Milan: difesa troppo esposta e attacco poco creativo

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GDS: l'attacco del Milan riscontra enormi difficoltà a concretizzare la propria produzione offensiva, un problema che fa particolare scalpore alla luce dei 74 milioni di euro investiti durante il mercato estivo per l'acquisto di Gonçalo Ramos. Il portoghese, considerato l'arma ideale per risolvere le lacune in zona gol, è paradossalmente fermo a una sola rete realizzata contro il Venezia, mentre il miglior marcatore della rosa risulta essere il diciannovenne Cisse, giocatore che era inizialmente destinato alla cessione in prestito. L'allenatore Amorim ha evidenziato una netta mancanza di creatività: la squadra offre pochissimi traversoni per Ramos, Loftus-Cheek manca della fantasia necessaria per interpretare il ruolo di trequartista e Hutchinson è stato rinviato a giudizio dopo un solo tempo giocato da titolare contro il Benfica.

Proprio il match contro il Benfica ha messo a nudo, ancora più dei limiti offensivi, le marcate fragilità della difesa rossonera, apparsa costantemente in affanno e incapace di opporre resistenza sulle ripartenze veloci degli avversari, i quali hanno siglato due reti quasi incontestati. Se in un primo momento i risultati positivi avevano mascherato queste lacune, il palcoscenico europeo le ha definitivamente svelate. Il Milan ha subito gol in quattro delle cinque partite disputate finora, incassandone più di uno nelle ultime due gare consecutive. La retroguardia aveva tenuto fino al recupero all'esordio contro il Torino prima di concedere una rete ininfluente, ha mantenuto la porta inviolata solo contro il Venezia, per poi incassare gol nei minuti finali contro la Juventus — coincidendo sistematicamente con l'uscita dal campo di Gila — e trovarsi sotto di due reti sia contro la Lazio che contro il Benfica. Questo percorso evidenzia un'involuzione tattica e prestazionale: anziché progredire grazie al lavoro quotidiano, la squadra tra la fine di agosto e la metà di settembre è sembrata sempre più confusa, disordinata e priva di una struttura definita.

I cambi dalla panchina avevano inizialmente permesso di ribaltare l'inerzia delle sfide, come dimostrato dagli ingressi decisivi di Rabiot a Torino, Saelemaekers con il Venezia e Moreira contro la Lazio. Tuttavia, la scossa non si è ripetuta nel secondo tempo della gara contro il Benfica, nonostante due sostituzioni immediate all'intervallo. Il frequente e prolungato ricorso a cambi già a metà partita solleva il dubbio se si tratti di correzioni tattiche efficaci o dell'ammissione di aver sbagliato la formazione iniziale. Ad oggi manca una squadra base ben delineata, come confermato dalle cinque formazioni differenti schierate in altrettante partite e dal fatto che, con gli undici titolari scelti al fischio d'inizio, il Milan non è mai riuscito a segnare nemmeno una rete in tutti i primi tempi finora disputati.

Parallelamente ai problemi tattici e numerici, si registra un preoccupante calo nell'atteggiamento e nello spirito di gruppo. Se nella prima gara contro il Torino la squadra era scesa in campo con l'intensità e l'aggressività richieste dal nuovo progetto di Amorim, il pressing alto si è progressivamente affievolito fino a scomparire quasi del tutto. A partire dalla sfida con la Juventus, il Milan ha adottato un atteggiamento attendista anziché dominante, con la sola eccezione del secondo tempo di Roma dettato dalla necessità di rimontare lo svantaggio. Lo stesso tecnico ha ammesso il calo di energia e la perdita di certezze avvertiti dalla squadra subito dopo aver incassato il primo gol dal Benfica. La prestazione priva di carica emotiva appare paradossale per una squadra al rientro nelle competizioni europee dopo un anno di assenza e davanti a uno stadio gremito, a dimostrazione che la spinta motivazionale va costruita internamente a Milanello. Alle certezze smarrite sono subentrate frenesia e agitazione in campo, reazioni ingiustificate a metà settembre nei confronti di un pubblico che ha sostenuto la squadra per quasi tutto il tempo, riservando i fischi legittimi solo al termine dei due tempi. Infine, il tentativo di Amorim di ricompattare l'ambiente evocando una presunta cospirazione esterna di chi aspetta solo un passo falso del Milan — una strategia motivazionale dal sapore "mourinhiano" basata sulla ferocia agonistica — finora non sembra aver generato i frutti sperati sull'organico rossonero.

