Milan: che crollo. 7 punti in 8 giornate. Le colpe di Allegri.

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GDS: Il Milan attraversa una crisi profonda che nemmeno l'esperienza di Massimiliano Allegri è riuscita a tamponare negli ultimi due mesi, rivelando come la squadra, nelle prime ventotto giornate, avesse probabilmente giocato al di sopra delle proprie reali possibilità, beneficiando anche di una buona dose di fortuna. Questo rendimento iniziale positivo ha tratto in inganno la dirigenza, che ha scelto di non intervenire sul mercato di gennaio per puntare su rinforzi d'esperienza immediata, preferendo invece investire su prospetti futuri che non hanno aiutato nel presente. Il crollo verticale è però ascrivibile soprattutto a una fragilità psicologica cronica di un gruppo che era già naufragato nelle stagioni precedenti e che, dopo la sconfitta contro la Lazio a metà marzo, ha smesso di lottare per lo scudetto sentendosi prematuramente al sicuro per un posto in Champions League. Anche Allegri ha le sue colpe, poiché la compattezza difensiva che aveva caratterizzato i primi due terzi di campionato è svanita, portando a soli due clean sheet nelle ultime otto partite e dimostrando un'incapacità nel correggere approcci sbagliati o reagire allo svantaggio. I numeri confermano il disastro, con una media punti crollata da oltre 2 a partita a meno di 1 nell'ultimo periodo, un rendimento da zona retrocessione accompagnato da un attacco quasi nullo che ha segnato appena 6 reti da metà marzo. Nonostante i dati atletici siano discreti, la squadra si è sciolta mentalmente di fronte alle difficoltà, con i leader tecnici come Leao e Pulisic che si sono spenti rispettivamente per atteggiamenti svogliati, problemi fisici e un digiuno realizzativo senza precedenti. Il fallimento è completato dalle prestazioni deludenti delle altre punte come Füllkrug e Gimenez, quest'ultimo ormai a secco da un anno intero, trasformandolo nell'emblema di un Milan che si è letteralmente dissolto proprio nel momento decisivo della stagione.

CorSport: il tracollo verticale del Milan viene analizzato attraverso numeri impietosi che ne evidenziano la crisi profonda: a partire dalla sfida contro la Lazio dello scorso 15 marzo, successiva a un derby vinto che aveva illuso l'ambiente su una possibile rimonta scudetto, la squadra ha tenuto un ritmo da retrocessione. Con soli 7 punti raccolti in questo arco temporale, i rossoneri si trovano al quartultimo posto virtuale della classifica, a pari merito con la Cremonese e appena sopra squadre come Verona, Pisa e Lecce. Questo crollo ha trasformato l'entusiasmo iniziale in una gestione d'emergenza per Massimiliano Allegri, chiamato a tamponare falle strutturali in una formazione che, guardando all'intero girone di ritorno, sarebbe appena nona con 25 punti totali, totalmente esclusa dalle zone europee. La gravità della situazione è evidente nel confronto con il passato recente: solo dieci giornate fa il Milan occupava saldamente il secondo posto, vantando dieci punti di vantaggio su Roma e Como e undici sulla Juventus. In breve tempo, però, la squadra è stata superata dal Napoli e dai bianconeri guidati da Spalletti, finendo nel mirino delle inseguitrici giallorosse e lariane. Anche il dato realizzativo sottolinea l'involuzione, con il solo Malen capace di segnare quasi quanto l'intera squadra nelle ultime sedici partite. Nonostante le premonizioni di Allegri, che aveva previsto una lotta per la Champions League fino all'ultimo turno, il Milan si trova ora costretto a ottenere sei punti obbligatori contro Genoa e Cagliari per sperare nella qualificazione, affidandosi agli scontri diretti favorevoli e a eventuali passi falsi delle avversarie. Tuttavia, lo stato di forma e l'inerzia psicologica suggeriscono che proprio i rossoneri siano i più fragili in questo finale di stagione, mettendo l'allenatore di fronte a un bivio decisivo: un fallimento nell'impresa di ricompattare il gruppo significherebbe inevitabilmente l'addio alla panchina.

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CorSport: il tracollo verticale del Milan viene analizzato attraverso numeri impietosi che ne evidenziano la crisi profonda: a partire dalla sfida contro la Lazio dello scorso 15 marzo, successiva a un derby vinto che aveva illuso l'ambiente su una possibile rimonta scudetto, la squadra ha tenuto un ritmo da retrocessione. Con soli 7 punti raccolti in questo arco temporale, i rossoneri si trovano al quartultimo posto virtuale della classifica, a pari merito con la Cremonese e appena sopra squadre come Verona, Pisa e Lecce. Questo crollo ha trasformato l'entusiasmo iniziale in una gestione d'emergenza per Massimiliano Allegri, chiamato a tamponare falle strutturali in una formazione che, guardando all'intero girone di ritorno, sarebbe appena nona con 25 punti totali, totalmente esclusa dalle zone europee. La gravità della situazione è evidente nel confronto con il passato recente: solo dieci giornate fa il Milan occupava saldamente il secondo posto, vantando dieci punti di vantaggio su Roma e Como e undici sulla Juventus. In breve tempo, però, la squadra è stata superata dal Napoli e dai bianconeri guidati da Spalletti, finendo nel mirino delle inseguitrici giallorosse e lariane. Anche il dato realizzativo sottolinea l'involuzione, con il solo Malen capace di segnare quasi quanto l'intera squadra nelle ultime sedici partite. Nonostante le premonizioni di Allegri, che aveva previsto una lotta per la Champions League fino all'ultimo turno, il Milan si trova ora costretto a ottenere sei punti obbligatori contro Genoa e Cagliari per sperare nella qualificazione, affidandosi agli scontri diretti favorevoli e a eventuali passi falsi delle avversarie. Tuttavia, lo stato di forma e l'inerzia psicologica suggeriscono che proprio i rossoneri siano i più fragili in questo finale di stagione, mettendo l'allenatore di fronte a un bivio decisivo: un fallimento nell'impresa di ricompattare il gruppo significherebbe inevitabilmente l'addio alla panchina.
 
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E se non fossimo riusciti a vincere contro il torino (che meritava almeno il pareggio, se non qualcosa in più) sarebbero stati 5 punti in 8 partite.
O 4 punti in 8 partite.

Ma va bene così, Allegri il re dei re, l'uomo dei miracoli secondo alcuni, o il mastermind della difesa no?
Ricordate quando buona parte del tifo esaltava la fase difensiva?
Fase difensiva composta da 11 uomini nella propria metà campo e Maignan in versione Superman.

Una volta calato Maignan sono arrivate le imbarcate, altro che difesa super o difesa sistemata con Allegri. Ma sorseggiate 100 caffè in 10 minuti e datevi una svegliata :asd:
 
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