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L'amarezza di Zlatan Ibrahimovic è comprensibile, dato che è appena partito per gli Stati Uniti con l'incarico di commentare il mondiale di calcio e viene costantemente raggiunto dalle insolenze e dalle contestazioni dei tifosi, i quali lo considerano uno dei principali responsabili dell'attuale stallo in cui versa il Milan dopo l'azzeramento del vertice amministrativo e tecnico. Da calciatore, Ibrahimovic è passato due volte da Milanello lasciando una scia di ottimi risultati e successi, tra cui due scudetti in due epoche diverse che hanno alimentato il suo gigantesco ego, ma oggi che ha smesso di giocare ha imboccato una strada completamente diversa senza però aver ancora compiuto una scelta di fondo. Lo svedese è infatti diventato socio del proprietario del Milan e investitore del fondo RedBird, Gerry Cardinale, continuando al tempo stesso a intrecciare la propria presenza con le vicende calcistiche del club, un doppio ruolo che già in passato gli ha procurato feroci critiche e risultati disastrosi. Nella stagione precedente a quella di Allegri, quando emerse la mancanza di una figura societaria di riferimento, Ibrahimovic si prestò a dare una mano alla dirigenza senza avere un ruolo definito, finendo per intestarsi indirettamente il mercato e una serie di scelte poi rivelatesi sciagurate attraverso la presentazione di Fonseca e, a uno a uno, di tutti i nuovi calciatori. In quel periodo dichiarò brutalmente a Boban di essere il boss, si scusò per il ritardo nella comunicazione dell'esonero di Fonseca e passò il testimone a Conceiçao, la cui gestione, al netto della Supercoppa vinta in Arabia, registrò una sequenza micidiale di fallimenti con l'eliminazione ai playoff di Champions, la sconfitta in Europa League contro la Roma, la finale di Coppa Italia persa con il Bologna e un deludente ottavo posto finale in classifica. Da quel momento, con l'avvento di Tare e Allegri, Ibrahimovic ha provato a uscire di scena senza mai intervenire pubblicamente sul Milan, che era partito con il piede giusto stabilizzandosi nei primi due posti della classifica, salvo poi farsi vivo a gennaio durante il mercato di riparazione per consigliare l'acquisto di Thiago Silva, su cui Max espresse parere negativo, o per preannunciare l'arrivo di Mateta, poi rispedito al mittente perché doveva operarsi. Ibra è successivamente rispuntato dai suoi affari personali, tra cui l'avvio dell'attività di un mega centro di padel a Milano, quando la posizione del Milan si è complicata, arrivando quasi alle mani con il tecnico durante una discussione a cena. Questo ruolo di "consigliori" risulta deleterio sia per lui sia per il Milan, motivo per cui Ibrahimovic deve fare una scelta definitiva tra lo stare dentro la società, occupando un ruolo ben definito e assumendosene le responsabilità, o restarne completamente fuori, dedicandosi esclusivamente ai propri affari e smettendo di dispensare consigli all'amico Cardinale, un atteggiamento che alimenta l'equivoco di fondo. È indispensabile fare piena luce sulla gestione e non ammettere ambiguità nella guida del prossimo Milan, come dimostra il monito del cooling break all'Olimpico durante Lazio-Milan di due tornei fa, quando gli esclusi Theo Hernandez e Leao, invece di unirsi alla squadra davanti alla panchina, si fermarono dalla parte opposta del campo per rendere evidente la frattura interna al club, sancendo la fine della credibilità di Fonseca presso lo spogliatoio. In quella circostanza Ibrahimovic era assente dalla tribuna poiché impegnato all'estero in un corso di specializzazione, a dimostrazione del fatto che nel Milan non si può lavorare a mezzo servizio, senza contare che con l'eventuale arrivo di un profilo forte alla Rangnick la convivenza diventerebbe altamente improbabile, rendendo la scelta radicale di Ibra il vero e unico punto di partenza.
