e a intervenire nelle decisioni societarie in veste di consulente del proprietario. A proposito di suggestioni per il ruolo di amministratore delegato che circolano sul web, se ne segnalano due a Cardinale qualora fosse a corto di candidature: la prima riguarda Damien Comolli, appena licenziato da Elkann e già accostato al dopo Furlani ai tempi del Tolosa; la seconda porta a Ivan Gazidis, rimpianto dai tifosi, di estrazione Elliott, che ha avuto il merito di risanare i conti rossoneri e porre le basi per lo scudetto del 2022, avendo lasciato l'incarico in anticipo solo per curarsi da una malattia. Se Cardinale fosse disperato nella ricerca, farebbe bene a tentare questi due profili.
Sono trascorse tre settimane intere dal radicale azzeramento societario in casa Milan, ma della nuova linea di comando non vi è ancora alcuna traccia. Al contrario, il club è diventato un continuo crocevia di allenatori che arrivano, trattano e spariscono, tra indiscrezioni autentiche e invasioni di agenti e mediatori; le candidature circolate tra tecnici e direttori sportivi dell'area europea sono quasi dieci e presentano caratteristiche tecniche così diverse da rendere improbabile la veridicità di alcuni sondaggi. Tre settimane rappresentano un'attesa insopportabile e senza precedenti nella storia della Serie A, specialmente per un club dal blasone del Milan. Inoltre, il modello adottato — che prevede di iniziare la costruzione dal tecnico e dal direttore sportivo, come nei casi di Glasner e Rangnick — ribalta la razionale tecnica calcistica, equivalendo a costruire un palazzo partendo dal tetto anziché dalle fondamenta. Al Milan servirebbe innanzitutto un amministratore delegato, un capo azienda a cui affidare la responsabilità complessiva, seguendo l'esempio della Juventus che ha sostituito Comolli con Carnevali in un minuto. Gerry Cardinale, promettendo di chiudere le operazioni in un massimo di 7-10 giorni e superando invece la terza settimana, ha dimostrato ancora una volta di non comprendere le esigenze del calcio rispetto alla finanza, e in particolare le dinamiche del calcio italiano in cui è approdato e di cui dovrebbe rispettare le linee guida. Vivendo e lavorando dall'altra parte del mondo, il numero uno di RedBird non si rende conto del gravissimo danno d'immagine arrecato alla gloriosa storia del club che con Silvio Berlusconi divenne il più titolato al mondo; tra chat, social e innumerevoli commenti sarcastici, il Milan è diventato lo zimbello del calcio italiano, al punto che è stata persino messa in discussione l'iscrizione al campionato di Serie A. Tale ipotesi è ridicola per una società che fattura 500 milioni a stagione e vanta un patrimonio netto di 200 milioni, parametri che altri club persino più idolatrati possono solo invidiare. Non è quindi solo il caso di lanciare un accorato appello a fare presto per recuperare il tempo perso — che sta scatenando anche voci incontrollate sulle cessioni dei big, secondo cui il Milan si ritroverebbe senza Maignan, Leao, Pulisic, Rabiot, Modric e Pavlovic, costretto a giocare con la Primavera —, ma è necessario raccomandare una scelta utile che eviti di sprecare altro tempo per comprendere il calcio italiano e le necessità future. Il fatto che Rangnick si sia chiamato fuori dalla trattativa è il segno evidente che le sue condizioni, ovvero avere il pieno controllo del club, non coincidevano con i piani di Cardinale e forse dello stesso Ibrahimovic, il quale continua a fare lo showman negli Stati Uniti e a intervenire nelle decisioni societarie in veste di consulente del proprietario. A proposito di suggestioni per il ruolo di amministratore delegato che circolano sul web, se ne segnalano due a Cardinale qualora fosse a corto di candidature: la prima riguarda Damien Comolli, appena licenziato da Elkann e già accostato al dopo Furlani ai tempi del Tolosa; la seconda porta a Ivan Gazidis, rimpianto dai tifosi, di estrazione Elliott, che ha avuto il merito di risanare i conti rossoneri e porre le basi per lo scudetto del 2022, avendo lasciato l'incarico in anticipo solo per curarsi da una malattia. Se Cardinale fosse disperato nella ricerca, farebbe bene a tentare questi due profili.