Schenone:"Arbitri? Mai parlato con Rocchi di designazioni".

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L'interrogatorio di Giorgio Schenone, "club referee manager" dell'Inter, si è svolto davanti al pm Maurizio Ascione in un clima di massima riservatezza, concludendosi senza cambiamenti nella sua posizione giuridica: è entrato e uscito come testimone. Durante il colloquio, non sono state rivolte domande sulla data chiave del 2 aprile 2025, giorno in cui secondo l'ipotesi accusatoria si sarebbe consumato un presunto reato di frode sportiva in concorso con il designatore Gianluca Rocchi in merito alle designazioni arbitrali. A Schenone non sono state contestate intercettazioni dirette con Rocchi, né sono stati presentati testimoni di incontri fra i due; al contrario, il dirigente nerazzurro ha negato fermamente di aver esercitato pressioni, ribadendo di aver interloquito esclusivamente con il delegato FIGC Riccardo Pinzani, come previsto dal suo ruolo ufficiale.

L'attenzione degli inquirenti si è focalizzata su alcune intercettazioni tra Rocchi e il supervisore VAR Andrea Gervasoni, nelle quali il designatore appariva infastidito dalle richieste di "loro" (riferibile all'ambiente interista) volte a ottenere Daniele Doveri per la semifinale di Coppa Italia del 23 aprile 2025 — con l'intento di "schermarlo" ed evitarlo nelle sfide scudetto decisive — e Andrea Colombo per la gara contro il Bologna del 20 aprile. Nonostante tali desiderata siano stati effettivamente assecondati dalle designazioni, l'Inter uscì sconfitta da entrambi i match. Schenone ha respinto l'ipotesi che i trascorsi professionali comuni con Rocchi (che hanno fatto coppia arbitrale dal 2009 al 2020) abbiano favorito canali privilegiati, sottolineando come Doveri abbia diretto l'Inter ben sei volte nella stagione 2024-2025. Mentre la Procura valuta nuovi approfondimenti basati sulle dichiarazioni di Schenone, Dino Tommasi e Antonio Zappi, resta il silenzio di Gianluca Rocchi, il quale ha confermato la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere, lasciando così ancora senza un'interpretazione univoca le sue espressioni circa le presunte pressioni ricevute.

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L'interrogatorio di Giorgio Schenone, "club referee manager" dell'Inter, si è svolto davanti al pm Maurizio Ascione in un clima di massima riservatezza, concludendosi senza cambiamenti nella sua posizione giuridica: è entrato e uscito come testimone. Durante il colloquio, non sono state rivolte domande sulla data chiave del 2 aprile 2025, giorno in cui secondo l'ipotesi accusatoria si sarebbe consumato un presunto reato di frode sportiva in concorso con il designatore Gianluca Rocchi in merito alle designazioni arbitrali. A Schenone non sono state contestate intercettazioni dirette con Rocchi, né sono stati presentati testimoni di incontri fra i due; al contrario, il dirigente nerazzurro ha negato fermamente di aver esercitato pressioni, ribadendo di aver interloquito esclusivamente con il delegato FIGC Riccardo Pinzani, come previsto dal suo ruolo ufficiale.

L'attenzione degli inquirenti si è focalizzata su alcune intercettazioni tra Rocchi e il supervisore VAR Andrea Gervasoni, nelle quali il designatore appariva infastidito dalle richieste di "loro" (riferibile all'ambiente interista) volte a ottenere Daniele Doveri per la semifinale di Coppa Italia del 23 aprile 2025 — con l'intento di "schermarlo" ed evitarlo nelle sfide scudetto decisive — e Andrea Colombo per la gara contro il Bologna del 20 aprile. Nonostante tali desiderata siano stati effettivamente assecondati dalle designazioni, l'Inter uscì sconfitta da entrambi i match. Schenone ha respinto l'ipotesi che i trascorsi professionali comuni con Rocchi (che hanno fatto coppia arbitrale dal 2009 al 2020) abbiano favorito canali privilegiati, sottolineando come Doveri abbia diretto l'Inter ben sei volte nella stagione 2024-2025. Mentre la Procura valuta nuovi approfondimenti basati sulle dichiarazioni di Schenone, Dino Tommasi e Antonio Zappi, resta il silenzio di Gianluca Rocchi, il quale ha confermato la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere, lasciando così ancora senza un'interpretazione univoca le sue espressioni circa le presunte pressioni ricevute.

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Rocchi si avvale della facoltà di non rispondere, e farà ovviamente scena muta per sempre.
Il capo della Spectre a sinistra non sarà nemmeno sfiorato dalle indagini, forse qualche suo uomo dovrà essere sostituito. Vittime collaterali. Ma più probabilmente l'inchiesta finirà nel nulla.
 
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Ennesima conferma che si tratti di beghe tra arbitri e basta.

Togliete sto Rocchi, mettete un nuovo amico raccomandato che designi arbitri a lui amici e possono tornare ad essere tutti felici e contenti. Poi fra 3-4 anni si ricomincia con polemiche, pseudo inchieste e nuovi amici ad occupare le poltrone giuste.

Nemmeno al torneo di calcetto del paese ci sono sto giochetti.
 
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