Furlani:"Investiremo per vincere. L'inchiesta, Leao, Pioli, Theo...".

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Giorgio Furlani è milanista per passione e manager G per scelta. Ma è vero anche il contrario: è milanista per scelta e non per tradizione di famiglia («Ai miei figli questa libertà non è concessa, esiste solo il Milan», dice) e amministratore delegato con passione, elemento fondamentale in una carriera di primo ordine nel mondo dell’alta finanza. Il tifoso ha ricordi speciali: «Due su tutti, la cavalcata di Weah contro il Verona e i quattro gol di Van Basten al Goteborg. Tra i campioni di sempre metto Savicevic e Papin, oltre ai soliti Van Basten e Baresi». L’a.d. ha soprattutto un’anima razionale: «Ed è quella che impedisce di fare il passo più lungo della gamba». Furlani, ospite della Gazzetta, si racconta.

Da milanista e a.d. rossonero, come si cura la sofferenza per la probabile seconda stella dell’Inter?

«È ovvio che avremmo voluto vincerla prima noi, puntiamo a farlo l’anno prossimo. Non siamo poi così distanti: abbiamo tirato il collo fuori dall’acqua a una società che dopo la gestione cinese rischiava la bancarotta, ora dobbiamo proseguire nel percorso di crescita per essere stabilmente all’altezza delle migliori d’Europa».

Potrete riuscirci in una sola stagione?

«L’obiettivo era e resta sempre vincere. Siamo comunque secondi. In campionato abbiamo un punto in meno della stagione dello scudetto e dieci in più di un anno fa dopo le stesse giornate. Significa che abbiamo migliorato la squadra, che abbiamo una base di titolari più forte e con valide rotazioni. I nuovi acquisti hanno portato 40 gol e il turnover non è più una sofferenza. L’anno scorso abbiamo dovuto rivoluzionare la rosa, quest’anno no, dovremo perfezionarla. Avremo il vantaggio della continuità per puntare a vincere il campionato e andare avanti in Europa».

Dunque, calendario alla mano: in quanto tempo il Milan potrà alzare la prossima Champions?

«Se lo chiedete a Cardinale vi dirà il prima possibile. È innamorato del club e guarda alla sostanza, in questo è il più determinato. Se chiedete a me in cosa voglio migliorare, è facile: vincere. Un anno fa siamo arrivati in semifinale Champions, non succedeva dal 2007. Quest’anno ci siamo fermati ai gironi ed è anche una questione di fortuna o sfortuna nel sorteggio. E poi c’è l’Europa League, che non abbiamo mai vinto: è un obiettivo importante. Quanto tempo ci vorrà non lo so perché non si stabilisce a tavolino, ma ripeto: abbiamo ereditato un club insolvente e lo abbiamo riportato ai vertici della Serie A, grazie anche alla leadership del presidente Scaroni. Oggi tutte le risorse generate vengono reinvestite per costruire una squadra sempre più forte e in grado di lottare per vincere».

Da dove crede di poter generare nuovi ricavi?

«Certamente dallo stadio. Per essere veramente e costantemente competitivi in Europa devi stare al passo con gli altri club e senza uno stadio che sia adeguato al 2024, e non al 1960, di fatto operi monco. Il progetto San Donato è quello che abbiamo trovato più attrattivo, andiamo avanti su questa strada. Dal sindaco Sala e da WeBuild ci è stata proposta l’idea di un progetto di ristrutturazione di San Siro, di cui non conosciamo i dettagli. Ascoltiamo le varie opzioni, ma la strada maestra resta San Donato. Tempi? Ipotesi 2028-2029, ma non mi sbilancio

Il traguardo non è proprio dietro l’angolo, nel frattempo come pensate di poter risalire?

«I risultati sportivi ci hanno aiutato ad alimentare quelli economici e viceversa, dopo diciassette anni abbiamo il bilancio in attivo. I ricavi sono cresciuti del 60% grazie anche all’apporto di RedBird e all’esperienza trentennale di Cardinale nello sport: Gerry tiene moltissimo ai risultati. RedBird ha investito 1,2 miliardi nel club per ridimensionarlo? Non credo proprio. Cardinale è il primo a sottolineare che non esiste performance finanziaria senza performance sportiva. E’ un proprietario che partecipa quotidianamente alla vita del club, ci sentiamo tutti i giorni e più volte al giorno. Prima di dormire mi chiedo: “Gli ho detto tutto di quanto successo oggi?”. Gerry è sempre sul pezzo, in contatto con tutto il nostro team di lavoro, vuole che il suo sia un progetto di successo a 360 gradi».

Sottolinea la discontinuità da Elliott in funzione dell’inchiesta che la vede coinvolto? Per la procura milanese c’è il sospetto che il club non sia mai passato di mano.

«La temiamo zero, il proprietario del Milan è RedBird dall’agosto del 2022. Elliott ha concesso un vendor loan che è uno dei tanti modi possibili per concludere un’operazione di questa portata. Non c’è niente di nascosto, è tutto molto trasparente, i fatti sono facilmente verificabili. Giusto che le autorità facciano il loro dovere, rimaniamo pienamente collaborativi. L’unico desiderio è che si faccia in fretta, nell’aria è inevitabile un po’ di fastidio». 3 Le carte dicono che la ricerca di un socio è realtà: il Milan apre le porte a un nuovo azionista? «Premesso che il vendor loan, di cui tanto si parla, scade nella seconda metà del 2025, non c’è niente di imminente. Sul tema socio non ci sono trattative in corso. In ogni caso il controllo del Milan è e rimarrà di RedBird

Un uomo nuovo nel club c’è ed è Zlatan Ibrahimovic: ha davvero preso il comando?

«A livello formale Zlatan non ha deleghe con cui poter decidere, ma il nostro approccio al lavoro non è “formalistico”. C’è un gruppo che opera e decide in piena collegialità. Il mio rapporto con Ibra è fantastico e sono fortunato ad averlo vicino, è curioso, conosce tante realtà e sa che cosa è il calcio di oggi. Siamo complementari, lui è uomo di campo, io un manager. Io non posso parlare a Maignan con il suo stesso linguaggio"

A lei spetta la parte del freddo uomo di numeri?

«Io al Milan ci tengo, ci tengo proprio. Ribadisco, le condizioni in cui si era trovato a essere il club hanno accentuato in me una forte attenzione, responsabilità e avversione agli azzardi che mi impediscono di essere irrazionale. Quando mi è stata offerta l’opportunità di far parte della società, mi sono fatto una domanda: “Sul letto di morte mi pentirò di averlo fatto o no?” Ho risposto di no. Per me non è questione di carriera, c’è solo il Milan: il club a cui sono legato oggi e per sempre. Non cerco la ribalta nel calcio, non andrò mai in nessun’altra società».

In sintesi: sul mercato Ibra sceglierà i giocatori e lei definirà l’aspetto contrattuale?

«Non scordiamo Moncada: Geoffrey è il numero uno. Ibra stesso è il primo che si rivolge a Geoff per scambiare opinioni sui profili dei giocatori. Io non decido sulla scelta tecnica, ma sugli aspetti connessi e correlati all’investimento: se hai 100, non ne metti 80 su un solo giocatore. Su chi punteremo? Non spetta a me discutere di nomi o ruoli».

Sull’attaccante è pronto a spendere 50 milioni?

«Nel calcio si fa il grosso errore di pensare che il prezzo corrisponda al valore, ma non è quasi mai così. Il mercato dei calciatori è il più inefficiente che esista. Noi vogliamo puntare al valore, che non necessariamente combacia con il costo del giocatore. Dobbiamo trovare i Pulisic, i Loftus… Il budget in sé per sé dipende da tanti fattori: da come finiremo la stagione o dal mercato in uscita. Non ci ancoriamo sulle cifre ma sul migliorare la squadra con giocatori da Milan».

Il nuovo 9 farà comunque coppia con Leao o ascolterete eventuali offerte “indecenti”?

«Rafa ha una clausola rescissoria da 175 milioni ma prima ancora ha il desiderio di restare al Milan. Qui sta benissimo, dovrebbe essere lui a chiederci di voler andare ma non vuole proprio. Lunga vita a Leao al Milan».

Vale lo stesso anche per Theo e Maignan?

