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GDS: la struttura societaria del Milan sembra prigioniera di un loop storico caratterizzato dalla convivenza di anime diverse e spesso in contrasto tra loro, una dinamica che persiste nonostante l'uscita di scena del fondo Singer e il recente rifinanziamento da 550 milioni con Comvest Credit Partners che ha lasciato Gerry Cardinale come unico vertice della piramide. All'interno di Casa Milan si percepisce una gestione a due teste che genera strategie di mercato sovrapposte e talvolta spiazzanti: da una parte l'amministratore delegato Furlani, che opera spesso attraverso un influente agente internazionale, e dall'altra il direttore sportivo Igli Tare, originariamente scelto da Cardinale e Ibrahimovic. Questa dualità ha prodotto operazioni di mercato ridondanti, come gli acquisti di Jashari e Ricci in un reparto che contava già sulla presenza di Modric, o il tentativo di Furlani di ingaggiare Mateta a gennaio nonostante Tare avesse già portato in rossonero Füllkrug pochi giorni prima. L'ultimo esempio di questa gestione sdoppiata è l'affare per il giovane brasiliano André del Corinthians, condotto da Furlani tramite i propri canali preferenziali senza il pieno coinvolgimento dell'area tecnica di Tare. In questo scenario di frammentazione dirigenziale, Massimiliano Allegri ha finora mantenuto un profilo aziendalista, accettando la rosa messagli a disposizione e riuscendo a incidere personalmente solo sull'arrivo di Rabiot. Tuttavia, in vista della prossima stagione e con l'obiettivo dichiarato di competere per lo scudetto, il tecnico si aspetta un salto di qualità con l'innesto di campioni affermati piuttosto che scommesse per il futuro, ponendo la proprietà di fronte alla necessità di risolvere l'equivoco gestionale per definire una visione univoca e coerente.