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GDS: l'attacco del Milan riscontra enormi difficoltà a concretizzare la propria produzione offensiva, un problema che fa particolare scalpore alla luce dei 74 milioni di euro investiti durante il mercato estivo per l'acquisto di Gonçalo Ramos. Il portoghese, considerato l'arma ideale per risolvere le lacune in zona gol, è paradossalmente fermo a una sola rete realizzata contro il Venezia, mentre il miglior marcatore della rosa risulta essere il diciannovenne Cisse, giocatore che era inizialmente destinato alla cessione in prestito. L'allenatore Amorim ha evidenziato una netta mancanza di creatività: la squadra offre pochissimi traversoni per Ramos, Loftus-Cheek manca della fantasia necessaria per interpretare il ruolo di trequartista e Hutchinson è stato rinviato a giudizio dopo un solo tempo giocato da titolare contro il Benfica.

Proprio il match contro il Benfica ha messo a nudo, ancora più dei limiti offensivi, le marcate fragilità della difesa rossonera, apparsa costantemente in affanno e incapace di opporre resistenza sulle ripartenze veloci degli avversari, i quali hanno siglato due reti quasi incontestati. Se in un primo momento i risultati positivi avevano mascherato queste lacune, il palcoscenico europeo le ha definitivamente svelate. Il Milan ha subito gol in quattro delle cinque partite disputate finora, incassandone più di uno nelle ultime due gare consecutive. La retroguardia aveva tenuto fino al recupero all'esordio contro il Torino prima di concedere una rete ininfluente, ha mantenuto la porta inviolata solo contro il Venezia, per poi incassare gol nei minuti finali contro la Juventus — coincidendo sistematicamente con l'uscita dal campo di Gila — e trovarsi sotto di due reti sia contro la Lazio che contro il Benfica. Questo percorso evidenzia un'involuzione tattica e prestazionale: anziché progredire grazie al lavoro quotidiano, la squadra tra la fine di agosto e la metà di settembre è sembrata sempre più confusa, disordinata e priva di una struttura definita.

I cambi dalla panchina avevano inizialmente permesso di ribaltare l'inerzia delle sfide, come dimostrato dagli ingressi decisivi di Rabiot a Torino, Saelemaekers con il Venezia e Moreira contro la Lazio. Tuttavia, la scossa non si è ripetuta nel secondo tempo della gara contro il Benfica, nonostante due sostituzioni immediate all'intervallo. Il frequente e prolungato ricorso a cambi già a metà partita solleva il dubbio se si tratti di correzioni tattiche efficaci o dell'ammissione di aver sbagliato la formazione iniziale. Ad oggi manca una squadra base ben delineata, come confermato dalle cinque formazioni differenti schierate in altrettante partite e dal fatto che, con gli undici titolari scelti al fischio d'inizio, il Milan non è mai riuscito a segnare nemmeno una rete in tutti i primi tempi finora disputati.

Parallelamente ai problemi tattici e numerici, si registra un preoccupante calo nell'atteggiamento e nello spirito di gruppo. Se nella prima gara contro il Torino la squadra era scesa in campo con l'intensità e l'aggressività richieste dal nuovo progetto di Amorim, il pressing alto si è progressivamente affievolito fino a scomparire quasi del tutto. A partire dalla sfida con la Juventus, il Milan ha adottato un atteggiamento attendista anziché dominante, con la sola eccezione del secondo tempo di Roma dettato dalla necessità di rimontare lo svantaggio. Lo stesso tecnico ha ammesso il calo di energia e la perdita di certezze avvertiti dalla squadra subito dopo aver incassato il primo gol dal Benfica. La prestazione priva di carica emotiva appare paradossale per una squadra al rientro nelle competizioni europee dopo un anno di assenza e davanti a uno stadio gremito, a dimostrazione che la spinta motivazionale va costruita internamente a Milanello. Alle certezze smarrite sono subentrate frenesia e agitazione in campo, reazioni ingiustificate a metà settembre nei confronti di un pubblico che ha sostenuto la squadra per quasi tutto il tempo, riservando i fischi legittimi solo al termine dei due tempi. Infine, il tentativo di Amorim di ricompattare l'ambiente evocando una presunta cospirazione esterna di chi aspetta solo un passo falso del Milan — una strategia motivazionale dal sapore "mourinhiano" basata sulla ferocia agonistica — finora non sembra aver generato i frutti sperati sull'organico rossonero.

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Spinta motivazionale. Basterebbe riuscire a pagare a prestazioni. Possibile che non ci sia un modo?
 