«Hanno un contratto fino al giugno 2026. Si parla di vendere o comprare ma spesso sono i giocatori a decidere del loro futuro. Theo e Mike sono due campioni, speriamo restino con noi il più a lungo possibile e facciano ancora la differenza».

Come Pioli? «La nostra stagione fin qui è stata buona, ma come l’anno scorso c’è stata un’altra squadra che è andata oltre le previsioni. Ieri il Napoli, oggi l’Inter. Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti. Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Ora sarebbe ingeneroso valutarlo in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia».

Nel futuro vede anche la squadra Under 23, magari con Camarda protagonista?

«Le riflessioni sulla seconda squadra ci sono ormai da cinque-sei anni, ma il contesto regolatorio resta complicato. Camarda è un ragazzo cresciuto nel nostro settore giovanile, ha appena compiuto 16 anni e ci piacerebbe restasse sempre con noi segnando tanti gol in futuro con questa maglia. E’ un tifoso rossonero come me, sono convinto che voglia rimanere in un progetto sportivo importante. Voglio precisare che certe cifre che sono uscite riguardo a ipotetiche richieste avanzate non sono assolutamente corrette, sono addirittura offensive per gli agenti, per il ragazzo e la sua famiglia».

Risorse, obiettivi, rapporti con gli agenti. I tifosi vi rimproverano uno scarso peso politico. Vuole “crescere” anche in questo?

«Ci focalizziamo su di noi, forse guardiamo meno alle questioni politiche e più agli aspetti sostanziali. Le teorie del complotto non appartengono alla nostra cultura…Ci interessa piuttosto diffondere messaggi importanti, come sull’inclusività, a cui è ispirata la nostra terza maglia, e la lotta al razzismo come si è visto nella difesa a Maignan. Il Milan è un’istituzione sociale, con milioni di fan e un interesse mediatico globale: abbiamo l’opportunità e l’obbligo di essere di esempio. Qui è possibile: in sede, a Milanello, al Vismara, tutti condividiamo gli stessi valori. Si respira l’aria di chi rema nella stessa direzione, anche per questo guardo al futuro del Milan con grande ottimismo»


Altre news di giornata:


—)
Milan e Inter capitali d'Europa ma in CL...


—) Condò:"Pioli, conferma ora credibile. Camarda...".


—) Acerbi:"Io mai razzista. Abbiamo perso tutti".


—) Jovic: rinnovo più vicino col Milan. Zirkzee e Gyokeres...


—) Pioli: 2024 ok in trasferta. Maignan tra clean sheet e rinnovo.


—) Milan: Anselmino, Buongiorno, Brassier e co per la difesa.


—) Milan: Mamardashvili e co se Maignan va via.


—) Milan: Bennacer, Thiaw e Tomori. Formazione per Firenze.


—) Furlani:"Investiremo per vincere. L'inchiesta, Leao, Pioli, Theo...".


—) Bennacer: ci sono Arsenal e club arabi.
 

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Giorgio Furlani è milanista per passione e manager G per scelta. Ma è vero anche il contrario: è milanista per scelta e non per tradizione di famiglia («Ai miei figli questa libertà non è concessa, esiste solo il Milan», dice) e amministratore delegato con passione, elemento fondamentale in una carriera di primo ordine nel mondo dell’alta finanza. Il tifoso ha ricordi speciali: «Due su tutti, la cavalcata di Weah contro il Verona e i quattro gol di Van Basten al Goteborg. Tra i campioni di sempre metto Savicevic e Papin, oltre ai soliti Van Basten e Baresi». L’a.d. ha soprattutto un’anima razionale: «Ed è quella che impedisce di fare il passo più lungo della gamba». Furlani, ospite della Gazzetta, si racconta.

Da milanista e a.d. rossonero, come si cura la sofferenza per la probabile seconda stella dell’Inter?

«È ovvio che avremmo voluto vincerla prima noi, puntiamo a farlo l’anno prossimo. Non siamo poi così distanti: abbiamo tirato il collo fuori dall’acqua a una società che dopo la gestione cinese rischiava la bancarotta, ora dobbiamo proseguire nel percorso di crescita per essere stabilmente all’altezza delle migliori d’Europa».

Potrete riuscirci in una sola stagione?

«L’obiettivo era e resta sempre vincere. Siamo comunque secondi. In campionato abbiamo un punto in meno della stagione dello scudetto e dieci in più di un anno fa dopo le stesse giornate. Significa che abbiamo migliorato la squadra, che abbiamo una base di titolari più forte e con valide rotazioni. I nuovi acquisti hanno portato 40 gol e il turnover non è più una sofferenza. L’anno scorso abbiamo dovuto rivoluzionare la rosa, quest’anno no, dovremo perfezionarla. Avremo il vantaggio della continuità per puntare a vincere il campionato e andare avanti in Europa».

Dunque, calendario alla mano: in quanto tempo il Milan potrà alzare la prossima Champions?

«Se lo chiedete a Cardinale vi dirà il prima possibile. È innamorato del club e guarda alla sostanza, in questo è il più determinato. Se chiedete a me in cosa voglio migliorare, è facile: vincere. Un anno fa siamo arrivati in semifinale Champions, non succedeva dal 2007. Quest’anno ci siamo fermati ai gironi ed è anche una questione di fortuna o sfortuna nel sorteggio. E poi c’è l’Europa League, che non abbiamo mai vinto: è un obiettivo importante. Quanto tempo ci vorrà non lo so perché non si stabilisce a tavolino, ma ripeto: abbiamo ereditato un club insolvente e lo abbiamo riportato ai vertici della Serie A, grazie anche alla leadership del presidente Scaroni. Oggi tutte le risorse generate vengono reinvestite per costruire una squadra sempre più forte e in grado di lottare per vincere».

Da dove crede di poter generare nuovi ricavi?

«Certamente dallo stadio. Per essere veramente e costantemente competitivi in Europa devi stare al passo con gli altri club e senza uno stadio che sia adeguato al 2024, e non al 1960, di fatto operi monco. Il progetto San Donato è quello che abbiamo trovato più attrattivo, andiamo avanti su questa strada. Dal sindaco Sala e da WeBuild ci è stata proposta l’idea di un progetto di ristrutturazione di San Siro, di cui non conosciamo i dettagli. Ascoltiamo le varie opzioni, ma la strada maestra resta San Donato. Tempi? Ipotesi 2028-2029, ma non mi sbilancio

Il traguardo non è proprio dietro l’angolo, nel frattempo come pensate di poter risalire?

«I risultati sportivi ci hanno aiutato ad alimentare quelli economici e viceversa, dopo diciassette anni abbiamo il bilancio in attivo. I ricavi sono cresciuti del 60% grazie anche all’apporto di RedBird e all’esperienza trentennale di Cardinale nello sport: Gerry tiene moltissimo ai risultati. RedBird ha investito 1,2 miliardi nel club per ridimensionarlo? Non credo proprio. Cardinale è il primo a sottolineare che non esiste performance finanziaria senza performance sportiva. E’ un proprietario che partecipa quotidianamente alla vita del club, ci sentiamo tutti i giorni e più volte al giorno. Prima di dormire mi chiedo: “Gli ho detto tutto di quanto successo oggi?”. Gerry è sempre sul pezzo, in contatto con tutto il nostro team di lavoro, vuole che il suo sia un progetto di successo a 360 gradi».

Sottolinea la discontinuità da Elliott in funzione dell’inchiesta che la vede coinvolto? Per la procura milanese c’è il sospetto che il club non sia mai passato di mano.

«La temiamo zero, il proprietario del Milan è RedBird dall’agosto del 2022. Elliott ha concesso un vendor loan che è uno dei tanti modi possibili per concludere un’operazione di questa portata. Non c’è niente di nascosto, è tutto molto trasparente, i fatti sono facilmente verificabili. Giusto che le autorità facciano il loro dovere, rimaniamo pienamente collaborativi. L’unico desiderio è che si faccia in fretta, nell’aria è inevitabile un po’ di fastidio». 3 Le carte dicono che la ricerca di un socio è realtà: il Milan apre le porte a un nuovo azionista? «Premesso che il vendor loan, di cui tanto si parla, scade nella seconda metà del 2025, non c’è niente di imminente. Sul tema socio non ci sono trattative in corso. In ogni caso il controllo del Milan è e rimarrà di RedBird

Un uomo nuovo nel club c’è ed è Zlatan Ibrahimovic: ha davvero preso il comando?

