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La GDS analizza la figura di Giorgio Furlani, amministratore delegato del Milan, evidenziando il complesso equilibrio tra la sua fede calcistica rossonera e la necessità di gestire il club secondo i rigidi parametri di sostenibilità economica imposti dalla proprietà RedBird. Sebbene il Milan sia oggi un modello di efficienza finanziaria capace di autofinanziarsi attraverso ricavi commerciali, premi sportivi e cessioni, questa gestione virtuosa si scontra con il malumore della tifoseria quando i risultati sul campo non sono brillanti, nonostante il precedente storico dello scudetto 2022 avesse dimostrato come sia possibile coniugare successi e bilanci in ordine. Furlani, già manager di Elliott durante la fase di risanamento post-gestione cinese, si trova oggi a operare in un contesto di piena autonomia finanziaria dove, nell'ultima estate, ha investito oltre 180 milioni di euro per cercare di correggere gli errori del passato e chiudere il ciclo di Pioli. Queste scelte hanno portato all'ingaggio di un direttore sportivo esperto e di un allenatore come Allegri, oltre all'acquisto di profili onerosi come Nkunku e Jashari che tuttavia, similmente a quanto accaduto precedentemente con De Ketelaere, non hanno ancora reso secondo le aspettative. La distanza dall'Inter in campionato e le difficoltà in Champions League hanno alimentato una contestazione feroce da parte della Curva Sud, culminata nella richiesta di dimissioni dell'AD; lo stesso Furlani ha però chiarito che un suo sorriso catturato dalle telecamere durante la partita a San Siro, interpretato erroneamente come uno scherno verso i tifosi, era in realtà una manifestazione di estremo stress dovuta all'alta tensione del momento e all'attaccamento viscerale che prova per i colori rossoneri sin dall'infanzia.
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