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GDS: l'attacco del Milan riscontra enormi difficoltà a concretizzare la propria produzione offensiva, un problema che fa particolare scalpore alla luce dei 74 milioni di euro investiti durante il mercato estivo per l'acquisto di Gonçalo Ramos. Il portoghese, considerato l'arma ideale per risolvere le lacune in zona gol, è paradossalmente fermo a una sola rete realizzata contro il Venezia, mentre il miglior marcatore della rosa risulta essere il diciannovenne Cisse, giocatore che era inizialmente destinato alla cessione in prestito. L'allenatore Amorim ha evidenziato una netta mancanza di creatività: la squadra offre pochissimi traversoni per Ramos, Loftus-Cheek manca della fantasia necessaria per interpretare il ruolo di trequartista e Hutchinson è stato rinviato a giudizio dopo un solo tempo giocato da titolare contro il Benfica.

Proprio il match contro il Benfica ha messo a nudo, ancora più dei limiti offensivi, le marcate fragilità della difesa rossonera, apparsa costantemente in affanno e incapace di opporre resistenza sulle ripartenze veloci degli avversari, i quali hanno siglato due reti quasi incontestati. Se in un primo momento i risultati positivi avevano mascherato queste lacune, il palcoscenico europeo le ha definitivamente svelate. Il Milan ha subito gol in quattro delle cinque partite disputate finora, incassandone più di uno nelle ultime due gare consecutive. La retroguardia aveva tenuto fino al recupero all'esordio contro il Torino prima di concedere una rete ininfluente, ha mantenuto la porta inviolata solo contro il Venezia, per poi incassare gol nei minuti finali contro la Juventus — coincidendo sistematicamente con l'uscita dal campo di Gila — e trovarsi sotto di due reti sia contro la Lazio che contro il Benfica. Questo percorso evidenzia un'involuzione tattica e prestazionale: anziché progredire grazie al lavoro quotidiano, la squadra tra la fine di agosto e la metà di settembre è sembrata sempre più confusa, disordinata e priva di una struttura definita.

I cambi dalla panchina avevano inizialmente permesso di ribaltare l'inerzia delle sfide, come dimostrato dagli ingressi decisivi di Rabiot a Torino, Saelemaekers con il Venezia e Moreira contro la Lazio. Tuttavia, la scossa non si è ripetuta nel secondo tempo della gara contro il Benfica, nonostante due sostituzioni immediate all'intervallo. Il frequente e prolungato ricorso a cambi già a metà partita solleva il dubbio se si tratti di correzioni tattiche efficaci o dell'ammissione di aver sbagliato la formazione iniziale. Ad oggi manca una squadra base ben delineata, come confermato dalle cinque formazioni differenti schierate in altrettante partite e dal fatto che, con gli undici titolari scelti al fischio d'inizio, il Milan non è mai riuscito a segnare nemmeno una rete in tutti i primi tempi finora disputati.

Parallelamente ai problemi tattici e numerici, si registra un preoccupante calo nell'atteggiamento e nello spirito di gruppo. Se nella prima gara contro il Torino la squadra era scesa in campo con l'intensità e l'aggressività richieste dal nuovo progetto di Amorim, il pressing alto si è progressivamente affievolito fino a scomparire quasi del tutto. A partire dalla sfida con la Juventus, il Milan ha adottato un atteggiamento attendista anziché dominante, con la sola eccezione del secondo tempo di Roma dettato dalla necessità di rimontare lo svantaggio. Lo stesso tecnico ha ammesso il calo di energia e la perdita di certezze avvertiti dalla squadra subito dopo aver incassato il primo gol dal Benfica. La prestazione priva di carica emotiva appare paradossale per una squadra al rientro nelle competizioni europee dopo un anno di assenza e davanti a uno stadio gremito, a dimostrazione che la spinta motivazionale va costruita internamente a Milanello. Alle certezze smarrite sono subentrate frenesia e agitazione in campo, reazioni ingiustificate a metà settembre nei confronti di un pubblico che ha sostenuto la squadra per quasi tutto il tempo, riservando i fischi legittimi solo al termine dei due tempi. Infine, il tentativo di Amorim di ricompattare l'ambiente evocando una presunta cospirazione esterna di chi aspetta solo un passo falso del Milan — una strategia motivazionale dal sapore "mourinhiano" basata sulla ferocia agonistica — finora non sembra aver generato i frutti sperati sull'organico rossonero.

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Insomma, disastro in attacco, disastro in difesa, ma almeno il centrocampo…ah no,
lì ancora peggio.

PS
Ormai non me la prendo più. Da quando è stato cacciato Maldini considero l’ecosistema Milan come un grande circo, con spettacoli e attrazioni che non fanno ridere nessuno, o forse sarebbe meglio dire, non danno ridere i milanisti, perché per il resto delle tifoserie siamo ormai una barzelletta.
 
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È un mago questo allenatore: il suo modo di far giocare la squadra (con 5 giocatori sulla trequarti) consente di essere vulnerabili in difesa e non combinare nulla in attacco.
 
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