«A livello formale Zlatan non ha deleghe con cui poter decidere, ma il nostro approccio al lavoro non è “formalistico”. C’è un gruppo che opera e decide in piena collegialità. Il mio rapporto con Ibra è fantastico e sono fortunato ad averlo vicino, è curioso, conosce tante realtà e sa che cosa è il calcio di oggi. Siamo complementari, lui è uomo di campo, io un manager. Io non posso parlare a Maignan con il suo stesso linguaggio"

A lei spetta la parte del freddo uomo di numeri?

«Io al Milan ci tengo, ci tengo proprio. Ribadisco, le condizioni in cui si era trovato a essere il club hanno accentuato in me una forte attenzione, responsabilità e avversione agli azzardi che mi impediscono di essere irrazionale. Quando mi è stata offerta l’opportunità di far parte della società, mi sono fatto una domanda: “Sul letto di morte mi pentirò di averlo fatto o no?” Ho risposto di no. Per me non è questione di carriera, c’è solo il Milan: il club a cui sono legato oggi e per sempre. Non cerco la ribalta nel calcio, non andrò mai in nessun’altra società».

In sintesi: sul mercato Ibra sceglierà i giocatori e lei definirà l’aspetto contrattuale?

«Non scordiamo Moncada: Geoffrey è il numero uno. Ibra stesso è il primo che si rivolge a Geoff per scambiare opinioni sui profili dei giocatori. Io non decido sulla scelta tecnica, ma sugli aspetti connessi e correlati all’investimento: se hai 100, non ne metti 80 su un solo giocatore. Su chi punteremo? Non spetta a me discutere di nomi o ruoli».

Sull’attaccante è pronto a spendere 50 milioni?

«Nel calcio si fa il grosso errore di pensare che il prezzo corrisponda al valore, ma non è quasi mai così. Il mercato dei calciatori è il più inefficiente che esista. Noi vogliamo puntare al valore, che non necessariamente combacia con il costo del giocatore. Dobbiamo trovare i Pulisic, i Loftus… Il budget in sé per sé dipende da tanti fattori: da come finiremo la stagione o dal mercato in uscita. Non ci ancoriamo sulle cifre ma sul migliorare la squadra con giocatori da Milan».

Il nuovo 9 farà comunque coppia con Leao o ascolterete eventuali offerte “indecenti”?

«Rafa ha una clausola rescissoria da 175 milioni ma prima ancora ha il desiderio di restare al Milan. Qui sta benissimo, dovrebbe essere lui a chiederci di voler andare ma non vuole proprio. Lunga vita a Leao al Milan».

Vale lo stesso anche per Theo e Maignan?

«Hanno un contratto fino al giugno 2026. Si parla di vendere o comprare ma spesso sono i giocatori a decidere del loro futuro. Theo e Mike sono due campioni, speriamo restino con noi il più a lungo possibile e facciano ancora la differenza».

Come Pioli? «La nostra stagione fin qui è stata buona, ma come l’anno scorso c’è stata un’altra squadra che è andata oltre le previsioni. Ieri il Napoli, oggi l’Inter. Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti. Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Ora sarebbe ingeneroso valutarlo in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia».

Nel futuro vede anche la squadra Under 23, magari con Camarda protagonista?

«Le riflessioni sulla seconda squadra ci sono ormai da cinque-sei anni, ma il contesto regolatorio resta complicato. Camarda è un ragazzo cresciuto nel nostro settore giovanile, ha appena compiuto 16 anni e ci piacerebbe restasse sempre con noi segnando tanti gol in futuro con questa maglia. E’ un tifoso rossonero come me, sono convinto che voglia rimanere in un progetto sportivo importante. Voglio precisare che certe cifre che sono uscite riguardo a ipotetiche richieste avanzate non sono assolutamente corrette, sono addirittura offensive per gli agenti, per il ragazzo e la sua famiglia».

Risorse, obiettivi, rapporti con gli agenti. I tifosi vi rimproverano uno scarso peso politico. Vuole “crescere” anche in questo?

«Ci focalizziamo su di noi, forse guardiamo meno alle questioni politiche e più agli aspetti sostanziali. Le teorie del complotto non appartengono alla nostra cultura…Ci interessa piuttosto diffondere messaggi importanti, come sull’inclusività, a cui è ispirata la nostra terza maglia, e la lotta al razzismo come si è visto nella difesa a Maignan. Il Milan è un’istituzione sociale, con milioni di fan e un interesse mediatico globale: abbiamo l’opportunità e l’obbligo di essere di esempio. Qui è possibile: in sede, a Milanello, al Vismara, tutti condividiamo gli stessi valori. Si respira l’aria di chi rema nella stessa direzione, anche per questo guardo al futuro del Milan con grande ottimismo»

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Niente, non sono riuscito a leggerlo (reggerlo) fino in fondo ma quel che ho letto è stato sufficiente ad indirizzarmi (male) la giornata.
 

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Giorgio Furlani è milanista per passione e manager G per scelta. Ma è vero anche il contrario: è milanista per scelta e non per tradizione di famiglia («Ai miei figli questa libertà non è concessa, esiste solo il Milan», dice) e amministratore delegato con passione, elemento fondamentale in una carriera di primo ordine nel mondo dell’alta finanza. Il tifoso ha ricordi speciali: «Due su tutti, la cavalcata di Weah contro il Verona e i quattro gol di Van Basten al Goteborg. Tra i campioni di sempre metto Savicevic e Papin, oltre ai soliti Van Basten e Baresi». L’a.d. ha soprattutto un’anima razionale: «Ed è quella che impedisce di fare il passo più lungo della gamba». Furlani, ospite della Gazzetta, si racconta.

Da milanista e a.d. rossonero, come si cura la sofferenza per la probabile seconda stella dell’Inter?

«È ovvio che avremmo voluto vincerla prima noi, puntiamo a farlo l’anno prossimo. Non siamo poi così distanti: abbiamo tirato il collo fuori dall’acqua a una società che dopo la gestione cinese rischiava la bancarotta, ora dobbiamo proseguire nel percorso di crescita per essere stabilmente all’altezza delle migliori d’Europa».

Potrete riuscirci in una sola stagione?

«L’obiettivo era e resta sempre vincere. Siamo comunque secondi. In campionato abbiamo un punto in meno della stagione dello scudetto e dieci in più di un anno fa dopo le stesse giornate. Significa che abbiamo migliorato la squadra, che abbiamo una base di titolari più forte e con valide rotazioni. I nuovi acquisti hanno portato 40 gol e il turnover non è più una sofferenza. L’anno scorso abbiamo dovuto rivoluzionare la rosa, quest’anno no, dovremo perfezionarla. Avremo il vantaggio della continuità per puntare a vincere il campionato e andare avanti in Europa».

Dunque, calendario alla mano: in quanto tempo il Milan potrà alzare la prossima Champions?

«Se lo chiedete a Cardinale vi dirà il prima possibile. È innamorato del club e guarda alla sostanza, in questo è il più determinato. Se chiedete a me in cosa voglio migliorare, è facile: vincere. Un anno fa siamo arrivati in semifinale Champions, non succedeva dal 2007. Quest’anno ci siamo fermati ai gironi ed è anche una questione di fortuna o sfortuna nel sorteggio. E poi c’è l’Europa League, che non abbiamo mai vinto: è un obiettivo importante. Quanto tempo ci vorrà non lo so perché non si stabilisce a tavolino, ma ripeto: abbiamo ereditato un club insolvente e lo abbiamo riportato ai vertici della Serie A, grazie anche alla leadership del presidente Scaroni. Oggi tutte le risorse generate vengono reinvestite per costruire una squadra sempre più forte e in grado di lottare per vincere».

Da dove crede di poter generare nuovi ricavi?

«Certamente dallo stadio. Per essere veramente e costantemente competitivi in Europa devi stare al passo con gli altri club e senza uno stadio che sia adeguato al 2024, e non al 1960, di fatto operi monco. Il progetto San Donato è quello che abbiamo trovato più attrattivo, andiamo avanti su questa strada. Dal sindaco Sala e da WeBuild ci è stata proposta l’idea di un progetto di ristrutturazione di San Siro, di cui non conosciamo i dettagli. Ascoltiamo le varie opzioni, ma la strada maestra resta San Donato. Tempi? Ipotesi 2028-2029, ma non mi sbilancio

Il traguardo non è proprio dietro l’angolo, nel frattempo come pensate di poter risalire?

