Parlare solo bene di un uomo che non c'è più solo perché non c'è più non rientra nelle mie facoltà, anche di fronte ad un mito personale.
La sua essenza genuina è sfociata anche nella migliore delle ipotesi in grave ingenuità dopo il calcio giocato, con quella serie di investimenti tragici che l'hanno portato al dissesto patrimoniale ed addirittura in goffe vicende giudiziarie.
Cattive conoscenze? Pessimi consiglieri? Colpe non sue? Giro sbagliato? Probabilmente, e nulla che possa scalfire ai miei occhi la grandezza della sua statura morale.
Però non vi nascondo e spero di non disturbare nessuno, che tante volte, quando lo vedevo in questi ultimi 20 anni in ruoli anche un po' patetici a firmare magliette con Massaro in qualche sperduto gazebo in Australia o in Massachusetts, il pensiero mi andava più che al mito da giocatore al fatto che fosse lì perché la società Milan gli offriva aiuto e protezione dopo anni fuori dal campo terribili.
Ed era un sentimento contrastante di enorme rispetto ma anche un pizzico di angoscia per l'uomo.