Non so per voi,
ma per me questa è la prima estate in cui mi sento sconfitto ancora prima di partire.
Non parlo dell'essere sconfitto perché penso che non vinceremo nulla. Quello, ormai, è quasi secondario.
Quello che avverto è la concreta possibilità che si stia costruendo un Milan che ha perso qualsiasi connessione con ciò che il Milan ha sempre rappresentato.
Nel concreto, ho la sensazione che faticheremo a vincere una singola partita contro chiunque, che perderemo ogni scontro diretto e che collezioneremo brutte figure anche in Europa League.
Vedo giocatori senza senso di appartenenza e, al contrario, chi ha ambizione, qualità e mercato che vuole andarsene.
Mi preoccupa il fatto che, ad oggi, la società sembri ancora non esistere davvero. E per me questo significa che ai proprietari, Cardinale e Ibrahimović, non interessi costruire una struttura forte, perché chiunque arrivi non avrebbe comunque reale voce in capitolo. Lo dimostra anche il caso Rangnick, mai chiuso proprio per non concedergli troppo potere.
Mi preoccupa Ibrahimović. Lo vedo come una persona profondamente egocentrica, convinta di poter fare tutto da sola. Mi preoccupa la sua presunzione, l'idea che non abbia bisogno di nessuno e che possa decidere ogni cosa da sé. E mi preoccupa ancora di più il fatto che, avendo una posizione così vicina a RedBird, possa continuare a riprovarci all'infinito senza mai ammettere che questo ruolo potrebbe non essere adatto a lui.
Mi preoccupa l'idea di perdere la passione.
Mi mancano i momenti vissuti con mio padre, quando il Milan vinceva e festeggiavamo insieme. Sono gli stessi momenti che immaginavo un giorno di vivere con mio figlio.
Invece oggi li vedo vivere agli altri.
E la cosa che più mi spaventa è che ci riducano a tal punto da diventare irrilevanti, così piccoli da non riuscire più a tornare a brillare.
Non sto parlando di calcio da 3 settimane, con nessuno,
mi rimane questo posto dove sfogare la mia delusione.
Meno male che esiste.