«I risultati sportivi ci hanno aiutato ad alimentare quelli economici e viceversa, dopo diciassette anni abbiamo il bilancio in attivo. I ricavi sono cresciuti del 60% grazie anche all’apporto di RedBird e all’esperienza trentennale di Cardinale nello sport: Gerry tiene moltissimo ai risultati. RedBird ha investito 1,2 miliardi nel club per ridimensionarlo? Non credo proprio. Cardinale è il primo a sottolineare che non esiste performance finanziaria senza performance sportiva. E’ un proprietario che partecipa quotidianamente alla vita del club, ci sentiamo tutti i giorni e più volte al giorno. Prima di dormire mi chiedo: “Gli ho detto tutto di quanto successo oggi?”. Gerry è sempre sul pezzo, in contatto con tutto il nostro team di lavoro, vuole che il suo sia un progetto di successo a 360 gradi».

Sottolinea la discontinuità da Elliott in funzione dell’inchiesta che la vede coinvolto? Per la procura milanese c’è il sospetto che il club non sia mai passato di mano.

«La temiamo zero, il proprietario del Milan è RedBird dall’agosto del 2022. Elliott ha concesso un vendor loan che è uno dei tanti modi possibili per concludere un’operazione di questa portata. Non c’è niente di nascosto, è tutto molto trasparente, i fatti sono facilmente verificabili. Giusto che le autorità facciano il loro dovere, rimaniamo pienamente collaborativi. L’unico desiderio è che si faccia in fretta, nell’aria è inevitabile un po’ di fastidio». 3 Le carte dicono che la ricerca di un socio è realtà: il Milan apre le porte a un nuovo azionista? «Premesso che il vendor loan, di cui tanto si parla, scade nella seconda metà del 2025, non c’è niente di imminente. Sul tema socio non ci sono trattative in corso. In ogni caso il controllo del Milan è e rimarrà di RedBird

Un uomo nuovo nel club c’è ed è Zlatan Ibrahimovic: ha davvero preso il comando?

«A livello formale Zlatan non ha deleghe con cui poter decidere, ma il nostro approccio al lavoro non è “formalistico”. C’è un gruppo che opera e decide in piena collegialità. Il mio rapporto con Ibra è fantastico e sono fortunato ad averlo vicino, è curioso, conosce tante realtà e sa che cosa è il calcio di oggi. Siamo complementari, lui è uomo di campo, io un manager. Io non posso parlare a Maignan con il suo stesso linguaggio"

A lei spetta la parte del freddo uomo di numeri?

«Io al Milan ci tengo, ci tengo proprio. Ribadisco, le condizioni in cui si era trovato a essere il club hanno accentuato in me una forte attenzione, responsabilità e avversione agli azzardi che mi impediscono di essere irrazionale. Quando mi è stata offerta l’opportunità di far parte della società, mi sono fatto una domanda: “Sul letto di morte mi pentirò di averlo fatto o no?” Ho risposto di no. Per me non è questione di carriera, c’è solo il Milan: il club a cui sono legato oggi e per sempre. Non cerco la ribalta nel calcio, non andrò mai in nessun’altra società».

In sintesi: sul mercato Ibra sceglierà i giocatori e lei definirà l’aspetto contrattuale?

«Non scordiamo Moncada: Geoffrey è il numero uno. Ibra stesso è il primo che si rivolge a Geoff per scambiare opinioni sui profili dei giocatori. Io non decido sulla scelta tecnica, ma sugli aspetti connessi e correlati all’investimento: se hai 100, non ne metti 80 su un solo giocatore. Su chi punteremo? Non spetta a me discutere di nomi o ruoli».

Sull’attaccante è pronto a spendere 50 milioni?

«Nel calcio si fa il grosso errore di pensare che il prezzo corrisponda al valore, ma non è quasi mai così. Il mercato dei calciatori è il più inefficiente che esista. Noi vogliamo puntare al valore, che non necessariamente combacia con il costo del giocatore. Dobbiamo trovare i Pulisic, i Loftus… Il budget in sé per sé dipende da tanti fattori: da come finiremo la stagione o dal mercato in uscita. Non ci ancoriamo sulle cifre ma sul migliorare la squadra con giocatori da Milan».

Il nuovo 9 farà comunque coppia con Leao o ascolterete eventuali offerte “indecenti”?

«Rafa ha una clausola rescissoria da 175 milioni ma prima ancora ha il desiderio di restare al Milan. Qui sta benissimo, dovrebbe essere lui a chiederci di voler andare ma non vuole proprio. Lunga vita a Leao al Milan».

Vale lo stesso anche per Theo e Maignan?

«Hanno un contratto fino al giugno 2026. Si parla di vendere o comprare ma spesso sono i giocatori a decidere del loro futuro. Theo e Mike sono due campioni, speriamo restino con noi il più a lungo possibile e facciano ancora la differenza».

Come Pioli? «La nostra stagione fin qui è stata buona, ma come l’anno scorso c’è stata un’altra squadra che è andata oltre le previsioni. Ieri il Napoli, oggi l’Inter. Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti. Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Ora sarebbe ingeneroso valutarlo in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia».

Nel futuro vede anche la squadra Under 23, magari con Camarda protagonista?

«Le riflessioni sulla seconda squadra ci sono ormai da cinque-sei anni, ma il contesto regolatorio resta complicato. Camarda è un ragazzo cresciuto nel nostro settore giovanile, ha appena compiuto 16 anni e ci piacerebbe restasse sempre con noi segnando tanti gol in futuro con questa maglia. E’ un tifoso rossonero come me, sono convinto che voglia rimanere in un progetto sportivo importante. Voglio precisare che certe cifre che sono uscite riguardo a ipotetiche richieste avanzate non sono assolutamente corrette, sono addirittura offensive per gli agenti, per il ragazzo e la sua famiglia».

Risorse, obiettivi, rapporti con gli agenti. I tifosi vi rimproverano uno scarso peso politico. Vuole “crescere” anche in questo?

«Ci focalizziamo su di noi, forse guardiamo meno alle questioni politiche e più agli aspetti sostanziali. Le teorie del complotto non appartengono alla nostra cultura…Ci interessa piuttosto diffondere messaggi importanti, come sull’inclusività, a cui è ispirata la nostra terza maglia, e la lotta al razzismo come si è visto nella difesa a Maignan. Il Milan è un’istituzione sociale, con milioni di fan e un interesse mediatico globale: abbiamo l’opportunità e l’obbligo di essere di esempio. Qui è possibile: in sede, a Milanello, al Vismara, tutti condividiamo gli stessi valori. Si respira l’aria di chi rema nella stessa direzione, anche per questo guardo al futuro del Milan con grande ottimismo»

Ovviamente non credo a mezza parola di quelle che dice. Anzi, per me accadrà tutto il contrario di tutto.
 

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Ora si che cambia tutto, cioè niente. Quando dice "non andrò mai in un'altra società" mi sono venuti i brividi :facepalm:

In ogni caso, dopo queste dichiarazioni, dimostra di essere milanista vero. Quindi:
- Howard il papero
- Paperino
- Gollum
- Peregrino Took
- furlAno
- fuffani (se ne ho dimenticato qualcuno scrivete pure :asd: )
tornò ad essere San Giorgio da Milanello.
Evviva :yaoming:
 

JDT

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Furlani alla GDS in edicola:


Giorgio Furlani è milanista per passione e manager G per scelta. Ma è vero anche il contrario: è milanista per scelta e non per tradizione di famiglia («Ai miei figli questa libertà non è concessa, esiste solo il Milan», dice) e amministratore delegato con passione, elemento fondamentale in una carriera di primo ordine nel mondo dell’alta finanza. Il tifoso ha ricordi speciali: «Due su tutti, la cavalcata di Weah contro il Verona e i quattro gol di Van Basten al Goteborg. Tra i campioni di sempre metto Savicevic e Papin, oltre ai soliti Van Basten e Baresi». L’a.d. ha soprattutto un’anima razionale: «Ed è quella che impedisce di fare il passo più lungo della gamba». Furlani, ospite della Gazzetta, si racconta.