L'amarezza di Zlatan Ibrahimovic è comprensibile, dato che è appena partito per gli Stati Uniti con l'incarico di commentare il mondiale di calcio e viene costantemente raggiunto dalle insolenze e dalle contestazioni dei tifosi, i quali lo considerano uno dei principali responsabili dell'attuale stallo in cui versa il Milan dopo l'azzeramento del vertice amministrativo e tecnico. Da calciatore, Ibrahimovic è passato due volte da Milanello lasciando una scia di ottimi risultati e successi, tra cui due scudetti in due epoche diverse che hanno alimentato il suo gigantesco ego, ma oggi che ha smesso di giocare ha imboccato una strada completamente diversa senza però aver ancora compiuto una scelta di fondo. Lo svedese è infatti diventato socio del proprietario del Milan e investitore del fondo RedBird, Gerry Cardinale, continuando al tempo stesso a intrecciare la propria presenza con le vicende calcistiche del club, un doppio ruolo che già in passato gli ha procurato feroci critiche e risultati disastrosi. Nella stagione precedente a quella di Allegri, quando emerse la mancanza di una figura societaria di riferimento, Ibrahimovic si prestò a dare una mano alla dirigenza senza avere un ruolo definito, finendo per intestarsi indirettamente il mercato e una serie di scelte poi rivelatesi sciagurate attraverso la presentazione di Fonseca e, a uno a uno, di tutti i nuovi calciatori. In quel periodo dichiarò brutalmente a Boban di essere il boss, si scusò per il ritardo nella comunicazione dell'esonero di Fonseca e passò il testimone a Conceiçao, la cui gestione, al netto della Supercoppa vinta in Arabia, registrò una sequenza micidiale di fallimenti con l'eliminazione ai playoff di Champions, la sconfitta in Europa League contro la Roma, la finale di Coppa Italia persa con il Bologna e un deludente ottavo posto finale in classifica. Da quel momento, con l'avvento di Tare e Allegri, Ibrahimovic ha provato a uscire di scena senza mai intervenire pubblicamente sul Milan, che era partito con il piede giusto stabilizzandosi nei primi due posti della classifica, salvo poi farsi vivo a gennaio durante il mercato di riparazione per consigliare l'acquisto di Thiago Silva, su cui Max espresse parere negativo, o per preannunciare l'arrivo di Mateta, poi rispedito al mittente perché doveva operarsi. Ibra è successivamente rispuntato dai suoi affari personali, tra cui l'avvio dell'attività di un mega centro di padel a Milano, quando la posizione del Milan si è complicata, arrivando quasi alle mani con il tecnico durante una discussione a cena. Questo ruolo di "consigliori" risulta deleterio sia per lui sia per il Milan, motivo per cui Ibrahimovic deve fare una scelta definitiva tra lo stare dentro la società, occupando un ruolo ben definito e assumendosene le responsabilità, o restarne completamente fuori, dedicandosi esclusivamente ai propri affari e smettendo di dispensare consigli all'amico Cardinale, un atteggiamento che alimenta l'equivoco di fondo. È indispensabile fare piena luce sulla gestione e non ammettere ambiguità nella guida del prossimo Milan, come dimostra il monito del cooling break all'Olimpico durante Lazio-Milan di due tornei fa, quando gli esclusi Theo Hernandez e Leao, invece di unirsi alla squadra davanti alla panchina, si fermarono dalla parte opposta del campo per rendere evidente la frattura interna al club, sancendo la fine della credibilità di Fonseca presso lo spogliatoio. In quella circostanza Ibrahimovic era assente dalla tribuna poiché impegnato all'estero in un corso di specializzazione, a dimostrazione del fatto che nel Milan non si può lavorare a mezzo servizio, senza contare che con l'eventuale arrivo di un profilo forte alla Rangnick la convivenza diventerebbe altamente improbabile, rendendo la scelta radicale di Ibra il vero e unico punto di partenza.