L'anomalia dello scenario attuale è proprio data dalle conclusioni di molti ragionamenti fatti qui.
Negare l'esistenza di una linea e di un progetto tecnico-tattico per me è impossibile, anzi per certi versi questo è talmente sovrabbondante ed invasivo da aver sconvolto molte logiche e ribaltato varie certezze anche di campo, a causa dell'atipicità di Amorim.
E questa è una discontinuità rispetto agli errori del passato e la totale improvvisazione degli ultimi tre anni.
Al tempo stesso questa transizione tra quello che c'era e quello che ci dovrebbe essere è talmente repentina, violenta e vasta che il rischio paventato dall'origine di rimanere a metà strada ed a bagnomaria si è perfettamente realizzato con l'attuale incompiutezza.
E ce l'ha anticipato lucidamente Amorim stesso.
Secondo me proprio per questi motivi è contraddittorio dire che siamo incompiuti e che al tempo stesso non c'è un progetto.
Anzi, è proprio per quell'esistenza di un nitido progetto che è inesorabile rilevare l'incompletezza della sua realizzazione.
Ora siamo al grande pericolo paradossale di essere a metà del percorso e contemporaneamente al possibile punto di non ritorno.
Siamo in viaggio, siamo incompleti, siamo fragili, perderemo pesantemente ogni tanto: lo accettiamo in funzione di un obiettivo ancora più grande che abbiamo visualizzato, che se legittimato magari ci porta a successi pure prima del previsto, oppure cadremo nei soliti errori di ricominciare da zero?