Da milanista e a.d. rossonero, come si cura la sofferenza per la probabile seconda stella dell’Inter?

«È ovvio che avremmo voluto vincerla prima noi, puntiamo a farlo l’anno prossimo. Non siamo poi così distanti: abbiamo tirato il collo fuori dall’acqua a una società che dopo la gestione cinese rischiava la bancarotta, ora dobbiamo proseguire nel percorso di crescita per essere stabilmente all’altezza delle migliori d’Europa».

Potrete riuscirci in una sola stagione?

«L’obiettivo era e resta sempre vincere. Siamo comunque secondi. In campionato abbiamo un punto in meno della stagione dello scudetto e dieci in più di un anno fa dopo le stesse giornate. Significa che abbiamo migliorato la squadra, che abbiamo una base di titolari più forte e con valide rotazioni. I nuovi acquisti hanno portato 40 gol e il turnover non è più una sofferenza. L’anno scorso abbiamo dovuto rivoluzionare la rosa, quest’anno no, dovremo perfezionarla. Avremo il vantaggio della continuità per puntare a vincere il campionato e andare avanti in Europa».

Dunque, calendario alla mano: in quanto tempo il Milan potrà alzare la prossima Champions?

«Se lo chiedete a Cardinale vi dirà il prima possibile. È innamorato del club e guarda alla sostanza, in questo è il più determinato. Se chiedete a me in cosa voglio migliorare, è facile: vincere. Un anno fa siamo arrivati in semifinale Champions, non succedeva dal 2007. Quest’anno ci siamo fermati ai gironi ed è anche una questione di fortuna o sfortuna nel sorteggio. E poi c’è l’Europa League, che non abbiamo mai vinto: è un obiettivo importante. Quanto tempo ci vorrà non lo so perché non si stabilisce a tavolino, ma ripeto: abbiamo ereditato un club insolvente e lo abbiamo riportato ai vertici della Serie A, grazie anche alla leadership del presidente Scaroni. Oggi tutte le risorse generate vengono reinvestite per costruire una squadra sempre più forte e in grado di lottare per vincere».

Da dove crede di poter generare nuovi ricavi?

«Certamente dallo stadio. Per essere veramente e costantemente competitivi in Europa devi stare al passo con gli altri club e senza uno stadio che sia adeguato al 2024, e non al 1960, di fatto operi monco. Il progetto San Donato è quello che abbiamo trovato più attrattivo, andiamo avanti su questa strada. Dal sindaco Sala e da WeBuild ci è stata proposta l’idea di un progetto di ristrutturazione di San Siro, di cui non conosciamo i dettagli. Ascoltiamo le varie opzioni, ma la strada maestra resta San Donato. Tempi? Ipotesi 2028-2029, ma non mi sbilancio

Il traguardo non è proprio dietro l’angolo, nel frattempo come pensate di poter risalire?

«I risultati sportivi ci hanno aiutato ad alimentare quelli economici e viceversa, dopo diciassette anni abbiamo il bilancio in attivo. I ricavi sono cresciuti del 60% grazie anche all’apporto di RedBird e all’esperienza trentennale di Cardinale nello sport: Gerry tiene moltissimo ai risultati. RedBird ha investito 1,2 miliardi nel club per ridimensionarlo? Non credo proprio. Cardinale è il primo a sottolineare che non esiste performance finanziaria senza performance sportiva. E’ un proprietario che partecipa quotidianamente alla vita del club, ci sentiamo tutti i giorni e più volte al giorno. Prima di dormire mi chiedo: “Gli ho detto tutto di quanto successo oggi?”. Gerry è sempre sul pezzo, in contatto con tutto il nostro team di lavoro, vuole che il suo sia un progetto di successo a 360 gradi».

Sottolinea la discontinuità da Elliott in funzione dell’inchiesta che la vede coinvolto? Per la procura milanese c’è il sospetto che il club non sia mai passato di mano.

«La temiamo zero, il proprietario del Milan è RedBird dall’agosto del 2022. Elliott ha concesso un vendor loan che è uno dei tanti modi possibili per concludere un’operazione di questa portata. Non c’è niente di nascosto, è tutto molto trasparente, i fatti sono facilmente verificabili. Giusto che le autorità facciano il loro dovere, rimaniamo pienamente collaborativi. L’unico desiderio è che si faccia in fretta, nell’aria è inevitabile un po’ di fastidio». 3 Le carte dicono che la ricerca di un socio è realtà: il Milan apre le porte a un nuovo azionista? «Premesso che il vendor loan, di cui tanto si parla, scade nella seconda metà del 2025, non c’è niente di imminente. Sul tema socio non ci sono trattative in corso. In ogni caso il controllo del Milan è e rimarrà di RedBird

Un uomo nuovo nel club c’è ed è Zlatan Ibrahimovic: ha davvero preso il comando?

«A livello formale Zlatan non ha deleghe con cui poter decidere, ma il nostro approccio al lavoro non è “formalistico”. C’è un gruppo che opera e decide in piena collegialità. Il mio rapporto con Ibra è fantastico e sono fortunato ad averlo vicino, è curioso, conosce tante realtà e sa che cosa è il calcio di oggi. Siamo complementari, lui è uomo di campo, io un manager. Io non posso parlare a Maignan con il suo stesso linguaggio"

A lei spetta la parte del freddo uomo di numeri?

«Io al Milan ci tengo, ci tengo proprio. Ribadisco, le condizioni in cui si era trovato a essere il club hanno accentuato in me una forte attenzione, responsabilità e avversione agli azzardi che mi impediscono di essere irrazionale. Quando mi è stata offerta l’opportunità di far parte della società, mi sono fatto una domanda: “Sul letto di morte mi pentirò di averlo fatto o no?” Ho risposto di no. Per me non è questione di carriera, c’è solo il Milan: il club a cui sono legato oggi e per sempre. Non cerco la ribalta nel calcio, non andrò mai in nessun’altra società».

In sintesi: sul mercato Ibra sceglierà i giocatori e lei definirà l’aspetto contrattuale?

«Non scordiamo Moncada: Geoffrey è il numero uno. Ibra stesso è il primo che si rivolge a Geoff per scambiare opinioni sui profili dei giocatori. Io non decido sulla scelta tecnica, ma sugli aspetti connessi e correlati all’investimento: se hai 100, non ne metti 80 su un solo giocatore. Su chi punteremo? Non spetta a me discutere di nomi o ruoli».

Sull’attaccante è pronto a spendere 50 milioni?

«Nel calcio si fa il grosso errore di pensare che il prezzo corrisponda al valore, ma non è quasi mai così. Il mercato dei calciatori è il più inefficiente che esista. Noi vogliamo puntare al valore, che non necessariamente combacia con il costo del giocatore. Dobbiamo trovare i Pulisic, i Loftus… Il budget in sé per sé dipende da tanti fattori: da come finiremo la stagione o dal mercato in uscita. Non ci ancoriamo sulle cifre ma sul migliorare la squadra con giocatori da Milan».

Il nuovo 9 farà comunque coppia con Leao o ascolterete eventuali offerte “indecenti”?

«Rafa ha una clausola rescissoria da 175 milioni ma prima ancora ha il desiderio di restare al Milan. Qui sta benissimo, dovrebbe essere lui a chiederci di voler andare ma non vuole proprio. Lunga vita a Leao al Milan».

Vale lo stesso anche per Theo e Maignan?

«Hanno un contratto fino al giugno 2026. Si parla di vendere o comprare ma spesso sono i giocatori a decidere del loro futuro. Theo e Mike sono due campioni, speriamo restino con noi il più a lungo possibile e facciano ancora la differenza».

Come Pioli? «La nostra stagione fin qui è stata buona, ma come l’anno scorso c’è stata un’altra squadra che è andata oltre le previsioni. Ieri il Napoli, oggi l’Inter. Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti. Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Ora sarebbe ingeneroso valutarlo in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia».

Nel futuro vede anche la squadra Under 23, magari con Camarda protagonista?

