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Il Senato ha approvato con 105 voti favorevoli il disegno di legge contro l'antisemitismo, che ora passa alla Camera, nonostante una profonda spaccatura parlamentare che ha visto 24 contrari e 21 astenuti. Il cuore della polemica risiede nell'adozione della definizione di antisemitismo dell'Ihra: le opposizioni (M5S, AVS e parte del PD) temono che i relativi "indicatori" possano portare a confondere il legittimo dissenso politico verso il governo di Israele con l'odio razziale, limitando la libertà di critica. Al contrario, il centrodestra ritiene tali parametri essenziali per l'efficacia della norma, respingendo ogni emendamento correttivo. Il voto ha frammentato il Partito Democratico, con una minoranza di senatori riformisti che ha votato a favore in dissenso con la linea ufficiale del gruppo, mentre il dibattito in aula è degenerato in uno scontro acceso tra accuse di ambiguità ideologica e riferimenti polemici alla gestione delle critiche internazionali. Nonostante l'auspicio di Liliana Segre per una convergenza unitaria, la legge nasce dunque sotto il segno di una forte divisione politica sulla distinzione tra antisionismo e antisemitismo.