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Continua il flirt (per ora politico, ma in futuro chi può saperlo...) tra Marina Berlusconi e la sindaca di Genova Silvia Salis.
Un articolo sul TGcom, la principale piattaforma di informazione Mediaset, difende il cosddetto "power dressing" della sindaca Salis che si è mostrata a piedi nudi con al fianco scarpe da griffe 1200 euro.
Ed evoca, di nuovo, la disparità di genere e il maschilismo.
"Il power dressing, una strategia comunicativa ben nota in ambito internazionale. Non si tratta di vanità, ma di linguaggio. L’abbigliamento diventa uno strumento per affermare presenza, autorevolezza e controllo. Indossare un capo iconico non è necessariamente un atto di ostentazione, ma può essere una scelta consapevole di posizionamento. In un contesto in cui le donne sono ancora spesso giudicate più per l’apparenza che per le idee, il power dressing diventa quasi una forma di autodifesa: un modo per entrare in uno spazio storicamente maschile con strumenti simbolici altrettanto forti.
C’è chi associa alla sindaca il termine "radical chic", coniato da Tom Wolfe negli anni ’70 per descrivere l’élite newyorkese che sosteneva movimenti radicali, organizzando feste patinate in attici lussuosi. Ma il punto è un altro: finché il guardaroba resterà un terreno di giudizio più severo per le donne rispetto agli uomini, ogni scelta stilistica sarà inevitabilmente politicizzata. E forse è proprio questo il nodo della questione: non le scarpe in sé, ma ciò che rappresenta."
Un articolo sul TGcom, la principale piattaforma di informazione Mediaset, difende il cosddetto "power dressing" della sindaca Salis che si è mostrata a piedi nudi con al fianco scarpe da griffe 1200 euro.
Ed evoca, di nuovo, la disparità di genere e il maschilismo.
"Il power dressing, una strategia comunicativa ben nota in ambito internazionale. Non si tratta di vanità, ma di linguaggio. L’abbigliamento diventa uno strumento per affermare presenza, autorevolezza e controllo. Indossare un capo iconico non è necessariamente un atto di ostentazione, ma può essere una scelta consapevole di posizionamento. In un contesto in cui le donne sono ancora spesso giudicate più per l’apparenza che per le idee, il power dressing diventa quasi una forma di autodifesa: un modo per entrare in uno spazio storicamente maschile con strumenti simbolici altrettanto forti.
C’è chi associa alla sindaca il termine "radical chic", coniato da Tom Wolfe negli anni ’70 per descrivere l’élite newyorkese che sosteneva movimenti radicali, organizzando feste patinate in attici lussuosi. Ma il punto è un altro: finché il guardaroba resterà un terreno di giudizio più severo per le donne rispetto agli uomini, ogni scelta stilistica sarà inevitabilmente politicizzata. E forse è proprio questo il nodo della questione: non le scarpe in sé, ma ciò che rappresenta."
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