«Le riflessioni sulla seconda squadra ci sono ormai da cinque-sei anni, ma il contesto regolatorio resta complicato. Camarda è un ragazzo cresciuto nel nostro settore giovanile, ha appena compiuto 16 anni e ci piacerebbe restasse sempre con noi segnando tanti gol in futuro con questa maglia. E’ un tifoso rossonero come me, sono convinto che voglia rimanere in un progetto sportivo importante. Voglio precisare che certe cifre che sono uscite riguardo a ipotetiche richieste avanzate non sono assolutamente corrette, sono addirittura offensive per gli agenti, per il ragazzo e la sua famiglia».

Risorse, obiettivi, rapporti con gli agenti. I tifosi vi rimproverano uno scarso peso politico. Vuole “crescere” anche in questo?

«Ci focalizziamo su di noi, forse guardiamo meno alle questioni politiche e più agli aspetti sostanziali. Le teorie del complotto non appartengono alla nostra cultura…Ci interessa piuttosto diffondere messaggi importanti, come sull’inclusività, a cui è ispirata la nostra terza maglia, e la lotta al razzismo come si è visto nella difesa a Maignan. Il Milan è un’istituzione sociale, con milioni di fan e un interesse mediatico globale: abbiamo l’opportunità e l’obbligo di essere di esempio. Qui è possibile: in sede, a Milanello, al Vismara, tutti condividiamo gli stessi valori. Si respira l’aria di chi rema nella stessa direzione, anche per questo guardo al futuro del Milan con grande ottimismo»

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Tutto molto bello, parole importanti.. ma com'è che resto convinto che il sostituto di giroud sarà origi?! :asd:
 

Mika

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Niente, non sono riuscito a leggerlo (reggerlo) fino in fondo ma quel che ho letto è stato sufficiente ad indirizzarmi (male) la giornata.
Potrete riuscirci in una sola stagione?

«L’obiettivo era e resta sempre vincere. Siamo comunque secondi. In campionato abbiamo un punto in meno della stagione dello scudetto e dieci in più di un anno fa dopo le stesse giornate. Significa che abbiamo migliorato la squadra, che abbiamo una base di titolari più forte e con valide rotazioni. I nuovi acquisti hanno portato 40 gol e il turnover non è più una sofferenza. L’anno scorso abbiamo dovuto rivoluzionare la rosa, quest’anno no, dovremo perfezionarla. Avremo il vantaggio della continuità per puntare a vincere il campionato e andare avanti in Europa».

Dunque, calendario alla mano: in quanto tempo il Milan potrà alzare la prossima Champions?

«Se lo chiedete a Cardinale vi dirà il prima possibile. È innamorato del club e guarda alla sostanza, in questo è il più determinato. Se chiedete a me in cosa voglio migliorare, è facile: vincere. Un anno fa siamo arrivati in semifinale Champions, non succedeva dal 2007. Quest’anno ci siamo fermati ai gironi ed è anche una questione di fortuna o sfortuna nel sorteggio. E poi c’è l’Europa League, che non abbiamo mai vinto: è un obiettivo importante. Quanto tempo ci vorrà non lo so perché non si stabilisce a tavolino, ma ripeto: abbiamo ereditato un club insolvente e lo abbiamo riportato ai vertici della Serie A, grazie anche alla leadership del presidente Scaroni. Oggi tutte le risorse generate vengono reinvestite per costruire una squadra sempre più forte e in grado di lottare per vincere».

Su questi due passi non ha detto cavolate. Abbiamo attualmente un punto in più dell'anno dello scudetto e +10 rispetto ad un anno fa. E penso che se non ci fosse stata questa Inter schiacciasassi ce la stavamo giocando, ma si sa quest'anno siamo tutti incavolati perché l'Inter vincerà lo scudetto, lo scorso anno eravamo quinti e il Napoli era in testa ma eravamo meno incavolati, il discorso è tutto li: l'Inter con la seconda stella. Ha detto pure che puntano a vincere il prossimo anno e vincere la CL in futuro, il problema è che poi arriva l'estate e stanno a guardare a non alzare di un euro l'offerta. Bah...
 

Swaitak

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Furlani alla GDS in edicola:


Giorgio Furlani è milanista per passione e manager G per scelta. Ma è vero anche il contrario: è milanista per scelta e non per tradizione di famiglia («Ai miei figli questa libertà non è concessa, esiste solo il Milan», dice) e amministratore delegato con passione, elemento fondamentale in una carriera di primo ordine nel mondo dell’alta finanza. Il tifoso ha ricordi speciali: «Due su tutti, la cavalcata di Weah contro il Verona e i quattro gol di Van Basten al Goteborg. Tra i campioni di sempre metto Savicevic e Papin, oltre ai soliti Van Basten e Baresi». L’a.d. ha soprattutto un’anima razionale: «Ed è quella che impedisce di fare il passo più lungo della gamba». Furlani, ospite della Gazzetta, si racconta.

Da milanista e a.d. rossonero, come si cura la sofferenza per la probabile seconda stella dell’Inter?

«È ovvio che avremmo voluto vincerla prima noi, puntiamo a farlo l’anno prossimo. Non siamo poi così distanti: abbiamo tirato il collo fuori dall’acqua a una società che dopo la gestione cinese rischiava la bancarotta, ora dobbiamo proseguire nel percorso di crescita per essere stabilmente all’altezza delle migliori d’Europa».

Potrete riuscirci in una sola stagione?

«L’obiettivo era e resta sempre vincere. Siamo comunque secondi. In campionato abbiamo un punto in meno della stagione dello scudetto e dieci in più di un anno fa dopo le stesse giornate. Significa che abbiamo migliorato la squadra, che abbiamo una base di titolari più forte e con valide rotazioni. I nuovi acquisti hanno portato 40 gol e il turnover non è più una sofferenza. L’anno scorso abbiamo dovuto rivoluzionare la rosa, quest’anno no, dovremo perfezionarla. Avremo il vantaggio della continuità per puntare a vincere il campionato e andare avanti in Europa».

Dunque, calendario alla mano: in quanto tempo il Milan potrà alzare la prossima Champions?

«Se lo chiedete a Cardinale vi dirà il prima possibile. È innamorato del club e guarda alla sostanza, in questo è il più determinato. Se chiedete a me in cosa voglio migliorare, è facile: vincere. Un anno fa siamo arrivati in semifinale Champions, non succedeva dal 2007. Quest’anno ci siamo fermati ai gironi ed è anche una questione di fortuna o sfortuna nel sorteggio. E poi c’è l’Europa League, che non abbiamo mai vinto: è un obiettivo importante. Quanto tempo ci vorrà non lo so perché non si stabilisce a tavolino, ma ripeto: abbiamo ereditato un club insolvente e lo abbiamo riportato ai vertici della Serie A, grazie anche alla leadership del presidente Scaroni. Oggi tutte le risorse generate vengono reinvestite per costruire una squadra sempre più forte e in grado di lottare per vincere».

Da dove crede di poter generare nuovi ricavi?

«Certamente dallo stadio. Per essere veramente e costantemente competitivi in Europa devi stare al passo con gli altri club e senza uno stadio che sia adeguato al 2024, e non al 1960, di fatto operi monco. Il progetto San Donato è quello che abbiamo trovato più attrattivo, andiamo avanti su questa strada. Dal sindaco Sala e da WeBuild ci è stata proposta l’idea di un progetto di ristrutturazione di San Siro, di cui non conosciamo i dettagli. Ascoltiamo le varie opzioni, ma la strada maestra resta San Donato. Tempi? Ipotesi 2028-2029, ma non mi sbilancio

Il traguardo non è proprio dietro l’angolo, nel frattempo come pensate di poter risalire?

«I risultati sportivi ci hanno aiutato ad alimentare quelli economici e viceversa, dopo diciassette anni abbiamo il bilancio in attivo. I ricavi sono cresciuti del 60% grazie anche all’apporto di RedBird e all’esperienza trentennale di Cardinale nello sport: Gerry tiene moltissimo ai risultati. RedBird ha investito 1,2 miliardi nel club per ridimensionarlo? Non credo proprio. Cardinale è il primo a sottolineare che non esiste performance finanziaria senza performance sportiva. E’ un proprietario che partecipa quotidianamente alla vita del club, ci sentiamo tutti i giorni e più volte al giorno. Prima di dormire mi chiedo: “Gli ho detto tutto di quanto successo oggi?”. Gerry è sempre sul pezzo, in contatto con tutto il nostro team di lavoro, vuole che il suo sia un progetto di successo a 360 gradi».

