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Sergio Conceicao a Repubblica:"Quando ero al Milan non eravamo in campo ogni tre giorni, praticamente ci allenavamo in partita. Tanta parte video, pochi allenamenti in campo, ma non mi lamento perché quando firmai, conoscevo il calendario. Sono stati sei mesi positivi, abbiamo fatto due finali. Sono stato chiamato per portare a termine un lavoro in cui Fonseca aveva trovato difficoltà, pur essendo Paulo un grandissimo allenatore. Il gruppo voleva lavorare, lo testimonia la Supercoppa vinta battendo Juventus e Inter.
Non è facile fare l’allenatore del Milan, una squadra abituata nella storia a giocare annate di livello altissimo, finali di Champions. Ma il momento era complicato. Arrivando dal Porto, lì avevo una società ben strutturata, con un presidente presente e lì da anni, mentre a Milano ho trovato una situazione difficile: basti pensare che dopo il primo pareggio col Cagliari hanno iniziato a girare voci sul mio sostituto e nessuno della dirigenza si degnò di smentirle. Ho frequentato diversi spogliatoi e posso dirvi che l’instabilità dell’ambiente arriva anche da lì: il malumore dei tifosi si sentiva, i social hanno amplificato tutto. Ci sarebbe servita una protezione da parte del club”.
L’esultanza col sigaro è un mio marchio di fabbrica, poi qui in Arabia ora mi sono affezionato ai miei sigari dato che il vino non è concesso”.
Pulisic e Gabbia erano due leader, non erano gli unici, certo, ma davano l’esempio anche nel modo di comportarsi anche fuori dal campo, dal riposo alla nutrizione”
Non è facile fare l’allenatore del Milan, una squadra abituata nella storia a giocare annate di livello altissimo, finali di Champions. Ma il momento era complicato. Arrivando dal Porto, lì avevo una società ben strutturata, con un presidente presente e lì da anni, mentre a Milano ho trovato una situazione difficile: basti pensare che dopo il primo pareggio col Cagliari hanno iniziato a girare voci sul mio sostituto e nessuno della dirigenza si degnò di smentirle. Ho frequentato diversi spogliatoi e posso dirvi che l’instabilità dell’ambiente arriva anche da lì: il malumore dei tifosi si sentiva, i social hanno amplificato tutto. Ci sarebbe servita una protezione da parte del club”.
L’esultanza col sigaro è un mio marchio di fabbrica, poi qui in Arabia ora mi sono affezionato ai miei sigari dato che il vino non è concesso”.
Pulisic e Gabbia erano due leader, non erano gli unici, certo, ma davano l’esempio anche nel modo di comportarsi anche fuori dal campo, dal riposo alla nutrizione”