I nodi vengono ora al pettine. Squadra in ammutinamento, fuori controllo disciplinare. Giocatori che si sottraggono alle regole, financo quelle contrattuali, alle consegne di campo, si abbandonano a risse tra loro in campo (Biglia-Kessie, derby), giocano con le magliette avversarie, rischiando provvedimenti di squalifica, si rivoltano contro l'allenatore, di cui non rispettano le scelte (cosa si pensa che sia altrimenti la esclusione di Piatek dalla formazione iniziale di Torino?), che non si presentano agli allenamenti. Al fondo, un allenatore che, bontà sua, non riesce più ad imporsi a loro, dentro e fuori dal campo, come da egli stesso candidamente ammesso, ed un gruppo di dirigenti, Maldini in primis, sorta di team manager, responsabile di non aver saputo sedare questi focolai di ribellione, imponendo il codice etico e disciplinare a questi scavezzacolli, sedicenti professionisti del pallone. Alcune indiscrezioni riferiscono che il club, orientato a scegliere Sarri per la prossima stagione per il suo indiscutibile magistero tecnico, dopo la partita di Parma abbia improvvisamente mutato scelte ed obiettivi, privilegiando i nomi di Conte, in primis, e Gasperini. Non si intendeva il motivo di questa inversione ad U di preferenze tecniche, ora si capisce che essa sarebbe l'unica scelta possibile. Inutile discutere di tecnica ed estetica, quando in questa squadra mancano i fondamenti stessi dell'essere squadra di calciatori professionisti. Che al Milan approdi chi abbia voglia e tempo di ricordare a questi gentiluomini non tanto cosa significhi essere al Milan, ma lavoratori ben pagati legati devotamente al proprio mestiere. In panchina, e desiderabilmente anche altrove.