Sottolinea la discontinuità da Elliott in funzione dell’inchiesta che la vede coinvolto? Per la procura milanese c’è il sospetto che il club non sia mai passato di mano.

«La temiamo zero, il proprietario del Milan è RedBird dall’agosto del 2022. Elliott ha concesso un vendor loan che è uno dei tanti modi possibili per concludere un’operazione di questa portata. Non c’è niente di nascosto, è tutto molto trasparente, i fatti sono facilmente verificabili. Giusto che le autorità facciano il loro dovere, rimaniamo pienamente collaborativi. L’unico desiderio è che si faccia in fretta, nell’aria è inevitabile un po’ di fastidio». 3 Le carte dicono che la ricerca di un socio è realtà: il Milan apre le porte a un nuovo azionista? «Premesso che il vendor loan, di cui tanto si parla, scade nella seconda metà del 2025, non c’è niente di imminente. Sul tema socio non ci sono trattative in corso. In ogni caso il controllo del Milan è e rimarrà di RedBird

Un uomo nuovo nel club c’è ed è Zlatan Ibrahimovic: ha davvero preso il comando?

«A livello formale Zlatan non ha deleghe con cui poter decidere, ma il nostro approccio al lavoro non è “formalistico”. C’è un gruppo che opera e decide in piena collegialità. Il mio rapporto con Ibra è fantastico e sono fortunato ad averlo vicino, è curioso, conosce tante realtà e sa che cosa è il calcio di oggi. Siamo complementari, lui è uomo di campo, io un manager. Io non posso parlare a Maignan con il suo stesso linguaggio"

A lei spetta la parte del freddo uomo di numeri?

«Io al Milan ci tengo, ci tengo proprio. Ribadisco, le condizioni in cui si era trovato a essere il club hanno accentuato in me una forte attenzione, responsabilità e avversione agli azzardi che mi impediscono di essere irrazionale. Quando mi è stata offerta l’opportunità di far parte della società, mi sono fatto una domanda: “Sul letto di morte mi pentirò di averlo fatto o no?” Ho risposto di no. Per me non è questione di carriera, c’è solo il Milan: il club a cui sono legato oggi e per sempre. Non cerco la ribalta nel calcio, non andrò mai in nessun’altra società».

In sintesi: sul mercato Ibra sceglierà i giocatori e lei definirà l’aspetto contrattuale?

«Non scordiamo Moncada: Geoffrey è il numero uno. Ibra stesso è il primo che si rivolge a Geoff per scambiare opinioni sui profili dei giocatori. Io non decido sulla scelta tecnica, ma sugli aspetti connessi e correlati all’investimento: se hai 100, non ne metti 80 su un solo giocatore. Su chi punteremo? Non spetta a me discutere di nomi o ruoli».

Sull’attaccante è pronto a spendere 50 milioni?

«Nel calcio si fa il grosso errore di pensare che il prezzo corrisponda al valore, ma non è quasi mai così. Il mercato dei calciatori è il più inefficiente che esista. Noi vogliamo puntare al valore, che non necessariamente combacia con il costo del giocatore. Dobbiamo trovare i Pulisic, i Loftus… Il budget in sé per sé dipende da tanti fattori: da come finiremo la stagione o dal mercato in uscita. Non ci ancoriamo sulle cifre ma sul migliorare la squadra con giocatori da Milan».

Il nuovo 9 farà comunque coppia con Leao o ascolterete eventuali offerte “indecenti”?

«Rafa ha una clausola rescissoria da 175 milioni ma prima ancora ha il desiderio di restare al Milan. Qui sta benissimo, dovrebbe essere lui a chiederci di voler andare ma non vuole proprio. Lunga vita a Leao al Milan».

Vale lo stesso anche per Theo e Maignan?

«Hanno un contratto fino al giugno 2026. Si parla di vendere o comprare ma spesso sono i giocatori a decidere del loro futuro. Theo e Mike sono due campioni, speriamo restino con noi il più a lungo possibile e facciano ancora la differenza».

Come Pioli? «La nostra stagione fin qui è stata buona, ma come l’anno scorso c’è stata un’altra squadra che è andata oltre le previsioni. Ieri il Napoli, oggi l’Inter. Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti. Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Ora sarebbe ingeneroso valutarlo in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia».

Nel futuro vede anche la squadra Under 23, magari con Camarda protagonista?

«Le riflessioni sulla seconda squadra ci sono ormai da cinque-sei anni, ma il contesto regolatorio resta complicato. Camarda è un ragazzo cresciuto nel nostro settore giovanile, ha appena compiuto 16 anni e ci piacerebbe restasse sempre con noi segnando tanti gol in futuro con questa maglia. E’ un tifoso rossonero come me, sono convinto che voglia rimanere in un progetto sportivo importante. Voglio precisare che certe cifre che sono uscite riguardo a ipotetiche richieste avanzate non sono assolutamente corrette, sono addirittura offensive per gli agenti, per il ragazzo e la sua famiglia».

Risorse, obiettivi, rapporti con gli agenti. I tifosi vi rimproverano uno scarso peso politico. Vuole “crescere” anche in questo?

«Ci focalizziamo su di noi, forse guardiamo meno alle questioni politiche e più agli aspetti sostanziali. Le teorie del complotto non appartengono alla nostra cultura…Ci interessa piuttosto diffondere messaggi importanti, come sull’inclusività, a cui è ispirata la nostra terza maglia, e la lotta al razzismo come si è visto nella difesa a Maignan. Il Milan è un’istituzione sociale, con milioni di fan e un interesse mediatico globale: abbiamo l’opportunità e l’obbligo di essere di esempio. Qui è possibile: in sede, a Milanello, al Vismara, tutti condividiamo gli stessi valori. Si respira l’aria di chi rema nella stessa direzione, anche per questo guardo al futuro del Milan con grande ottimismo»

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"grazie anche alla leadership del presidente Scaroni"
La mia lettura si ferma qui, perchè ci sta palesemente prendendo per il cu
 

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Giorgio Furlani è milanista per passione e manager G per scelta. Ma è vero anche il contrario: è milanista per scelta e non per tradizione di famiglia («Ai miei figli questa libertà non è concessa, esiste solo il Milan», dice) e amministratore delegato con passione, elemento fondamentale in una carriera di primo ordine nel mondo dell’alta finanza. Il tifoso ha ricordi speciali: «Due su tutti, la cavalcata di Weah contro il Verona e i quattro gol di Van Basten al Goteborg. Tra i campioni di sempre metto Savicevic e Papin, oltre ai soliti Van Basten e Baresi». L’a.d. ha soprattutto un’anima razionale: «Ed è quella che impedisce di fare il passo più lungo della gamba». Furlani, ospite della Gazzetta, si racconta.

Da milanista e a.d. rossonero, come si cura la sofferenza per la probabile seconda stella dell’Inter?

«È ovvio che avremmo voluto vincerla prima noi, puntiamo a farlo l’anno prossimo. Non siamo poi così distanti: abbiamo tirato il collo fuori dall’acqua a una società che dopo la gestione cinese rischiava la bancarotta, ora dobbiamo proseguire nel percorso di crescita per essere stabilmente all’altezza delle migliori d’Europa».

Potrete riuscirci in una sola stagione?

«L’obiettivo era e resta sempre vincere. Siamo comunque secondi. In campionato abbiamo un punto in meno della stagione dello scudetto e dieci in più di un anno fa dopo le stesse giornate. Significa che abbiamo migliorato la squadra, che abbiamo una base di titolari più forte e con valide rotazioni. I nuovi acquisti hanno portato 40 gol e il turnover non è più una sofferenza. L’anno scorso abbiamo dovuto rivoluzionare la rosa, quest’anno no, dovremo perfezionarla. Avremo il vantaggio della continuità per puntare a vincere il campionato e andare avanti in Europa».

Dunque, calendario alla mano: in quanto tempo il Milan potrà alzare la prossima Champions?

