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Massimo Ferrari ha comunicato ufficialmente la decisione di lasciare il proprio incarico di direttore generale di Webuild, il più grande general contractor italiano nato dall'unione di Salini e Impregilo. Si tratta di una risoluzione consensuale e di una separazione graduale che non mette un punto definitivo tra le parti, lasciando aperte le porte a nuovi incarichi; l'efficacia del provvedimento decorrerà dal 30 settembre 2026, successivamente all’approvazione dei conti semestrali, come spiegato in una nota di Webuild «al fine di garantire la piena continuità operativa e un ordinato passaggio delle responsabilità». Ferrari, grande tifoso del Milan ed ex membro del Consiglio di Amministrazione del club rossonero dal 2020 fino al 2022 (anno del passaggio della società a RedBird di Gerry Cardinale), in passato aveva seguito per Webuild anche la proposta di ristrutturazione di San Siro affidata dal Comune di Milano, poi respinta dalle squadre. In concomitanza con questo addio, si è fortemente rafforzata l'ipotesi di un suo ritorno in orbita rossonera, spinta da una vera e propri candidatura lanciata dallo stesso manager a Il Giornale, al quale ha dichiarato: «Non c’è ancora nessuno accordo, ma potrei fare la differenza nella gestione di gruppo che non è solo un team di calcio, ma è di fatto un’azienda complessa dal punto di vista economico tra sponsor, ingaggi e diritti tv». Attualmente Ferrari ricopre anche il ruolo di Consigliere di amministrazione in Cairo Communication ed è stato membro del CdA di Tim ed Equita; durante il suo percorso in Webuild, al fianco di Pietro Salini, ha guidato la trasformazione del gruppo da grande impresa italiana di costruzioni a uno dei principali player mondiali nelle infrastrutture complesse attraverso acquisizioni e internazionalizzazione. Sotto la sua direzione la crescita è stata forte ma controllata, portando oltre il 90% dei ricavi da Paesi a basso rischio, con due controllate molto profittevoli nei mercati americano e australiano, un portafoglio ordini gigantesco pari a 58 miliardi a fine 2025 e una pipeline commerciale vicina ai 100 miliardi di euro.
