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I quotidiani in edicola sul futuro dell'Italia calcistica dopo il disastro di ieri:
CorSera: il fallimento della Nazionale italiana, culminato nella sconfitta contro la Bosnia e nell'ennesima esclusione dai Mondiali, ha scatenato un terremoto ai vertici della FIGC, rendendo ormai inevitabili le dimissioni del presidente Gabriele Gravina nonostante il suo tentativo di resistere invocando una responsabilità collettiva del sistema calcio. Mentre la politica preme per un rinnovamento immediato, il dibattito sulle future presidenze vede contrapporsi la continuità di Giancarlo Abete e l'innovazione rappresentata da Matteo Marani, con l'ombra di un possibile commissariamento tecnico affidato a Carlo Mornati del Coni qualora non si trovasse un accordo tra le leghe
GDS: il futuro della panchina azzurra resta incerto dopo la dolorosa eliminazione ai rigori, con il presidente Gravina che ha espressamente chiesto a Gattuso e Buffon di proseguire il loro lavoro nonostante la mancata qualificazione mondiale. Rino Gattuso, visibilmente amareggiato, ha preferito non affrontare l'argomento, sebbene tornino d'attualità le sue dichiarazioni di ottobre in cui minacciava di lasciare l'Italia in caso di fallimento. Il tecnico ha sottolineato con forza che, in un momento così drammatico per il calcio italiano, il suo destino personale è irrilevante rispetto alla ferita subita dalla maglia azzurra, definendo il verdetto del campo ingiusto ma da accettare. Nonostante la delusione, Gattuso ha difeso orgogliosamente i suoi giocatori, elogiandone l'impegno, la disponibilità e la capacità di lottare con ogni energia residua anche in inferiorità numerica, ribadendo che ai ragazzi non può essere rimproverato nulla per quanto mostrato in questi mesi di lavoro.
L'unità di crisi composta da Gigi Buffon, Leonardo Bonucci e Rino Gattuso giunge al suo atto finale con il fallimento della qualificazione dell'Italia ai Mondiali del 2026, lasciando gli Azzurri fuori dalla competizione iridata per la terza volta consecutiva, un'assenza che si protrarrà per ben sedici anni dall'ultima partecipazione. Il progetto, nato a Bergamo sei mesi fa dopo la delusione dell'Europeo 2024 e basato su un forte senso di appartenenza e sull'esperienza di tre pilastri della storia della Nazionale, si scioglie tragicamente a pochi chilometri da Sarajevo dopo la sfida decisiva contro la Bosnia. Gigi Buffon, che aveva scommesso sulla guida tecnica di Gattuso e sul supporto tattico di Bonucci per ridare identità al gruppo, ha confermato la sua intenzione di farsi da parte, rispettando la promessa di dimettersi in caso di mancata qualificazione pur restando formalmente a disposizione della FIGC fino a giugno per favorire una transizione ordinata. Resta l'amarezza profonda di un gruppo che contava complessivamente 370 presenze in azzurro e che non è riuscito a evitare un altro disastro sportivo, lasciando l'Italia in lacrime mentre gli avversari festeggiano e il calcio italiano si interroga su un orizzonte sempre più cupo e privo dei suoi simboli storici.
CorSera: il fallimento della Nazionale italiana, culminato nella sconfitta contro la Bosnia e nell'ennesima esclusione dai Mondiali, ha scatenato un terremoto ai vertici della FIGC, rendendo ormai inevitabili le dimissioni del presidente Gabriele Gravina nonostante il suo tentativo di resistere invocando una responsabilità collettiva del sistema calcio. Mentre la politica preme per un rinnovamento immediato, il dibattito sulle future presidenze vede contrapporsi la continuità di Giancarlo Abete e l'innovazione rappresentata da Matteo Marani, con l'ombra di un possibile commissariamento tecnico affidato a Carlo Mornati del Coni qualora non si trovasse un accordo tra le leghe
GDS: il futuro della panchina azzurra resta incerto dopo la dolorosa eliminazione ai rigori, con il presidente Gravina che ha espressamente chiesto a Gattuso e Buffon di proseguire il loro lavoro nonostante la mancata qualificazione mondiale. Rino Gattuso, visibilmente amareggiato, ha preferito non affrontare l'argomento, sebbene tornino d'attualità le sue dichiarazioni di ottobre in cui minacciava di lasciare l'Italia in caso di fallimento. Il tecnico ha sottolineato con forza che, in un momento così drammatico per il calcio italiano, il suo destino personale è irrilevante rispetto alla ferita subita dalla maglia azzurra, definendo il verdetto del campo ingiusto ma da accettare. Nonostante la delusione, Gattuso ha difeso orgogliosamente i suoi giocatori, elogiandone l'impegno, la disponibilità e la capacità di lottare con ogni energia residua anche in inferiorità numerica, ribadendo che ai ragazzi non può essere rimproverato nulla per quanto mostrato in questi mesi di lavoro.
L'unità di crisi composta da Gigi Buffon, Leonardo Bonucci e Rino Gattuso giunge al suo atto finale con il fallimento della qualificazione dell'Italia ai Mondiali del 2026, lasciando gli Azzurri fuori dalla competizione iridata per la terza volta consecutiva, un'assenza che si protrarrà per ben sedici anni dall'ultima partecipazione. Il progetto, nato a Bergamo sei mesi fa dopo la delusione dell'Europeo 2024 e basato su un forte senso di appartenenza e sull'esperienza di tre pilastri della storia della Nazionale, si scioglie tragicamente a pochi chilometri da Sarajevo dopo la sfida decisiva contro la Bosnia. Gigi Buffon, che aveva scommesso sulla guida tecnica di Gattuso e sul supporto tattico di Bonucci per ridare identità al gruppo, ha confermato la sua intenzione di farsi da parte, rispettando la promessa di dimettersi in caso di mancata qualificazione pur restando formalmente a disposizione della FIGC fino a giugno per favorire una transizione ordinata. Resta l'amarezza profonda di un gruppo che contava complessivamente 370 presenze in azzurro e che non è riuscito a evitare un altro disastro sportivo, lasciando l'Italia in lacrime mentre gli avversari festeggiano e il calcio italiano si interroga su un orizzonte sempre più cupo e privo dei suoi simboli storici.
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