«Se lo chiedete a Cardinale vi dirà il prima possibile. È innamorato del club e guarda alla sostanza, in questo è il più determinato. Se chiedete a me in cosa voglio migliorare, è facile: vincere. Un anno fa siamo arrivati in semifinale Champions, non succedeva dal 2007. Quest’anno ci siamo fermati ai gironi ed è anche una questione di fortuna o sfortuna nel sorteggio. E poi c’è l’Europa League, che non abbiamo mai vinto: è un obiettivo importante. Quanto tempo ci vorrà non lo so perché non si stabilisce a tavolino, ma ripeto: abbiamo ereditato un club insolvente e lo abbiamo riportato ai vertici della Serie A, grazie anche alla leadership del presidente Scaroni. Oggi tutte le risorse generate vengono reinvestite per costruire una squadra sempre più forte e in grado di lottare per vincere».

Da dove crede di poter generare nuovi ricavi?

«Certamente dallo stadio. Per essere veramente e costantemente competitivi in Europa devi stare al passo con gli altri club e senza uno stadio che sia adeguato al 2024, e non al 1960, di fatto operi monco. Il progetto San Donato è quello che abbiamo trovato più attrattivo, andiamo avanti su questa strada. Dal sindaco Sala e da WeBuild ci è stata proposta l’idea di un progetto di ristrutturazione di San Siro, di cui non conosciamo i dettagli. Ascoltiamo le varie opzioni, ma la strada maestra resta San Donato. Tempi? Ipotesi 2028-2029, ma non mi sbilancio

Il traguardo non è proprio dietro l’angolo, nel frattempo come pensate di poter risalire?

«I risultati sportivi ci hanno aiutato ad alimentare quelli economici e viceversa, dopo diciassette anni abbiamo il bilancio in attivo. I ricavi sono cresciuti del 60% grazie anche all’apporto di RedBird e all’esperienza trentennale di Cardinale nello sport: Gerry tiene moltissimo ai risultati. RedBird ha investito 1,2 miliardi nel club per ridimensionarlo? Non credo proprio. Cardinale è il primo a sottolineare che non esiste performance finanziaria senza performance sportiva. E’ un proprietario che partecipa quotidianamente alla vita del club, ci sentiamo tutti i giorni e più volte al giorno. Prima di dormire mi chiedo: “Gli ho detto tutto di quanto successo oggi?”. Gerry è sempre sul pezzo, in contatto con tutto il nostro team di lavoro, vuole che il suo sia un progetto di successo a 360 gradi».

Sottolinea la discontinuità da Elliott in funzione dell’inchiesta che la vede coinvolto? Per la procura milanese c’è il sospetto che il club non sia mai passato di mano.

«La temiamo zero, il proprietario del Milan è RedBird dall’agosto del 2022. Elliott ha concesso un vendor loan che è uno dei tanti modi possibili per concludere un’operazione di questa portata. Non c’è niente di nascosto, è tutto molto trasparente, i fatti sono facilmente verificabili. Giusto che le autorità facciano il loro dovere, rimaniamo pienamente collaborativi. L’unico desiderio è che si faccia in fretta, nell’aria è inevitabile un po’ di fastidio». 3 Le carte dicono che la ricerca di un socio è realtà: il Milan apre le porte a un nuovo azionista? «Premesso che il vendor loan, di cui tanto si parla, scade nella seconda metà del 2025, non c’è niente di imminente. Sul tema socio non ci sono trattative in corso. In ogni caso il controllo del Milan è e rimarrà di RedBird

Un uomo nuovo nel club c’è ed è Zlatan Ibrahimovic: ha davvero preso il comando?

«A livello formale Zlatan non ha deleghe con cui poter decidere, ma il nostro approccio al lavoro non è “formalistico”. C’è un gruppo che opera e decide in piena collegialità. Il mio rapporto con Ibra è fantastico e sono fortunato ad averlo vicino, è curioso, conosce tante realtà e sa che cosa è il calcio di oggi. Siamo complementari, lui è uomo di campo, io un manager. Io non posso parlare a Maignan con il suo stesso linguaggio"

A lei spetta la parte del freddo uomo di numeri?

«Io al Milan ci tengo, ci tengo proprio. Ribadisco, le condizioni in cui si era trovato a essere il club hanno accentuato in me una forte attenzione, responsabilità e avversione agli azzardi che mi impediscono di essere irrazionale. Quando mi è stata offerta l’opportunità di far parte della società, mi sono fatto una domanda: “Sul letto di morte mi pentirò di averlo fatto o no?” Ho risposto di no. Per me non è questione di carriera, c’è solo il Milan: il club a cui sono legato oggi e per sempre. Non cerco la ribalta nel calcio, non andrò mai in nessun’altra società».

In sintesi: sul mercato Ibra sceglierà i giocatori e lei definirà l’aspetto contrattuale?

«Non scordiamo Moncada: Geoffrey è il numero uno. Ibra stesso è il primo che si rivolge a Geoff per scambiare opinioni sui profili dei giocatori. Io non decido sulla scelta tecnica, ma sugli aspetti connessi e correlati all’investimento: se hai 100, non ne metti 80 su un solo giocatore. Su chi punteremo? Non spetta a me discutere di nomi o ruoli».

Sull’attaccante è pronto a spendere 50 milioni?

«Nel calcio si fa il grosso errore di pensare che il prezzo corrisponda al valore, ma non è quasi mai così. Il mercato dei calciatori è il più inefficiente che esista. Noi vogliamo puntare al valore, che non necessariamente combacia con il costo del giocatore. Dobbiamo trovare i Pulisic, i Loftus… Il budget in sé per sé dipende da tanti fattori: da come finiremo la stagione o dal mercato in uscita. Non ci ancoriamo sulle cifre ma sul migliorare la squadra con giocatori da Milan».

Il nuovo 9 farà comunque coppia con Leao o ascolterete eventuali offerte “indecenti”?

«Rafa ha una clausola rescissoria da 175 milioni ma prima ancora ha il desiderio di restare al Milan. Qui sta benissimo, dovrebbe essere lui a chiederci di voler andare ma non vuole proprio. Lunga vita a Leao al Milan».

Vale lo stesso anche per Theo e Maignan?

«Hanno un contratto fino al giugno 2026. Si parla di vendere o comprare ma spesso sono i giocatori a decidere del loro futuro. Theo e Mike sono due campioni, speriamo restino con noi il più a lungo possibile e facciano ancora la differenza».

Come Pioli? «La nostra stagione fin qui è stata buona, ma come l’anno scorso c’è stata un’altra squadra che è andata oltre le previsioni. Ieri il Napoli, oggi l’Inter. Pioli al Milan ha una storia decisamente positiva, ha riportato la squadra in Champions e ha vinto lo scudetto. Spesso viene criticato ma ha fatto risultati importanti. Nessuno dalla società ha mai parlato di panchina a rischio. Ora sarebbe ingeneroso valutarlo in base al futuro percorso in Europa League o all’esito del derby, per quanto importante sia».

Nel futuro vede anche la squadra Under 23, magari con Camarda protagonista?

«Le riflessioni sulla seconda squadra ci sono ormai da cinque-sei anni, ma il contesto regolatorio resta complicato. Camarda è un ragazzo cresciuto nel nostro settore giovanile, ha appena compiuto 16 anni e ci piacerebbe restasse sempre con noi segnando tanti gol in futuro con questa maglia. E’ un tifoso rossonero come me, sono convinto che voglia rimanere in un progetto sportivo importante. Voglio precisare che certe cifre che sono uscite riguardo a ipotetiche richieste avanzate non sono assolutamente corrette, sono addirittura offensive per gli agenti, per il ragazzo e la sua famiglia».

Risorse, obiettivi, rapporti con gli agenti. I tifosi vi rimproverano uno scarso peso politico. Vuole “crescere” anche in questo?

«Ci focalizziamo su di noi, forse guardiamo meno alle questioni politiche e più agli aspetti sostanziali. Le teorie del complotto non appartengono alla nostra cultura…Ci interessa piuttosto diffondere messaggi importanti, come sull’inclusività, a cui è ispirata la nostra terza maglia, e la lotta al razzismo come si è visto nella difesa a Maignan. Il Milan è un’istituzione sociale, con milioni di fan e un interesse mediatico globale: abbiamo l’opportunità e l’obbligo di essere di esempio. Qui è possibile: in sede, a Milanello, al Vismara, tutti condividiamo gli stessi valori. Si respira l’aria di chi rema nella stessa direzione, anche per questo guardo al futuro del Milan con grande ottimismo»
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